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Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]

Электронная книга - «Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]». Краткое содержание книги:

Vincitore del John W. Campbell Memorial Award, ambito premio statunitense riservato agli autori più promettenti, Il sogno di Lincoln (1987) è il primo romanzo importante di Conie Willis, un’autrice che si è poi segnalata con opere di tutto rispetto.
Che accadrebbe se una donna dei nostri tempi scoprisse di poter viaggiare nel tempo grazie ai suoi poteri mentali, in particolare a una specie di ponte psichico stabilito con il generale Robert Lee, il grande sconfitto della guerra civile? Da questa premessa parte un romanzo appassionante, una cruda e realistica ricostruzione della guerra civile americana e del suo mondo, ma anche un’avventura ricca di imprevisti: per esempio; che ruolo ha nella vicenda il cavallo di Lee, Traveller? E perché un uomo dei nostri glomi sembra inspiegabilmente identificarsi con lui? Lo scoprirete con Connie Willis.
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— Bastardo — disse il mio vecchio compagno di camera, e lasciò andare il polso di Annie. — Stavo solo cercando di aiutarti, Annie. Avevo un dovere come medico.

— Non parlarmi di dovere — disse Annie, stringendosi al seno il braccio come se fosse un bambino — non quando mi hai impedito di fare il mio.

Broun emise un suono. Il suo viso sotto la barba era mortalmente pallido. Sembrava star male, come uno scrittore che avesse appena udito proferire le parole da lui stesso scritte.

— Chiami l’ambulanza — disse Richard a Broun.

— No — rispose Broun. — Lei sta facendo i sogni di Robert Lee.

— Hai convinto anche lui, vero? — gridò rivolto a me. — Voi siete tutti matti, lo volete capire o no?

— Come Lincoln? — disse Broun.

— Chiami un’ambulanza — ripeté Richard, e Broun si voltò e si diresse verso la scale.

— Ho detto ad Annie che le avrei prescritto il Thorazine e l’ho informata degli effetti collaterali — disse il Buon Psichiatra. — Ha preso da sola la prima dose. Il Thorazine a volte cancella temporaneamente la memoria breve.

— Dopo la Guerra Civile, Longstreet scrisse lunghe e complicate spiegazioni per sostenere che in realtà non aveva disubbidito a Lee a Pickett’s Charge — dissi — e che ciò che era successo era responsabilità di Lee. Ma non funzionò. C’erano troppi testimoni.

— E questo sarebbe qualcosa che Robert Lee ha sognato?

— No — risposi. — Questo sarebbe un avvertimento. Ho due capsule di Thorazine e il nastro con tutti quei messaggi che hai lasciato sulla segreteria telefonica. Lasciali in pace oppure mando tutto al tuo capo, il dottor Stone, all’Istituto del Sonno. Gli dico che hai dato il Thorazine a una tua paziente senza il suo permesso. Gli dico che hai dato l’Elavil a una paziente con disturbi cardiaci.

Broun scese la scale con in mano la segreteria telefonica. L’aveva strappata dai fili. Questi pendevano sul pavimento dietro di lui.

— Se vuoi ancora chiamare l’ambulanza dovrai usare il telefono della vicina di casa, Richard — dissi — ma non credo che la vicina ti lascerà entrare. Non dopo che già una volta ha chiamato la polizia per te.

— Bastardo — ripeté lui. — Non te la farò passare liscia. Ti avevo chiamato, non te lo ricordi questo? Per dirti che avevo una paziente che faceva sogni terribili e non sapevo che cosa fare. Ti ho chiamato e tu non eri a casa.

— Mi hai chiamato perché ti serviva il mio aiuto o perché volevi procurarti un alibi? — dissi, ma lui aveva già sbattuto la porta alle sue spalle.

Infilai il cappotto. — Potrebbe tentare di seguirci — dissi. — Ma ha parcheggiato almeno un isolato più in là. Se andiamo subito possiamo seminarlo. — Raccolsi i guanti di Annie e glieli gettai.

— Hai dei soldi? — chiesi a Broun. Lui si frugò in tasca e tirò fuori una ventina di dollari e qualche moneta. — Solo questi? — gli dissi ad alta voce, come se stessi tentando di svegliarlo.

Lui frugò nella tasca della giacca appesa al gancio con la mano destra, stringendo ancora la segreteria con la sinistra, e tirò fuori una manciata di biglietti. Me li tese e poi si sedette pesantemente sul divano.

— Grazie — dissi. Afferrai la valigia di Annie e la spinsi verso la porta. Broun non disse nulla. Lo vidi attraverso la finestra mentre avviavo il motore, ancora seduto stringendo la segreteria telefonica, come un uomo intontito.

