Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Orion (it) #5
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Barbara Piccioli
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]». Краткое содержание книги:
Subito desto, indicai il display incassato nella paratia. —Trasmettili allo schermo…
Fra le stelle avevano fatto la loro comparsa un paio di incrociatori da guerra Skorpis.
— Ci hanno individuati? —chiesi.
Frede si strinse nelle spalle. —Sarebbe stato impossibile il contrario. Non ci siamo trattenuti più di trenta secondi, ma i loro sensori sono buoni come i nostri, se non addirittura migliori. Certo che ci hanno intercettato.
— Hanno fatto qualche tentativo di fermarci?
— In trenta secondi?
Studiai i dati alfanumerici in fondo allo schermo. Gli incrociatori degli Skorpis fluttuavano nello spazio, procedendo a velocità minima.
— Sembra proprio che ci stiano aspettando —commentai.
— L’Egemonia starà sicuramente coprendo tutti i possibili punti di rientro —sospirò Frede. —Vogliono scoprire dove siamo e quando raggiungeremo il sistema di Giotto.
Scesi dal letto e presi la mia tunica: —Quanto vicino a Loris puoi portarci? Se riusciamo ad abbandonare l’iperspazio, una volta dentro il sistema difensivo dovremmo essere abbastanza al sicuro.
— Le loro difese telecomandate ci annienterebbero in pochi microsecondi. Come a Prime e nel sistema di Zeta. Ricordi?
— Ma allora i messaggi-capsula hanno funzionato. Potremmo fare lo stesso.
Frede aggrottò la fronte. —Per portare con noi l’intera flotta Skorpis?
— Abbiamo altra scelta?
Si appoggiò al portello e restò in silenzio per diversi minuti. Non sapeva che cosa rispondere, o lo sapeva talmente bene che voleva scegliere le parole con cura?
— Potremmo cambiare rotta —propose alla fine. —Perché dobbiamo andare a Loris? Perché andare a cacciarci proprio nella bocca del leone? Ci sono centinaia di altri sistemi planetari, migliaia. La Suprema Alleanza…
— Dobbiamo portare il nostro passeggero dai capi della Suprema Alleanza, e loro sono a Loris.
— Potremmo raggiungere un pianeta qualsiasi e da lì inviare un messaggio.
— E se gli Skorpis ci scoprono?
— Le possibilità sono talmente remote…
— Ma se accadesse, quante possibilità avremmo di sopravvivere? —la interruppi. —Nessuna. A Loris potremo contare su tutte le difese del sistema di Giotto. E avremo la possibilità di combattere.
Frede non era affatto convinta, né io potevo dirle che l’unica vera ragione che mi spingeva a insistere era che Anya stava morendo. Benché rinchiusa nella criocapsula, diventava ogni giorno più debole. Aton la stava uccidendo, e l’unico modo per fermarlo era affrontarlo, sopraffare lui e i Creatori suoi alleati. Ucciderlo.
Aton non sarebbe mai venuto a un appuntamento su un pianeta lontano dalle rotte consuete. Il suo quartier generale era a Loris, la capitale della Suprema Alleanza, ed era lì che dovevo andare. Lì dovevo portare Anya, lì dovevo affrontare il Radioso.
L’espressione di Frede mi fece capire che, con ogni probabilità, stavo per farci uccidere tutti.
Ma raddrizzai le spalle e ordinai: —Diretta geodetica verso Loris. Basta con le manovre diversive. Avanti dritta.
— E al diavolo i siluri —mormorò Frede.
— Come?
— Nulla. Solo una vecchia espressione della marina. Molto antica.
Senza punti esterni di riferimento, non avevamo modo di verificare la velocità della nave. Gli strumenti ci dicevano che avevamo superato di molto quella della luce, ma per quanto ci era dato vedere, l’Apollo era ancora sospesa nel mezzo del nulla.
Ma arrivò la mattina in cui Frede annunciò: —Siamo a due giorni dal sistema di Giotto. È arrivato il momento di inviare i messaggi-capsula.
Avevo la sensazione che, nell’oscurità che ci circondava, l’intera flotta degli Skorpis stesse viaggiando con noi, aspettando solo che rientrassimo nella velocità relativistica per ridurci a una palla infuocata di atomi ionizzati.
La tensione cresceva di minuto in minuto. Liberammo tutte le capsule rimaste, poi con il trasportatore di materia ne fabbricammo altre, convertendo in energia persino parte delle scorte alimentari.
