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Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]

Электронная книга - «Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]». Краткое содержание книги:

Vincitore del John W. Campbell Memorial Award, ambito premio statunitense riservato agli autori più promettenti, Il sogno di Lincoln (1987) è il primo romanzo importante di Conie Willis, un’autrice che si è poi segnalata con opere di tutto rispetto.
Che accadrebbe se una donna dei nostri tempi scoprisse di poter viaggiare nel tempo grazie ai suoi poteri mentali, in particolare a una specie di ponte psichico stabilito con il generale Robert Lee, il grande sconfitto della guerra civile? Da questa premessa parte un romanzo appassionante, una cruda e realistica ricostruzione della guerra civile americana e del suo mondo, ma anche un’avventura ricca di imprevisti: per esempio; che ruolo ha nella vicenda il cavallo di Lee, Traveller? E perché un uomo dei nostri glomi sembra inspiegabilmente identificarsi con lui? Lo scoprirete con Connie Willis.
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Afferrai il giaccone e mi gettai giù per la scala esterna, verso il parcheggio piccolo. La macchina era ancora là. Lei invece non c’era, rimasi a cercare per il parcheggio per un intero, stupido minuto, tentando di pensare dove potesse essere andata e cercando di capire bene che non erano le tre di notte.

Stava diventando buio e alcune auto avevano già acceso ì fari. Il maltempo che la cameriera aveva predetto era arrivato. C’era vento e il cielo era coperto di nubi. La cameriera aveva ragione, pensai, e avrei dato qualunque cosa perché fosse lì a versarmi una tazza di caffè, per potermi svegliare.

E dov’era Annie? Se fosse davvero andata al campo di battaglia? Se avesse preso un autobus per Arlington? e se invece t’osse semplicemente fuggita, per paura che io tentassi di fermare i sogni, per paura che le mettessi il Thorazine nel cibo come Richard?

Richard. Aveva chiamato l’agente di Broun. Chi altro aveva chiamato? Nessuno sa dove siamo, pensai disperatamente. Ma se Annie gli avesse raccontato il suo secondo sogno, e lui avesse capito che si trattava di Antietam? E non trovandoci ad Antietam avesse proseguito alla battaglia seguente? Che era Fredericksburg.

Salii di corsa le scale, attraversai l’entrata e arrivai ansimante al banco della ricezione. — Ha visto entrare un uomo, alto circa come me. vestito da medico?

L’impiegato sorrise. — Sta cercando la signora Davis? — fece, calcando sul signora. — Ci ha chiesto di chiamare un taxi.

Un taxi? Non era su un’auto con Richard, drogata e inerme, diretta a Washington. Aveva preso un taxi per Arlington perché io non l’avevo voluta portare. — Ha detto dove andava?

— A me non ha detto nulla — rispose lui. ancora sorridente. — Però, quando ha telefonato al taxi, l’ho sentita dire che voleva andare al campo di battaglia di Fredericksburg.

Feci le scale due alla volta, afferrai le chiavi della macchina le ridiscesi di corsa, verso il parcheggio. Ma prima ancora di aver guidato per due isolati, a tutto gas, avevo capito che era troppo tardi.

Lincoln perdonava le sentinelle che si addormentavano in servizio, dicendo che era difficile per ragazzi di campagna abbandonare le abitudini della fattoria. Ma non avrebbe mai perdonato me. Avevo lasciato Annie andare al campo di battaglia da sola, e stava iniziando a nevicare.

13

Lee non smise mai di amare i cavalli, fino alla fine. Una delle sue maggiori preoccupazioni in quell’ultima settimana, mentre Five Forks cadeva e Sheridan tagliava tutte le vie di fuga verso il nord, fu per i muli e i cavalli che stavano morendo di fame. Aveva dovuto destinare le loro razioni di granturco agli uomini.

La mattina della resa il colonnello John Haskell arrivò galoppando “come il vento” con la notizia che Fitz Lee aveva appena scoperto una possibile via di fuga. Il colonnello aveva solo un braccio, per cui non poté fermare il cavallo fino a che non fu parecchi metri oltre Lee. “Che cosa c’è?” gridò Lee, correndo verso il cavallo quasi strangolato. “Oh, perché l’hai fatto? Hai ucciso il tuo stupendo cavallo!”

Il taxi azzurro era fermo appena fuori dai cancelli del Parco. Mi lanciai oltre le terrazze in discesa, verso il cimitero. Non diedi nemmeno un’occhiata al Centro Visitatori o ai vialetti lastricati. C’era solo un posto in cui potevo trovarla.

