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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Mentre pronunciava quelle parole, provò una strana riluttanza. Pareva un tale spreco uccidere così tanti che potevano combattere contro l’Ombra. Ma lui non vedeva alcun modo per evitarlo.

Balwer annuì, odorando agguerrito. Cosa avevano fatto i Manti Bianchi a Balwer? Il polveroso segretario era ossessionato da essi.

La riunione si avviò al termine. Perrin si diresse verso il lato aperto della tenda e osservò i gruppi separati allontanarsi, con Alliandre e Arganda che si muovevano verso i rispettivi settori dell’accampamento. Faile camminava accanto a Berelain; stranamente, le due stavano chiacchierando assieme. I loro odori dicevano che erano arrabbiate, ma le loro parole sembravano cordiali. Cosa stavano tramando?

Del vassoio caduto restavano solo poche macchie per terra dentro la tenda. Cosa c’era che non andava con Maighdin? Un comportamento eccentrico come quello era preoccupante; fin troppo spesso quello che seguiva era qualche manifestazione del potere del Tenebroso.

«Mio signore?» chiese una voce, preceduta da un sommesso colpo di tosse. Perrin si voltò, accorgendosi che Balwer stava aspettando dietro di lui. Il segretario se ne stava con le mani serrate davanti a sé, con l’aspetto di una pila di bastoncini che dei bambini avevano vestito con una camicia e una giacca vecchie.

«Sì?» chiese Perrin.

«Mi è capitato di sentire casualmente certe informazioni di, ehm, qualche interesse mentre facevo visita agli studiosi di Cairhien.»

«Hai trovato le scorte, allora?»

«Sì, sì. Sono piuttosto ben rifornito. Un momento, per favore. Credo che sarai interessato a quello che ho udito.»

«Procedi, dunque» disse Perrin, tornando dentro il padiglione. Tutti gli altri se n’erano andati.

Balwer parlò a bassa voce. «Per prima cosa, mio signore, pare che i Figli della Luce siano in combutta con i Seanchan. È risaputo ormai e temo che l’armata davanti a noi sia stata posizionata per...»

«Balwer,» lo interruppe Perrin «so che odi i Manti Bianchi, ma mi hai già riferito questa notizia una mezza dozzina di volte.»

«Sì, ma...»

«Basta con i Manti Bianchi» disse Perrin, sollevando una mano. «A meno che non siano notizie specifiche sull’armata davanti a noi. Hai qualcosa al riguardo?»

«No, mio signore.»

«D’accordo, allora. C’era qualcos’altro che volevi dirmi?»

Balwer non mostrò segni di irritazione, ma Perrin poteva sentire che odorava d’insoddisfazione. La Luce sapeva che i Manti Bianchi avevano molto di cui rispondere, e Perrin non biasimava Balwer per il suo odio, ma diventava stancante.

«Be’, mio signore,» continuò Balwer «azzarderei che i racconti del Drago Rinato che vuole una tregua con i Seanchan sono più di voci vuote. Diverse fonti indicano che ha chiesto a chi li comanda la pace.»

«Ma cosa si è fatto alla mano?» chiese Perrin, scacciando un’altra immagine ancora di Rand dalla sua visuale.

«Quello cos’era, mio signore?»

«Nulla» disse Perrin.

«In aggiunta,» riprese Balwer, infilandosi una mano nella manica «c’è un numero allarmante di questi che circolano fra tagliagole, borseggiatori e malviventi a Cairhien.» Tirò fuori un foglio di carta con sopra uno schizzo del volto di Perrin. La somiglianza era preoccupantemente buona. Perrin prese il foglio, accigliandosi. Su di esso non c’erano parole. Balwer gliene porse un secondo, identico al primo. Ne seguì un terzo, questo con un’immagine di Mat.

«Dove hai preso questi?» domandò Perrin.

«Come ho detto, mio signore,» continuò Balwer «vengono fatti circolare in certi ambienti. A quanto pare vengono promesse ingenti somme di denaro a chiunque possa fornire il tuo cadavere, anche se non sono stato in grado di determinare chi sarebbe a pagarle.»

«E hai scoperto questo mentre facevi visita agli studiosi nella scuola di Rand?» chiese Perrin.

Lo scriba dal volto severo non mostrò alcuna emozione.

«Chi sei tu in realtà, Balwer?»

«Un segretario. Con una certa dose di capacità nel trovare segreti.»

«Una certa dose? Balwer, non ti ho chiesto del tuo passato. Immagino che un uomo meriti di poter ricominciare da capo. Ma ora i Manti Bianchi sono qui e tu hai qualche legame con loro. Ho bisogno di sapere qual è.»

