La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]
- Автор: Черри Кэролайн Джэнис
- Серия: Lega e Confederazione #3
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Club degli Editori
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
— Affermativo — fu il messaggio trasmesso ai comando, con consolante prontezza. La Tibet si trovava proprio là, intatta, senza alcun segno evidente della battaglia. Le navi erano sparse in tutto il sistema, e scoraggiavano gli approcci della sedicente milizia. La Tibet aveva costretto un mercantile a fuggire in preda a! panico, e questa era una cattiva notizia. Non avevano bisogno che qualcuno corresse a riferirlo alla Confederazione; ma forse quello era l’ultimo posto dove avrebbe fatto rotta un mercantile, in quel momento.
Dopo un istante arrivò la conferma dell’Europe, la nave ammiraglia: erano in uno spazio sicuro, senza probabilità di attacchi.
— Ricevo le comunicazioni da Pell — riferì Graff a Signy Mallory, continuando a restare in ascolto. — Sembra che tutto vada bene.
Signy allungò la mano e trasmise un segnale ai comandanti dei caccia-ricognitori. Incollati allo scafo della Norway come parassiti. Il servizio comunicazioni continuava a ricevere le identificazioni delle navi della milizia che deviavano dalle rispettive rotte, mentre loro penetravano nel sistema a folle velocità, fuori dal piano dell’eclittica. La stessa Flotta procedeva nervosamente, come un blocco compatto, dirigendosi verso l’ultima area sicura che ancora restava.
Adesso erano nove. La Lybia di Chenel era un ammasso di rottami e di vapori, e l’India di Keu aveva perduto due dei quattro ricognitori.
Erano in piena ritirata; erano fuggiti dopo la sconfitta di Viking, cercando una zona dove riprendere fiato. Tutte le navi avevano cicatrici; la Norway aveva un alettone che trascinava un ammasso di metallo contorto, se pure l’alettone c’era ancora, dopo il balzo. C’erano vittime a bordo, tre tecnici che si erano trovati in quella sezione. Non avevano avuto tempo di gettarli all’esterno, neppure di ripulire l’area; erano fuggiti, avevano salvato la nave, la Flotta, quel che restava della potenza dell’Anonima. I pannelli di Signy erano tutti un lampeggiare di spie rosse. Diede l’ordine al servizio controllo danni di sbarazzarsi dei cadaveri, o di quel che ne restava.
Anche lì potevano cadere in un’imboscata… ma no, non c’era questo rischio. Signy fissò le spie luminose, e guardò il pannello, con i sensi ancora appesantiti dalle droghe, muovendo le dita intorpidite per riprendere il comando della Norway. Avevano appena incominciato la battaglia, a Viking; e subito erano fuggiti… così aveva deciso Mazian. Lei non aveva mai contestato, aveva rispettato il genio strategico di quell’uomo… per anni. Avevano perso una nave e lui aveva ordinato la ritirata, dopo mesi di pianificazione, dopo manovre che erano costate quattro mesi e innumerevoli vite.
Li aveva costretti alla ritirata in una battaglia che ancora li sconvolgeva, al ricordo, una battaglia che avrebbero potuto vincere.
Signy non aveva il coraggio di volgere lo sguardo e di incontrare gli occhi di Graff e di Di, o le facce degli altri su! ponte; non avrebbe saputo rispondere alle loro domande. O alle proprie. Mazian aveva avuto un’altra idea… chissà quale. Signy cercava disperatamente di credere che quell’attacco abortito avesse una spiegazione razionale.
Andarsene, in fretta, per ritentare. Rivedere i piani. Ma questa volta erano stati esclusi dalle loro linee di rifornimento, avevano perduto tutte le stazioni.
Era possibile che i nervi di Mazian avessero ceduto. Signy insisteva nel dire a se stessa che non era così, ma intanto pensava che cosa avrebbe fatto lei, se avesse avuto il comando della Flotta. Ognuno di loro avrebbe saputo far meglio di quel disastro. Tutto era filato liscio secondo il piano. E Mazian l’aveva fatto fallire. Mazian, che loro veneravano.
Signy sentì in bocca il sapore del sangue. Si era morsicata le labbra.
— Stiamo ricevendo da Pell le istruzioni per l’avvicinamento tramite l’Europe — le annunciarono le comunicazioni.
