Le Torri di Mezzanotte
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #13
- Год: 2012
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:
Аннотация
Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
18
La forza di questo posto
Perrin correva attraverso il buio. Strascichi di caligine acquosa gli sfioravano la faccia e si condensavano nella sua barba. La sua mente era annebbiata, distante. Dove stava andando? Cosa stava facendo? Perché stava correndo?
Ruggì e caricò, squarciando l’oscurità velata e sbucando all’aria aperta. Trasse un profondo respiro e atterrò in cima a una ripida collina ricoperta di corta erba a chiazze, con un anello di alberi alla base. Il cielo rombava e si rimestava di nuvole, come una pentola di catrame ribollente.
Era nel sogno del lupo. Il suo corpo sonnecchiava nel mondo reale, sulla sommità di questa collina, con Faile. Sorrise, respirando profondamente. I suoi problemi non erano diminuiti. In effetti, con l’ultimatum dei Manti Bianchi, parevano ingigantiti. Ma tutto andava bene con Faile. Quel semplice fatto cambiava così tanto. Con lei al suo fianco, lui poteva fare qualunque cosa.
Balzò giù dalle pendici della collina e attraversò la zona aperta dove il suo esercito era accampato. Erano stati lì abbastanza a lungo che erano apparsi dei segni nel sogno del lupo. Tende riflettevano il mondo della veglia, anche se i loro lembi erano in una posizione diversa ogni volta che li guardava. Fosse per i fuochi da campo nel terreno, solchi nei sentieri, occasionali pezzi di rifiuti o attrezzi gettati. Questi comparivano di colpo, poi svanivano.
Si mosse rapido attraverso il campo, ogni passo che gliene faceva percorrere dieci. Una volta avrebbe potuto trovare sinistra la mancanza di persone nell’accampamento, ma era abituato al sogno del lupo ora. Questo era naturale.
Perrin si avvicinò alla statua al lato del campo, poi alzò lo sguardo verso la pietra butterata dal tempo, ricoperta di licheni color nero, arancione e verde. La statua doveva essere stata in una posa strana, se era caduta in tal modo. Sembrava quasi che fosse stata creata così: un enorme braccio che spuntava dal terreno argilloso.
Perrin svoltò a sudest, verso il punto in cui si sarebbe trovato l’accampamento dei Manti Bianchi. Doveva fare i conti con loro. Era sempre più certo — fiducioso, perfino — di non poter continuare finché non avesse affrontato queste ombre dal passato.
C’era solo un modo per occuparsi di loro per certo. Una trappola attenta usando gli Asha’man e le Sapienti, e Perrin avrebbe potuto colpire i Figli con tanta forza da mandarli in pezzi. Forse poteva perfino distruggerli in maniera permanente come organizzazione.
Aveva i mezzi, l’opportunità e la motivazione. Niente più paura per quelle terre, niente più processi farsa dei Manti Bianchi. Balzò in avanti, librandosi per trenta piedi e cadendo delicatamente a terra. Poi partì correndo a sudest lungo la strada.
Trovò l’accampamento dei Manti Bianchi in una concavità boscosa, con migliaia di tende montate in stretti anelli. Le tende di circa diecimila Figli, assieme ad altrettanti mercenari e altri soldati. Balwer stimava che questo fosse il grosso dei Figli rimasti, anche se non era stato chiaro su come aveva ottenuto quell’informazione. C’era da sperare che l’odio di quell’uomo polveroso verso i Manti Bianchi non stesse offuscando il suo giudizio.
Perrin si mosse fra le tende, guardando per vedere se riusciva a scoprire qualcosa che fosse sfuggito a Elyas e agli Aiel. Era improbabile, ma supponeva che valesse la pena tentare, già che era qui. Inoltre voleva vedere quel posto con i propri occhi. Sollevò lembi, si mosse fra raggruppamenti di tende, per ispezionare il posto e avere un’idea sia del campo che dei suoi occupanti. L’accampamento era disposto in modo molto ordinato. Gli interni erano meno stabili delle tende stesse, ma anche quello che vide era sistemato per bene.
Ai Manti Bianchi piacevano le cose pulite, ordinate e piegate attentamente. E amavano fingere che l’intero mondo potesse essere lucidato e pulito allo stesso modo, le persone definite e spiegate con una o due parole.
