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Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]

Электронная книга - «Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]». Краткое содержание книги:

Vincitore del John W. Campbell Memorial Award, ambito premio statunitense riservato agli autori più promettenti, Il sogno di Lincoln (1987) è il primo romanzo importante di Conie Willis, un’autrice che si è poi segnalata con opere di tutto rispetto.
Che accadrebbe se una donna dei nostri tempi scoprisse di poter viaggiare nel tempo grazie ai suoi poteri mentali, in particolare a una specie di ponte psichico stabilito con il generale Robert Lee, il grande sconfitto della guerra civile? Da questa premessa parte un romanzo appassionante, una cruda e realistica ricostruzione della guerra civile americana e del suo mondo, ma anche un’avventura ricca di imprevisti: per esempio; che ruolo ha nella vicenda il cavallo di Lee, Traveller? E perché un uomo dei nostri glomi sembra inspiegabilmente identificarsi con lui? Lo scoprirete con Connie Willis.
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Lee non disse mai nulla, dopo la guerra, che potesse far capire che lui considerava il comportamento di Longstreet a Gettysburg nient’altro che “l’errore di un bravo soldato”. Ma appena dopo la battaglia, quando il colonnello Venable aveva detto amaramente: — Vi ho udito ordinare al generale Longstreet di mandare la divisione di Hood — anche Lee l’aveva biasimato. E io biasimavo Richard. Sto facendo solo il mio dovere di medico. È per il tuo bene.

Presi la mia ricetta dalla tasca e la guardai. Il medico di Broun mi aveva prescritto l’Elavil.

A luglio finalmente Broun lasciò che gli eseguissero il by-pass che finora aveva rifiutato. Ne uscì benissimo, felice perché non gli avevano tagliato la barba mentre era sotto anestesia, ma non mostrò alcun interesse a riprendere il lavoro sul libro di Lincoln.

Mi mandò a Springfield, sostenendo che non poteva andare avanti con il libro finché non avesse saputo dov’era stato sepolto Willie Lincoln. Passai quasi un mese laggiù tentando di scoprirlo, poi tornai e iniziai a controllare tutti i registri dei cimiteri del Dipartimento di Columbia. Avevo usato la ricetta per l’Elavil mentre mi trovavo a Springfield. I sogni erano completamente scomparsi e l’Elavil aveva bloccato il sonno REM come da indicazioni.

Broun ancora non stava lavorando al libro, nonostante il problema della sepoltura di Willie fosse un dettaglio che avrebbe potuto aggiungere in un secondo tempo. Mi fece fare un mucchio di ricerche che poi non guardò nemmeno e in autunno iniziò ad avere di nuovo dolori al petto.

In ottobre insistette perché lo portassi al Lincoln Memorial. — Non credo che sia una buona idea — dissi. — Ci sono molti gradini. E sai che devi andarci piano con i gradini.

Salì le scale disdegnando il mio aiuto ed entrò nel memoriale per guardare la statua di Lincoln. — Lo sai qual è la cosa a cui nessuno ha pensato in tutto quel girovagare per la California? — mi disse guardando Lincoln che sedeva sulla grande poltrona di marmo con le sue orecchie troppo grandi e il naso largo e le gambe troppo lunghe, le mani troppo grandi posate sui braccioli freddi. — Che lui stava mentendo riguardo ai sogni.

— Mentendo? — chiesi.

— Lui amava l’Unione — spiegò. — Avrebbe fatto qualsiasi cosa per salvarla, anche inventarsi un sogno su una barca e una riva incerta per tenersi il Gabinetto. — Le parole echeggiavano nella sala vuota. — Avrebbe sacrificato il suo stesso figlio per salvare la sua preziosa Unione.

— Non sacrificò lui Willie — dissi io. — Amava Willie. Non avrebbe mai fatto nulla che potesse nuocergli. Willie morì di febbre tifoidea.

— Avrebbe dovuto rimanere a casa a curarlo invece di andarsene in giro su qualche campo di battaglia — fece lui.

— Che cosa stai dicendo? — dissi. — Non stava andandosene in giro. Rimase tutto il tempo a fianco di Willie.

— Non avrei mai dovuto andare in California — disse Broun, sempre guardando Lincoln. — Avrei dovuto restare a casa.

— Non è stata colpa tua — dissi io.

Lasciò che lo aiutassi a discendere le scale. Giunto alla fine si voltò e guardò il memoriale. — È passato un anno, vero?

— Un anno e mezzo — dissi.

Avevo quasi terminato l’Elavil. Chiamai il medico di Broun perché mi facesse una nuova ricetta.

— Ti ha aiutato a dormire? — chiese lui. — Non ti ha causato effetti collaterali, vero?

— No — risposi.

— La tua cartella è arrivata. Voglio controllarla, e poi ti chiamerò. A proposito, Broun è ancora interessato ai sogni di Lincoln?

