Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
Lui mi aveva detto di dover restituire un carro al suo proprietario, in una cittadina che avremmo incontrato lungo la strada. Ossia, al momento aveva troppi carri presso di sé, suoi o d’altri, perché altrimenti avrebbe aspettato che si presentasse qualcuno a cui noleggiarlo.
Io dissi che avrei potuto restituirlo in cambio di un giorno di paga (alla tariffa bassissima che mi pagava per pulirgli la stalla).
Lui allora osservò che mi faceva un favore, dato che io e mia moglie dovevamo andare a Joplin.
Aveva la logica dalla sua, e il vantaggio della posizione; accettai. Ma sua moglie ci preparò un cestino con del cibo per il viaggio, oltre a farci dormire nel fienile e a darci la colazione.
Avevamo appena raggiunto la periferia di una cittadina (Lowell? Racine? non ricordo più) quando scorsi qualcosa che mi ricordò la mia infanzia: la tenda di un predicatore itinerante, un “revivalista”, come ai vecchi tempi. A sinistra della strada c’era un cimitero; di fronte a questo, a destra della carreggiata, su un pascolo, c’era la tenda. Mi chiesi se tanta vicinanza fra il camposanto e il predicatore della Bibbia fosse voluta… Se ci fosse stato di mezzo il mio capo, reverendo Danny, sarebbe stata certamente voluta: molta gente diventa assai suscettibile ai messaggi religiosi, se vede davanti a sé qualche lapide.
Accanto alla tenda, da un lato, c’erano molti carri, e poco più in là era stato allestito un corral per i cavalli. Dall’altra parte della tenda c’erano invece alcuni tavoli e panche di legno grezzo, con ancora gli avanzi del pasto. Era evidentemente un serio raduno di esercizi spirituali: iniziava il mattino, s’interrompeva per il pasto e poi riprendeva il pomeriggio; poi si interrompeva una seconda volta per la cena, e si chiudeva soltanto quando — a giudizio del revivalista — non ci fossero più state anime da salvare in giornata.
(Mi fanno ridere certi pretini di città, con i loro “messaggi ispirati” di cinque minuti. Si racconta che Billy Sunday predicasse per sette ore senza toccare altro cibo che un bicchier d’acqua, poi facesse altre sette ore di predica la sera e il giorno seguente. Non si lamentino, poi, se i culti pagani dilagano!)
Accanto alla tenda c’era anche un carrozzone con due cavalli, che portava sul fianco la scritta:
Tirai la briglia per fermare il cavallo e dissi: «Cara, guarda cosa c’è!»
Margrethe lesse la scritta, non fece commenti.
«Ammiro il suo coraggio» proseguii io. «Fratello Barnaby si gioca la reputazione scommettendo che il giorno del giudizio sarà prima del giorno del raccolto… che dovrebbe arrivare presto, quest’anno, con tutto il caldo che abbiamo patito.»
«Ma non pensavi anche tu che il giorno del giudizio fosse vicino?» chiese lei.
«Sì, ma io non mi ci gioco la reputazione professionale… solo l’anima e il paradiso. Marga, ogni studioso della Bibbia interpreta in modo diverso le profezie. Gran parte degli attuali millenaristi non si aspetta il giorno del giudizio prima dell’anno 2000. Vorrei sentire come la pensa fratello Barnaby. Può darsi che mi possa offrire qualche spunto interessante. Ti dispiace se ci fermiamo qui un’oretta?»
«Fermiamoci pure, se lo desideri. Ma… Alec, desideri che venga anch’io? Devo proprio?»
«Be’…» (Sì, cara, certo che lo desidero!) «Preferisci rimanere sul carro?»
Il suo silenzio fu abbastanza eloquente. «Capisco, Marga. Non voglio costringerti. Ma ascolta. In queste ultime settimane non ci siamo mai separati, tranne quando era assolutamente necessario. E tu sai perché. Con tutti questi cambiamenti, non vorrei che uno sopraggiungesse mentre io sono dentro e tu sei qui fuori. Comunque, potremmo stare all’esterno della tenda; vedo che l’hanno sollevata.»