Era in piedi sulla cima delle Alture di Mary, nel punto in cui Lee doveva aver sostato, con il cappotto grigio che si gonfiava di vento attorno alle gambe. Stava nevicando, fiocchi non grandi che cadevano di traverso con cattiveria, come una pioggia di colpi di fucile. Aveva in mano un dépliant, ma non lo guardava. Che cosa stava guardando? Il luccichio del sole sul metallo, le bandiere al vento, l’immobilità irreale, prima che gli uomini giù nella pianura aperta venissero fatti a pezzi, le bandiere abbattute a una a una e i cavalli trucidati? Oppure le tombe, sulle terrazze digradanti, file e file?

Arrivai su all’ultimo gradino, ansimando. — Stai bene? — chiesi, senza riuscire a respirare.

— Sì — rispose lei, e mi sorrise, il viso grave e gentile.

— Avresti dovuto svegliarmi — dissi — ti avrei portata io.

— Avevi bisogno di dormire un po’. Sono preoccupata per te. Rimani sveglio tutte le notti e non riposi mai.

Si girò e guardò il declivio solcato dalle file di tombe.

— Questo cimitero non fu costruito che fino a dopo la guerra — dissi, parlando ancora con difficoltà. — Non è come se avessero sepolto qui i caduti subito dopo la battaglia. È diventato cimitero nazionale solo nel 1865. Molti soldati sepolti qui probabilmente non sono nemmeno morti in guerra.

Lei abbassò gli occhi sul vialetto lastricato. C’erano lastre di granito sistemate fra i mattoni. Si chinò a togliere la neve da una di queste. — Qui è dove sono sepolti i soldati sconosciuti, vero?

— Nessuna di queste tombe appartiene a soldati confederati — dissi. — E non vengono nemmeno tutti dalla battaglia di Fredericksburg. I soldati confederati sono tutti sepolti nel cimitero della città.

Si rialzò e guardò il dépliant. — Qui dice che ci sono sepolti più di dodicimila soldati senza nome — disse — ma in realtà non ce ne sono, sai. Non ce n’è nessuno.

Le presi di mano il dépliant e finsi di leggerlo. La neve aveva sciolto l’inchiostro in grosse macchie.

— Hai detto che nessuno sa cosa sia successo alla gallina, ma non è vero — disse. — Io so che cosa è successo. È stata uccisa. Uno dei soldati le ha tirato il collo per mangiare.

— Non puoi saperlo. Forse è scappata nei boschi ed è diventata una gallina selvatica. Forse una ragazza l’ha trovata e tenuta con sé.

— Il dépliant dice che nessuno sa che cosa sia successo al soldato sepolto sotto questa lastra, ma anche questo non è vero. Dopo la guerra, quando lui non tornò a casa, le persone che lo stavano aspettando seppero. Seppero che era morto perché non era tornato a casa.

— Alcuni dei soldati non tornarono a casa dopo la guerra. Alcuni scapparono in California, nella corsa all’oro, e scrissero a casa lettere che si persero nella posta. Ma non erano morti.

Il vento era caduto e la neve ora scendeva lentamente, coprendo i numeri incisi sulle lastre ai nostri piedi, seppellendo i ragazzi dai capelli gialli e dalle braccia spalancate, sciogliendo l’inchiostro sui foglietti agganciati alle loro maniche.

— Che cosa succede a Ben nel Legame del Dovere? — chiese Annie.

Non avevo idea di come Broun avesse fatto finire il libro. Aveva ucciso Malachi e Toby e Caleb. Magari aveva scatenato un’epidedia di tifo nell’ultimo capitolo e ucciso anche tutti gli altri. — Non lo so — dissi.

— Muore?

— Muore? Ben? Ma lui è l’eroe. Certo che non muore. Sposa Nelly e tornano insieme a Hillsboro, fanno dieci bambini e vivono felici e contenti. A Broun piace il lieto fine.

La lastra ora era completamente coperta dalla neve. Non si riusciva più a distinguere il vialetto.

— Mi dispiace di averti trascinato in tutto questo, Jeff — disse lei, con lo sguardo ancora sulla lastra. — Avevo bisogno del tuo aiuto. Non ho nemmeno pensato a cosa avrebbe significato per te. — Alzò gli occhi a guardarmi. — Ho fatto un altro sogno.

— Quando? Questo pomeriggio? È per questo che sei venuta qui da sola?

— La notte scorsa — disse. — Non te l’ho detto.

— Perché non volevi svegliarmi?

— Perché non volevo averlo fatto. Perché sapevo già che cosa significava.

— Non sei obbligata a dirmi i tuoi sogni — cercai di rassicurarla. — Lascia che ti porti in albergo. Sta iniziando a nevicare di più. Prenderai la polmonite.

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