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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
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Morreion parlò con voce nuova, meno meditabonda e reminescente, con un aspro suono gracchiante. «Ora confiderò in voi». Volse lo scintillio degli occhi neri su ogni volto, uno dopo l’altro. «Ho detto che la mia rabbia era svanita con il trascorrere degli eoni; ed è vero. I singulti che laceravano la mia gola, il digrignare che mi spezzava i denti, la furia che faceva dolere e tremare il mio cervello, tutto si è affievolito, perché non avevo nulla con cui alimentare i miei sentimenti. Dopo l’amara riflessione venne la tragica malinconia, poi finalmente la pace, turbata dal vostro arrivo.

«Ora un nuovo umore s’è impadronito di me. Via via che il passato diventava reale, io sono ritornato lungo la via del passato. C’è una differenza: ora sono un uomo freddo e prudente; forse non potrò più provare gli slanci della passione che un tempo mi consumava. D’altra parte, certi periodi della mia vita sono ancora oscuri». Un’altra pietra rossa e scarlatta perse il suo vivido fulgore; Morreion s’irrigidì, e la sua voce divenne più tagliente. «Le colpe commesse contro la mia persona gridano vendetta! Gli archveult di Jangk dovranno pagare pienamente ed onerosamente! Vermoulian dei Sogni, cancella i simboli che hai impresso sulla ruota del timone! La nostra destinazione, adesso, è il pianeta Jangk!».

Vermoulian guardò i colleghi, per conoscere la loro opinione.

Ildefonse si schiarì la gola. «Propongo che il nostro ospite Vermoulian faccia prima tappa sulla Terra, per scaricare coloro che hanno affari urgenti da sbrigare. Gli altri proseguiranno in compagnia di Vermoulian e Morreion fino a Jangk; in questo modo, si potranno soddisfare le esigenze di tutti».

Morreion disse, con voce minacciosamente sommessa: «Non vi sono scopi più urgenti del mio, che è già stato procrastinato anche troppo a lungo». Si rivolse a Vermoulian: «Appicca un fuoco più vivo all’incenso della velocità! Dirigiti direttamente a Jangk».

Haze delle Acque Stanche disse, in tono diffidente: «Non posso fare a meno di rammentarti che gli archveult sono maghi potentissimi: come te, possiedono le pietre IOUN».

Morreion fece un gesto furioso; la sua mano, fendendo l’aria, lasciò una scia di scintille. «La magia deriva dalla forza personale! La mia passione basterà a sconfiggere gli archveult! Io mi rallegro al pensiero dell’imminente confronto. Ah, come rimpiangeranno ciò che hanno fatto!».

«Il perdono è stato definito come la virtù più nobile», suggerì Ildefonse. «Da molto tempo, ormai, gli archveult hanno dimenticato persino la tua esistenza; la tua vendetta apparirà come una tribolazione ingiusta e superflua».

Morreion girò di scatto gli scintillanti occhi neri. «Respingo questo concetto. Vermoulian, obbedisci!».

«Ci dirigiamo a Jangk», disse Vermoulian.

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Sulla panchina di marmo, fra un paio di cedri dai frutti d’argento, era seduto Ildefonse. Rhialto gli stava accanto, con una gamba elegantemente appoggiata sulla panchina, in una posa che metteva in mostra il mantello di raso color rosa foderato di bianco. Stavano attraversando un ammasso di mille stelle; grandi luci passavano sopra, sotto, ai lati; le guglie di cristallo del palazzo riflettevano milioni di scintille.

Rhialto aveva già espresso la sua preoccupazione per la piega assurda degli eventi. Ora parlò di nuovo, con maggiore enfasi: «Sta bene osservare che quell’uomo manca di mezzi; ma, come egli sostiene, la forza può vincere la raffinatezza».

Ildefonse, disse, in tono sicuro: «La forza di Morreion è quella dell’isteria, dispersa e non concentrata».

«È in questo che sta il pericolo! E se per un capriccio la sua ira si rivolgesse su di noi?».

«Bah, e con questo?» ribatté Ildefonse. «Dubiti forse della mia abilità, o della tua?».

«L’uomo prudente prevede le contingenze», disse Rhialto, con grande dignità. «Ricorda: una certa parte della vita di Morreion rimane oscura».

Ildefonse si tirò pensosamente la barba bianca. «Gli eoni hanno cambiato tutti noi; Morreion non meno degli altri».

