L'anno del sole quieto
- Автор: Такер Уилсон
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Gianni Aimach
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:
Arthur Saltus si fece da parte, quando raggiunsero il parcheggio, e si lasciò precedere da Chaney. La donna si era tenuta discosta, e ora manteneva una distanza prudenziale. Continuava a fissarlo, uno sguardo che in altre circostanze avrebbe potuto apparire sconveniente, e Chaney fu sicuro che non avesse visto altri uomini per troppi anni. Fu ugualmente certo che lei non avesse mai visto un uomo come lui all’interno del recinto protettivo: e questa era la causa della sua apprensione.
Passando, ignorò il fucile posato sul carro.
Brian Chaney infilò le chiavi nelle serrature gemelle, e spinse la porta pesante. Le due lampade erano posate sul primo gradino, e, come prima, un fiotto di aria stantia sfuggì nell’aria un po’ incupita del crepuscolo. Chaney si fermò, imbarazzato, sulla soglia, chiedendosi cosa doveva dire… chiedendosi come poteva dire addio a quelle persone. Solo un dannato stupido avrebbe pronunciato uno dei cliché insignificanti della sua epoca; ma solo il più stupido degli stupidi se ne sarebbe andato così, senza dire niente.
Guardò di nuovo il cielo, e il vello dorato che circondava il sole al tramonto, e l’erba fresca e verde, e il monticello d’argilla giallastra, ormai vecchio. Alla fine il suo sguardo ritornò sull’uomo e sulla donna che aspettavano.
Disse: — Grazie per esservi fidati di me.
Saltus annuì: — Ci hanno detto che potevamo fidarci di lei.
Chaney guardò Arthur Saltus, e gli parve quasi di rivedere i capelli spettinati color sabbia e gli occhi perennemente socchiusi… gli occhi di un uomo avvezzo da molto tempo a scrutare il mare scintillante nel sole. Guardò a lungo Kathryn Saltus, ma non riuscì a vedere la blusa trasparente o i calzoni delta: su di lei, quegli indumenti sarebbero sembrati osceni. Quegli abiti appartenevano a un mondo scomparso ormai da molto tempo. Le guardò il viso un momento più del necessario, e qualcosa si mosse, dentro di lui, e subito la realtà gli fece interrompere quei pensieri.
La dura realtà: lei viveva qui, ma lui apparteneva al mondo di laggiù. Era folle perfino sognare, quando si trattava di una donna che viveva un secolo dopo il suo tempo. La realtà faceva male.
La coscienza gli rimordeva, quando la porta si chiuse, perché lui non aveva saputo dire più niente ai due. Chaney si voltò e scese gli scalini, lasciandosi per sempre alle spalle il sole quieto, il mondo freddo di oltre il 2000, gli sconosciuti superstiti che vivevano oltre il recinto, e che erano fuggiti in preda al terrore, quando l’avevano visto e avevano udito la sua voce, e i superstiti conosciuti appena che vivevano all’interno del recinto, e che erano testimonianze viventi della sua sconfitta. La coscienza gli rimordeva, ma non si voltò indietro.
Era quasi il tramonto di un giorno sconosciuto.
Era il giorno più lungo della sua vita.
Capitolo diciassettesimo
La stanza di addestramento era sottilmente diversa da quella in cui era entrato per la prima volta, poche settimane — o anni, o secoli? — prima.
Ricordò il soldato della polizia militare che lo aveva scortato fin dal cancello, e poi gli aveva aperto la porta; ricordò il suo primo sguardo all’interno della stanza… la tiepida accoglienza, il suo ritardo. Aveva trovato Kathryn Van Hise intenta a fissarlo con occhio critico, soppesandolo con lo sguardo, chiedendosi se lui fosse stato all’altezza dei futuri compiti; aveva trovato il maggiore Moresby e Arthur Saltus intenti a giocare a carte, annoiati, aspettando con impazienza il suo arrivo; aveva trovato il lungo tavolo d’acciaio sistemato sotto le luci, al centro della stanza… e tutto era stato pronto, allora, e tutti avevano aspettato lui.
