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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Una ritirata lenta e cauta, fila per fila.

Una doppia fila di arcieri dietro iniziò a scagliare frecce, conficcando una raffica dopo l’altra nella Progenie dell’Ombra, facendo cadere corpi lungo il versante. Quelli rotolarono, alcuni ancora urlanti, sprizzando sangue scuro. Un numero più vasto continuò a scendere, sopra i loro fratelli, cercando di arrivare ai picchieri.

Un Trolloc dalla testa d’aquila morì su una picca di fronte a Ituralde. C’erano schegge lungo i bordi del becco della bestia e la sua testa — su cui spuntavano degli occhi da predatore — era posta su un collo taurino, i bordi delle penne rivestiti da qualche genere di sostanza scura e oleosa. Il mostro strillò mentre moriva, la voce bassa e solo vagamente simile a un uccello, in qualche modo emettendo suoni gutturali nella lingua dei Trolloc.

«Resistete!» urlò Ituralde, voltandosi e facendo trottare il suo cavallo lungo la linea di picchieri. «Mantenete la formazione, che siate folgorati!»

I Trolloc si riversarono giù per la collina, morendo su quelle picche. Sarebbe stata una tregua temporanea. C’erano troppi Trolloc e perfino una linea di picche a triplice rotazione sarebbe stata sopraffatta. Questa era una tattica di rallentamento. Dietro di loro, il resto delle sue truppe iniziava la ritirata. Una volta che le linee si fossero indebolite, gli Asha’man si sarebbero assunti il carico della difesa, guadagnando tempo perché i picchieri potessero ritirarsi.

Se gli Asha’man fossero riusciti a raccogliere abbastanza forze. Lui li aveva fatti sgobbare. Forse troppo. A differenza delle truppe normali, lui non conosceva i loro limiti. Se fossero stati in grado di fermare l’avanzata dei Trolloc, il suo esercito avrebbe ripiegato verso sud. Quella ritirata li avrebbe portati oltre la sicurezza di Maradon, ma a loro non sarebbe stato concesso entrare. Quelli all’interno avevano respinto ogni tentativo di Ituralde di comunicare. «Noi non aiutiamo gli invasori» era stata la risposta ogni volta. Dannati sciocchi.

Bene, i Trolloc probabilmente si sarebbero disposti in formazione attorno a Maradon per un assedio prolungato, dando a Ituralde e ai suoi uomini il tempo per ritirarsi fino a una postazione più difendibile.

«Resistete!» urlò di nuovo Ituralde, cavalcando oltre una zona dove la pressione dei Trolloc stava iniziando a mostrare dei risultati. In cima a una delle fortificazioni sulla collina era in agguato un branco di Trolloc dalla testa di lupo, cauti mentre i loro compagni caricavano giù prima di loro. «Arcieri!» disse Ituralde, indicando.

Una salva di frecce seguì, crivellando i Trolloc dalla testa di lupo, o "Menti" come i Fautori del Drago nell’esercito di Ituralde avevano cominciato a chiamarli. I Trolloc avevano le loro bande e la loro organizzazione, ma i suoi uomini spesso si riferivano ai singoli a seconda delle fattezze che mostravano. "Corna" per capre, "Becchi" per falchi, "Braccia" per orsi. Quelli con le teste di lupo erano spesso tra i più intelligenti; alcuni Saldeani affermavano di averli sentiti parlare la lingua umana per contrattare o ingannare i loro avversari.

Ituralde sapeva molto sui Trolloc ora. Era necessario conoscere il tuo nemico. Purtroppo, esisteva una gran varietà nell’intelligenza e nella personalità dei Trolloc. E c’erano molti Trolloc che condividevano caratteristiche fisiche da vari gruppi. Ituralde giurava di aver visto un abominio distorto con le penne di un falco ma le corna di una capra.

I Trolloc in cima alla fortificazione cercarono di togliersi dalla traiettoria delle frecce. Un grosso gruppo di bestie massicce lì dietro li spinse giù per la collina con un ruggito. Di solito i Trolloc erano esseri codardi, a meno che non fossero affamati, ma se venivano frustati fino a raggiungere la frenesia combattevano bene.

I Fade avrebbero seguito questa ondata iniziale. Una volta che gli arcieri avessero terminato le frecce e che i Trolloc avessero ammorbidito gli uomini lì sotto. Ituralde temeva il momento in cui sarebbe accaduto.

