Le Torri di Mezzanotte
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #13
- Год: 2012
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:
Аннотация
Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
Gli uomini sono strani, trasmise Hopper.
Perrin si voltò verso il vecchio lupo.
Gli uomini pensano strani pensieri, disse Hopper. Noi non cerchiamo di capirli. Perché il cervo fugge, il passero vola, l’albero cresce? Lo fanno. Tutto qua.
«Molto bene» disse Perrin.
Non posso insegnare a un passero a cacciare, continuò Hopper. E un passero non insegna a un lupo a volare.
«Ma qui tu puoi volare» disse Perrin.
Sì. E non mi è stato insegnato. Lo so. L’odore di Hopper era pieno di emozione e confusione. Tutti i lupi ricordavano ogni cosa che uno della loro razza sapeva. Hopper era frustrato perché voleva insegnare a Perrin, ma non era abituato a fare cose alla maniera della gente.
«Per favore» disse Perrin. «Cerca di spiegarmi cosa intendi. Mi dici sempre che sono qui 'con troppa forza’. È pericoloso, dici. Perché?»
Tu sonnecchi, disse Hopper. L’altro te. Non puoi stare qui troppo a lungo. Devi sempre ricordare che sei innaturale qui. Questa non è la tua tana.
Hopper si voltò verso le case attorno a loro. Questa è la tua tana, la tana del tuo genitore. Questo posto. Ricordalo. Ti impedirà di perderti. È così che faceva una volta la tua razza. Tu comprendi.
Non era una domanda, anche se era una sorta di supplica. Hopper non era certo di come spiegare ulteriormente.
«Posso tentare» pensò Perrin, interpretando le immagini trasmesse meglio che poteva. Ma Hopper si sbagliava. Questo posto non era casa sua. La casa di Perrin era con Faile. Aveva bisogno di ricordarsi quello, in qualche modo, per impedire di essere attirato con troppa forza nel sogno del lupo.
Io ho visto la tua lei nella tua mente, Giovane Toro, trasmise Hopper, inclinando il capo. Lei è come un alveare di api, con miele dolce e pungiglioni acuminati. L’immagine di Faile mandata da Hopper era quella di un lupo femmina molto disorientante. Una che un momento avrebbe mordicchiato il suo naso per giocare, poi quello successivo gli avrebbe ringhiato contro, rifiutandosi di condividere la sua carne.
Perrin sorrise.
Il ricordo è una parte, trasmise Hopper. Ma l’altra parte sei tu. Tu devi rimanere come Giovane Toro. Il riflesso di un lupo nell’acqua, che scintillava e diventava indistinto mentre veniva attraversato dalle increspature.
«Io non capisco.»
La forza di questo posto, Hopper inviò un’immagine di un lupo intagliato nella pietra, è la forza che hai tu. Il lupo rifletté per un momento. Resta. Rimani. Sii tu.
Detto questo, il lupo si alzò e indietreggiò, come preparandosi per avventarsi su Perrin.
Confuso, Perrin immaginò sé stesso così com’era, mantenendo quell’immagine nella sua testa con quanta più forza possibile.
Hopper corse e balzò su di lui, sbattendo il proprio corpo contro Perrin. Lo aveva fatto già altre volte, in qualche modo obbligando Perrin a uscire dal sogno del lupo.
Stavolta, però, Perrin era pronto e in attesa. D’istinto, Perrin spinse a sua volta. Il sogno del lupo tremolò attorno a lui, poi tornò di nuovo saldo. Hopper rimbalzò via da lui, anche se quel lupo così pesante avrebbe dovuto scaraventare a terra Perrin.
Hopper scosse il capo, come intontito. Bene, trasmise. Bene. Tu impari. Ancora.
Perrin si fece forza appena in tempo prima che Hopper lo urtasse una seconda volta. Perrin bofonchiò, ma rimase saldo.
Qui, trasmise Hopper, dando un’immagine di un campo di grano. Hopper scomparve e Perrin lo seguì. Non appena riapparve, il lupo andò a sbattere contro di lui, mente e corpo.
