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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Dubito che Rand voglia una guerra tra voi» disse Perrin.

«Un anno e un giorno» disse Edarra semplicemente. «Le Sapienti non possono essere prese come gai’shain, ma forse le usanze dei Seanchan sono differenti. A ogni modo, daremo loro un anno e un giorno. Se non libereranno gli Aiel loro prigionieri quando glieli richiederemo dopo tale tempo, conosceranno le nostre lance. Il Car’a’carn non può esigere altro da noi.»

Nel padiglione ci fu silenzio.

«Comunque» disse Seonid, schiarendosi la gola. «Una volta finito con Cairhien, ci siamo incontrate con quelle che erano andate nell’Andor per controllare le voci lì.»

«Aspetta» disse Perrin. «L’Andor?»

«Le Sapienti hanno deciso di mandare lì delle Fanciulle.»

«Questo non era il piano» borbottò Perrin, guardando le Sapienti.

«Tu non ci controlli, Perrin Aybara» disse Edarra con calma.

«Avevamo bisogno di sapere se c’erano ancora Aiel in città o no, e se il Car’a’carn era lì. I tuoi Asha’man hanno obbedito quando abbiamo chiesto loro il passaggio.»

«Qualcuno avrebbe potuto vedere le Fanciulle» bofonchiò Perrin. Be’, lui aveva detto a Grady di creare i passaggi come gli Aiel gli richiedevano, anche se Perrin si era riferito al tempo della partenza e del ritorno. Avrebbe dovuto essere più preciso.

«Be’, non sono state viste.» Seonid suonava esasperata, come una persona che parlava con un bimbo tonto. «Perlomeno da nessuno con cui non avessero intenzione di parlare.» Luce! Era lui oppure Seonid stava cominciando ad assomigliare molto a una Sapiente? Era quello che Seonid e le altre stavano facendo nel campo aiel? Imparare a essere più testarde? Che la Luce li aiutasse tutti.

«A ogni modo,» continuò Seonid «è stato saggio da parte nostra visitare Caemlyn. Non ci si può fidare delle voci, in particolare quando si dice che uno dei Reietti stesse operando nella zona.»

«Uno dei Reietti?» chiese Gallenne. «Nell’Andor?»

Perrin annuì, facendo cenno per avere un’altra tazza di tè riscaldato. «Rand ha detto che si trattava di Rahvin, anche se io mi trovavo nei Fiumi Gemelli quando è avvenuta la battaglia.» I colori turbinarono nella testa di Perrin. «Rahvin si stava spacciando per un nobile del luogo, un uomo di nome Gabral, Gabil o qualcosa del genere. Ha usato la regina — l’ha fatta innamorare di lui o cose così — e poi l’ha uccisa.»

Un vassoio di servizio colpì il terreno con un fragore ovattato.

Tazze di porcellana andarono in frantumi, tè schizzò in aria. Perrin si voltò imprecando e diverse Fanciulle balzarono in piedi, afferrando i coltelli che avevano alla cintura.

Maighdin se ne stava con aria sbalordita, le braccia ai suoi fianchi. Il vassoio caduto giaceva a terra davanti a lei.

«Maighdin!» disse Faile. «Stai bene?»

La cameriera dai capelli color del sole si voltò verso Perrin con espressione confusa. «Se ti compiace, mio signore, vuoi ripetere quello che hai detto?»

«Cosa?» domandò Perrin. «Donna, cosa c’è che non va?»

«Hai detto che uno dei Reietti si era stabilito nell’Andor» disse Maighdin, la voce calma. Gli rivolse un’occhiata intensa come quella che gli avrebbe potuto scoccare qualunque Aes Sedai. «Sei certo di quello che hai sentito?»

Perrin si risistemò sul suo cuscino, grattandosi il mento. «Più che certo. È passato qualche tempo ora, ma so che Rand ne era convinto. Ha combattuto qualcuno con l’Unico Potere nel palazzo dell’Andor.»

«Il suo nome era Gaebril» disse Sulin. «Io ero lì. Il fulmine colpì da un cielo limpido e non ci fu dubbio che si trattasse dell’Unico Potere. Era uno delle Anime dell’Ombra.»

