Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 978-88-04-33638-9
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il pianeta del miraggio [Job: A Comedy of Justice - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per il premio Nebula per il miglior romanzo in 1984.
Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1985.
«Sei pazzo!»
«Chiama il giudice. Digli di farti da testimone.»
Era talmente irritato che non riusciva neppure a parlare. Gli tremavano le mani. Non bisogna far arrabbiare gli uomini di bassa statura… e lui era di tutta la testa più basso di me. Non mi avrebbe assalito di persona — era un avvocato — ma in futuro avrei fatto bene a non dare mai le spalle alle porte e ad adottare accorgimenti analoghi.
Perciò, era giunto il momento di mostrare il guanto di velluto. «Sam, Sam, non prenderla così sul serio. Tu mi hai accusato… e io ho accusato te. Dio solo sa perché i giudici istruttori facciano certe cose e non ne facciano altre… quel figlio di buona donna si sarà già fregato tutto, a quest’ora, con la scusa che sono morto e che non andrò mai laggiù a protestare. Perciò adesso andrò a Portland e lo metterò sotto il torchio.»
«Sei ricercato, laggiù.»
«Davvero? E di cosa?»
«Seduzione con promessa di matrimonio. Una donna della nave.» Ebbe la gentilezza di scusarsi di fronte a Margrethe. «Mi scusi, signora Graham, ma è stato suo marito a chiederlo.»
«Oh, non ha importanza» disse lei, con irritazione.
«Mi do da fare, tutto qui. E com’è la donna? È carina? Come si chiama?»
«Non l’ho vista. Non era presente. Vuoi sapere come si chiama? Un nome svedese. Gunderson, mi pare. Margaret Gunderson, ecco.»
Margrethe, fortunatamente, non fiatò, neppure nel sentirsi definire svedese. Io dissi, meravigliato: «Mi si accusa di avere sedotto una donna… su una nave straniera, nei Mari del Sud. E a Portland c’è un mandato di cattura a mio nome. Ma che razza di avvocato sei? Lasciare che appioppino a un tuo cliente un mandato di cattura in base a un’accusa così ridicola!»
«Sono un avvocato che non si muove se non ce n’è bisogno, ecco cosa sono. Come hai detto tu, non si può mai sapere cosa passa nel cervello di un procuratore federale; gli tolgono il cervello quando li nominano. Non era una cosa importante, dato che tutti ti credevamo morto. Te l’ho detto per farti un favore, perché tu non ti metta nei pasticci. Se mi dai tempo, metterò la cosa a tacere… e allora potrai andare a Portland.»
«Mi pare ragionevole. E non sarò ricercato anche qui a Dallas, spero!»
«No. Cioè, sì e no. Sai il patto: noi gli abbiamo assicurato che non intendevi ritornare, e loro hanno chiuso un occhio quando sei partito. Però, adesso sei qui. Alec, non puoi farti vedere da queste parti. O in altre parti del Texas. Anzi, a dire il vero, sarebbe meglio che lasciassi gli Stati Uniti. Le voci corrono, e finirebbero per saltare fuori le vecchie accuse.»
«Ma ero innocente!»
Lui alzò le spalle. «Alec, i miei clienti lo sono tutti. Ti parlo come a un figlio, nel tuo stesso interesse. Va’ via da Dallas. Più lontano sei, meglio è. Per esempio, potresti andare nel Paraguay.»
«E come faccio? Non ho soldi. Sam, devo avere un po’ di denaro.»
«Ti ho mai lasciato a terra?» Estrasse di tasca il portafogli, mi contò cinque biglietti da cento dollari, li posò davanti a me.
Io li guardai. «Cos’è? La mancia per il cameriere?» Li presi e li infilai in tasca. «Con questi non arriviamo neppure fino a Brownsville. Adesso, fammi vedere dei soldi veri.»
«Passa da me domani.»
«Non scherzare, Sam. Apri quella cassaforte e dammi dei soldi. Altrimenti, domani non mi vedrai. Perché sarò davanti a quel procuratore federale, a cantare come un usignolo. Una volta sistemata la mia posizione… e non ci vorrà niente a sistemarla: i federali vogliono molto bene ai loro testimoni; è il solo modo con cui riescono a vincere un processo… andrò nell’Oregon a recuperare quei centomila.»
«Cos’è, Alec? Una minaccia?»
