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Maestro del passato [Past Master - it]

Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:

Il “migliore dei mondi possibili” è Astrobia, pianeta costruito sul modello dell’Utopia, dove agi e ricchezze sono a disposizione di chi li vuole. Ma proprio quando il sogno sta per realizzarsi ecco scoppiare una crisi inspiegabile: perché la gente volta le spalle al benessere e sceglie di vivere nel pericolo, negli stenti? I capi di Astrobia non lo sanno, e decidono di chiedere aiuto al passato, cercando nella Storia un leader che possa salvare la loro civiltà perfetta. Inizia così uno dei romanzi più ironici e profondi degli ultimi anni. Un’opera inesauribile, allegorica e umana, che mostra realtà e sogno, mostri e astronavi, assassini meccanici e individui programmati. Un futuro di paria e di dominatori, dove il sublime si alterna al mediocre e dove sovrastano sulla scena figure misteriose: il Rimrock, la creatura oceanica, Evita, la strega bambina, e soprattutto il fondatore e insieme il più grande avversario dell’Utopia: Thomas More, il “Maestro del passato”. Nominato per il premio Hugo in 1969.
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C’era anche un’altra ragione per votare «sì». Il Presidente di Astrobia che per tre volte avesse posto il veto a una proposta accettata dai Maestri della Legge, era condannato a morte. Non aveva alcuna importanza la forma in cui la proposta era presentata.

Credete che questo rendesse il lavoro del Presidente del Mondo puramente rappresentativo? Niente affatto. Il suo vero lavoro consisteva nel mettere in moto tutto quel meccanismo che portava alla formulazione delle leggi, consultando, consigliando, mantenendo o creando un consenso. L’approvazione vera e propria della legge, una volta definita, era una tradizione che si era conservata dai tempi antichi. Si presumeva che l’approvazione fosse automatica.

Quanto alle leggi in se stesse, molte avrebbero lasciato perplesso perfino il più smaliziato azzeccagarbugli.

Bene, Thomas era stato anche uno smaliziato azzeccagarbugli, ai suoi tempi. Perciò esaminò attentamente alcune delle leggi. Sapeva tutto su certe clausole tranello che possono costellare una legge, forse più di quanto sapessero le macchine analizzatrici. Lui stesso aveva inventato delle clausole tranello. Ma diede la sua approvazione a un mucchio di leggi che, in verità, non avrebbe voluto approvare.

— Diventa sempre più strano — disse. — Qualcun altro sta pensando con la mia mente, qualcun altro sta parlando con la mia voce, e ora, infine, qualcun altro ancora sta firmando le leggi con la mia mano.

Varò la Nona legge della Standardizzazione delle Menti, come pure quella degli Obiettivi della Mente. Qualcuno stava costruendo un edificio sempre più alto su quelle fondamenta artificiali. — Che bizzarri castelli in aria stanno fabbricando! — esclamò Thomas. Ma approvò la legge, chiedendosi tuttavia che cosa si stesse tramando, e quale fosse la vera ragione per cui la approvava.

Eliminò delle stonature da alcune leggi, prima di approvarle. In qualche modo, tuttavia, queste stonature saltavano fuori di nuovo attraverso vari permessi privati. Così corresse con estrema attenzione la Legge della Benevolenza Obbligatoria. Questa legge andava al di là perfino dell’Atto della Mente Aperta. — Questa non mi pare proprio la Benevolenza che conoscevo — dichiarò Thomas.

Le stonature riemergevano, abilmente camuffate in nuove leggi. La cosa diventava sempre più disdicevole, man mano diventava più chiaro il profilo dell’edificio che doveva sorgere su quelle benevole fondamenta.

Thomas desiderava ardentemente di ricordare qualcosa di più a proposito di un certo viaggio nell’incubo.

Ed ora c’era una legge piuttosto trascurabile fra le tante, ma in qualche punto della sua mente suonava un campanello d’allarme. Forse era un avvertimento di Rimrock l’ansel! Aveva un suono familiare, del tipo Gli Assassini ti sono addosso, ma non era espresso a parole. Thomas era appena stato assai brillante nell’individuare delle assurdità in una serie di leggi, e aveva sollevato obiezioni. In toni teatrali aveva fatto prevalere la sua esperienza, e ne era molto orgoglioso. Ma ora sentiva anche un po’ il bisogno di riposarsi. Preferiva che queste ultime leggi ancora da approvare scivolassero via lisce, e si sentiva un po’ irritato dall’avvertimento che gli ronzava nella testa.