Perrin scosse il capo, dirigendosi verso la tenda del lord Capitano Comandante. La disposizione delle tende lo condusse lì facilmente, nell’anello centrale. Non era molto più grande delle altre tende, e Perrin vi si infilò dentro, cercando di vedere se riusciva a trovare qualcosa di utile. Era ammobiliata in modo semplice, con un giaciglio arrotolabile che era in una posizione diversa ogni volta che Perrin lo guardava, assieme a un tavolo su cui erano posati oggetti che scomparivano e apparivano a caso.
Perrin vi si accostò, prendendo qualcosa che comparve lì. Un anello con sigillo. Non riconobbe il sigillo, un pugnale alato, ma lo memorizzò appena prima che svanisse dalle sue dita, troppo transitorio per rimanere a lungo nel sogno del lupo. Anche se si era incontrato col capo dei Manti Bianchi e aveva intrattenuto una corrispondenza con quell’uomo, non sapeva molto del suo passato. Forse questo avrebbe aiutato.
Cercò nella tenda ancora per un po’, non trovando nulla di utile, poi si diresse a quella più grande dove Gaul aveva spiegato che erano trattenuti molti dei prigionieri. Qui vide il cappello di mastro Gill apparire per un momento, poi scomparire.
Soddisfatto, Perrin uscì dalla tenda. Mentre lo faceva, scoprì che qualcosa lo turbava. Non avrebbe dovuto tentare qualcosa del genere quando Faile era stata rapita? Aveva mandato numerosi esploratori a Malden. Luce, aveva dovuto trattenersi dal precipitarsi lì per trovare Faile per conto suo! Ma non aveva mai provato a visitare quel posto nel sogno del lupo.
Forse sarebbe stato inutile. Ma non aveva considerato quella possibilità e ciò lo turbava.
Rimase immobile mentre passava accanto a un carretto lasciato accanto a una delle tende dei Manti Bianchi. Il retro era aperto e lì giaceva un lupo argenteo brizzolato, che lo osservava.
«Lascio che la mia attenzione si restringa troppo, Hopper» disse Perrin. «Quando mi lascio consumare da un obiettivo, questo può rendermi incauto. Può essere pericoloso. Come in battaglia, quando concentrarti sull’avversario di fronte a te può lasciarti esposto all’arciere sul fianco.»
Hopper socchiuse la bocca, sorridendo alla maniera dei lupi. Balzò giù dal carro. Perrin poteva percepire altri lupi nei paraggi, gli altri del branco con cui aveva corso in precedenza. Danza Quercia, Scintille e Sconfinato.
«D’accordo» disse a Hopper. «Sono pronto a imparare.»
Hopper si accovacciò, osservando Perrin. Segui, trasmise il lupo.
Poi scomparve.
Perrin imprecò, guardandosi attorno. Dov’era andato il lupo? Si mosse attraverso il campo, cercandolo, ma non riuscì a percepire Hopper da nessuna parte. Si protese all’infuori con la mente. Nulla.
Giovane Toro. All’improvviso Hopper fu dietro di lui. Segui. Scomparve di nuovo.
Perrin bofonchiò, poi si mosse per l’accampamento in un lampo. Quando non trovò il lupo, si trasferì al campo di grano dove aveva incontrato Hopper l’ultima volta. Il lupo non era lì. Perrin rimase tra le spighe ondeggianti, frustrato.
Hopper lo trovò pochi minuti dopo. Il lupo odorava d’insoddisfazione. Segui!, trasmise.
«Non so come» disse Perrin. «Hopper, non so dove stai andando.»
Il lupo si mise a sedere. Inviò un’immagine di un cucciolo di lupo, che si univa agli altri del branco. Il cucciolo guardava gli anziani e faceva quello che facevano loro.
«Io non sono un lupo, Hopper» disse Perrin. «Non imparo come fate voi. Devi spiegarmi quello che vuoi che faccia.»
Segui qui. Il lupo mandò un’immagine, stranamente, di Emond’s Field. Poi svanì.
Perrin lo seguì, comparendo su un prato familiare. Un gruppo di edifici lo fiancheggiava, cosa che gli sembrava sbagliata. Emond’s Field sarebbe dovuto essere un piccolo villaggio, non una cittadina con mura di pietra e una strada che correva oltre la locanda del sindaco, lastricata di pietra. Molto era cambiato nel breve tempo in cui era stato via.
«Perché siamo venuti qui?» domandò Perrin. Lo stendardo con la testa di lupo, cosa inquietante, sventolava ancora sull’asta sopra il prato. Sarebbe potuto essere un trucco del sogno del lupo, ma ne dubitava. Sapeva fin troppo bene con quanto entusiasmo la gente dei Fiumi Gemelli sventolava la bandiera di "Perrin Occhidoro".