Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Carla Meazza
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]». Краткое содержание книги:
Che accadrebbe se una donna dei nostri tempi scoprisse di poter viaggiare nel tempo grazie ai suoi poteri mentali, in particolare a una specie di ponte psichico stabilito con il generale Robert Lee, il grande sconfitto della guerra civile? Da questa premessa parte un romanzo appassionante, una cruda e realistica ricostruzione della guerra civile americana e del suo mondo, ma anche un’avventura ricca di imprevisti: per esempio; che ruolo ha nella vicenda il cavallo di Lee, Traveller? E perché un uomo dei nostri glomi sembra inspiegabilmente identificarsi con lui? Lo scoprirete con Connie Willis.
La famiglia lo stava aspettando per andare a cena. Lui si sedette pesantemente sul divano, stringendosi il braccio sinistro, e sua moglie disse; scherzosamente — Dove sei stato? Ti abbiamo aspettato per un secolo — e gli chiese di rendere grazie. Lui si alzò e sembrò voler dire qualcosa, poi cadde sul divano.
— Che cos’è? — chiese Annie.
— Probabilmente la chiesa di Dunker ad Antietam. Andiamo.
— Non ho salutato il gatto. — Insistette per arrivare alla scala esterna. La bestiola non c’era e il mucchietto di avanzi era mezzo sepolto dalla neve — E se gli fosse successo qualcosa, Jeff? — disse Annie, sfregandosi il polso.
— Non gli è successo nulla. È raggomitolato da qualche parte al calduccio, magari in una soffitta piena di topi. Non ha senso star qui a cercarlo. Vieni, andiamo.
Dormì per tutto il viaggio come se avesse preso un sonnifero. Non si svegliò nemmeno quando mi fermai a far benzina vicino a Woodbridge. Lassù pioveva, una pioggia gelata che pareva autunnale e che avrebbe potuto trasformarsi in neve da un momento all’altro.
Entrai nella stazione di servizio e chiamai la segreteria. “Centro!” disse Broun. “Sapevo di essere sulla pista giusta.” Non avevo cancellato il messaggio. Lo riascoltai di nuovo, per intero, tentando di capire da qualche indizio dove Broun si trovasse.
L’agente di Broun disse “Ho detto a Mc Laws e Herndon che le bozze sarebbero arrivate mercoledì al più tardi. Devi portarle anche se non riesci a contattare Broun.”
“Devi chiamarmi immediatamente” disse Richard. Prima avevo riappeso a questo punto, ma ora ascoltai ancora sperando che Broun avesse chiamato di nuovo per dirmi dove si trovasse. Per paura di mancare la chiamata non feci andare avanti il nastro in fretta. “Ho appena avuto i risultati degli esami dal laboratorio. C’è un problema nell’elettrocardiogramma. Non so dirti di preciso cosa possa essere. Hai notato dolori al petto? Dolori al polso o alla schiena o lungo il braccio? Se IÌ dolore si sposta potrebbe avere un infarto miocardico in qualsiasi momento. Devi tornare immediatamente.” Non c’erano altri messaggi. La macchina arrivò alla fine e si spense da sola.
Il numero dell’agente di Broun sulla costa occidentale era occupato. Comperai una tazza di caffè da asportare e tornai alla macchina. Annie dormiva ancora, raggomitolata sul sedile con il braccio sinistro stretto al corpo. I capelli erano indietro e scoprivano le guance arrossate. Tolsi il coperchio dalla tazza, la misi fra le ginocchia e avviai il motore. Annie si mosse leggermente e spostò l’altro braccio a reggere il sinistro. — Togliete le tende — mormorò.
Voltai la macchina. Dopo qualche istante aprii la portiera e versai il caffè per terra, poi tornai nella stazione e chiamai Richard.
15
Dopo la resa, a Lee fu offerto l’incarico di presidente di una piccola università a Lexington. Si recò laggiù a cavallo di Traveller per disporre l’abitazione per la famiglia. “Parte domani” scrisse sua moglie “a cavallo perché preferisce viaggiare così e inoltre perché non vuole separarsi nemmeno per poco dal suo amato destriero, il compagno di tante dure battaglie.”
Portai Annie da Broun. — Possiamo portare le bozze più tardi al Federal Express — dissi. — Questa pioggia sembra proprio voglia diventare neve, e non me la sento di guidare fino a New York questa sera. Devo controllare i messaggi telefonici e ritirare la posta.
