L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
Il 3 dicembre, Harbert aveva lasciato l’altipiano di Bellavista ed era andato a pescare sulla riva meridionale del lago. Era disarmato, perché sino a quel giorno non era mai stato necessario prendere alcuna precauzione, in quanto gli animali pericolosi non si mostravano in quella parte dell’isola.
Frattanto Pencroff e Nab lavoravano al pollaio, mentre Cyrus Smith e il cronista erano occupati ai Camini a fabbricare della soda, essendo esaurita la provvista di sapone.
D’un tratto risuonarono delle grida:
«Aiuto! A me!»
Cyrus Smith e il giornalista, troppo lontani, non avevano potuto udire quel richiamo concitato. Pencroff e Nab, abbandonando il cortile in tutta fretta, s’erano precipitati verso il lago.
Ma prima di essi, lo sconosciuto, di cui nessuno avrebbe potuto supporre la presenza in quel luogo, attraversò il Creek Glicerina, fra l’altipiano e la foresta, e saltò sulla riva opposta.
Là, Harbert era di fronte a un formidabile giaguaro, simile a quello ch’era stato ucciso al promontorio del Rettile. Colto alla sprovvista, egli si teneva in piedi contro un albero; mentre l’animale, raggomitolato su se stesso, stava per slanciarsi… Ma lo sconosciuto, senz’altra arma che un coltello, si precipitò sulla temibile belva, che si rivolse contro il nuovo avversario.
La lotta fu breve. Lo sconosciuto era d’una forza e d’una sveltezza prodigiose. Con una mano, possente come una morsa, aveva afferrato il giaguaro alla gola, senza curarsi che gli artigli della belva gli penetrassero nelle carni, e con l’altra mano gli trafiggeva il cuore con il coltello.
Il giaguaro cadde. Lo sconosciuto lo respinse col piede, e stava già per fuggire proprio nel momento in cui i coloni arrivavano sul teatro della lotta, quando Harbert, attaccandosi a lui, gridò:
«No, no! Non ve ne andrete!»
Cyrus Smith andò incontro allo sconosciuto, che, al vederlo avvicinarsi, aggrottò le sopracciglia. Il sangue gli colava da una spalla sotto la giubba lacerata, ma egli non se ne curava.
«Amico,» gli disse Cyrus Smith «noi abbiamo ora contratto un debito di riconoscenza verso di voi. Per salvare il nostro ragazzo, avete arrischiato la vita!»
«La mia vita!…» mormorò lo sconosciuto «Che cosa vale? Meno che nulla!»
«Siete ferito?»
«Poco importa.»
«Volete darmi la mano?»
E siccome Harbert cercava di afferrare quella mano che l’aveva salvato, lo sconosciuto incrociò le braccia, il suo petto si gonfiò, gli occhi gli si velarono e sembrò voler fuggire; ma, facendo un violento sforzo su se stesso, e con tono brusco:
«Chi siete?» disse «e che cosa pretendete di essere per me? Così egli domandava, per la prima volta, la storia dei coloni. Saputa questa»
storia, egli avrebbe, forse, narrato la sua.
In poche parole Cyrus Smith raccontò tutto quello che era successo dopo la loro partenza da Richmond, come s’erano tratti d’impaccio e quali risorse erano ora a loro disposizione.
Lo sconosciuto ascoltava con estrema attenzione.
Poi, l’ingegnere disse ancora chi e che cosa erano Gedeon Spilett, Harbert, Pencroff, Nab, lui, e aggiunse che la più grande gioia che avevano provata dal giorno del loro arrivo nell’isola di Lincoln era stata quando, al ritorno dall’isolotto, avevano creduto di poter avere un compagno di più.
A queste parole, lo sconosciuto arrossì, chinò il capo sul petto e un sentimento di confusione si dipinse su tutta la persona.
«E adesso che ci conoscete,» soggiunse Cyrus Smith «volete darci la mano?»