Lei drizzò la schiena. «Scusa, non ci pensavo. No, no, andiamo dentro. Alec, hai ragione, i cambiamenti avvengono troppo in fretta. Non ti posso chiedere di rinunciare a una riunione dei tuoi correligionari.»
Fermai il carro all’estremità della fila, poi portai il cavallo insieme con gli altri. Marga non si staccò da me. Quando ci avvicinammo di nuovo alla tenda sentii cantare l’inno Accendi una lucerna nella tua casa (“per guidare alla salvezza chi è lontano dal porto”).
Cantai anch’io le ultime parole del ritornello.
Mi sembrava di essere ritornato bambino.
I soli strumenti musicali erano un organo e un trombone, e la presenza di quest’ultimo mi sorprese piacevolmente: non c’è altro strumento che possa fare onore agli inni La Città Divina e Il Figlio di Dio va alla guerra. Inoltre c’era un coro vestito di bianco, da angeli: un coro preparato in quattro e quattr’otto, perché le vesti denunciavano chiaramente la loro origine domestica, da lenzuoli vecchi. Ma la mancanza di allenamento era compensata dallo zelo. La musica da chiesa non ha bisogno di essere intonata: basta che sia sincera… e a tutto volume.
Nel centro della tenda c’era uno stretto corridoio, coperto di segatura, tra due file di panche. Il corridoio terminava contro una specie di balaustra, ottenuta con qualche paletto e qualche asta di legno. Dietro mia richiesta, un aiutante del predicatore ci condusse fino a un posto delle prime file; la panca era quasi piena, ma la gente si spostò per lasciarci sedere. Certo, dietro c’era posto, ma tutti i predicatori odiano la gente — e il loro numero è infinito! — che va a sedere in fondo quando c’è posto davanti.
Quando la musica terminò, fratello Barnaby si alzò e raggiunse il pulpito; posò le mani sulla bibbia. «Nella Bibbia c’è tutto» disse a bassa voce. Tutti fecero silenzio.
Si guardò attorno. «Chi vi ama?»
«Cristo ci ama!»
«Fatevi sentire meglio da Lui.»
«Cristo ci ama!»
«Come lo sapete?»
«Nella Bibbia c’è tutto!»
Cominciai a notare un odore che non sentivo da tempo. Il mio professore di omelia ci aveva detto una volta, durante un seminario, che un gruppo di ascoltatori pieni di fervore religioso ha un odore forte e caratteristico (“una puzza”, le parole da lui usate) composto di sudore e di umori maschili e femminili. «Figli miei» ci aveva detto «se i vostri parrocchiani, riuniti per la funzione, profumano troppo di pulito, significa che non riuscite a fare breccia in loro. Se non riuscite a farli sudare, a farli contorcere nel loro muschio come altrettanti gatti in calore, tanto vale che cambiate mestiere e andiate dai papisti. L’estasi religiosa è la più forte emozione umana; quando c’è, se ne sente l’odore!»
A giudicare da quel che fiutavo, fratello Barnaby era uno che riusciva a fare breccia.
(Mentre io non ci sono mai riuscito, devo confessare. Ecco perché mi sono dato agli aspetti organizzativi e amministrativi.)
«Sì, nella Bibbia c’è tutto. E la Bibbia non è un’allegoria, ma la verità letterale. Ora vi leggerò dalla Bibbia: “Poiché il Signore stesso, al segnale dato, alla voce dell’Arcangelo e alla tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risorgeranno i morti in Cristo.”»
Naturalmente, riconobbi la lettera ai Tessalonicesi. Fratello Barnaby si guardò attorno.
«Quest’ultima riga è importante, fratelli. Che cosa significa? Non parla dei morti in generale, ma dei morti in Cristo. Coloro che sono rinati in Gesù e che sono morti in stato di grazia prima della sua seconda venuta, saranno i primi. I primi a risorgere. Le loro tombe si apriranno, riavranno miracolosamente il corpo… la vita, la salute e la perfezione fisica… e guideranno la processione verso il cielo, dove vivranno in letizia eterna accanto al grande trono bianco!»