Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
- Автор: Симмонс Дэн
- Серия: Canti di Hyperion #4
- Год: 1999
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-45610-8
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:
Qui Aenea non desiderava scendere nei particolari, l’avevo capito, ma io volli sapere che cosa riguardavano i "circoli di discussione".
«Varie cose» disse lei. «Loro sollevavano un argomento, io suggerivo alcune cose su cui riflettere e tutti ne parlavano.»
«Hai insegnato?» domandai, pensando alla profezia secondo cui la figlia del cìbrido John Keats sarebbe stata Colei che insegna.
«In senso socratico, direi.»
«Cosa diavolo è… ah, già.» Ricordai l’opera di Piatone alla quale Aenea mi aveva indirizzato nella biblioteca di Taliesin. Il maestro di Piatone, Socrate, insegnava ponendo domande, estraeva verità che le persone già avevano in sé. La ritenevo una tecnica dai risultati assai dubbi, nel migliore dei casi.
Aenea proseguì il racconto. Alcuni partecipanti al suo gruppo di discussione erano divenuti ascoltatori devoti, tornavano ogni sera e la seguivano quando lei passava da una città in rovina all’altra.
«Erano diventati i tuoi discepoli» commentai.
Aenea si accigliò. «Quella parola non mi piace molto, Raul.»
Incrociai le braccia e guardai fuori il bagliore rossastro delle vette che illuminava la parte superiore delle nuvole molti chilometri più in basso e la vivida luce della sera sul picco settentrionale. «Potrà anche non piacerti, ragazzina, ma a me pare la parola giusta. I discepoli seguono la loro maestra dovunque vada e cercano di spigolare da lei un ultimo frammento di conoscenza.»
«Gli studenti seguono la maestra.»
«E va bene» cedetti. Non volevo interrompere il racconto per una discussione. «Continua.»
Su Ixion non c’era più molto da dire, riprese Aenea. Lei e A. Bettik erano rimasti su quel pianeta quasi un anno locale, pari a cinque mesi standard. Per gli edifici aveva usato in gran parte blocchi di pietra e si era ispirata allo stile classico antico, quasi grecheggiante.
«E la Pax?» domandai. «Non è venuto nessuno a ficcare il naso?»
«Alcuni missionari partecipavano alle discussioni. Uno di loro, un certo padre Clifford, divenne buon amico di A. Bettik.»
«Non ti ha denunciato? Non credo che abbiano smesso di darci la caccia.»
«Sono sicura che padre Clifford non mi denunciò. Ma a un certo punto degli agenti della Pax cominciarono a cercarci nell’emisfero occidentale dove lavoravamo. Le tribù ci tennero nascosti per un altro mese. Padre Clifford veniva alle discussioni serali anche quando gli skimmer sorvolavano avanti e indietro la giungla alla nostra ricerca.»
«Cosa accadde?» Mi sentivo come un bambino di due anni che fa domande solo perché l’altro continui a parlare. Ero stato lontano da Aenea solo alcuni mesi, compreso il viaggio in crio-fuga infestato di sogni, ma avevo dimenticato quanto mi piaceva il suono della voce della mia giovane amica.
«Niente, in realtà. Terminai l’ultimo lavoro, un vecchio anfiteatro per recite e riunioni cittadine, neanche a farlo apposta, e me ne andai. Anche alcuni… studenti… se ne andarono.»
Rimasi sorpreso. «Con te?» domandai. Rachel aveva detto di avere conosciuto Aenea sul pianeta Amritsar e di avere viaggiato con lei. Forse Theo era giunta da Ixion.
«No, nessuno è venuto con me da Ixion» disse Aenea, piano. «I miei studenti avevano altre destinazioni. Cose da insegnare ad altri.»
La guardai un momento. «Vuoi dire che Leoni e Tigri e Orsi ora permettono anche ad altri di usare i teleporter? O che tutti i vecchi portali si riaprono?»
«No» rispose Aenea, non so a quale delle due domande. «No, i teleporter sono morti come sempre. Tranne… be’… alcuni casi speciali.»
Anche stavolta evitai di chiedere maggiori particolari. Aenea continuò il racconto.
Dopo Ixion, si era teleportata su Patto-Maui.