Avevo detto a Richard di parcheggiare alcune strade più indietro, così che Annie non avrebbe visto la macchina. Trovai la porta principale chiusa ma non a chiave ed, entrando, vidi il siamese di Broun accoccolato sul gradino inferiore della scala. Il mio primo pensiero fu che era rimasto chiuso dentro, in qualche modo, quando eravamo partiti per Fredericksburg, ma poi vidi la posta sistemata in ordine sul tavolo dell’ingresso e una giacca appesa all’attaccapanni. Annie stava sulla porta della veranda, con il cappotto e i guanti ancora addosso, e il braccio sinistro sostenuto dall’altro, contro il corpo. Guardava le violette africane. Erano appena state innaffiate: chiazze d’acqua e di terra erano sul tavolo, attorno ai vasi.
— Sei tu, Jeff? — disse Broun, e scese in fretta le scale. Indossava una giacca da camera nera in cui sembrava avesse anche dormito. — Grazie a Dio! — disse, e mi abbracciò. La barba non gli era per nulla cresciuta, in quella settimana di separazione, e mi sfregò ruvidamente l’orecchio. — Stai bene? Ho chiamato tutti gli alberghi di Fredericksburg, ma nessuno conosceva il tuo nome. — Si allontanò di un passo e mi scrutò con i suoi occhi acuti. — Allora hai ricevuto il messaggio di Richard?
— Quale messaggio? — feci, e mi girai per togliere il cappotto.
— Sto benissimo, ora che quelle dannate bozze sono terminate, che pasticcio! Paragrafi spostati, altri mancanti, errori di battitura. Alla fine ho chiamato Annie, eccola, e l’ho convinta a venire giù ad aiutarmi. Ricordi il mio capo, vero Annie? — dissi. Sistemai il cappotto sul gancio. — L’uomo che è responsabile di tutte le nostre disgrazie di questi ultimi giorni? Broun, ricordi Annie?
— Certamente — disse Broun, e le strinse la mano.
— Salve — disse lei seria. Non riuscii a decifrare la sua espressione.
— Si gela in questo ingresso — feci. — Non hai acceso il riscaldamento? Andiamo nella veranda. — Presi sottobraccio Annie e la condussi nella stanza. — Oh, bene, qui fa più caldo. Annie, dammi quel cappotto bagnato.
Broun entrò a sua volta, e si fermò presso la porta. — Perché non mi hai detto che ti eri ammalato, Jeff? — disse. — Ho pensato che ci fosse qualcosa che non andava, la sera che tornasti da Springfield. Perché non mi hai detto che avevi dolori al petto? Avrei cancellato il viaggio. Sei stato da un dottore?
“Gli esami mostrano un problema con l’elettrocardiogramma” aveva detto Richard. “Hai notato dolori al petto?” Broun doveva aver pensato che il messaggio fosse per me, era tornato immediatamente per aiutarmi, ma ormai era troppo tardi. Guardai Annie. Si era tolta i guanti ed era indietreggiata fino al tavolo su cui stavano le violette africane. Era rimasta là in piedi stringendo i guanti e fissandomi, aspettando di sentire cosa avrei detto.
— Non sono io ammalato — dissi. — È Annie. L’ho portata a casa per farla entrare in ospedale. — Le presi le mani. — Ho chiamato Richard — dissi. — Sarà qui da un momento all’altro.
Rimase immobile per un momento, come se stesse per parlare, poi si piegò in avanti, come aveva fatto Lee quando Traveller si era impennato.
— Soffri di angina — dissi. — È per questo che ti fa male il polso. Lee soffrì di angina durante tutta la guerra, aveva dolori alla spalla, alla schiena, lungo il braccio. Morì di attacco cardiaco. I sogni sono un avvertimento. Anche i sogni di Lincoln. Devi assolutamente vedere un medico.
— E così hai chiamato Richard.
— Sì.
Sedette sul divano. — Avevi promesso — disse.
— Ma prima di sapere che i sogni ti stavano uccidendo. Sto facendo questo solo per il tuo bene.
— Come Richard — disse, stringendo i guanti che teneva in grembo.
Mi inginocchiai vicino a lei. — Annie, ascoltami, il sogno che hai fatto stamattina non era su Antietam. Ti ho mentito. L’incontro che hai sognato si tenne alla Grace Church a Lexington. Lee vi partecipò e rimase tutto il pomeriggio là al freddo, poi andò a casa a piedi sotto la pioggia ed ebbe un attacco di cuore. Non lascerò che questo accada anche a te!
— Io devo farlo. — Strinse i guanti spasmodicamente. — Devo arrivare fino alla fine. Ti prego, cerca di capire — disse, gravemente, gentilmente. — Io non posso lasciarlo. Ho promesso di sognare al suo posto. Poveruomo… devo provare ad aiutarlo. Non lo posso lasciare. Sta morendo.