— Non lo so.

— Bene, perché se lo fosse ho qui un articolo di uno psichiatra, un certo dottor Madison. Espone la teoria secondo cui attraverso i sogni si può giungere a provocarsi l’ulcera e l’asma…

— E l’attacco cardiaco?

— Sì. Interessante. — Mi lesse il titolo del saggio e della rivista. — C’è scritto anche che il dottor Madison si è laureato alla Duke University. Anche tu sei andato alla Duke, vero? Forse lo conosci. Richard Madison.

Longstreet se la cavò bene dopo la guerra, nonostante le critiche secondo cui il fallimento di Pickett’s Charge era stato colpa sua, e divenne presidente di una fabbrica di cotone e poi ambasciatore in Turchia. Scrisse diversi articoli e un libro, difendendo il proprio comportamento a Gettysburg, finché giunse a convincere probabilmente anche se stesso di aver fatto la cosa giusta e di non poter essere biasimato per nulla.

— No — dissi. — Non lo conosco. — Iniziai a prendere l’Elavil due compresse per volta.

Dopo la gita al Lincoln Memorial Broun aveva messo da parte il libro su Lincoln, aveva riposto in una scatola tutte le ricerche e le prime stesure e me l’aveva fatta portare in soffitta. Io passavo la maggior parte del mio tempo in biblioteca. Stavo ancora cercando di scoprire dove fosse stato sepolto Willie Lincoln, nonostante a Broun non interessasse più. Controllai tutti i registri dei cimiteri a Washington e chiamai persino Arlington, pensando che forse il comandante Meigs aveva fatto seppellire Willie nel prato di fronte la casa di Lee.

Terminai di nuovo l’Elavil, ma questa volta non richiamai il medico. Non sognavo molto, e quando mi succedeva Annie non c’era. Sognavo di un luogo dove non ero mai stato, un luogo con verdi colline e bianchi recinti. Per qualche ragione, pensai che si trattasse del West Virginia.

A febbraio scoprii che cos’era successo a Willie Lincoln. Era stato sepolto all’Oak Hill Cemetery a Georgetown, in una cappella appartenente a William Thomas Carrol, un esponente della Corte Suprema amico di famiglia dei Lincoln.

L’informazione era in una biografia di Mary Todd Lincoln che si trovava in biblioteca, e non appena la lessi chiusi di scatto il libro, lo afferrai e corsi fuori. Gli allarmi squillarono e Kate corse a sua volta sui gradini, gridando — Jeff, che succede? Stai bene? — Non le risposi. Balzai in macchina e mi diressi a tutta velocità al cimitero.

I vialetti stretti tra le tombe erano coperti di neve, così alta che la maggior parte delle lapidi scompariva. Tuttavia uscii dall’auto e avanzai a piedi, affondando, fino a giungere alla tomba che cercavo. Come se pensassi che Willie fosse ancora là, come se pensassi che, disturbato nel suo sonno, mi avrebbe rivelato dove si trovava Annie e che cosa le era successo.

Ma lui non era là. Era a Springfield, dove giaceva di fianco a suo padre. Avevo pensato che trovando la sua prima tomba avrei saputo che cosa era successo a Willie. Ma questo non lo sapevo forse già? Gli era successa la stessa cosa che a tutti gli altri: Ben e Tom Tita e Little Hen. Erano morti durante la guerra. Il pony di Willie era bruciato vivo e Annie Lee era morta di una febbre, ma erano tutti caduti della Guerra Civile ed erano tutti sepolti a Fredericksburg, insieme con il braccio di Stonewall Jackson, sotto una lastra di granito non più grande di un pezzo di carta. Sapevo che cos’era successo a tutti, tranne che ad Annie. E a Traveller. Così tornai indietro fra la neve, risalii in macchina e guidai fino a casa. Andai subito a prendere il Freeman.

Sapevo che Traveller era sopravvissuto a Lee perché ricordavo di aver letto che aveva seguito la processione funebre; dopo di che, però, non veniva più menzionato da Freeman né dal Davis e nemmeno nei ricordi del figlio di Lee, Robert Jr.

Scesi in veranda e trovai il Robert E. Lee di Sanborn. Tornai nello studio e controllai i libri che Broun aveva impilato sulla scrivania e sulla poltrona di cuoio, sempre cercando il nome di Traveller. Pierson raccontava, di passaggio, che Traveller era stato messo in pensione nella fattoria di un amico, perché la signora Lee stava troppo male per occuparsi di lui. In Uomini e Cavalli Lovesay diceva che “era vissuto ancora per due anni, aspettando fedelmente il padrone che non sarebbe più tornato.” Hinsdale diceva che era rimasto nella stalla che Lee aveva fatto costruire per lui, finché si era ferito con un chiodo e aveva preso il tetano, e avevano dovuto abbatterlo.

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