«C’erano alcuni nell’Andor che affermavano che il Car’a’carn avesse parlato di questo» aggiunse Edarra. «Disse che questo Gaebril aveva usato flussi proibiti su abitanti delle terre bagnate nel palazzo, corrompendo le loro menti, facendoli pensare e agire come voleva lui.»

«Maighdin, cosa c’è che non va?» chiese Perrin. «Luce, donna, è morto ora! Non hai nulla da temere.»

«Devo congedarmi» disse Maighdin. Uscì dal padiglione, lasciando il vassoio e la bianca porcellana rotta sparpagliati per terra.

«Penserò io a lei più tardi» disse Faile, imbarazzata. «È sconcertata per aver scoperto di aver vissuto così vicino a uno dei Reietti. Forse ha famiglia a Caemlyn.»

Gli altri annuirono e altri servitori vennero avanti per ripulire la confusione. Perrin si rese conto che non avrebbe avuto altro tè. Sciocco, pensò. Hai vissuto buona parte della tua vita senza essere in grado di avere del tè a comando. Non morirai ora che non puoi averne un’altra tazza agitando la mano.

«Proseguiamo» disse, sistemandosi sui suoi cuscini. Non riusciva mai a sentirsi a proprio agio su quelle dannate cose.

«Il mio rapporto è terminato» disse Seonid, ignorando di proposito il servitore che stava ripulendo dei pezzi di porcellana di fronte a lei.

«Resto della mia decisione precedente» disse Perrin. «Occuparci dei Manti Bianchi è importante. Dopodiché andremo nell’Andor e io parlerò con Elayne. Grady, come ti senti?»

L’Asha’man segnato dalle intemperie alzò lo sguardo da dove era seduto nella sua giubba nera. «Mi sono ristabilito del tutto dalla mia malattia, mio signore, e anche Neald quasi.»

«Sembri ancora stanco» disse Perrin.

«Lo sono,» disse Grady «ma che io sia folgorato, sto meglio di quanto sono stato molti giorni sul campo prima di andare alla Torre Nera.»

«E il momento di iniziare a mandare alcuni di questi profughi a casa loro» disse Perrin. «Con quei circoli puoi tenere un passaggio aperto più a lungo?»

«Non sono proprio sicuro. Essere in un circolo è comunque stancante. Forse ancora di più. Ma posso creare passaggi più grandi con l’aiuto delle donne, larghi abbastanza per farci passare due carri.»

«Bene. Inizieremo inviando a casa la gente normale. Ogni persona che facciamo tornare dove vive sarà una pietra in meno sulla mia schiena.»

«E se non vogliono andare?» domandò Tam. «Parecchi di loro hanno iniziato l’addestramento, Perrin. Sanno quello che sta per accadere e preferirebbero affrontarlo qui — con te — che rintanarsi nelle loro case.»

Luce! Non c’erano persone in questo campo che volevano tornare dalle loro famiglie? «Di certo ci sono alcuni di loro che vogliono tornare indietro.»

«Alcuni» disse Tam.

«Ricordate,» disse Faile «i deboli e gli anziani sono stati mandati via dagli Aiel.»

Arganda annuì. «Ho esaminato queste truppe. Sempre più gai’shain stanno uscendo dal loro torpore e, quando lo fanno, sono duri. Duri quanto molti soldati che ho conosciuto.»

«Alcuni vorranno controllare come stanno le loro famiglie,» disse Tam «ma solo se permetterai loro di tornare indietro. Possono vedere quel cielo. Sanno cosa sta per accadere.»

«Per ora, rimanderemo indietro quelli che vogliono andare e rimanere nelle loro case» disse Perrin. «Non posso occuparmi degli altri finché non avrò finito con i Manti Bianchi.»

«Eccellente» disse Gallenne con impazienza. «Hai un piano per attaccare?»

«Be’,» disse Perrin «suppongo che se saranno così accomodanti da mettersi in formazione, li ingaggeremo con i miei arcieri e incanalatori e li distruggeremo.»

«Approvo questo piano» disse Gallenne «sempre che i miei uomini possano caricare per occuparsi della marmaglia che rimarrà alla fine.»

«Balwer» disse Perrin. «Scrivi ai Manti Bianchi. Di’ loro che combatteremo e che dovrebbero scegliere un luogo.»

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