Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Orion (it) #5
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Barbara Piccioli
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]». Краткое содержание книги:
La nostra destinazione era una base militare annidata tra montagne grigie e gelide. Prigionieri umani e guardie Tsihn. L’istinto mi diceva che proprio i rettili, erano i veri nemici dell’umanità e lì, in quel centro di detenzione, sembravano davvero tali.
Mi separarono da Frede e dagli altri e mi condussero in cella, uno squallido bugigattolo senza finestre. All’interno, una branda, un lavabo e il water, illuminati da una lampada incassata nel soffitto. Irraggiungibile.
Non vi restai a lungo. Due guardie Tsihn vennero a prendermi per scortarmi in una stanza dove un giovane ufficiale, dalle scaglie giallo limone e quasi privo di decorazioni, sedeva su un alto scanno, l’unico pezzo di arredamento visibile.
— Siediti.
Mi accosciai sul pavimento di cemento gelido. Le due guardie restarono ai lati della porta.
Soddisfatto di potermi sovrastare, l’ufficiale si chinò verso di me: —Chi sei, e da dove vieni?
— Il mio nome è Orion. Ero il comandante dell’Apollo.
Serrò le mascelle. —L’Apollo era stato inviato sul sistema di Jilbert.
— Non ci siamo mai arrivati. Siamo andati a Prime, invece, e abbiamo portato qui uno dei più illustri esponenti dell’Egemonia per discutere la pace con i capi della Suprema Alleanza.
Sbuffò. —Orion. È questo il nome?
— Sì.
— Non c’è nessun dossier su di te negli archivi militari della Suprema Alleanza.
La cosa non mi sorprese più di tanto. —Controllate presso il generale Uxley della base sei del settore —dissi. —Lui mi conosce. Indagate sul mio equipaggio; abbiamo combattuto a lungo insieme. Lunga, Bititu, la battaglia che è attualmente in corso.
— La battaglia si è conclusa —annunciò l’ufficiale con tono solenne. —La flotta degli Skorpis è stata ricacciata indietro.
— Bene.
I suoi occhi giallastri mi fissarono. —Per me, voi umani siete tutti uguali. Come facciamo ad avere la sicurezza che sei veramente un soldato della Suprema Alleanza e non una spia dell’Egemonia? Lo stesso vale anche per il tuo equipaggio, naturalmente.
Capivo che la mia storia doveva apparirgli grossolanamente fasulla. —Disponete sicuramente di scanner in grado di sondare le onde cerebrali. Potete facilmente verificare se quanto sto dicendo è la verità.
— Ah, la verità, —mormorò il rettile, con il tono che avrebbe usato un professore di filosofia sulla Terra. —Che cos’è la verità, Orion? Tu puoi raccontarmi una storia che credi vera e tuttavia potrebbe essere solo una serie di ricordi inseriti nella tua memoria dagli operatori dell’Egemonia.
Mi strinsi nelle spalle. —A che pro interrogarmi, allora?
Piegò la testa di lato. —Per sentire che cosa hai da dire. Per decidere se il tuo racconto contiene informazioni di qualche valore. È il minimo che possiamo fare, prima di condannarvi a morte.
31
Raccontai al giovane ufficiale Tsihn tutta la mia storia, e la verità su Aton e gli altri Creatori. Ebbi l’impressione che mi ascoltasse con grande interesse, anche se era difficile interpretare l’espressione del suo muso. Era cortese, e manifestava curiosità per quanto dicevo, interrompendomi di tanto in tanto per farmi una domanda.
Ma non riuscivo a togliermi dalla mente la convinzione che l’esito sarebbe stato comunque una condanna a morte. Per tutti. Ma perché? Perché uccidere soldati leali che avevano combattuto per loro?
Era colpa mia. Avevo disobbedito agli ordini e mi ero diretto su Prime. Agli occhi della Suprema Alleanza, ero un traditore e, con molta probabilità, una spia dell’Egemonia. Frede, Emon e tutti gli altri sarebbero stati uccisi per causa mia.
