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Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]

Электронная книга - «Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]». Краткое содержание книги:

Vincitore del John W. Campbell Memorial Award, ambito premio statunitense riservato agli autori più promettenti, Il sogno di Lincoln (1987) è il primo romanzo importante di Conie Willis, un’autrice che si è poi segnalata con opere di tutto rispetto.
Che accadrebbe se una donna dei nostri tempi scoprisse di poter viaggiare nel tempo grazie ai suoi poteri mentali, in particolare a una specie di ponte psichico stabilito con il generale Robert Lee, il grande sconfitto della guerra civile? Da questa premessa parte un romanzo appassionante, una cruda e realistica ricostruzione della guerra civile americana e del suo mondo, ma anche un’avventura ricca di imprevisti: per esempio; che ruolo ha nella vicenda il cavallo di Lee, Traveller? E perché un uomo dei nostri glomi sembra inspiegabilmente identificarsi con lui? Lo scoprirete con Connie Willis.
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Quando arrivai a casa Broun era ancora seduto sul divanetto della veranda. Il siamese gli era balzato in grembo, e allora lui aveva appoggiato la segreteria telefonica da una parte per accarezzarlo.

Si alzò in piedi non appena entrai, facendo balzare il gatto al suolo, e mi venne incontro, mettendomi un braccio attorno alle spalle. Non mi chiese che cos’era successo e allora, proprio perché non me lo chiese, proprio perché non disse “Come hai potuto lasciarla andare? È ammalata. Ha bisogno di un medico’” io gli raccontai che l’avevo portata alla fermata del metrò, e poi gli raccontai tutto il resto.

Lui non disse “Sono solo sogni”, né mi raccontò le teorie che aveva raccolto in California. Disse solo, piano: — Fu una guerra terribile, la Guerra Civile. Così tanti ragazzi… Ho fatto male ad andare in California. Su una pista sbagliata, correndo dietro ai sogni di Lincoln, mentre avrei dovuto essere qui.

— Non è stata colpa tua — dissi, e poi andai a letto, nonostante fosse il primo pomeriggio, e dormii per due giorni. Quando mi svegliai, in studio c’era un elettricista, che aggiustava la segreteria telefonica.

— In caso lei chiamasse — disse Broun.

Portai le bozze a New York. Quando tornai, iniziammo il romanzo sui sogni di Lincoln. Feci per Broun il lavoro di gambe, lo accompagnai in macchina, andai a scovare fatti oscuri che non interessavano a nessuno, e sognai Annie.

Mentre ci trovavamo a Fredericksburg io non avevo sognato per nulla, come se i sogni di Annie bastassero per tutti e due, ma ora sognavo quasi tutte le notti, e nei sogni Annie stava bene. Sognai che aveva lasciato un messaggio sulla segreteria. “Sto bene” diceva, “non volevo che ti preoccupassi”.

“Dove sei?” chiesi io, anche se sapevo che si trattava solo di un messaggio, che lei non era lì. Non ero mai riuscito a liberarmi dell’abitudine di rispondere anche alla gente che non si trovava davvero lì. E allora, se io non c’ero riuscito, come potevo pretendere che Annie potesse, con Lee che le parlava notte dopo notte, raccontandole i suoi sogni?

“Sto bene, Jeff” mi disse lei in sogno. “Stanno occupandosi di me.” Non era un messaggio. Era davvero lei al telefono, e stava bene, stava bene. Era andata a casa, ritornata in quella casa con il lungo portico e l’albero di mele, e una volta ritornata era andata dal medico. “Pensavo che avessi paura che ti interrompessero i sogni”.

— E così, ma poi ho pensato a quello che tu avevi detto di Tom Tita. A che cosa sarebbe servito seguire Lee per tutta la Guerra Civile? Mi sarei solo fatta uccidere. La mia prima lealtà doveva essere verso me stessa.

— Allora era questo che significava il tuo messaggio — dissi, stringendo il ricevitore. — È questo che volevi dire quando hai scritto il nome di Tom Tita.

— Certo — rispose lei. — Che cosa credevi che significasse, altrimenti?

— Che eri chiusa dentro. Che non potevi uscire.

— Sto bene — disse lei. — Si stanno prendendo cura di me.

Lavorammo sul libro tutta l’estate. In autunno uscì Il Legame del Dovere e andammo a New York a promuovere il libro. — Sono contenta di vedere Broun che ha un così bell’aspetto — mi disse la sua agente al ricevimento di Mc Laws e Herndon. — Temevo che tutto quel correre su e giù per la California fosse troppo, per lui, ma ora lo vedo proprio bene. E non sai come sono sollevata al vedere questo libro stampato, finalmente — aggiunse, passando il dito su una locandina. — Sai che mi chiamò, dopo che le bozze erano state consegnate, perché voleva cambiare la fine? Voleva far sposare Ben e Nelly. Ci puoi credere?

