La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]
- Автор: Черри Кэролайн Джэнис
- Серия: Lega e Confederazione #3
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Club degli Editori
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La lega dei mondi ribelli [Downbelow Station - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1982.
Nominato per il premio Locus in 1982.
Ayres obbedì, lasciando la Dias e Bela con un senso di apprensione.
Avrebbero cercato di intimidirli, forse li avrebbero addirittura accusati di aver assassinato Marsh. Forse questo sarebbe capitato anche a lui.
Un altro modo per spezzare la loro resistenza, pensò. Poteva essere lui al posto di Marsh, adesso; era stato separato dagli altri. Fu condotto fuori dall’ufficio, scortato da una squadra di soldati nel corridoio esterno, lontano dai luoghi abituali. Lo fecero scendere con un ascensore e gli fecero percorrere un altro corridoio. Ayres non protestò. Se si fosse fermato, lo avrebbero portato di peso; era impossibile discutere con mentalità come quelle, lui era troppo vecchio per farsi trascinare lungo un corridoio.
Erano i moli… i moli, affollati di militari, squadre e squadre di truppe armate, e di navi che stavano caricando. — No — disse Ayres, dimenticando la sua tattica, ma si ritrovò la canna di un fucile premuta contro le spalle, e fu spinto avanti, su per la rampa e il cordone ombelicale che collegava una nave al molo. Poi a bordo; e l’aria era ancora più fredda che sul molo.
Tre corridoi, un ascensore, numerose porte. La porta in fondo era aperta e illuminata. Lo fecero entrare, tra l’acciaio e la plastica dell’arredamento della nave, forme oblique, sedie di disegno ambiguo, panche fisse, ponti più incurvati di quelli della stazione, poco spazio e angoli strani. Ayres vacillò, perché non era abituato a quei pavimenti, e fissò sorpreso l’uomo seduto sul tavolo.
Dayin Jacoby si alzò per riceverlo.
— Che cosa succede? — chiese a Jacoby.
— Non lo so, davvero — disse Jacoby. Sembrava sincero. — Questa notte mi hanno svegliato e condotto a bordo. Sto aspettando qui da un’ora.
— Chi è che comanda, qui? — chiese Ayres ai manichini. — Informatelo che voglio parlare con lui.
Quelli non si mossero; restarono dov’erano, allineati. Ayres sedette, lentamente come Jacoby. Era spaventato. Forse era spaventato anche Jacoby. Ayres si chiuse nell’abituale silenzio; tanto, non aveva nulla da dire a un traditore. Non era possibile una conversazione educata.
La nave si mosse: uno schianto echeggiò attraverso lo scafo e i corridoi, turbando il silenzio. I soldati si aggrapparono alle maniglie quando sopravvenne il momento nauseante della gravità zero. Liberati della gravità della stazione, ci voleva un attimo prima che entrassero in azione i sistemi della nave, ripristinando la gravità artificiale. Abiti che svolazzavano spiacevolmente, lo stomaco in subbuglio; si provava la sensazione di essere sul punto di precipitare; e la caduta, quando venne, fu un lento assestamento.
— Siamo partiti — borbottò Jacoby. — Allora è venuto il momento.
Ayres non disse nulla, pensando angosciato a Bela e alla Dias, rimasti indietro. Abbandonati.
Un ufficiale vestito di nero apparve sulla soglia, seguito da un altro.
Azov.
— Andate — disse Azov ai manichini, e quelli uscirono ordinatamente, in silenzio. Ayres e Jacoby si alzarono.
— Che cosa succede? — chiese Ayres. — Che cosa significa?
— Cittadino Ayres — disse Azov, — stiamo effettuando manovre difensive.
— I miei compagni… che ne sarà di loro?
— Sono in un posto sicuro, signor Ayres. Lei ci ha fornito il messaggio che volevamo; potrà risultare utile, e per questo è ancora con noi. Il suo alloggio è in fondo al corridoio. Abbia la gentilezza di restarci.
— Che cosa sta succedendo? — chiese Ayres, ma l’aiutante lo prese per il braccio e l’accompagnò alla porta. Lui si aggrappò allo stipite, resistette, e si voltò a guardare Azov. — Cosa sta succedendo?
