Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Orion (it) #5
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Barbara Piccioli
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]». Краткое содержание книги:
— Potrei dire qualche parola anch’io? —chiese Frede, dal suo posto.
Un ufficiale che chiedeva il permesso di prendere la parola! I politici erano stupefatti. Sin dai primi giorni della conferenza, avevano dato per scontata la presenza dei soldati, quasi facessero parte della vegetazione locale.
— So che ogni soldato sarebbe felice dell’opportunità di cominciare una nuova vita in pace. Forse è vero che sappiamo soltanto combattere, ma questo presuppone molte capacità legate alla sopravvivenza, e saremmo felici di imparare a vivere una vita normale. E… be’, se avrete bisogno di noi, ci saremo.
— Lascereste le vostre nuove case per combattere per la Suprema Alleanza, se vi chiamassimo?
— Se fosse necessario —replicò Frede. —Ma dovreste persuaderci che esiste un’autentica necessità.
— Gli eserciti umani dell’Egemonia sono dello stesso avviso —intervenni io.
Seguirono altre ore di dibattito. Gli uomini chiesero di discutere l’argomento in privato, e per la prima volta membri dell’Egemonia e della Suprema Alleanza passeggiarono insieme, alla ricerca di una possibile soluzione.
I rettili Tsihn sembravano perplessi per la mia richiesta. —Perché non ibernarli, se non vi servono più? —volle sapere uno di loro.
— Perché sono esseri umani —risposi —e hanno tutti i diritti degli altri appartenenti alla razza umana.
Un comandante degli Skorpis scosse il capo. —Gli umani non comprendono il mondo dei guerrieri. Li considerano esseri inferiori, schiavi.
— Un atteggiamento riprovevole —sibilò il Tsihn.
— E che dovrà mutare —concordai.
— E noi resteremo qui come ostaggi finché questo non avverrà —ribatté il comandante Skorpis.
— Davvero riprovevole —ripeté il Tsihn e io non potei fare a meno di chiedermi se non stesse facendo dell’umorismo.
Benché nessuno degli umani appartenenti alla Suprema Alleanza e all’Egemonia fosse convinto della mia proposta, finirono per accettarla: i soldati sarebbero rimasti in vita per essere trasferiti su nuovi pianeti.
Il trattato di pace era pronto, ma come ben sapevo, avrebbe avuto validità solo se lo avessero sottoscritto anche i Creatori.
Rimandai i politici alle loro case, e nelle loro epoche. Frede e gli altri restarono a bocca aperta vedendoli sparire di colpo, tavolo e tutto.
— Trasferimento della materia —spiegai.
Scossero il capo, allibiti.
— Vi rimando di nuovo a Loris —ripresi, e, prima che potessero sollevare obiezioni, aggiunsi: —Non nelle vostre celle. Sarete ospitati alla base militare, e con tutte le comodità. Se i politici mantengono la parola data, il nuovo addestramento comincerà al più presto.
— E se così non fosse? —domandò Frede con lo scetticismo tipico dei veterani.
— Verrò io stesso a prendervi —risposi.
Lei mi guardò fisso negli occhi. —Chi diavolo sei, Orion?
— Un soldato, proprio come te.
— Col cavolo che lo sei!
Sorrisi, divertito. —Ho un po’ più esperienza, tutto qui.
— Non tornerai a Loris con noi?
— No, ho un altro problema da risolvere.
Si accigliò, poi mi venne vicino gettandomi le braccia al collo mi baciò in modo per nulla cameratesco. —Grazie —sussurrò. —Grazie per averci dato la vita.
Ero un po’ imbarazzato. Gli altri soldati ci stavano guardando con un sorrisetto malizioso. Intimai l’attenti, poi li rimandai a Loris. Sparirono dalla Foresta del Paradiso come se non fossero mai stati lì.
Trassi un lungo sospiro. Ora dovevo affrontare la prova più dura. Mi trasferii nella città dei Creatori.
Questa volta, approdai proprio nel suo cuore, nella magnifica piazza circondata dai templi che erano simbolo delle più grandi civiltà umane: uno ziqqurat sumero, una piramide Maya, e il Partenone in tutta la sua originaria bellezza. Il sole splendeva attraverso lo scudo energetico che sovrastava la città. Una leggera brezza marina mi accarezzava la pelle.
