L'anno del sole quieto
- Автор: Такер Уилсон
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Gianni Aimach
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:
Chaney si voltò a guardare la tomba.
Quella non l’avrebbe fotografata, perché la foto avrebbe suscitato delle domande alle quali lui non voleva rispondere. Seabrooke avrebbe chiesto se c’era stata un’iscrizione sulla croce, e per quale motivo lui non aveva fotografato l’iscrizione. Katrina sarebbe rimasta seduta davanti a lui, con la matita pronta a trascrivere la sua testimonianza verbale.
Adiutat Deus K
Laggiù, in quella tomba: Arthur o Katrina?
Come avrebbe potuto dire a Katrina di avere trovato la sua tomba? O la tomba di suo marito? E perché quello non avrebbe potuto essere il luogo dell’estremo riposo del maggiore Moresby?
Un uccello ricominciò a cantare, in un cespuglio vicino, attirando lo sguardo di Chaney sugli alberi lontani e sul cielo che si stendeva lontano.
Gli alberi erano ricchi di nuove foglie, e testimoniavano che l’estate era iniziata; l’erba era di un verde dolce, era tenera e fresca, perché il cuore dell’estate non aveva ancora ingiallito e indurito gli steli: era un mondo fresco e nuovo. Nubi sottili si radunavano intorno al sole calante, creando un miraggio morbido, circondando il sole di un vello di lana rosso-dorata. A oriente, il cielo era prodigiosamente azzurro e pulito… un cielo lavato e ripulito da poco, disinfettato e sterilizzato. Di notte, le stelle di quel mondo dovevano sembrare dei meravigliosi diamanti scintillanti.
Arthur o Katrina?
Brian Chaney si inginocchiò per un momento, per toccare la terra sopra la tomba, e mentalmente si preparò a tornare a casa, a tornare alla base di partenza. Era profondamente depresso.
Una voce disse:
— Per favore… signor Chaney?
Lo choc lo immobilizzò per un istante. Ebbe paura che, se si fosse voltato troppo rapidamente, o se soltanto avesse sobbalzato, un dito nervoso avrebbe tirato il grilletto e lui avrebbe raggiunto il maggiore Moresby nell’umida terra della base. Rimase immobile, irrigidito, rendendosi conto di avere lasciato sul carro il suo fucile. Trascuratezza; incuria; stupidità. Una mano rimase sulla tomba; lo sguardo rimase fisso sulla piccola croce.
— Signor Chaney?
Dopo un tempo lunghissimo… un’inquietante eternità d’angoscia… voltò lentamente il capo, per guardare il sentiero.
Due sconosciuti: due persone quasi sconosciute, due persone che riflettevano l’incertezza e l’apprensione che anche Chaney provava.
Il più vicino dei due indossava un cappotto pesante e un paio di stivali presi dal deposito; le mani e il capo erano scoperti, e l’unica arma che egli portava era un binocolo, preso anch’esso dal deposito. Era alto, magro, nervoso… solo di poco più basso di Chaney, ma non aveva i capelli color sabbia e il corpo muscoloso di suo padre; non aveva la carnagione abbronzata e la capsula d’argento nei denti, non aveva quel modo particolare di socchiudere gli occhi, che faceva subito pensare a un marinaio intento a guardare lontano, proteggendosi dal perenne riverbero dell’oceano. Gli mancava la dirompente giovinezza del padre. Se l’uomo avesse posseduto queste caratteristiche, Chaney avrebbe creduto di trovarsi di fronte ad Arthur Saltus.
— Come fa a conoscere il mio nome?
— Lei è l’unico che mancava, signore.
— E avevate la mia descrizione?
A voce bassissima: — Sì, signore.
Sempre in ginocchio, Chaney si voltò a fissare gli sconosciuti. Si rese conto che loro avevano paura di lui quanto lui ne aveva di loro. Da quanto tempo non avevano visto un altro uomo, nella base?
— Lei si chiama Saltus?
Chaney spostò lo sguardo sulla donna che era rimasta dietro l’uomo, a una certa distanza. E lei guardava Chaney con una strana mescolanza di fascino e di terrore, pronta a fuggire al primo allarme. Da quanto tempo non aveva visto un altro uomo, nella base?