— Graff — disse Signy, — le prenda lei. — Riservò la sua attenzione agli schermi e al collegamento d’emergenza attraverso l’auricolare, il collegamento diretto con Mazian, quando lui si sarebbe deciso finalmente a servirsene, a comunicare con la Flotta; e finora non l’aveva fatto, era rimasto in silenzio, dopo aver dato gli ordini per allontanarli da una battaglia che non avevano perduto.
Era un avvicinamento normale, un fatto di routine. Signy ricevette l’autorizzazione attraverso il servizio comunicazioni di Mazian, trasmise l’ordine ai comandanti dei ricognitori, disperdendo i piccoli caccia della Norway come le altre navi della Flotta disperdevano i propri, guidati stavolta dagli equipaggi di riserva. I caccia avrebbero tenuto d’occhio i mercantili militarizzati, avrebbero distrutto quelli che avessero mostrato un comportamento minaccioso, e poi sarebbero rientrati quando le grandi navi fossero state al sicuro nella stazione.
Da Pell continuava ad arrivare il flusso delle comunicazioni: procedere con cautela, raccomandava la stazione, i dintorni di Pell erano affollati. Di Mazian, nessuna notizia.
Mazian… Mazian, non la Confederazione, non un altro convoglio. Stava arrivando l’intera Flotta.
La voce si sparse nei corridoi della stazione con la velocità di tutte le notizie incontrollate, negli uffici e sui moli, e persino nel settore Q, superando ogni barriera, dal momento che gli schermi mostravano la situazione reale. La reazione era passata dal panico aperto, allorché si era fatta l’ipotesi che fossero navi della Confederazione, a un panico di tipo diverso quando si era saputa la verità.
Damon osservava i monitor e di tanto in tanto camminava avanti e indietro, nella sala comando del molo azzurro. Elene era seduta al quadro delle comunicazioni, con l’auricolare inserito, e aggrottava la fronte, discutendo con un ignoto interlocutore. A bordo dei mercantili regnava il panico; le navi militarizzate non avrebbero esitato a fuggire, per il timore di venire arruolate d’autorità dalla Flotta. Altri temevano di vedersi confiscali gli equipaggi, il personale, le provviste, le armi. Quelle paure e quei reclami riguardavano Damon; parlava con molti di loro, quando poteva offrire qualche garanzia. L’ufficio Legale doveva impedire quelle confische per mezzo di ingiunzioni e decreti. Decreti… contro Mazian. Quelli dei mercantili sapevano bene che utilità potevano avere. Damon camminava avanti e indietro, in preda all’agitazione; alla fine si diresse al quadro delle comunicazioni, si inserì su un altro canale e si mise in contatto con la sicurezza.
— Dean — disse al responsabile — mi chiami il turno di altergiorno. Se non possiamo toglierli da Q, non possiamo lasciare i moli esposti a facili intromissioni. Mandi qualcuno a bloccare la strada. Metta in uniforme quelli della supervisione, se non ha uomini a sufficienza. Ordine generale: proteggete quei moli, e assicuratevi di tenerne lontani gli indigeni.
— Il suo ufficio lo autorizza?
— Sì, lo autorizza. — L’altro esito. Avrebbero dovuto esserci documenti scritti, firme e controfirme. Poteva farlo il dirigente della stazione; ma l’ufficio del dirigente della stazione era impegnatissimo nel tentativo di chiarire la situazione. Suo padre era a! comunicatole, e cercava di tenere a bada la Flotta.
— Mi faccia avere un ordine firmato appena può — disse Dean Gihan. — Manderò gli uomini.
Damon trasse un profondo sospiro, e tolse il contatto; poi riprese a camminare avanti e indietro e si fermò di nuovo dietro la sedia di Elene chinandosi lievemente. In un momento di pausa, lei si appoggiò alio schienale e gli sfiorò la mano. Quando lui era entrato, l’aveva vista pallidissima. Adesso aveva ritrovato il colore e la compostezza. I tecnici erano impegnati a trasmettere ordini dettagliati alle squadre del molo, ed alla centrale perché incominciasse ad allontanare i mercantili attraccati per fare spazio alla Flotta. Caos… non c’erano soltanto i mercantili attraccati, ma altri cento in orbita permanente, come la stazione, intorno alla Porta dell’Infinito, che non avevano trovato ospitalità. E stavano arrivando nove grosse navi, e altri mercantili si staccavano dai moli per aggiungersi a quelle già in orbita. Il comunicatore di Mazian continuava a sparare una serie di domande e di autorizzazioni, e rifiutava di specificare le sue vere intenzioni e dove intendeva attraccare, se pure aveva intenzione di attraccare veramente.