Luce, pensò. Spero che riusciremo a correre più veloci di loro.

Gli Asha’man attendevano in lontananza il suo ordine. Lui desiderava averli più vicini. Ma non poteva rischiarlo. Erano una risorsa troppo importante per perderla a causa di una freccia vagante.

C’era da sperare che le file anteriori dei Trolloc sarebbero state colpite in modo severo dai picchieri, con le loro carcasse contorte e ammassate contro le picche, e che i Trolloc dietro sarebbero inciampati e caduti contro i loro stessi resti insanguinati. I Saldeani rimasti di Ituralde avrebbero cavalcato come una forza di rallentamento contro quelli che fossero riusciti a superare le bordate degli Asha’man. Allora i picchieri avrebbero dovuto poter indietreggiare e seguire il resto dell’esercito nella ritirata. Una volta superata Maradon, avrebbero potuto usare dei passaggi per arretrare fino alla posizione successiva da lui scelta, un valico boscoso a circa dieci leghe a sud.

I suoi uomini avrebbero dovuto poter scappare. In teoria. Luce, quanto odiava essere costretto a comandare una ritirata troppo rapida come questa.

Resta saldo, disse a sé stesso, continuando a cavalcare e urlando l’ordine di resistere: era importante che udissero la sua voce. Quel ragazzo è il Drago Rinato. Manterrà le sue promesse.

«Mio signore» chiamò una voce. La scorta di Ituralde si separò per lasciar avvicinare un giovane a cavallo, senza fiato. «Mio signore, si tratta del tenente Lidrin!»

«È caduto?» domandò Ituralde.

«No, mio signore. Lui è...» Il ragazzo si guardò sopra la spalla. Nella linea di picche lì vicino, i soldati stavano premendo avanti verso l’ondata di Trolloc, invece di ripiegare.

«Per la Luce, che sta facendo?» disse Ituralde, spronando Dawnweave in movimento. Il castrone bianco galoppò avanti, con la scorta di Ituralde e il giovane messaggero che si univano a lui in un fragore di zoccoli.

Poteva sentire le urla di Lidrin malgrado il frastuono del campo di battaglia. Il giovane ufficiale domanese si trovava esposto di fronte alla linea di picche, attaccando i Trolloc con spada e scudo, lanciando grida di guerra. Gli uomini di Lidrin si erano fatti strada tra i ranghi per difenderlo, lasciando i picchieri confusi e disorientati.

«Lidrin, pazzo.» Ituralde strattonò le redini e arrestò il suo cavallo.

«Venite!» tuonò Lidrin, sollevando la sua spada in alto davanti ai Trolloc. Rise fragorosamente, la voce mezza folle, la faccia schizzata di sangue. «Venite! Vi affronterò tutti! La mia spada ha sete!»

«Lidrin!» gridò Ituralde. «Lidrin!»

L’uomo si guardò sopra la spalla. I suoi occhi erano sgranati con una folle specie di allegria. Ituralde l’aveva vista in precedenza, negli occhi di soldati che combattevano troppo a lungo, con troppa foga. «Stiamo per morire, Rodel» disse Lidrin. «In questo modo li poterò con me! Uno o due almeno! Unisciti a me!»

«Lidrin, torna qui e...»

L’uomo lo ignorò, voltandosi e tirando avanti.

«Riportate qui i suoi uomini» urlò Ituralde con un gesto. «Serrate i ranghi delle picche! Presto. Non possiamo...»

I Trolloc si riversarono in avanti. Lidrin cadde in uno spruzzo di sangue, ridendo. I suoi uomini erano incalzati con troppa forza e si divisero nel mezzo. I picchieri si ridisposero, ma un pugno di Trolloc si schiantò contro di loro. Alcuni Trolloc caddero.

La maggior parte no.

Le creature più vicine stridettero e ulularono nel vedere un varco nelle difese. Vennero scavalcando i corpi alla base della collina, gettandosi contro i picchieri.

Ituralde imprecò, poi spronò Dawnweave in avanti. In guerra, così come nell’agricoltura, a volte dovevi farti avanti ed entrare nel fango fino al ginocchio. Urlò mentre impattava contro i Trolloc. La sua scorta cavalcò attorno a lui, chiudendo il varco. L’aria divenne una tempesta tremenda di metallo su metallo e grugniti di dolore.

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