Le Torri di Mezzanotte
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #13
- Год: 2012
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:
Аннотация
Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
Si arrestò all’interno di un edificio, domandandosi perché stesse tossendo così tanto. Era ammalata? Si appoggiò contro il muro, esausta, arrabbiata. Le sue gambe erano ricoperte di graffi e le braccia le prudevano per qualche tipo di morso di insetto.
Gemette, abbassando lo sguardo sui suoi abiti vistosi. Cosa le era potuto venire in mente per indossare rosso, giallo e rosa assieme?
Si alzò in piedi con un sospiro e continuò lungo il corridoio pericolante. Le assi che formavano il pavimento sbatacchiavano mentre lei camminava e l’intonaco alle pareti era scrostato e fatiscente.
Raggiunse una porta e sbirciò dentro. La stanzetta conteneva quattro piccoli letti d’ottone; i materassi avevano paglia che spuntava dalle cuciture. Su ciascun letto c’era un ragazzino che stringeva una coperta logora. Due di essi stavano tossendo, e tutti e quattro sembravano pallidi e malaticci.
Nynaeve annaspò, precipitandosi nella stanza. Si inginocchiò accanto al primo, un bimbo di forse quattro anni. Controllò i suoi occhi, poi gli disse di tossire mentre auscultava il suo petto. Aveva la malattia strisciante.
«Chi si prende cura di voi?» domandò Nynaeve.
«Comare Mala gestisce l’orfanotrofio» disse il bambino con voce debole. «È parecchio tempo che non la vediamo.»
«Per favore» disse una ragazzina dal letto accanto. Aveva occhi iniettati di sangue e la pelle talmente pallida da essere praticamente bianca. «Dell’acqua? Potrei avere dell’acqua?» Tremò.
Gli altri due stavano piangendo. Suoni deboli e commoventi. Luce! Non c’era una singola finestra nella stanza, e Nynaeve vide scarafaggi zampettare sotto i letti. Chi avrebbe lasciato dei bambini in condizioni simili?
«Sssh» disse. «Ora ci sono io qui. Mi prenderò cura di voi.»
Le occorreva incanalare per Guarirli. Poi... No, pensò. Non posso farlo. Non posso incanalare finché non raggiungo la stella.
Allora avrebbe preparato dei decotti. Dov’era il suo borsello delle erbe? Si guardò attorno per la stanza, cercando una fonte d’acqua.
Rimase immobile; c’era un’altra stanza dal lato opposto del corridoio. Era stata lì prima? Un tappeto sul pavimento riportava il simbolo della stella a sei punte. Si alzò in piedi. I bambini piagnucolarono.
«Tornerò» disse Nynaeve, dirigendosi verso quella camera.
Ogni passo le straziava il cuore. Li stava abbandonando. Ma no, si stava solo dirigendo nella stanza accanto. Vero?
Raggiunse il tappeto e iniziò a intessere. Solo questo rapido flusso, poi avrebbe potuto aiutarli. Si ritrovò a piangere mentre lavorava.
Sono stata qui prima, pensò. O in un posto simile. Una situazione come questa.
Si ritrovò a essere sempre più arrabbiata. Come poteva incanalare con quei bambini che le chiedevano aiuto? Stavano morendo.
Completò il flusso, poi lo osservò emettere getti di aria, increspando il suo vestito. Allungò una mano verso la sua treccia e la tenne stretta mentre una porta compariva sul lato della stanza.
Una piccola finestrella a vetri era posta in cima, e su di essa c’era la stella a sei punte.
Lei doveva continuare. Udì i bambini piangere. Con le lacrime agli occhi e il cuore che le si spezzava, si diresse verso la porta.
Peggiorò. Lasciò persone ad affogare, essere decapitate e sepolte vive. Una delle volte peggiori fu quando dovette formare un flusso mentre dei paesani venivano divorati da enormi ragni con pelo rosso acceso e occhi cristallini. Lei odiava i ragni.
A volte appariva nuda. Questo aveva smesso di infastidirla.
Anche se non riusciva a ricordare nulla di specifico tranne il numero del flusso a cui era, comprendeva — in qualche modo — che la nudità non era nulla paragonata agli orrori che aveva visto.
Barcollò attraverso un arco di pietra, i ricordi di una casa in fiamme che scomparivano dalla sua mente. Questo era l’ottantunesimo flusso. Quello se lo ricordava. Quello e la sua furia.