— Ci prepariamo — disse Azov, — a recapitare a Mazian il suo messaggio. Ed è giusto che lei sia presente… se verranno sollevate altre questioni. L’attacco è imminente; cerco di prevedere dove avverrà, e so che sarà un attacco in forze. Mazian non cede le stazioni per niente; e noi, signor Ayres, andremo dove lui ci ha obbligati… ad accettare la sfida, per così dire. Non ci ha lasciato scelta, e lo sa; ma naturalmente, ci auguriamo che terrà conto del suo ordine di richiamo. Se vuole preparare un secondo messaggio, più energico, le verrà fornito il necessario.
— E il messaggio verrà riveduto e corretto dai vostri esperti.
Azov sorrise a denti stretti. — Vuole la Flotta intatta? Francamente, dubito che potrete recuperarla. Non credo che Mazian terrà conto del suo messaggio; ma dato che si trova privo di basi, può darsi che lei abbia ancora un ruolo umanitario da svolgere.
Ayres non disse nulla. Anche ora, riteneva che tacere fosse la cosa più saggia. L’aiutante lo prese per il braccio e lo condusse lungo il corridoio, lo fece entrare in una cabina dai mobili di plastica e chiuse a chiave la porta.
Ayres camminò avanti e indietro per un po’, nello spazio limitato della cabina. Poi cedette alla debolezza delle ginocchia e sedette. Era andata male, pensò. La Dias e Bela erano… dovunque fossero, a bordo di una nave o ancora sulla stazione, e lui non sapeva neppure che stazione fosse. Poteva succedere di tutto. Rabbrividì, rendendosi improvvisamente conto che erano perduti, che i soldati e le navi erano diretti verso Pell e verso Mazian… perché a bordo c’era anche Jacoby. Nella sua stupidità, lui aveva puntato a restare vivo, a tornare in patria. Adesso sembrava sempre meno probabile. Stavano per perdere tutto.
— È stato concluso un accordo di pace — aveva detto nella semplice dichiarazione che gli avevano permesso di registrare, in mancanza dei codici essenziali. — Il rappresentante del Consiglio di Sicurezza, Segust Ayres, per autorità dell’Anonima Terra e del Consiglio di Sicurezza, invita la Flotta a prendere contatti per negoziare.
Era il momento peggiore per una grande battaglia. La Terra aveva bisogno che Mazian restasse dov’era, con tutte le sue navi, e colpisse la Confederazione a casaccio, creandole difficoltà, impedendole di allungare il braccio verso la Terra.
Mazian era impazzito… contro l’immensa estensione della Confederazione, lanciare quelle poche navi che gli restavano, impegnarsi su scala massiccia, e perdere. Se la Flotta fosse stata annientata, la Terra non avrebbe avuto più a disposizione il tempo che lui aveva cercato di ottenere per arrivare fin lì e uscire vittorioso. Niente Mazian, niente Pell, e tutto allo sfascio.
E un messaggio come quello che aveva redatto non poteva provocare un’azione avventata, o confondere le manovre già in corso, riducendo ancora le possibilità di successo di Mazian?
Ayres si alzò, ricominciò a camminare avanti e indietro in quella che sembrava la sua prigione definitiva. Un secondo messaggio, dunque. Una richiesta oltraggiosa. Se la Confederazione era fanatica come i suoi manichini, se era altrettanto convinta del proprio scopo, forse l’avrebbero lasciato passare, purché lo considerassero in linea con le loro esigenze.
— Considerando i comuni interessi dell’Anonima e della Confederazione negli accordi commerciali — compose, mentalmente, — e i negoziati ormai avanzati, come dimostrazione di buona fede, cessate tutte le operazioni militari; cessate il fuoco e accettate la tregua. Restate in attesa di ulteriori istruzioni.
Tradimento… per indurre Mazian alla ritirata, a quel tipo di resistenza alla spicciolata di cui aveva bisogno la Terra in quella fase. Era l’unica speranza.
LIBRO TERZO
CAPITOLO PRIMO
La Norway procedeva come l’intera Flotta, scagliando sincronicamente la sua massa nello spazio reale. Schermi e comunicatori entrarono in azione, cercando il puntolino che era la gigantesca Tibet, e che li aveva preceduti su quella rotta in avanscoperta.