Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]
- Автор: Бова Бен
- Серия: Orion (it) #5
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Barbara Piccioli
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Orion tra le stelle [Orion Among the Stars - it]». Краткое содержание книги:
L’ultimo pensiero di Anya, prima di addormentarsi, mi mise in allarme. “Non permettere che gli Skorpis sappiano della nostra decisione. Farebbero saltare in aria la nave.”
Temevo che gli umani di Prime avrebbero tentato di fermarci. Invece, obbedirono agli ordini e ci permisero di lasciare il sistema di Zeta.
Ma non per molto.
Stavamo accelerando, in previsione del balzo nell’iperspazio. Superammo le difese in orbita intorno a Prime, e quindi attraversammo la cintura di stazioni operative che circondavano il sistema di Zeta.
Qualcuno, nel pianeta capitale, doveva aver fatto circolare la voce della nostra intenzione di arrenderci perché non appena oltrepassammo le ultime stazioni operative, fummo accolti da un cupo ammiraglio degli Skorpis.
Ascoltai il suo messaggio nella cabina di comando.
— Corrono voci sgradevoli —esordì l’alieno, mostrando i denti in una smorfia. —Si dice che stiate tornando dalla Suprema Alleanza per discutere la resa dell’Egemonia.
— A bordo abbiamo uno dei vostri leader —risposi. —Lo stiamo portando a Loris, la capitale della Suprema Alleanza.
— Per arrendervi?
Un diplomatico avrebbe trovato una risposta evasiva. Un politico avrebbe mentito. Io ero solo un soldato. —Per discutere un armistizio, una pace, la fine della guerra.
— Alle condizioni della Suprema Alleanza —ruggì l’ammiraglio Skorpis.
— Alle migliori condizioni che potremo ottenere.
— Una resa.
— Non una resa —insistetti. —Un armistizio. La pace.
— Una resa —ripeté lei. Solo allora capii che mi stava sollecitando ad arrendermi.
— Questa nave è in missione diplomatica. A bordo abbiamo uno dei capi dell’Egemonia. Non avete alcun diritto…
— Interrompete l’accelerazione e preparatevi ad accogliere a bordo i miei soldati —mi interruppe. —Altrimenti distruggeremo la nave e con voi anche la traditrice che vuole arrendersi.
Era essenziale che continuassi a farla parlare; ogni istante guadagnato ci portava più vicini al balzo nell’iperspazio.
— Su quale autorità si basa una richiesta tanto irragionevole? —reagii con indignazione.
La sua immagine sparì dallo schermo, subito sostituita da quella di una dozzina di incrociatori da guerra Skorpis che si dirigevano verso di noi.
L’Apollo sobbalzò con violenza.
— Ci stanno sparando! —gridò Emon, ma più con eccitazione che con paura. O almeno, così speravo.
— Manovre di schivamento —ordinai.
Non è possibile schivare i raggi laser, neppure a velocità relativistica. Gli incrociatori ci intrappolarono in un cono di fuoco che arse il nostro schermo difensivo. Se fossero riusciti a sovraccaricarlo e penetrarlo prima che raggiungessimo l’iperspazio, non avremmo avuto alcuna speranza.
— Annullare le manovre di diversione —tuonai. —Concentrare tutta l’energia disponibile sui motori.
Ondeggiavamo ancora e sui display intravidi le sagome confuse degli incrociatori. Erano più veloci di noi. Mi voltai a guardare Frede, assicurata al sedile vicino al mio.
Sapeva già cosa stavo per chiederle. —Il computer prevede il completo collasso dello scudo quattordici secondi prima del balzo nell’iperspazio.
— C’è tempo a sufficienza…
— Perché ci trasformino in una nuvola di vapore, sì —finì per me.
Doveva pur esserci una soluzione.
— Trasferisci l’energia dalla sezione anteriore dello scudo a quella posteriore. È li che ci colpiranno.
— Ma se gli incrociatori si spostassero sul davanti… —Frede non ebbe bisogno di continuare la frase. Un solo raggio sparato contro la sezione non protetta della nave ci avrebbe tagliato in due.
— Obbedisci! —gridai.
Le dita di Frede si mossero rapide sulla tastiera. —Il computer prevede il salto nell’iperspazio venti secondi prima che lo scudo sia sovraccarico —disse. Poi aggiunse: —Se non saremo colpiti nella parte anteriore.
