L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
e fu deciso di costruire nel recinto una casetta di legno più comoda possibile.
Il giorno stesso, i coloni si recarono al recinto con gli attrezzi necessari, e la settimana non era ancora trascorsa che già la casa era pronta a ricevere il suo ospite. Era stata costruita a una ventina di piedi dalle stalle; di là sarebbe stato facile sorvegliare il gregge di mufloni, che contava allora più di ottanta capi. Alcuni mobili — un lettino, una tavola, una panca, un armadio, una cassapanca — furono fabbricati e, inoltre, armi, munizioni e utensili vari furono trasportati al recinto.
Lo sconosciuto non era andato a vedere la sua nuova dimora e aveva lasciato che i coloni vi lavorassero senza di lui, mentre egli continuava a occuparsi dei lavori agricoli sull’altipiano, che voleva evidentemente ultimare. E difatti, grazie a lui, tutte le terre erano arate e pronte per essere seminate, appena fosse venuto il momento giusto.
Era il 20 dicembre quando furono terminati i lavori al recinto. L’ingegnere annunciò allo sconosciuto che la sua dimora era pronta a riceverlo, e questi rispose che sarebbe andato ad abitarla la sera stessa.
Quella sera i coloni erano radunati nel salone di GraniteHouse. Erano le otto, cioè l’ora in cui il loro compagno doveva lasciarli. Non volendo molestarlo, imponendogli con la loro presenza degli addii che gli sarebbero forse costati fatica, l’avevano lasciato solo ed erano saliti a GraniteHouse.
Ora, essi conversavano nel salone da qualche minuto, quando un colpo leggero fu battuto alla porta. Lo sconosciuto entrò quasi subito, e senz’altri preamboli:
«Signori,» disse «prima che vi lasci, è bene che sappiate la mia storia. Eccola.»
Queste semplici parole non poterono non impressionare vivissimamente Cyrus Smith e i suoi compagni.
«Noi non vi domandiamo nulla, amico» disse. «È vostro diritto tacere…»
«È mio dovere parlare.»
«Sedetevi dunque.»
«Rimarrò in piedi.»
«Siamo pronti ad ascoltarvi» rispose Cyrus Smith.
Lo sconosciuto si teneva in un canto della sala, un poco protetto dalla penombra. Aveva il capo scoperto, le braccia incrociate sul petto, e in quell’atteggiamento, con voce sorda, sforzandosi a parlare, fece il seguente racconto, senza essere mai interrotto dai suoi uditori:
«Il 20 dicembre 1854, uno yacht a vapore, il Duncan, appartenente al nobile scozzese lord Glenarvan, gettava l’ancora al capo Bernouilli, sulla costa occidentale dell’Australia, all’altezza del trentasettesimo parallelo. A bordo di questo yacht erano lord Glenarvan, sua moglie, un maggiore dell’esercito inglese, un geografo francese, una fanciulla e un giovinetto. Questi ultimi erano i figli del capitano Grant, il cui bastimento, il Britannici, era colato a picco un anno prima. Il Duncan era comandato dal capitano John Mangles e governato da un equipaggio di quindici uomini.»
«Ecco perché questo yacht si trovava in quel tempo sulle coste dell’Australia.
«Sei mesi prima, una bottiglia contenente un documento scritto in inglese, in tedesco e in francese, era stata trovata nel mare d’Irlanda e raccolta dal Duncan. Quel documento diceva, in sostanza, che esistevano ancora tre superstiti del naufragio del Britannia, che questi superstiti erano il capitano Grant e due dei suoi uomini, e che essi avevano trovato rifugio su una terra di cui il documento dava la latitudine, ma la cui longitudine, cancellata dall’acqua del mare, non era più leggibile.
«La latitudine era quella di 37° 11’ australe. Dunque, essendo ignota la longitudine, seguendo il detto trentasettesimo parallelo attraverso i continenti e i mari, si era certi di arrivare sulla terra abitata dal capitano Grant e dai suoi due compagni.
«Poiché l’ammiragliato inglese aveva esitato a intraprendere quella ricerca, lord Glenarvan risolse di tentare il tutto per tutto per ritrovare il capitano. Mary e Robert Grant erano stati messi in relazione con lui. Lo yacht Duncan fu equipaggiato per una lunga campagna, cui la famiglia del lord e i figli del capitano vollero prender parte; il Duncan, lasciando Glasgow, si diresse verso
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l’Atlantico, doppiò lo stretto di Magellano e risalì il Pacifico sino alla Patagonia, dove, secondo una prima interpretazione del documento, si poteva supporre che il capitano Grant fosse rimasto prigioniero degli indigeni.