Balwer rimase lì in silenzio per un po’. Le pareti alzate del padiglione frusciarono.

«Il mio precedente datore di lavoro era un uomo che rispettavo, mio signore» disse Balwer. «Fu ucciso dai Figli della Luce. Alcuni fra loro potrebbero riconoscermi.»

«Tu eri una spia per questa persona?» chiese Perrin.

Le labbra di Balwer si incurvarono decisamente all’ingiù. Parlò più piano. «Ho semplicemente una mente adatta a ricordare fatti, mio signore.»

«Sì, hai una buona mente per questo. I tuoi servigi mi sono utili, Balwer. Sto solo cercando di dirti che sono lieto che tu sia qui.»

L’uomo odorava di compiacimento. «Se posso dirlo, mio signore, fa davvero piacere lavorare per qualcuno che non vede le mie informazioni semplicemente come un metodo per tradire o compromettere quelli attorno a lui.»

«Be’, comunque sia, probabilmente dovrei cominciare a pagarti meglio» disse Perrin.

Questo diede a Balwer un odore colmo di panico. «Questo non sarà necessario.»

«Potresti domandare salari alti a parecchi lord o mercanti!»

«Uomini meschini privi di importanza» disse Balwer con una contrazione delle dita.

«Sì, ma penso comunque che dovresti essere pagato di più. È semplice buonsenso. Se ingaggi un apprendista fabbro per la tua fucina e non lo paghi abbastanza bene, lui stupirà i tuoi clienti regolari, poi aprirà una nuova fucina dall’altro lato della strada nel momento in cui se lo potrà permettere.»

«Ah, ma tu non capisci, mio signore» disse Balwer. «Il denaro per me non significa nulla. Le informazioni... quelle sono ciò che conta. Fatti e scoperte... sono come pepite d’oro. Potrei dare quell’oro a un comune banchiere per fame delle monete, ma preferisco darlo ai maestri artigiani per creare qualcosa di bello.

«Ti prego, mio signore, lasciami rimanere un semplice segretario. Vedi, uno dei modi più facili per capire se una persona non è quello che sembra è controllare i suoi introiti.» Ridacchiò. «Ho scoperto più di un assassino o di una spia a quel modo, proprio così. Non è necessaria alcuna paga. L’opportunità di lavorare con te è di per sé un pagamento.»

Perrin scrollò le spalle, ma annuì e Balwer si ritirò. Perrin uscì dal padiglione, ficcandosi in tasca i disegni. Lo turbavano. Avrebbe scommesso che queste immagini fossero anche nell’Andor, messe lì dai Reietti.

Per la prima volta si ritrovò a domandarsi se avrebbe avuto bisogno di un esercito per mantenersi al sicuro. Era un pensiero inquietante.

L’ondata di Trolloc bestiali si riversò sopra la cima della collina, sopraffacendo le ultime fortificazioni. Grugnivano e ululavano, mani dalle dita spesse che squarciavano lo scuro suolo saldeano e tenevano strette spade, lance uncinate, martelli, clave e altre armi maligne. Della saliva colava da labbra provviste di zanne su alcuni, mentre su altri dei grandi occhi troppo umani fissavano da dietro perfidi becchi. Le loro armature nere erano decorate di spuntoni.

Gli uomini di Ituralde stavano saldi con lui sul fondo del pendio posteriore della collina. Lui aveva ordinato che l’accampamento inferiore venisse smontato e arretrato finché poteva verso sud lungo la riva del fiume. Nel frattempo, l’esercito si era ritirato dalle fortificazioni. Ituralde odiava cedere terreno elevato, ma essere spinti giù per quella ripida collina durante un assalto sarebbe stato letale. Aveva spazio per arretrare, perciò l’avrebbe usato, ora che le fortificazioni erano perdute.

Posizionò le sue forze proprio alla base della collina, vicino a dove si era trovato una volta l’accampamento inferiore. I soldati domanesi indossavano copricapi d’acciaio e avevano messo le loro picche lunghe quattordici piedi col manico conficcato nel terreno, impugnandole per una maggiore stabilità, le punte d’acciaio inclinate verso la torreggiante ondata di Trolloc. Una posizione difensiva classica: tre file di picchieri e scudieri, picche inclinate verso la sommità del pendio. Quando la prima fila di picche avesse ucciso dei Trolloc, quei soldati avrebbero ripiegato indietro e avrebbero sfoderato le loro armi, lasciando che la seconda fila si facesse avanti per uccidere.

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