— Avremo bisogno di cibo per due giorni ancora e non di più —spiegai al personale addetto al trasportatore. —Fra tre giorni mangeremo su Loris.
— Oppure all’inferno —mormorò uno dei tecnici, quando pensò che fossi abbastanza lontano da non sentirlo.
Di nuovo in sala-comandi chiesi a Frede: —A quale distanza dal pianeta puoi portarci?
Lei sollevò gli occhi dagli schermi. Stanchezza, concentrazione prolungata e mancanza di sonno le avevano cerchiato gli occhi. —Cinquanta diametri planetari —rispose. —Proprio nel mezzo della loro cintura difensiva più importante.
— Perfetto —fu il mio commento.
Poi lei aggiunse: —Questo, se i dati delle effemeridi sono aggiornati.
— Dovrebbero esserlo.
— Con un sorrisetto sardonico, ribatté: —Già. Dovrebbero. In caso contrario, potremmo trovarci col culo sospeso sulla parte sbagliata del sistema planetario, oppure schiantarci sulla superficie del pianeta.
Alternative davvero piacevoli. I dati delle effemeridi erano esatti e la navigazione di Frede fu impeccabile. L’unico fattore che non avevamo previsto, che non avremmo potuto prevedere, era la decisione degli Skorpis di attaccare Loris senza aspettarci.
Fu così che, uscendo dall’iperspazio, ci trovammo nel pieno di una grande battaglia. Il cielo era invaso da incrociatori e stazioni orbitali operative che si tempestavano a vicenda di testate nucleari e raggi laser.
L’Apollo sobbalzò con violenza, quando un incrociatore Skorpis bersagliò di colpi una stazione mobile della Suprema Alleanza e poi puntò contro di noi il raggio laser.
Feci appena in tempo a gridare: —Ai posti di combattimento! —prima che il controllo della nave passasse automaticamente al mio sedile. Le tastiere incassate nei braccioli ora controllavano direttamente tutti i sistemi del velivolo. Il resto dell’equipaggio si era stretto attorno a me.
Impossibile pensare di raggiungere Loris mentre infuriava la battaglia. Gli scudi difensivi del pianeta erano tutti operativi, caricati con tutti i megajoule che i generatori potevano produrre.
Feci una rapida, valutazione della situazione. Gli Skorpis non erano interessati al pianeta; ciò che volevano era mettere fuori uso le cinture difensive di Loris. Con fanatico coraggio, si erano avvicinati quanto noi, rischiando collisioni e persino di schiantarsi sulla superficie del pianeta. A tanto li aveva spinti la bramosia di sorprendere i difensori della Suprema Alleanza.
E la loro tattica aveva funzionato. Avevano oltrepassato gli anelli esterni di difesa, situati a notevole distanza dal sistema di Giotto, massicce stazioni poste in orbite planetarie fisse a decine di milioni di chilometri da Loris. Spostarle era possibile, ma per attivare i sistemi di propulsione ci sarebbe voluta quasi tutta l’energia impiegata per le armi. E avrebbe richiesto tempo, troppo perché una simile operazione potesse condizionare l’esito della battaglia.
Gran parte delle navi della Suprema Alleanza erano altrove, impegnate su altri fronti. E proprio come avevo temuto, gli Skorpis avevano impegnato praticamente tutti i mezzi di cui disponevano per quest’assalto alla capitale della Suprema Alleanza. Ora combattevano per neutralizzare le cinture difensive di Loris e le poche navi che essa poteva mandare in battaglia. Dopodiché, sarebbero stati liberi di bombardare e invadere il pianeta.
Non saprei dire per quanto tempo la battaglia infuriò. Gli schermi mi mostrarono frammenti di navi esplose fluttuare nello spazio, una stazione in orbita crivellata di fori, e nel ventre sferico uno squarcio da cui zampillava metallo bollente. Vidi anche frammenti di corpi, umani e alieni, passarci accanto a gran velocità, come trascinati da un vento di bufera.
Vidi un incrociatore Skorpis andare a cozzare contro una stazione in orbita, raggi laser guizzare e colpire gli scudi difensivi in un caleidoscopio di colori. L’Apollo scivolò sotto la gigantesca nave da guerra, e i nostri sensori ne perlustrarono lo scudo, alla ricerca di un punto debole. Stavano concentrando quasi tutta l’energia nello scudo anteriore, che fronteggiava la stazione in orbita.