Perrin cadde a terra stavolta, tutto quanto che tremolava e luccicava. Si sentì spinto via, costretto a uscire dal sogno del lupo e a tornare ai suoi sogni normali.
No!, pensò, mantenendo un’immagine di sé stesso inginocchiato tra quei campi di grano. Lui era lì. Lo immaginava, solido e reale. Sentiva l’odore dell’avena e dell’aria umida, viva delle fragranze di terra e foglie cadute.
Bene, trasmise Hopper. Impari in fretta.
«Non c’è alternativa» disse Perrin, rialzandosi in piedi.
L’Ultima Caccia arriva, convenne Hopper, inviando un’immagine dell’accampamento dei Manti Bianchi.
Perrin seguì, stando pronto. Non giunse nessun attacco. Si guardò attorno in cerca del lupo.
Qualcosa si schiantò contro la sua mente. Non ci fu alcun movimento, solo l’attacco mentale. Non fu forte quanto prima, ma fu inatteso. Perrin riusci a malapena a ricacciarlo indietro.
Hopper cadde dall’aria, atterrando con delicatezza al suolo. Stai sempre all’erta, trasmise il lupo. Sempre, ma in particolare quando ti muovi. Un’immagine di un lupo cauto, che saggiava l’aria prima di muoversi in un pascolo aperto.
«Capisco.»
Ma non venire con troppa forza, lo rimproverò Hopper.
Immediatamente, Perrin si costrinse a ricordare Faile e il posto dove dormiva. La sua casa. Lui... svanì un poco. La sua pelle non divenne trasparente e il sogno del lupo rimase lo stesso, ma si sentì più esposto.
Bene, trasmise Hopper. Sempre pronto, ma non reggendoti mai con troppa forza. Come portare un cucciolo tra i denti.
«Questo non sarà un equilibrio facile» disse Perrin.
Hopper emanò un odore lievemente confuso. Certo che era difficile.
Perrin sorrise. «E ora?»
Correre, trasmise Hopper. Poi altro esercizio.
Il lupo schizzò via, sfrecciando in un insieme indistinto di grigio e argento verso la strada. Perrin lo seguì. Percepiva determinazione da Hopper, un odore che era stranamente simile a quello di Tam quando addestrava i profughi a combattere. Questo fece sorridere Perrin.
Corsero lungo la strada e Perrin si esercitò con l’equilibrio di non essere nel sogno con troppa forza, tuttavia essere pronto a rafforzare la sua sensazione di sé in qualunque momento. Di tanto in tanto Hopper lo attaccava, cercando di scagliarlo via dal sogno del lupo. Continuarono finché — tutt’a un tratto — Hopper non smise di correre.
Perrin fece qualche altro passo, slanciandosi davanti al lupo, prima di fermarsi. C’era qualcosa di fronte a lui. Un muro viola traslucido che tagliava la strada proprio di traverso. Si estendeva fino al cielo e in lontananza sia a sinistra che a destra.
«Hopper?» chiese Perrin. «Cos’è questo?»
Sbagliato, trasmise Hopper. Non dovrebbe essere qui. Il lupo odorava di rabbia.
Perrin fece un passo avanti e sollevò una mano verso la superficie, ma esitò. Sembrava vetro. Non aveva mai visto nulla del genere nel sogno del lupo. Poteva trattarsi di una bolla di male? Alzò lo sguardo verso il cielo.
All’improvviso il muro risplendette e scomparve. Perrin sbatté le palpebre, barcollando all’indietro. Lanciò un’occhiata a Hopper. Il lupo era accovacciato, e fissava il punto dove si era trovato il muro. Vieni, Giovane Toro, trasmise infine il lupo. Ci eserciteremo in un altro posto.
Si allontanò a balzi. Perrin tornò a guardare lungo la strada. Qualunque cosa fosse stata il muro, non aveva lasciato alcun segno visibile della sua esistenza.
Turbato, Perrin seguì Hopper.