«È appunto ciò che intendevo», fece Rhialto. «Potrei dirti che meno di un’ora fa ho tentato un piccolo esperimento. Morreion passeggiava sul terzo balcone, guardando le stelle che passavano. Dato che la sua attenzione era distolta, ne ho approfittato per lanciare verso di lui un piccolo Incantesimo Fastidioso — la Fitta Viscerale di Houlart — ma senza alcun effetto percettibile. Poi ho tentato la versione ridotta del Prurito Noioso di Lugwiler, di nuovo senza risultato. Ho notato, tuttavia, che le sue pietre IOUN pulsavano luminose, mentre assorbivano la magia. Ho provato il Tumulto Verde; le pietre sono diventate brillanti, e questa volta Morreion se n’è accorto. Per un caso fortunato, è passato di li Byzant in Necrope. Morreion gli ha rivolto un’accusa, e Byzant ha negato. Li ho lasciati impegnati in una discussione accanita. La morale è questa: primo, le pietre proteggono Morreion dalla magia ostile; secondo, egli è vigile e sospettoso; terzo, non è il tipo da dimenticare un’offesa».

Ildefonse annuì gravemente. «Certo, dobbiamo tener conto di queste cose. Ora comprendo la portata del piano di Xexamedes: intendeva far del male a tutti. Ma guarda la, nel cielo! Quella è la costellazione Elektha, vista a rovescio? Siamo di nuovo in una regione familiare. Kerkaju deve trovarsi davanti a noi, e con esso lo straordinario pianeta Jangk».

I due si avviarono verso la parte anteriore del padiglione. «Hai ragione!» esclamò Rhialto. E indicò: «Ecco Kerkaju: riconosco il suo enfarisma scarlatto!».

Apparve il pianeta Jangk: un mondo dalla strana lucentezza cupa.

Seguendo le istruzioni di Morreion, Vermoulian fece scendere il palazzo sull’Altura dei Danzatori di Fumo, sulla sponda meridionale dell’Oceano d’Argento Vivo. Proteggendosi dall’aria velenosa, i maghi scesero la scalinata e si avviarono sull’altura; un panorama affascinante si spiegava davanti a loro. Il mostruoso Kerkaju giganteggiava nel cielo verde: ogni poro ed ogni flocculazione venivano rispecchiati nell’Oceano d’Argento Vivo. Sotto di loro, alla base dell’altura, il mercurio si riversava scorrendo fra distese piatte d’orneblenda nera; li i “draghi” di Jangk, esseri purpurei dalle forme di viole del pensiero, del diametro di circa due metri, pascolavano tra ciuffi di muschio cristallino. Verso oriente, la città di Kaleshe digradava a terrazze verso la spiaggia.

Morreion, ritto sull’orlo del precipizio, aspirò i vapori nocivi che arrivavano dall’oceano, come se fossero un tonico. «La mia memoria si ridesta», esclamò. «Ricordo questo scenario come fosse ieri. Vi sono stati mutamenti, è vero. Quel picco laggiù si è eroso, riducendosi a metà della sua altezza; le alture su cui ci troviamo sono invece salite, quasi raddoppiandosi. È trascorso tanto tempo? Mentre io erigevo i miei tumuli e meditavo sui miei libri, gli eoni volavano. Per non parlare poi del periodo incalcolabile durante il quale attraversai lo spazio su un disco impastato di sangue e di polvere stellare. Rechiamoci a Kaleshe: un tempo era la dimora dell’archveult Persain».

«Che accadrà quando incontrerai i tuoi nemici?» chiese Rhialto. «Hai pronti i tuoi incantesimi?».

«A che servono gli incantesimi?» gracchiò Morreion. «Guardate!» Tese un dito: un lampo d’emozione scaturì per schiantare un macigno. Strinse i pugni, e la passione soffocata crepitò, come se egli avesse gualcito una pergamena rigida. Si avviò verso Kaleshe, seguito dal drappello dei maghi.

I Kalsh avevano veduto scendere il palazzo; si erano radunati in gran numero in cima all’altura. Come gli archveult, erano rivestisti di scaglie celesti. Cordicelle d’osmio legavano le piume nere degli uomini; le lievi piume verdi delle donne ondeggiavano al ritmo dei passi. Erano più alti d’un uomo, e snelli come lucertole.

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