Trattenemmo tutti il respiro. La nave sussultava e oscillava sotto i colpi nemici. Due incrociatori si slanciarono in avanti nel tentativo di intercettarci.
E in quel momento entrammo nell’iperspazio. Ogni immagine svanì dagli schermi e i sussulti cessarono.
— Ce l’abbiamo fatta! —esultò Jerron, dalla sua consolle.
— Per il momento —specificai io.
Frede si voltò verso di me. —Loro sanno che siamo diretti a Loris. Possono far convergere incrociatori ovunque appaia probabile che lasceremo l’iperspazio per verificare l’andamento della navigazione.
— Solo se seguiremo la geodetica per Loris —obiettai. —È questo è il momento delle manovre diversive.
Era una scommessa. Dovevamo raggiungere Loris prima che la Suprema Alleanza cominciasse a usare il distruttore di stelle, ma non potevamo seguire la rotta più breve, dove avremmo trovato gli Skorpis ad aspettarci. Bisognava quindi scegliere un percorso alternativo, che però non allungasse eccessivamente il viaggio.
Ma in base a quale criterio stabilirlo? Lo ignoravo.
Le sentinelle si dettero il cambio. Il tempo passava, ma io restavo incollato alla mia sedia. Non dormivo, e mangiavo solo quello che uno o l’altro dei miei compagni mi portava di tanto in tanto. Protesi la mente a raggiungere quella di Anya e ne percepii l’attività rallentata.
Pensai di tentare di contattare Aton, ma ero certo che ne avremmo ricavato più danni che vantaggi. Non avrebbe avuto difficoltà a leggermi nel pensiero all’istante e a scoprire che, benché Anya e gli altri Creatori fossero pronti alla resa, io volevo ucciderlo.
C’era un modo per schermare i pensieri? Chiesi aiuto ad Anya, ma la sua attività cerebrale era talmente rallentata dall’ibernazione che dubitavo persino che potesse sentirmi.
Rimanemmo nell’iperspazio finché fu possibile, poi rallentammo a velocità relativistica. Frede aveva messo a punto una rotta lontana da quelle dirette per Loris, ma a mano a mano che ci avvicinavamo al pianeta della Suprema Alleanza, avremmo dovuto accostarci sempre più alla rotta che gli Skorpis erano in grado di intercettare.
Sapevo che cosa avrei fatto io, nei panni dell’ammiraglio degli Skorpis. Avrei mandato una grossa flotta il più vicino possibile a Loris, mantenendola nell’iperspazio, eccezion fatta per le navette di ricognizione che di tanto in tanto ne sarebbero uscite per un rapido controllo. Quella che ci avesse avvistati per prima avrebbe allertato la flotta con una pulsazione gravitazionale riconoscibile anche nell’iperspazio. La flotta, allora sarebbe tornata alla velocità relativistica e ci avrebbe catturati mentre tentavamo di raggiungere il pianeta.
Avrebbero dovuto affrontare le massicce difese dell’intero sistema di Giotto, riflettei. Ma, mentre elaboravo il possibile scenario sul computer tattico, pensai che forse gli Skorpis si proponevano non solo di catturare noi, ma anche di sorprendere le difese della Suprema Alleanza e sopraffarle. Era un’operazione rischiosa, ma conoscendo gli Skorpis mi sembrò altamente probabile che proprio questo fosse il loro obiettivo.
Quasi risi nel rendermi conto di quello che si andava preparando: la nostra missione “diplomatica” avrebbe avuto come conseguenza un poderoso attacco alla capitale della Suprema Alleanza. I nostri sforzi per porre fine alla guerra avrebbero scatenato la battaglia più cruenta di tutte.
E non c’era nulla che potessi fare per evitarlo.
26
Una parte di me esultava. Una battaglia terribile ci aspettava, e io ero stato creato per combattere. L’antica eccitazione tornò ad afferrarmi, riempiendomi di aspettativa.
Ma per un altro verso mi sentivo disgustato. Non era paura quella che provavo, ma ripugnanza. Quanti dei miei uomini erano già morti? E per cosa? Quanti ne avevo uccisi nel corso dei millenni? Ricordai l’assassinio di Ogotai, il Gran Khan dei Mongoli, mio amico e compagno di caccia. Ricordai il massacro, che aveva seguito il nostro ingresso a Troia. E Gerico. Ricordai lo sguardo accusatorio di Filippo, col sangue che gli colava dalla bocca e sgorgava dal suo ventre squarciato.