Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«Ero morta da quasi tre secoli, quando ho imparato a leggere e scrivere dall’anima di una prostituta proveniente da quella che poi fu nota come la grande cultura minoica. Sant’Alec, forse la cosa ti sorprenderà, ma in generale, in tutto il corso della storia, le prostitute hanno imparato a leggere e a scrivere assai prima che le donne più rispettabili si accostassero a tale pratica pericolosa. E quando imparai, ragazzi! Per un po’ di tempo, non riuscii a pensare ad altro.
«Ma la mia vera istruzione ebbe inizio con l’incendio della Biblioteca di Alessandria. Yahweh non la voleva, e così Lucifero si prese al volo gli spettri di tutte quelle migliaia di codici, li portò all’inferno, li rigenerò con attenzione… e Rahab fece festa! Anzi: adesso Lucifero tiene d’occhio la Biblioteca Vaticana, perché presto occorrerà salvarla. Invece di dover rigenerare spettri, nel caso della Vaticana Lucifero vuole prenderla intatta prima della Fine del Tempo e portarla in blocco all’inferno. Non sarà una gran cosa?»
«Certo. Una delle cose che ho maggiormente invidiato ai papisti è la loro biblioteca. Ma… “spettri rigenerati”?»
«Dammi una pacca sulla schiena.»
«Come?»
«Dammela. No, più forte; non sono una fragile farfalletta. Ancora più forte. Ecco: hai appena colpito uno spettro rigenerato.»
«Mi sembra tutt’altro che incorporeo.»
«Certo, con quel che ho pagato per averlo. Fu prima che Lucifero posasse gli occhi su di me e mi trasformasse nel suo usignolo in una gabbia d’oro. Che brutta fine per Rahab. Se sei uno degli eletti e vai in Cielo, la rigenerazione ti viene data d’ufficio… ma qui te la compri a credito, e poi ti spacchi la schiena per pagarla. Sant’Alec, tu non sei morto, lo so. Un corpo rigenerato è esattamente come quello che hai prima della morte, ma è migliore. Non hai malattie, non hai allergie, non hai rughe… rughe un corno! Non ne avevo neppure una, il giorno che sono morta… ossia, ne avevo qualcuna, ma piccola piccola. Accidenti, sei riuscito a farmi di nuovo parlare di rughe! E pensare che si discuteva di relatività e di cosmologia… argomenti molto su, da veri intellettuali!»
Quella notte Kate volle dormire accanto a me. «Pat ha detto che non devi rimanere solo» mi spiegò.
«Pat pensa che stia ancora male. Non è vero.»
«Non discutere. E non fare quella faccia. Mamma Rahab ti farà fare un lungo sonno riposante.»
Nella notte mi svegliai, singhiozzando, e Kate era vicino a me. Sono certo che Pat le aveva parlato dei miei incubi. Con Kate a consolarmi, mi riaddormentai subito.
Fu un periodo dolce e piacevole… tranne che per l’assenza di Margrethe. Ma Kate mi convinse ad avere fiducia in Jerry e a non affliggermi, e io non mi lasciai prendere dalla tristezza… almeno di giorno, perché di notte mi svegliavo terrorizzato. Ma la sola presenza di Rahab e la sua fiducia nelle capacità di Jerry bastavano a calmarmi. Rahab fu sempre con me… tranne una notte in cui diede l’incarico a Sybil di farmi da infermiera.
Scoprii un particolare curioso. Nel sonno, senza accorgersene, Sybil riprendeva la sua forma naturale di diavolessa, succuba, ifrit o quello che era. Ossia era quindici centimetri più bassa e aveva quei graziosi cornini che avevo notato al Sans Souci.
Di giorno facevamo il bagno e andavamo a fare dei picnic sulle colline dei dintorni. Quando aveva trasportato laggiù quella residenza, Jerry doveva essersi portato via un bel numero di chilometri quadrati di territorio; da qualsiasi parte ci muovessimo, non riuscimmo a mai ad arrivare ai margini della tenuta.
O forse non capivo quel genere di cose.
Anzi, senza “forse”. Non ho mai capito niente, delle operazioni a livello divino.
Era passata circa una settimana dalla partenza di Jerry, quando Rahab arrivò con il mio manoscritto.
«Sant’Alec, Lucifero ha detto che devi aggiornarlo e tenerlo sempre aggiornato.»
«Bene. Posso scrivere a mano? O c’è una macchina per scrivere? So anche scrivere a macchina, se vi accontentate di un solo dito.»