Erano tutti lì, ad aspettarmi, tutti in perfetta forma fisica e avvolti in tessuti preziosi, un pantheon di perfezione fisica: gli uomini belli e austeri, le donne seducenti e dall’espressione solenne. C’erano tutti, eccetto Anya.
— Lei dov’è?
Il Radioso mi venne incontro, serio in volto.
— Dov’è? —ripetei.
— Tutto a tempo debito, Orion. Abbiamo altre cose da discutere, prima.
Con la mano sinistra lo afferrai per il collo, premendo il pollice sul pomo d’Adamo finché non cadde in ginocchio.
— Dov’è Anya? —tuonai. —Che cosa le hai fatto?
Quello chiamato Zeus mi ordinò: —Lascialo immediatamente! —Vidi Ares e gli altri avanzare verso di me.
Aumentai la pressione sulla gola di Aton. —Fate un altro passo e gli spezzerò il collo.
— Che beneficio ne trarresti? —domandò Zeus. —Noi lo resusciteremmo.
— Fareste una sua copia —lo contraddissi. —Ma “questo” Aton non esisterà più.
Il Radioso strabuzzò gli occhi.
— Sì, conosco i vostri trucchi. So della trasmissione di materia e delle fratture che avete creato nel continuum. So che considerate i comuni mortali meno della polvere che calpestate.
— Questo non è vero, Orion —intervenne Afrodite dagli occhi verdi. —Noi ci preoccupiamo del benessere delle nostre creature.
Scaraventai Aton a terra. Che senso aveva ucciderlo? Ne avrebbero subito prodotto un altro.
Ma una furia omicida mi stava crescendo dentro. —Dei, vi chiamate? Bugiardi! Impostori e assassini, dico io! Non siete altro che una banda di pazzi criminali!
— Ora stai esagerando —si intromise Era. La ricordai quando si proponeva nei panni di Olimpia, la madre di Alessandro il Grande, la donna che aveva tramato l’assassinio del marito Filippo, re dei Macedoni.
Aton mi guardò e nei suoi occhi lessi la mia stessa furia. —Se vuoi la tua preziosissima Anya —gracchiò massaggiandosi il collo —dovrai prima venire a patti con noi.
— Che cosa c’è da patteggiare? La guerra è finita… a meno che voi, divini assassini, non la facciate scoppiare di nuovo.
— La guerra è finita —confermò Ares e i suoi occhi grigi si posarono su Zeus, prima che aggiungesse: —Abbiamo superato le nostre divergenze e non c’è alcun motivo di continuare la guerra tra gli umani.
Guardai lui, poi Zeus ed Era e tutti gli altri. Infine guardai Aton che si stava rialzando e mi fissava con astio.
— Devi parlare con gli Antichi per nostro conto —disse con voce strozzata.
— Devo?
Intervenne Zeus. —È importante che stabiliamo relazioni amichevoli con loro. Vitale, anzi.
— Perché?
— La crisi suprema, Orion! —proruppe Hermes con foga. —È alle porte, e non c’è tempo da perdere.
— Potete viaggiare attraverso il tempo eppure dite che non c’è tempo da perdere? Non capisco.
Il Radioso aveva recuperato la sua baldanza, ma Zeus lo prevenne. —Ci troviamo a fronteggiare una crisi che probabilmente il nostro potere, da solo, non basterà a risolvere. In qualunque modo ci muoviamo nel continuum, non c’è tracciato del tempo, non c’è geodetica che non si stia deformando, al di fuori di ogni controllo.
Ricordai come gli Antichi mi avessero spiegato che ogni passaggio attraverso il continuum creava lacerazioni nel delicato tessuto dello spazio-tempo. Ora, leggendo nelle menti dei Creatori, capii che cosa temevano. A causa delle loro continue ingerenze, del loro maniacale desiderio di alterare lo spazio-tempo per adattarlo ai propri capricci, avevano lacerato irrimediabilmente quel tessuto che ora minacciava di cedere, provocando un disastro che forse avrebbe potuto squarciare lo stesso continuum e trasformato l’universo in schegge di caos. Tutti i flussi temporali sarebbero stati travolti da un’ondata di discontinuità, la causalità sarebbe stata spazzata via mentre le fluttuazioni del quantum materia/energia avrebbero dissolto il tempo stesso in un non essere privo di senso.