— Quando ti chiamò?

— Non ricordo esattamente. Dopo che tu avevi consegnato le bozze. Per fortuna, chiamò prima me e non Mc Laws e Herndon. Riuscii a convincerlo che non avrebbe funzionato.

— No, credo di no.

— Cioè, voglio dire, era ovvio fin dall’inizio che lei era innamorata di quel ragazzo che poi è morto, come si chiamava?

Rimanemmo a New York fin dopo Natale, partecipando a incontri e dibattiti televisivi. Il giorno in cui tornammo a casa, mentre ero dalla vicina a riprendere il gatto, Broun ebbe un attacco cardiaco. Fu una cosa molto leggera. Non rimasero danni al cuore. Rimase in ospedale solo una settimana, e più dell’attacco di cuore lo sconvolse il fatto che una battagliera infermiera gli aveva rasato la barba.

— Non hai avuto alcun sintomo? — gli chiesi. Era nel letto d’ospedale, appoggiato a una pila di cuscini.

— Una piccola indigestione — rispose. — O quella che pensavo fosse indigestione.

— Non ti faceva male il braccio? O il polso?

— No — ribadì. — Ho pensato che avevo mangiato troppo.

— Non avevi sognato nulla?

— Ero sveglio quando mi arrivò, ragazzo — mi fece notare con gentilezza.

— Prima dell’attacco — quasi gridai. — Che cosa avevi sognato?

Il suo medico personale mi trascinò fuori in corridoio. — So che sei sotto stress, ma lo è anche lui. — Guardò la cartella di Broun. — E lo sono anch’io. Non voglio che gli venga un terzo attacco mentre lo sto curando.

— Un terzo? — dissi.

— Certo — rispose lui, sempre leggendo il foglio. Poi alzò gli occhi e vide la mia espressione. — Ma come? Vecchio figlio di buona donna, non ti aveva detto niente! È stato tre anni fa — andò indietro di parecchi fogli sulla cartella — in settembre. Il ventotto settembre. Tu eri fuori città, mi pare. Mi aveva detto di averti chiamato.

Tre anni fa in settembre io ero a Springfield, a vedere la tomba di Lincoln, e Broun mi stava facendo impazzire con indicazioni e consigli. E poi d’un tratto aveva smesso, le chiamate si erano interrotte, e quand’ero tornato a casa l’avevo trovato disposto a lasciarmi fare il lavoro di gambe in sua vece.

— È stato grave il primo? — chiesi.

— Grave abbastanza da spaventarlo. Era convinto di stare per morire. Ecco perché pensavo che te l’avesse detto. — Richiuse il fascicolo e se lo mise sotto il braccio. — Ora, sono d’accordo che dovrebbe essere insultato per non avertelo detto, ma come suo medico ti permetterò di vederlo di nuovo solo se mi assicuri che non gliene farai parola, almeno finché non starà meglio. Deve aver avuto le sue ragioni per tacere.

— Certo — dissi.

Ritornai in stanza e mi scusai per aver gridato. — Non ho fatto alcun sogno prima dell’attacco — disse Broun. — Non ho avuto nessun avvertimento.

— Annie li ebbe — dissi. — I sogni stavano tentando di metterla in guardia. Solo che lei non volle ascoltare.

Si appoggiò indietro. — Se avessi sognato di trovarmi su una barca, navigando verso una riva nebbiosa e incerta, nemmeno io avrei ascoltato. Se Lincoln mi avesse lasciato sognare i suoi sogni, non c’è cosa al mondo che avrebbe potuto fermarmi. Nemmeno qualcuno che amavo.

— Anche se avresti finito per avere un attacco cardiaco? Anche se tutto ciò avrebbe finito per ucciderti?

— Anche in quel caso — disse lui dolcemente. — Forse lei ora sta bene. Forse è andata da un dottore quando è arrivata a casa, come aveva promesso.

Broun ricominciò a lavorare al libro su Lincoln non appena fu tornato a casa, in aperta sfida agli ordini del medico. — Finirò questo dannato libro, fosse pure l’ultima cosa che faccio — dichiarò, grattandosi il mento ispido. Stava tentando di farsi crescere un’altra volta la barba.

— E sarà così, questa volta, con questo ritmo — ribattei. — Almeno lasciami fare il lavoro di gambe.

— Bene — rispose, e mi mandò alla Casa Bianca a prendere note sulla Sala degli Ospiti, drappeggiata di cremisi, dove era morto Willie Lincoln, e sulle scale che Lincoln aveva disceso nel sogno, e sulla Sala Orientale, dove la bara di Willie e poi quella di suo padre erano state poste.

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