Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«Chi devo dire?»
(Primo ostacolo… sbagliato. O l’aveva sbagliato lei?) «Non mi riconosce?»
«No, mi spiace. È un nostro cliente?»
«Da quanto lavora qui?»
«Tre mesi.»
«Questo spiega tutto. Dica a Crumpacker che è arrivato Alec Graham.»
Non sentii quel che Crumpacker le diceva al telefono, ma vidi che la ragazza sollevava le sopracciglia. Però, disse solo: «Il signor Crumpacker la riceverà subito». Poi si voltò verso Margrethe: «Mentre aspetta, vuole una rivista? Un drink? Sigaretta?»
Io dissi: «Lei viene con me».
«Ma…»
«Seguimi, Marga.» E mi diressi lungo il corridoio.
La stanza di Crumpacker non fu difficile da trovare: era quella da cui uscivano gli strilli. S’interruppero bruscamente quando aprii la porta e feci entrare Margrethe. Nel seguirla, sentii che l’uomo diceva: «Signorina, lei non può entrare!»
«Sì, invece» dissi io, e mi chiusi la porta alle spalle. «Mia moglie rimane.»
Lui rimase a bocca aperta. «Tua moglie?»
«Sorpreso, vero? Ci siamo sposati negli scorsi mesi. Cara, ti presento Sam Crumpacker, uno dei miei avvocati.» (Avevo letto il nome sulla porta.)
«Lieta di conoscerla, signor Crumpacker.»
«Uh, il piacere è mio, signora Graham. Le mie felicitazioni. Congratulazioni, Alec… hai sempre avuto un certo occhio.»
Io dissi: «Grazie. Accomodati, Marga».
«Un momento, ragazzi! Tua moglie non può stare… lo sai!»
«Io non so niente. Questa volta, voglio un testimone.» No, non avevo le prove che trattasse affari illegali. Ma avevo imparato da tempo che, quando si ha a che fare con gli avvocati, c’è poco da fidarsi di chi non vuole testimoni. Perciò, le Chiese Unite avevano sempre qualche testimone, e si mantenevano sempre nell’ambito delle leggi; alla lunga, finiva per essere un risparmio.
Marga era seduta; io mi sedetti accanto a lei. Crumpacker era scattato in piedi al mio arrivo e non si era più seduto. Mosse nervosamente le labbra, e infine disse: «Dovrei avvertire il giudice federale».
«Certo» convenni. «Prendi il telefono e chiamalo. Andiamo tutti e due a trovarlo. Diciamogli tutto. Con dei testimoni. Facciamo venire i giornalisti: tutta la stampa, e non solo quella addomesticata.»
(Che cosa sapevo? Niente, è ovvio. Ma quando si bluffa, è meglio bluffare alto.)
«Sarebbe mio dovere.»
«Ti prego, telefona! Diciamo tutti i nomi per disteso, raccontiamo chi è stato e chi gli ha dato i soldi. Voglio mettere tutto nero sui bianco… prima che qualcuno m’infili il cianuro nel caffè.»
«Non parlare così.»
«Perché, non ne ho il diritto? Chi mi ha gettato fuori bordo? Chi?»
«Non accusare me!»
«No, Sam, non penso che sia stato tu. Ma potrebbe essere stato un tuo parente. Eh?» Poi gli rivolsi il mio miglior sorriso della serie “vecchio mio”. «Scherzavo. Il mio vecchio amico Sam non può volermi morto. Ma puoi spiegarmi alcune cose e mi puoi dare una mano. Sam, non è bello trovarsi in mezzo all’oceano, dall’altra parte del mondo… perciò è il minimo che puoi fare per me.» (No, continuavo a non saperne niente… ma davanti a me c’era un uomo con la coscienza sporca. Non dovevo perdere il vantaggio psicologico.)
«Alec, cerchiamo di risolvere le cose con calma.»
«Io non ho fretta. Ma voglio spiegazioni. E soldi.»
«Alec, ti do la mia parola d’onore che non so niente di quel che ti è successo. So soltanto che quella nave è arrivata a Portland senza di te. E che mi è toccato andare fino nell’Oregon per assistere mentre aprivano la tua cassetta di sicurezza. E dentro c’era solo un centomila, gli altri mancavano. Chi se li è presi, Alec? E chi ha fregato te?»
Mi fissava attentamente, e io cercai di rimanere impassibile. Mi domandai se fosse vero. Da una parte, quel Crumpacker doveva essere capace di mentire con la stessa facilità con cui tirava il fiato. Dall’altra, non mi pareva possibile che il mio amico commissario di bordo — o il commissario in combutta con il capitano — avessero svaligiato la cassetta.
