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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
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Morreion si fermò: «Persain, vieni fuori!» intimò.

Uno degli uomini parlò: «Non c’è nessun Persain, a Kaleshe».

«Come? Non c’è l’archveult Persain?».

«Non ce n’è nessuno che porti questo nome. L’archveult locale è un certo Evodix, che se n’è andato in tutta fretta alla vista del vostro palazzo pellegrino».

«Chi custodisce i documenti della città?».

Si fece avanti un altro Kalsh. «Io».

«Conosci Persain l’archveult?».

«Conosco di fama un Persain che venne inghiottito da un drago verso la fine del Quarantasettesimo Eone».

Morreion si lasciò fuggire un gemito. «Mi è sfuggito? E Xexamedes?».

«Ha lasciato Jangk; nessuno sa dov’è andato».

«Djorin?».

«È vivo, ma non lascia mai il suo castello di perla rosa al di la dell’oceano».

«Aha! Ed Ospro?».

«Morto».

Morreion lanciò un altro gemito abissale. «Vexel?»

«Morto».

Morreion gemette di nuovo. Un nome dopo l’altro, fece l’appello dei suoi nemici. Solo quattro erano ancora vivi.

Quando Morreion si voltò, il suo viso era divenuto stralunato e scavato; sembrava che non vedesse i maghi della Terra. Tutte le pietre scarlatte e azzurre avevano perduto il colore. «Solo quattro», mormorò. «Solo quattro per ricevere la carica di tutta la mia forza… Non basta, non basta! Troppi mi sono sfuggiti! Non basta, non basta! L’equilibrio deve essere ristabilito!» Fece un gesto brusco. «Venite! Al castello di Djorin!».

Ritornati nel palazzo, attraversarono l’oceano mentre il grande globo rosso di Kerkaju li seguiva. Più avanti, si levarono scogliere screziate di quarzo e di cinabro: su un picco che sporgeva sull’oceano stava un castello che aveva la forma di una grande perla rosata.

Il palazzo pellegrino scese su un’area pianeggiante; Morreion scese a balzi la scalinata e avanzò verso il castello. Una porta circolare d’osmio massiccio si aprì; un archveult altissimo, con le piume nere che ondeggiavano un braccio al di sopra della testa si affacciò.

Morreion gridò: «Mandami Djorin; ho qualcosa da sbrigare con lui».

«Djorin è dentro! Avevamo avuto un presentimento! Tu sei lo scimmione terrestre Morreion, del lontano passato. Stai in guardia: siamo pronti ad affrontarti».

«Djorin!» gridò Morreion. «Vieni fuori!».

«Djorin non uscirà», dichiarò l’archveult. «E non usciranno Arvianid, Ishix, Herclamon o gli altri archveult di Jangk che sono venuti qui per unire i loro poteri contro i tuoi. Se cerchi vendetta, volgiti ai veri colpevoli; non irritarci con le tue lagnanze». L’archveult rientrò e la porta d’osmio si richiuse.

Morreion rimase immobile. Mune il Mago si fece avanti ed annunciò: «Li tirerò fuori in un batter d’occhio, con l’Estrattivo Azzurro di Houlart». Scagliò l’incantesimo contro il castello, ma inutilmente. Rhialto tentò un incantesimo di pullulazioni cerebrali, ma la magia venne assorbita; poi Gilgad avventò il suo Affondo Galvanico Istantaneo, che crepitò innocuo contro la lucida superficie rosata.

«Inutile», disse Ildefonse. «Le loro pietre IOUN assorbono la magia».

A loro volta, gli archveult entrarono in azione. Tre portelli si aprirono; ne scaturirono tre incantesimi simultanei, che furono intercettati dalle pietre IOUN di Morreion, tornate a pulsare vivacemente per un attimo.

Morreion avanzò di tre passi. Puntò il dito; la forza colpì la porta d’osmio che scricchiolò e sussultò, ma rimase salda.

Morreion puntò il dito verso il fragile guscio madreperlaceo: la forza slittò via, si disperse.