La pioggia si stava trasformando in neve. Percorsi vie laterali fino alla Ohio Drive e poi girai in Memorial Parkway. Dopo che attraversammo il ponte controllai nello specchietto e poi superai l’uscita di Washington Memorial.

— Non ti porto fino all’aeroporto — dissi. — Richard può essere dietro di noi — aggiunsi velocemente, perché non pensasse che si trattava di un’altra trappola e che la stavo portando all’ospedale. — Ti sto portando alla fermata della metropolitana di Arlington. Puoi prenderla per andare all’aeroporto, se vuoi, oppure alla stazione dei treni o degli autobus, e Richard non potrà sapere dove sei andata. — E neanch’io, pensai.

Annie accennò di sì senza guardarmi, stringendo in grembo le mani guantate. Accostai la macchina al muro bianco che segnava l’entrata del metrò e fermai.

— Ti ho sognato — disse. — Mentre eravamo in macchina, questo pomeriggio. Ero in camera mia, a casa, a letto appoggiata contro i cuscini. Tu sei entrato e hai detto “Ti accompagnerò a Fredericksburg” e io volevo venire con te, ma non potevo. Non potevo nemmeno risponderti. Riuscii solo a scuotere la testa. — Si voltò a guardarmi, gli occhi pieni di lacrime. — Era la prima volta che ti sognavo. Ho sognato Richard e Broun, ma te mai, Jeff. Indovina chi eri? Ero così felice di vederti.

— Non lo so — dissi, sebbene avevo indovinato fin dal principio quale parte stessi giocando. — Forse il dottore di Lee? Ti accompagnerei a Fredericksburg, sai. O dovunque tu voglia.

L’avrei accompagnata? Anche sapendo dove la stavano portando i suoi sogni, sarei riuscito ad accompagnarla laggiù? Oppure avrei di nuovo chiamato Richard? Scesi dall’auto e presi la sua valigia dal bagagliaio, poi l’appoggiai all’inizio della scala. Aprii la sua portiera. Lei piegò un pezzetto di carta, se lo mise in tasca e uscì.

Le diedi il denaro di Broun e tutti i pochi soldi che avevo con me. — Ci sono circa cinquecento dollari. Dovrebbe bastarti per tornare a casa o dove tu voglia andare.

— Grazie — disse.

— Questa è la Linea Azzurra. Puoi prenderla per andare direttamente all’aeroporto. Se invece vuoi andare ad Amtrack cambia sulla Linea Rossa al Metro Center e arriverai fino alla stazione.

Chinò la testa per trafficare nella borsa e mise via i soldi. — Non saprò che cosa ti succederà — dissi. — Promettimi solo che andrai da un medico.

— Dopo la guerra — disse lei. Prese il foglietto ripiegato che aveva in tasca e me lo diede.

Annuii. — Dopo la guerra.

Alzò la mano e mi scostò i capelli dalla fronte. — Ero così felice di averti visto — disse. Alzò la valigia con la mano sinistra, la rimise giù sul marciapiede bagnato, la alzò di nuovo con la destra e si allontanò per le scale.

Tornai sul marciapiede e rimasi lì tutto il tempo in cui lei si allontanava, tenendo in mano il biglietto ripiegato e guardando la collina verso Arlington House. Iniziò a nevicare. Misi il foglietto in tasca e tornai a casa.

Non lo aprii fino al giorno dopo, per paura che avesse scritto l’indirizzo di quella casa con il lungo porticato e il frutteto di meli e che anch’io, come Richard, avrei tentato di seguirla.

Era ancora umido. Lo aprii con cura, per non romperlo, e lessi. Aveva scritto in blu, con la matita delle bozze: “Tom Tita, Arlington House”.

16

Lee sopravvisse due settimane a quel pomeriggio in Grace Church. Per la maggior parte del tempo giacque disteso, in silenzio, oppure sonnecchiò. Fuori pioveva e i fiumi intorno a Lexington andarono in piena, così che fu impossibile a Rob giungere al suo capezzale. Per diverse notti l’aurora boreale accese il cielo, come quella volta a Fredericksburg. Lee parlava molto poco, qualche volta mormorava parole sconnesse durante il sonno, e quando il medico gli disse “Deve affrettarsi a guarire: Traveller è da troppo tempo rinchiuso in stalla e ha bisogno di esercizio” lui si limitò a scuotere la testa, incapace di dire nulla.

Morì il dodici di ottobre, dicendo: “Togliete le tende”, e andò ad affrontare qualche nuova battaglia, senza portare con sé Traveller. Traveller seguì la processione funebre, a testa china, con un mantello nero che gli copriva il dorso. Poi fu portato a casa, ad aspettare la fine. Sognò qualche volta di Lee? Chissà se i cavalli sognano.

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