Come ipotesi di lavoro, scegliete sempre la spiegazione più semplice. Ossia, quella che Crumpacker mentisse. Il commissario di bordo non poteva andare a frugare tra gli effetti di un passeggero scomparso senza avvertire il capitano, e se quei due ufficiali, con una carriera e una reputazione da difendere, fossero andati a rubare nella mia cassetta di sicurezza, perché lasciarvi centomila dollari? Era meglio portare via tutto e poi fare lo gnorri. Le affermazioni di Crumpacker non erano affatto convincenti.
«Perché, cosa mancava?» chiesi.
«Eh?» Guardò nervosamente Margrethe. «Oh, al diavolo! Alec, dovevano essercene altri novecento. Quelli che non hai consegnato a Tahiti.»
«E chi dice che non li ho consegnati?»
«Alec, non peggiorare le cose. Il signor Z. lo dice. Hai cercato di affogare il suo incaricato.»
Scoppiai a ridere. «Vuoi dire quei tre gangster dei Tropici? Volevano prendersi i soldi senza farsi riconoscere e senza dare garanzie. Io ho detto loro “Nossignore!”… e l’intelligentone mi ha fatto gettare nella piscina dai suoi gorilla. Hmm… Sam, ora so quello che è successo. Procurati l’elenco dei passeggeri saliti sulla Konge Knut a Papeete.»
«Perché?»
«Perché così troverai il colpevole. Oltre a prendere i soldi, mi ha gettato in mare. E quando saprai il suo nome, non preoccuparti di farlo estradare: dimmi solo chi è. Me ne occuperò io. Di persona.»
«Maledizione, a noi interessa riavere quel milione di dollari.»
«E credi ancora di poterlo riavere? È finito in mano al signor Z., ma tu non hai nessuna ricevuta. Non fare l’ingenuo, Sam: il milione è sparito, ma non quello che mi spetta. Perciò, passami quei centomila. Adesso.»
«Cosa? Se li è tenuti il pubblico accusatore di Portland, come prove a carico.»
«Sam, vecchia volpe, non insegnare a tua nonna come si rubano le galline. Prova di cosa? Chi è l’accusato? E di cosa lo si accusa? Mi si accusa di avere rubato dei soldi dalla mia stessa cassetta di sicurezza? Che reato è?»
«Qualcuno ha preso novecentomila dollari. Ecco qual è il reato!»
«Davvero? Chi è il derubato? Chi ha detto che nella mia cassetta c’erano altri novecento mila dollari? Io non l’ho detto a nessuno. Perciò, Sam, piglia quel telefono, chiama il giudice istruttore di Portland. Chiedigli perché trattiene quei soldi… e chi ha denunciato il furto. Arriviamo in fondo alla cosa. Telefona, Sam. Se quel buffone di magistrato ha i miei soldi, glieli faccio sputare.»
«Che ansia di parlare con i giudici, Alec! Strano, da parte tua!»
«Forse ho avuto un accesso di onestà. Sam, se non vuoi telefonare a Portland, allora so già tutto quello che devo sapere. Ti hanno chiamato laggiù per rappresentarmi, come mio avvocato. Un passeggero americano caduto fuori bordo; una nave battente bandiera di un’altra nazione; l’avvocato del passeggero viene chiamato per fare l’inventario delle sue proprietà. Poi gli passano il tutto e lui dà una ricevuta. Sam, dove hai cacciato i miei vestiti?»
«Be’, li ho dati alla Croce Rossa. Cosa dovevo farne?»
«Sì?»
«Quando il giudice ha tolto il sequestro, voglio dire.»
«Molto interessante. Il giudice istruttore federale si tiene i soldi, anche se nessuno ha denunciato furti… ma rinuncia a trattenere gli abiti anche se l’unico reato possibile è l’omicidio.»
«Uh!»
«E io nella parte della vittima. Chi mi ha buttato in mare, Sam, e chi lo ha pagato per farlo? Sam, sappiamo tutt’e due dove sono quei soldi.» Mi alzai e indicai con la mano. «In quella cassaforte, Sam. È lì che devono trovarsi, logicamente. Non puoi metterli in banca perché resterebbe traccia del versamento; non puoi tenerli in casa perché tua moglie li scoprirebbe. E non li hai certamente divisi con i soci, Sam. Apri la cassaforte. Voglio vedere se ci sono centomila dollari, lì dentro… oppure un milione.»