Poi, però, presi in considerazione anche altri fattori. In quel pasticcio doveva esserci la mano di Aton il Radioso, che tentava di manipolare gli umani, i loro alleati, i loro nemici, persino i Creatori. Avrebbe ucciso Anya, ora che l’aveva in suo possesso. Ed ero stato io a consegnargliela.
— Ucciderà anche lei —dissi ad alta voce. L’ufficiale mi puntò addosso i suoi occhi giallastri.
— Sarebbe a dire?
— Aton non vuole che le sue creature scoprano di essere manipolate. Non vuole che la Suprema Alleanza sappia che questa guerra è dovuta solo a divergenze tra i Creatori.
Tacque per un lungo istante. Poi disse: —O sei un bugiardo dotato di una fantasia straordinaria, Orion, oppure sei completamente pazzo. Questa tua invenzione dei Creatori ha un che di poetico, devo ammetterlo, ma la stai portando troppo oltre.
— Lui la ucciderà per impedirle di divulgare la mia storia —ribadii.
— Io non sono una delle sue creature… ammesso e non concesso che questo Aton esista.
— Quanti Tsihn sono morti in questa guerra? Quanti ancora moriranno?
— Ora basta —mi interruppe. —La nostra conversazione finisce qui.
Mi alzai. Avevo le gambe intorpidite dalla lunga immobilità. —La sua vita è in pericolo —insistei. E indicando le due guardie ai lati della porta. —E così la loro.
Lui non si mosse. —Sciocchezze! —replicò soltanto.
— Crede? Presumo che questo interrogatorio sia stato registrato, anche se non vedo nessuna strumentazione.
I suoi occhi dardeggiarono verso un angolo del soffitto.
— Ascolti la registrazione, verifichi se è integra. Scommetto che è già stata cancellata.
— Sciocchezze! —ripeté, ma questa volta con voce più incerta. Ordinò alle guardie di portarmi via.
Mentre la porta della cella si chiudeva alle mie spalle con un tonfo, sapevo che solo una persona avrebbe potuto salvare me e i miei soldati dall’esecuzione. Mi abbandonai sulla branda e chiusi gli occhi per concentrarmi. Aton era nelle vicinanze; percepivo la sua presenza, mi sembrava di fiutarla nell’aria.
Ma si rifiutava di stabilire un contatto con me. Nonostante i miei sforzi, c’era tra noi una sorta di parete, uno scudo di energia che forse si era costruito per tenermi lontano.
Molto bene. Avrei provato altrove. Feci appello a tutte le mie forze e alle mie conoscenze e cercai di mettermi in contatto con gli Antichi. Invocai il loro aiuto, la loro saggezza, attraverso gli anni-luce. “Fai cessare la guerra, Orion.”
— Ma come? Che cosa posso fare? Non sono neppure in grado di proteggere i miei soldati!
“Trova la forza” fu la loro risposta.
— Aiutatemi! —implorai. —Se volete che questa guerra finisca, aiutatemi.
Un sospiro di disappunto. “È un vostro problema, Orion, non nostro. Il problema della razza umana. Non diventeremo i vostri guardiani, la vostra coscienza, i vostri protettori. Dovete fare da soli.”
— Eppure siete pronti a sterminarci —rammentai loro.
“Solo se diventerete una minaccia per le stelle. Non abbiamo alcun diritto di interferire, a meno che la vostra violenza non metta e repentaglio la vita dell’intera galassia.”
E mi mostrarono le ragioni della loro inquietudine. Vidi esplodere le stelle, una dopo l’altra. In un fitto agglomerato una reazione a catena ne distrusse a decine, e le onde d’urto provocavano l’esplosione di altre centinaia di corpi celesti. Vidi intere galassie smembrate da esplosioni titaniche che coinvolgevano milioni di stelle, decine di milioni di pianeti, e un numero infinito di creature viventi. Intere civiltà, razze intelligenti che avevano lottato per millenni per raggiungere le stelle, spazzate via in ondate di esplosioni che si diffondevano nello spazio, distruggendo tutto al loro passaggio, riducendo corpi, menti e speranze in nubi informi di gas ionizzato.