Morreion mirò ai pilastri di pietra che sostenevano il castello. I pilastri si schiantarono. Il castello sussultò, rotolò giù per le scogliere. Rimbalzò di spuntone in spuntone, frantumandosi, e piombò nell’Oceano d’Argento Vivo, dove una corrente l’afferrò e lo trascinò al largo. Tra gli squarci nella madreperla uscirono gli archveult, per arrampicarsi in cima. Altri li imitarono sino a quando l’assommarsi del loro peso fece rigirare la perla, scagliando tutti quanti nel mare di mercurio, dove sprofondarono fino alle cosce. Alcuni cercarono di camminare o di procedere a balzi verso la riva, altri si stesero sul dorso, remando con le mani. Una raffica di vento afferrò la sfera rosa e la fece rotolare sul mare, scagliando via gli archveult come una ruota, girando, scagliò lontano le gocce d’acqua. Una schiera di “draghi” di Jangk lasciò la spiaggia per avviluppare e divorare gli archveult più vicini; gli altri si affidarono alla corrente che li portò al largo, dove si persero di vista.

Morreion si voltò lentamente verso i Maghi della Terra. Era grigio in volto. «Un fiasco», mormorò. «Nulla».

Si avviò lentamente verso il palazzo. Ai piedi della scalinata si arrestò di colpo. «Cosa intendevano dire, quando hanno parlato di “veri colpevoli”?»

«Una figura retorica», rispose Ildefonse. «Vieni nel padiglione; ci ristoreremo con il vino. Finalmente la tua vendetta è compiuta. Ed ora…» La sua voce si spense, mentre Morreion saliva i gradini. Una delle fulgide pietre azzurre perse il colore. Morreion s’irrigidì, come scosso da una fitta di sofferenza si voltò di scatto, girando lo sguardo da un mago all’altro. «Ricordo un certo viso: un uomo con la testa calva: dalle guance gli scendeva una barba nera divisa in due. Era un uomo robusto… Come si chiamava?».

«Questi eventi sono lontani nel passato», fece il diabolico Shrue. «È meglio dimenticarli».

Altre pietre azzurre divennero opache; gli occhi di Morreion parvero assumere la luce che le gemme avevano perduto.

«Gli archveult vennero sulla Terra. Noi li sconfiggemmo. Implorarono la grazia della vita. Questo lo ricordo… Il mago principale chiese il segreto delle pietre IOUN. Ah! Come si chiamava? Aveva l’abitudine di tirarsi la barba nera… Un bell’uomo, un gran damerino — vedo quasi il suo viso — fece una proposta al mago principale. Ah! Ora comincia a diventare chiaro!» Le pietre blu sbiadirono una ad una. Il viso di Morreion ardeva d’un fuoco incandescente. Le ultime pietre blu impallidirono.

Morreion parlò con voce sommessa, delicatamente, come se assaporasse ogni parola. «Il nome del mago principale era Ildefonse. Il damerino era Rhialto. Ricordo ogni particolare. Rhialto propose che io andassi ad apprendere il segreto; Ildefonse giurò di proteggermi a costo della sua vita. Mi fidavo di loro; mi fidavo di tutti i maghi presenti nella sala: c’era Gilgad, e c’era Hurtiancz e Mune il Mago e Perdustin. Tutti miei cari amici, e si unirono in un voto solenne, promettendo di usare gli archveult come ostaggi per garantire la mia sicurezza. Ora conosco i colpevoli. Gli archveult mi trattarono da nemico. I miei amici mi fecero partire e non pensarono mai più a me. Ildefonse… che hai da dire, prima di andare ad attendere per venti eoni in un luogo che io conosco?».

Ildefonse disse, precipitosamente: «Suvvia, non devi prendere tanto sul serio questa domanda. Tutto è bene ciò che finisce bene; ora siamo felicemente riuniti, e abbiamo conquistato il segreto delle pietre IOUN!».

«Per ogni sofferenza che io ho subito, tu ne subirai venti», disse Morreion. «E anche Rhialto, e Gilgad, e Mune, e Herark e tutti gli altri. Vermoulian, fai decollare il palazzo. Ritorna per la stessa via che abbiamo percorso. Accendi un doppio fuoco sotto l’incenso».

Rhialto guardò Ildefonse, che scrollò le spalle.

«Inevitabile», disse Rhialto. Evocò l’Incantesimo della Stasi Temporale. Il silenzio scese sulla scena. Ognuno stava immobile come un monumento.

Rhialto legò le braccia di Morreion lungo i fianchi con lunghi pezzi di nastro. Gli legò insieme le caviglie, gli riempì di bende la bocca, per impedirgli di proferire un suono. Trovò una rete e, catturando le pietre IOUN, le tirò sulla testa di Morreion, a contatto con il cuoio capelluto. Poi, ripensandoci, strinse una benda sugli occhi di Morreion.

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