«No,» rispose lo sconosciuto con voce sorda «no! Voi siete gente onesta, voi! E io!…»
CAPITOLO XVII
SEMPRE IN DISPARTE «UNA DOMANDA DELLO SCONOSCIUTO» LA FATTORIA COSTRUITA NEL RECINTO «DODICI ANNI OR SONO!» IL NOSTRO MO DEL «BRITANNIA» «ABBANDONO NELL’ISOLA DI TABOR» LA MANO DI CYRUS SMITH «IL DOCUMENTO MISTERIOSO»
QUESTE ultime parole giustificavano i presentimenti dei coloni. C’era nella vita di quello sventurato un funesto passato, espiato forse agli occhi degli uomini, ma di cui la sua coscienza non l’aveva ancora assolto. In ogni modo, il colpevole aveva dei rimorsi, s’era pentito, e quella mano che gli avevano chiesta i suoi nuovi amici gliel’avrebbero cordialmente stretta, ma egli non si sentiva degno di porgerla a dei galantuomini! Ciò nonostante, dopo la scena del giaguaro, non ritornò nella foresta e non lasciò più il recinto di GraniteHouse.
Qual era il mistero di quell’esistenza? Lo sconosciuto avrebbe parlato un giorno? All’avvenire la risposta. A ogni modo, fu assolutamente deciso che il suo segreto non gli sarebbe mai stato domandato e che la vita sarebbe continuata da allora in comune con lui, come se nulla si fosse saputo.
Durante alcuni giorni l’esistenza in comune continuò a essere quella che era sempre stata. Cyrus Smith e Gedeon Spilett lavoravano assieme, ora chimici, ora fisici. Il giornalista non lasciava l’ingegnere che per andare a caccia con Harbert, poiché non sarebbe stato prudente lasciare che il giovanetto vagasse da solo per la foresta e bisognava stare in guardia. Quanto a Nab e Pencroff, un giorno alle stalle o al pollaio, un altro al recinto, e senza contare i lavori a GraniteHouse, non mancavano certo di occupazioni.
Lo sconosciuto lavorava in disparte e aveva ripreso il suo consueto modo di vivere, non intervenendo ai pasti, coricandosi sotto gli alberi, senza unirsi mai ai compagni. Sembrava proprio che la compagnia di quelli che l’avevano salvato gli fosse insopportabile!
«Ma, allora,» faceva notare Pencroff «perché ha richiesto il soccorso dei suoi simili? Perché ha gettato quel documento in mare?»
«Ce lo dirà» rispondeva invariabilmente Cyrus Smith.
«Quando?»
«Forse più presto di quello che pensate, Pencroff. E, infatti, il giorno delle confessioni era prossimo.»
Il 10 dicembre, una settimana dopo il ritorno dello sconosciuto a GraniteHouse, Cyrus Smith se lo vide venire incontro.
«Signore, avrei da farvi una domanda» disse con voce calma e in tono umile.
«Parlate» rispose l’ingegnere; «ma prima lasciate ch’io pure vi faccia una domanda.»
A queste parole lo sconosciuto arrossì e fu sul punto di ritirarsi. Cyrus Smith comprese quello che passava nell’animo del colpevole, il quale temeva indubbiamente che l’ingegnere lo interrogasse sul suo passato! Cyrus Smith lo trattenne per la mano:
«Compagno,» gli disse «non solo siamo per voi dei compagni, ma degli amici. Questo mi premeva di dirvi, questo era tutto quanto volevo chiedervi. E ora vi ascolto.»
Lo sconosciuto si passò la mano sugli occhi. Era in preda a una specie di tremito e rimase alcuni istanti senza poter articolare parola.
«Signore,» disse alla fine «vengo a pregarvi di accordarmi una grazia.»
«Quale?»
«Voi avete a quattro, o cinque miglia da qui, ai piedi della montagna, un recinto per i vostri animali domestici. Questi animali hanno bisogno d’essere curati. Volete permettermi di vivere con essi laggiù?»
Cyrus Smith guardò per alcuni istanti l’infelice, con un sentimento di commiserazione profonda. Poi:
«Amico,» disse «il recinto ha soltanto delle stalle, appena convenienti per gli animali…»
«Sarà abbastanza per me, signore.»
«Amico,» riprese Smith «noi non vi contrarieremo mai in nulla. Vi piace vivere al recinto? Sia. Sarete, d’altronde, sempre il benvenuto a GraniteHouse. Ma, poiché volete rimanere laggiù, prenderemo le disposizioni necessarie perché vi siate opportunamente ospitato.»
«Non importa; io mi ci troverò sempre bene.»
«Amico,» rispose Cyrus Smith, che insisteva apposta su questo cordiale appellativo «lascerete a noi decidere su quello che dobbiamo fare!»
«Grazie, signore» rispose lo sconosciuto, scostandosi. L’ingegnere comunicò tosto ai compagni la proposta che gli era stata fatta