«Tu scherzi con me, e io scherzo con te. Sam, mi serve una macchina, e non intendo una carretta qualsiasi. Voglio una Cadillac. Non c’è bisogno che sia nuova, ma deve essere a posto di carrozzeria e avere un motore brillante. Con una Cadillac e qualche biglietto da mille, prima di mezzanotte saremo a Laredo, e domattina a Monterrey. Ti chiamerò da Città del Messico e ti darò un indirizzo. Se vuoi davvero che vada in Paraguay e che ci resti, mandami laggiù i soldi per farlo.»
Non andò proprio così, ma ci accordammo per una Pontiac di seconda mano e per seimila dollari. Dovevo andare da un certo rivenditore di auto usate e prendere quella che mi avrebbe dato: Sam gli avrebbe telefonato per accordarsi con lui. Promise anche di telefonare allo Hyatt e di farci riservare l’appartamento nuziale. Poi dovevo passare da lui l’indomani mattina, alle dieci.
Io mi rifiutai di alzarmi così presto. «Facciamo le undici. Siamo ancora in viaggio di nozze.»
Sam rise, mi diede una pacca sulla schiena e disse che andava bene.
Usciti dall’ufficio, fingemmo di dirigerci verso l’ascensore, ma io proseguii ancora di qualche metro e aprii la porta delle scale di sicurezza. Margrethe mi seguì senza dire niente, ma quando ci fummo chiusi la porta alle spalle e nessuno ci poté più ascoltare, mi disse: «Alec, quell’uomo non è tuo amico».
«No, non lo è affatto.»
«Ho paura per te.»
«Anch’io ho paura per me.»
«Ho molta paura. Temo per la tua vita.»
«Cara, anch’io temo per la mia vita. E per la tua. Tu sarai in pericolo finché resterai con me.»
«Ma io non intendo lasciarti!»
«Lo so. Qualunque cosa succeda, noi ci siamo dentro insieme.»
«Sì. Cosa intendi fare, adesso?»
«Adesso andiamo in Kansas.»
«Oh, bene! Allora, non intendi andare in macchina fino in Messico?»
«Cara, io non so neanche come si guida, una macchina.»
Scendemmo fino al garage, nei sotterranei, e poi uscimmo in una strada laterale.
Ci allontanammo di alcuni isolati dal palazzo, fermammo un taxi che era libero e ci facemmo portare fino alla stazione della Texas Pacific. Attraversammo la stazione, senza partire, e al deposito dei taxi ne prendemmo un altro che ci portò fino a Fort Worth, 40 chilometri a ovest. Margrethe rimase in silenzio per tutto il viaggio. Non le chiesi perché fosse così taciturna, perché lo sapevo già: non fa piacere scoprire che il proprio marito è implicato in strani traffici che puzzano lontano un chilometro di gangster e di racket. Mi guardai bene dall’accennare all’argomento.
A Fort Worth dissi al tassista di lasciarci nella strada dei negozi più eleganti, e che scegliesse lui il punto. Poi dissi a Marga: «Cara, ti voglio regalare una collana d’oro, pesante».
«Oddio! Sai che non mi serve una collana d’oro.»
«No, ne abbiamo bisogno. Marga, la prima volta che sono stato in questo mondo… con te, sulla Konge Knut… ho visto che il suo dollaro è debole e non è sostenuto dall’oro; tutti i prezzi che ho visto lo confermano. Perciò, se dovesse verificarsi un nuovo cambiamento… e non sappiamo mai quando possa avvenire… anche le monete di questo mondo, quarti di dollaro, mezzi dollari e dieci cent, non varranno niente, perché non sono d’argento. E le banconote che mi ha dato Crumpacker… carta straccia.
«A meno di non cambiarle in qualcosa d’altro» proseguii. «Cominceremo con la collana, e d’ora in poi la porterai sempre, anche quando dormi, anche quando fai il bagno… a meno che tu non voglia metterla attorno al mio collo.»
«Capisco. Hai ragione.»
«Ci compreremo qualche gioiello massiccio, poi cercherò un numismatico e acquisterò qualche dollaro d’argento, qualche moneta d’oro. Ma voglio liberarmi di tutta questa cartamoneta nel giro di un’ora… tranne il prezzo di due biglietti per Wichita, a cinquecento chilometri da noi. Pensi di poter viaggiare per tutta la notte su un autobus? Voglio allontanarmi dal Texas.»