Aveva detto il suo nome e aveva abbozzato una scusa per il suo ritardo, quando il primo rumore lo aveva interrotto, e quel rumore aveva fatto male. Aveva appena cominciato la frase, e poi il rumore aveva aggredito i suoi timpani. Aveva visto i tre occupanti della stanza voltarsi a fissare l’orologio: sessantuno secondi. Tutto questo era accaduto da un paio di settimane… da un paio di secoli… prima che le buste voluminose fossero state aperte, e da esse fossero sfuggiti dei voli di fantasia, cento o mille o diecimila. Le fantasie di una donna di nome Katrina, le fantasie di un uomo di nome Seabrooke, le fantasie di un gruppo di tecnici e di un presidente che aveva voluto conoscere, prima di ogni altra cosa, se sarebbe stato rieletto. Il lungo viaggio dalla spiaggia della Florida Io aveva condotto due volte in quella stanza, ma questa volta la lampada a petrolio illuminava appena il locale.
Katrina era là.
La donna anziana sedeva sulla solita sedia, da un lato del grande tavolo… sedeva silenziosamente, tranquillamente nel buio, sotto le lampade bruciate ormai da molto tempo. Come sempre, aveva le mani posate sul piano del tavolo, unite. Chaney posò la lampada sul tavolo, tra loro, e la luce cadde sul viso di lei.
Katrina.
I suoi occhi erano luminosi e vivi, vigili e attenti come li ricordava, ma il tempo non era stato pietoso, con lei. Vide sul suo viso molte linee di dolore, di angosce e di dolori che lui non conosceva; linee che segnavano il viso di una donna tenace, che aveva sopportato molto, aveva sofferto molto, ma non aveva mai deposto il suo coraggio. La pelle era tirata sugli zigomi, intorno alla bocca e sul mento, e pareva quasi trasparente, cerulea nella luce della lampada. I capelli luminosi e bellissimi erano completamente grigi. Anni duri, anni infelici, anni magri.
Malgrado tutto questo, Chaney provò dentro di sé una scintilla familiare di un antico sentimento: lei era bella nella vecchiaia come era stata bella nella giovinezza. Fu lieto di trovare in lei la stessa bellezza; quella bellezza non era cambiata col tempo, aveva resistito a tutto, aveva trionfato.
Chaney prese la sua vecchia sedia e sedette, senza mai distogliere lo sguardo dal viso di Katrina. La vecchia sedeva senza muoversi, senza parlare, guardandolo attentamente e aspettando che lui pronunciasse la prima parola.
Chaney pensò: lei avrebbe potuto aspettare per secoli e secoli, mentre la polvere e le tenebre crescevano intorno a lei; avrebbe potuto aspettare con pazienza che lui arrivasse sull’obiettivo, esplorasse la base, completasse la sua ultima missione, terminasse il progetto, e poi venisse da lei, oltre quella porta, per trovare la risposta alle domande suscitate dalla terra verde, dal cielo pulito e dal sole quieto. Katrina lo avrebbe aspettato sempre, come lo aveva aspettato ora. Chaney non si sarebbe sorpreso di trovarla ad attenderlo nell’antica Gerico, se lui fosse andato indietro nel tempo di diecimila anni. L’avrebbe trovata là, ad attenderlo placidamente in qualche tempio o in qualche rifugio, in un posto in cui l’avrebbe certamente trovata, quando avesse cominciato ad aprire le porte chiuse.
La stanza di addestramento polverosa era fredda come era stato freddo il sotterraneo, fredda come l’aria fuori, e Katrina indossava uno dei soprabiti pesanti. Aveva le mani racchiuse in un paio di guanti pesanti, troppo grandi per lei… e Chaney sapeva che, se si fosse curvato, le avrebbe visto ai piedi gli stivali troppo grandi per lei. Appariva curva, piccola, in quella sedia, e tremendamente stanca.
Katrina aspettava.
Chaney cercò di trovare qualcosa da dire, qualcosa che non fosse sembrato stupido o melodrammatico o banale, che non avesse contenuto una nota di falsa allegria. Lo avrebbe disprezzato, se avesse fatto questo. Si trovava di fronte alla lotta interna che aveva esperimentato prima, sulla porta delle operazioni, e anche questa volta aveva paura di perdere quella lotta. L’aveva lasciata là, in quella stanza, solo poche ore prima, l’aveva lasciata provando un senso di apprensione fredda, quando se ne era andato per prepararsi al lancio nel futuro… il terzo, e l’ultimo, ora lo sapeva. Lei era stata seduta nella stessa sedia, con lo stesso atteggiamento di riposo.