Indossava un abito di sacco bruciacchiato. Come aveva fatto a bruciarlo? Si mise dritta, tenendosi la testa, le braccia che pulsavano, la schiena che le faceva male come se fosse stata frustata, gambe e dita dei piedi colme di tagli e graffi. Era nei Fiumi Gemelli. Tranne che non erano i Fiumi Gemelli. Non come lei se li ricordava. Alcuni degli edifici erano consumati da fiamme ancora ardenti.
«Stanno arrivando di nuovo!» urlò una voce. Mastro al’Vere.
Perché stava impugnando una spada? Gente che conosceva, gente a lei cara — Perrin, mastro al’Vere, comare al’Donel, Aeric Botteger — si trovavano accanto a un basso muro, tutti con in mano delle armi. Alcuni le fecero cenno.
«Nynaeve!» chiamò Perrin. «Progenie dell’Ombra! Ci serve il tuo aiuto!»
Enormi ombre si mossero dall’altro lato del muro. Progenie dell’Ombra di dimensioni tremende... non Trolloc, ma qualcosa di molto peggio. Lei poteva sentire i ruggiti.
Doveva aiutare! Si mosse verso Perrin, ma si fermò di colpo quando vide — dall’altra parte del prato nella direzione opposta — una stella a sei punte dipinta sul fianco di una collina.
«Nynaeve!» Perrin suonava disperato. Cominciò a colpire qualcosa che si protese oltre il muro, tentacoli neri come la notte più buia. Perrin vibrò la sua ascia contro di essi mentre uno ghermiva Aeric e lo trascinava, urlante, nell’oscurità.
Nynaeve iniziò a camminare verso la stella. Calma. Misurata.
Questo era stupido. Una Aes Sedai doveva essere calma. Lei sapeva questo. Ma una Aes Sedai doveva anche essere in grado di agire, di fare quello che era necessario per aiutare coloro che ne avevano bisogno. Non aveva importanza quale fosse il prezzo per lei personalmente. Queste persone avevano bisogno di lei.
Cominciò a correre.
Perfino quello non pareva abbastanza. Corse per raggiungere la stella, ma lasciò comunque le persone che amava a combattere da sole. Sapeva di non poter incanalare finché non avesse raggiunto la stella a sei punte. Questo non aveva assolutamente senso. La Progenie dell’Ombra stava attaccando. Lei doveva incanalare!
Abbracciò la Fonte e qualcosa parve cercare di fermarla.
Qualcosa di simile a uno schermo. Lei lo spinse da parte con difficoltà e il Potere si riversò dentro di lei. Iniziò a scagliare fuoco contro i mostri, bruciando un tentacolo mentre cercava di afferrare Perrin.
Nynaeve continuò a lanciare fuoco finché non raggiunse la stella a sei punte. Lì intessé l’ottantunesimo flusso, che creò tre anelli di Fuoco nell’aria.
Lavorò furiosamente, attaccando allo stesso tempo.
Non conosceva lo scopo nel creare questo flusso, ma sapeva che doveva finirlo. Così incrementò la forza del flusso, rendendo gli anelli ardenti estremamente grandi. Poi iniziò a scagliarli contro le creature. Enormi aloni di fiamma andarono a schiantarsi contro le cose scure, uccidendole.
C’era una stella a sei punte sul tetto della locanda di mastro al’Vere. Era stata bruciata lì? Nynaeve la ignorò, sfogando la sua rabbia contro le cose con i tentacoli.
No. Questo è importante. Più importante dei Fiumi Gemelli. Devo andare avanti.
Sentendosi una completa codarda — ma sapendo che era la cosa giusta da fare — corse verso la locanda, passando attraverso la porta.
Nynaeve giaceva piangente a terra accanto a un arco rotto. Era all’ultimo dei cento flussi.
Riusciva a malapena a muoversi. Il suo volto era striato di lacrime. Aveva vaghi ricordi di essere sfuggita a battaglie, di aver lasciato bambini a morire. Di non essere mai stata in grado di fare abbastanza.
La sua spalla sanguinava. Le sue gambe erano scorticate, come se avesse camminato attraverso una grossa macchia di pruni. Per tutto il suo corpo c’erano bruciature e vesciche. Era nuda.