Chaney domandò:
— Kathryn?
Lei non rispose, ma l’uomo disse:
— Mia sorella.
La figlia era uguale alla madre sotto ogni aspetto: le mancavano soltanto l’abbronzatura e i calzoni delta. Era infagottata in un pesante cappotto che le andava troppo grande, e indossava degli stivali che erano anch’essi troppo grandi per i suoi piedini. Portava al collo un binocolo: Chaney aveva avuto ragione, qualcuno l’aveva osservato attentamente, prima. Era a capo scoperto, e mostrava la cascata di morbidi capelli castani che anche Katrina aveva avuto; i suoi occhi erano della stessa meravigliosa sfumatura — ora velata dallo spavento — di quelli della madre. Era piccola di statura, non doveva pesare più della madre, una volta liberata dal cappotto troppo pesante e dai massicci stivali, e dava l’impressione di essere perennemente vigile e attenta, e veloce in ogni reazione. Dava anche l’impressione di avere qualche anno di più della Katrina che lui aveva conosciuto.
Chaney guardò prima l’uomo e poi la donna: i due, fratello e sorella, si trovavano di molti anni più avanti rispetto alle persone che lui aveva lasciato nel passato, avevano molti anni di più dei loro genitori.
Alla fine disse: — Conoscete la data?
— No, signore.
Un’esitazione, e poi: — Penso che mi abbiate aspettato.
Arthur Saltus annuì, e la donna fece un cenno affermativo quasi impercettibile.
— Mio padre diceva che lei sarebbe arrivato… un giorno. Era certo che lei sarebbe venuto; lei era l’ultimo dei tre.
Sorpresa: — Nessun altro, dopo di noi?
— Nessuno.
Chaney toccò la tomba per l’ultima volta, e i loro occhi seguirono la sua mano. Aveva un’altra domanda da fare, prima di rischiare di alzarsi in piedi.
— Chi è sepolto, qui?
Arthur Saltus disse: — Mio padre.
Chaney avrebbe voluto gridare: come? quando? perché? ma l’imbarazzo lo fece tacere, l’imbarazzo e il dolore e la depressione; rimpianse amaramente di avere vissuto il giorno in cui aveva accettato l’offerta di Katrina, e si era messo in quella posizione infelice. Si alzò in piedi, evitando di fare dei movimenti bruschi che avrebbero potuto essere fraintesi, e fu lieto, almeno, di non avere fotografato la tomba… fu lieto di non essere costretto a dire a Katrina, o a Saltus, o a Seabrooke, quello che aveva trovato in quel luogo silenzioso. Non avrebbe parlato della tomba: non avrebbe detto una sola parola.
In piedi, Chaney si guardò attorno, attentamente, guardò il giardino invaso dalle erbe, il parcheggio, la strada oltre l’edificio, e tutte le parti della base che si potevano vedere da quel luogo. Non vide nessuno, all’infuori dei due.
Una domanda secca: — Siete soli, qui?
La donna sobbalzò, udendo il suo tono di voce, e parve sul punto di fuggire, ma suo fratello rimase fermo.
— No, signore.
Una paura, e poi: — Dov’è Katrina?
— Sta aspettando dentro, signor Chaney.
— Sa che sono qui?
— Sì, signore.
— Sapeva che avrei chiesto di lei?
— Sì, signore. Lo immaginava.
Chaney disse: — Sto per infrangere una regola.
— Immaginava anche questo, signore.
— Ma non ha fatto delle obiezioni?
— Ci ha dato delle istruzioni, signore. Se ce l’avesse chiesto, avremmo dovuto dirle che nostra madre le aveva già detto dove l’avrebbe aspettato.
Chaney annuì, sorpreso.
— Sì, l’ha detto. L’ha detto due volte, è vero. — Camminò sul sentiero, avvicinandosi alla cisterna, e i due indietreggiarono, timorosi, ancora incerti se fidarsi o no. Chaney indicò la cisterna. L’avete costruita voi?
— L’abbiamo fatta io e mio padre, signor Chaney. Avevamo il suo libro. Le descrizioni erano chiarissime.
— Lo direi ad Haakon, se ne avessi il coraggio.