«Il Duncan sbarcò i suoi passeggeri sulla costa occidentale della Patagonia e riparti per andarli a riprendere sulla costa orientale, al capo Corrientes.
«Lord Glenarvan attraversò la Patagonia, seguendo il trentasettesimo parallelo e, non avendo trovato alcuna traccia del capitano, si rimbarcò il 13 novembre, allo scopo di proseguire le sue ricerche attraverso l’oceano.
«Dopo aver visitato senza successo le isole Tristan d’Acunha e di Amsterdam, poste sul suo percorso, il Duncan, come ho detto, arrivò al capo Bernouilli, sulla costa australiana, il 20 dicembre 1854.
«L’intenzione di lord Glenarvan era di attraversare l’Australia, come aveva attraversato l’America, e sbarcò. A poche miglia dal lido esisteva una fattoria, appartenente a un irlandese, che offri ospitalità ai viaggiatori. Lord Glenarvan fece conoscere a questo irlandese le ragioni che l’avevano condotto in quei paraggi e gli domandò se sapeva che un tre alberi inglese, il Britannia, si fosse perduto da meno di due anni sulla costa ovest dell’Australia.
«L’irlandese non aveva mai sentito parlare di quel naufragio; ma, con gran sorpresa dei presenti, uno dei servitori dell’irlandese intervenne e disse:
««Milord, lodate e ringraziate Iddio. Se il capitano Grant è ancora vivo, è vivo in terra australiana».
««Chi siete voi?» chiese lord Glenarvan.
««Uno scozzese come voi, milord» rispose quell’uomo. «Sono uno dei compagni del capitano Grant, uno dei naufraghi del Britannia.»
«Quell’uomo si chiamava Ayrton. Era, infatti, il nostromo del Britannia, come testimoniavano i suoi documenti. Ma, separato dal capitano Grant nel momento in cui la nave si infrangeva sugli scogli, aveva sino allora creduto che il suo capitano fosse perito con tutto l’equipaggio e che fosse lui, Ayrton, il solo superstite del Britannia.
««Solamente,» egli aggiunse «il Britannia s’è perduto non sulla costa, ovest, ma sulla costa est dell’Australia, e se il capitano Grant è ancora vivo, come indica il suo documento, è prigioniero degli indigeni australiani e bisogna cercarlo sull’altra costa.»
«Quell’uomo, così parlando, aveva la voce sincera, lo sguardo sicuro. Non si poteva dubitare delle sue parole. L’irlandese, che l’aveva al suo servizio da più di un anno, ne rispondeva. Lord Glenarvan credette alla lealtà di quell’uomo, e mercé i suoi consigli, risolse di attraversare l’Australia, seguendo il trentasettesimo parallelo. Lord Glenarvan, sua moglie, i due fanciulli, il maggiore, il francese, il capitano Mangles e alcuni marinai dovevano comporre la piccola colonna, sotto la guida d’Ayrton, mentre il Duncan, agli ordini del secondo, Tom Austin, si sarebbe recato a Melbourne, ove avrebbe atteso le istruzioni di lord Glenarvan.
«Essi partirono il 23 dicembre 1854.
«È tempo di dire che Ayrton era un traditore. Era stato veramente nostromo del Britannia; ma, per divergenze con il comandante, aveva tentato di indurre l’equipaggio alla rivolta e impadronirsi della nave, e il capitano Grant, l’8 aprile 1852, l’aveva sbarcato sulla costa ovest dell’Australia, poi era ripartito abbandonandolo, e così facendo egli non aveva compiuto che un atto di giustizia.
«Così, quel miserabile nulla sapeva del naufragio del Britannia, che aveva appreso per la prima volta dal racconto di Glenarvan! Dopo essere stato abbandonato, era divenuto, sotto il nome di Ben Joyce, il capo dei deportati evasi, e se sostenne impudentemente che il naufragio aveva avuto luogo sulla costa est, se spinse lord Glenarvan a prendere quella direzione, fu perché sperava di separarlo dal suo bastimento, d’impadronirsi del Duncan per dedicarsi alla pirateria nel Pacifico».