«Il pianeta di Siri!» esclamai, ricordando la voce di nonna che mi insegnava i Canti di Hyperion. Patto-Maui era stato la scena di uno dei racconti dei pellegrini.
Aenea annuì e continuò. Già ai tempi della Rete, Patto-Maui era stato devastato dalla rivoluzione e dagli attacchi dell’Egemonia, si era ripreso durante l’interregno dopo la Caduta ed era stato nuovamente colonizzato nel periodo di espansione della Pax, senza l’aiuto degli indigeni che, nella migliore tradizione di Siri, avevano combattuto per le loro isole mobili e a fianco dei delfini, finché la Flotta della Pax e le guardie svizzere non li avevano messi sotto i piedi. Ora Patto-Maui veniva cristianizzato a più non posso: i residenti dell’unico grande continente, l’Arcipelago equatoriale, e le migliaia di isole mobili migranti erano inviati in "accademie cristiane" per la rieducazione.
Ma Aenea e A. Bettik erano usciti in un’isola mobile ancora in mano ai ribelli, gruppi di neopagani detti siriti che salpavano di notte, si nascondevano di giorno fra gli arcipelaghi viaggianti di isole disabitate e combattevano contro la Pax a ogni occasione.
«Cos’hai costruito?» domandai. Mi pareva di ricordare, dai Canti, che sulle isole mobili c’era poco, a parte alberi-casa sotto gli alberi-vela.
«Alberi-casa» rispose Aenea, con un sorriso. «Un mucchio di alberi-casa. E anche qualche cupola sottomarina. Dove i pagani trascorrevano la maggior parte del tempo.»
«Così hai progettato alberi-casa.»
Aenea scosse la testa. «Scherzi? Escludendo i templari di Bosco Divino, ormai scomparsi, gli indigeni di Patto-Maui sono i migliori costruttori di alberi-casa dello spazio umano. Ho studiato come costruire alberi-casa! Sono stati tanto gentili da consentire a me e ad A. Bettik di aiutarli.»
«Lavoro schiavista.»
«Esattamente.»
Aenea aveva trascorso solo tre mesi standard su Patto-Maui. Lì aveva conosciuto Theo Bernard.
«Una ribelle pagana?» domandai.
«Una cristiana fuggiasca» mi corresse Aenea. «Era giunta a Patto-Maui come colona. Aveva abbandonato i coloni e si era unita ai siriti.»
Senza accorgermene, avevo corrugato la fronte. «Porta il crucimorfo?» domandai. I cristiani rinati mi innervosivano ancora.
«Non più.»
«Ma come…» L’unico modo in cui un cristiano con la croce potesse liberarsi del crucimorfo era il rituale segreto della scomunica che solo la Chiesa poteva officiare.
«Te lo spiegherò più avanti» disse Aenea. Frase che avrebbe usato parecchie volte, prima di concludere il racconto.
Dopo Patto-Maui, Aenea e A. Bettik e Theo Bernard erano andati per teleporter su Vettore Rinascimento.
«Vettore Rinascimento!» gridai quasi. Quel pianeta era una fortezza della Pax. Lì, nella nave del console, avevamo corso il rischio di essere abbattuti. Vettore Rinascimento era un pianeta iperindustrializzato, tutto città e fabbriche automatiche e centri della Pax.»
«Vettore Rinascimento» confermò Aenea, con un sorriso.
Non era stato facile, raccontò. Erano stati obbligati a travestire A. Bettik: gli avevano messo una maschera di sintocarne e l’avevano fatto passare per ustionato. Il povero androide era stato molto a disagio, nei sei mesi trascorsi su quel pianeta.
«Che lavoro hai fatto, lì?» domandai. Non riuscivo a immaginare la mia amica e i suoi amici che si nascondevano nell’affollata DaVinci, città di estensione planetaria, in pratica l’intero Vettore Rinascimento.
«Un solo lavoro» rispose Aenea. «Abbiamo lavorato alla chiesa di San Matteo, la nuova cattedrale di DaVinci.»
Rimasi a fissarla per un minuto buono, prima di ritrovare la parola. «Avete lavorato a una cattedrale? Una cattedrale della Pax? Una chiesa cristiana?»