«Scrivi a mano, la bella copia te la ribatto io. Ho fatto un mucchio di lavori di segreteria per il principe Lucifero.»
«Kate, a volte lo chiami Jerry e a volte Lucifero. Perché non lo chiami mai Satana?»
«Preferisce “Lucifero”. “Jerry” e “Kate” sono nomi appositamente inventati per te e Marga.»
«Anche “Sybil”» intervenne l’interessata.
«Certo, Egret» disse Kate. «Vuoi riprendere il tuo nome?»
«No. È bello che Alec e Marga ci chiamino con nomi che nessun altro conosce!»
«Un minuto» chiesi io. «La prima volta che ci siamo visti, tutt’e tre rispondevate a questi nomi come se fossero i vostri.»
«Io e Rahab siamo abituate a queste recitazioni estemporanee» disse Sybil-Egret. «Non sapevano di essere adoratori del fuoco finché non l’ho lasciato cadere nella conversazione. E io non sapevo di essere una strega finché non me l’hanno detto. Anche Israfail è sveglio in queste cose. Ma lui ha avuto più tempo di noi per prepararsi.»
«Quindi, siamo stati presi in giro senza neanche accorgercene. Come se arrivassimo dalla campagna.»
«Alec» mi disse Kate, con sincerità «se Lucifero fa una cosa, è perché ha un buon motivo, anche se non dà spiegazioni. Ma lo fa sempre a fin di bene, ti assicuro.»
Stavamo prendendo il sole in piscina, quando Jerry fece ritorno all’improvviso. Mi disse immediatamente, senza neppure fermarsi a parlare con Kate: «Vestiti. Partiamo subito».
Kate corse a prendermi gli abiti, e le ragazze mi vestirono con la rapidità con cui un pompiere risponde a un allarme. Kate mi infilò il rasoio nel taschino e mi abbottonò. Io esclamai: «Sono pronto!»
«Il manoscritto.»
Kate corse a prenderlo e lo portò subito.
In quel breve tempo, Jerry era arrivato alla statura di quattro metri… ed era cambiato. Era sempre Jerry, ma ora capii perché Lucifero fosse noto come il più bello di tutti gli angeli. «Arrivederci» disse. «Rahab, mi metto in contatto appena posso.» E fece per sollevarmi.
«Aspetta! Io ed Egret dobbiamo salutarlo!»
«Ah. In fretta, mi raccomando!»
Entrambe mi abbracciarono per un istante, una per parte, e mi diedero un bacio sulla guancia. Poi Jerry mi sollevò come un bambino e s’innalzò. Colsi la forma del Sans Souci, il Palazzo e la Piazza, poi il fumo e le fiamme del Pozzo. Uscimmo da quel mondo.
Non so quanto sia durato il viaggio. Fu come l’interminabile caduta all’inferno, ma questa volta ero sorretto da Jerry. Mi parve di essere tornato bambino e di essere in braccio a mio padre, quando avevo pochi anni e lui, dopo cena, mi prendeva e mi teneva finché non mi addormentavo.
Suppongo di essermi addormentato. Dopo un tempo lunghissimo, sentii che Jerry atterrava. Mi posò a terra.
Nel posto dove ci trovavamo c’era la forza di gravità: “su” e “giù” tornavano ad avere senso. Ma non credo che si trattasse di un pianeta. Vedevo unicamente il marciapiedi o il porticato di un immenso edificio, e tutt’attorno si scorgeva solo una nebbia.
Jerry disse: «Sei a posto?»
«Sì, certo.»
«Allora, ascolta attentamente. Ti porto a vedere… no, ti porto a farti vedere… da un Arconte: un’Entità che sta a me e a mio fratello Yahweh come il tuo Dio Yahweh sta a te. Capito?»
«Più o meno.»
«A sta a B come B sta a C. Per questa Entità, Yahweh è come un bambino che costruisce un castello di sabbia e poi lo distrugge in un momento di irritazione infantile. Per lui, anch’io sono un bambino. Per me, lui è come per te la trinità di Padre, Figliolo e Spirito Santo. Io non lo venero come un dio, perché lui non chiede, né si aspetta, né vuole questo genere di adulazioni. Anzi, Yahweh è forse il solo dio che ha questo genere di vizio… almeno, non conosco altri luoghi dove si pratichi l’adorazione degli dèi. Ma ammetto di essere giovane e di non avere viaggiato molto.»