Perciò riuscì a malapena ad accorgersi di ciò che non andava nella legge del Distacco dalla Terra: era nascosto in una nota in calce a un’altra nota in calce. Ma quando la individuò, ne fu scosso come se avesse raccolto un serpente credendo che fosse un bastone (usò appunto questa frase).

Si trattava di una semplice clausola intestata Residui. Bene, in un certo senso il provvedimento metteva fuori legge tutti i residui di una cosa che un tempo sembrava importante, perciò poteva anche entrare tra i Residui. Soltanto, non aveva a che fare con la legge del Distacco dalla Terra. A dire il vero, Thomas non trovava nulla di troppo sbagliato nella proposta, salvo che lì era completamente fuori posto e che gli veniva presentata in modo disgustosamente arrogante. Non era contrario all’idea in sé: era l’abissale presunzione dei Maestri della Legge, o di chiunque altro, che inserivano quella clausola in una legge alla quale non apparteneva, e che cercavano di fargliela scivolare sotto gli occhi senza che lui se ne accorgesse.

— Dovrebbero chiamarla la «Legge per l’Interdizione dell’Aldilà» — disse. Era una cosa plausibile e proprio questo la condannava: perché preoccuparsi di fare una legge per una cosa del genere? Non ce n’era bisogno. Non c’era ragione per farlo. Ma qualcuno si stava dando da fare per fargliela approvare a sua insaputa.

— Già, vorrebbero addirittura proibirle di avere un’ombra — aggiunse. — Perché mai dovrebbero temere tanto un’ombra? È una cosa pressoché morta. Lasciatela tranquilla nei suoi ultimi istanti! Perché tanta avidità di assassinarla, quando i battiti del suo cuore si sono quasi fermati?

Tolse le clausole dalla legge. Non appena l’ebbe fatto, provò una punta di apprensione. Aveva tolto cose molto più importanti da leggi molto più importanti, per giorni interi, molte per ripicca, altre per la curiosità di vedere con cosa sarebbero ritornati alla carica il giorno dopo. E non aveva mai provato alcuna apprensione quando si era trattato di sfrondare leggi ben più importanti. Le cose stavano perdendo le giuste proporzioni ai suoi occhi, e questo lo preoccupava. Decise di chiudere bottega, per quel giorno.

La mattina dopo, eccola ancora lì, sotto forma di una clausola della Legge Pezza, la prima legge della giornata. Qualcuno si era dato da fare durante la notte per reinserirla in una legge che non aveva alcuna connessione possibile con quella clausola, una legge che aveva già esaminato e che era stata messa da parte soltanto per una chiarificazione di ordine minore. Thomas non si sarebbe certamente accorto che era lì, nella Legge Pezza, se non vi fosse stato un avvertimento nella sua mente, un avvertimento del tipo che Rimrock usava mandargli: Gli Assassini ti sono addosso!

Thomas percepì un lontano ticchettio nella sua mente, come se il suo tempo stesse per scadere. Quella strana proposta, dall’apparenza insignificante, evidentemente doveva avere molta importanza per qualcuno: — Qui qualcosa ci cova — si disse, — ed è qualcosa di più che una semplice gatta…

Rabbiosamente, Thomas diede il veto all’intera Legge Pezza. C’era qualcosa di definitivo nel suo gesto. L’unico modo per sentirsi il padrone. Ora ritornava se stesso, usciva dal suo abisso, e per una piccola frase indifferente, senza importanza. Era sbiadito tra le mani delle Macchine programmatrici e dei Programmati; ma il Presidente era lui.

Chiuse bottega anche per quel giorno. Non erano ancora le otto del mattino. Non era rimasto nel suo studio più di dieci minuti.

— Un re non dovrebbe lavorare tutto il giorno come un contadino. E non dovrebbe lavorare affatto in un giorno incominciato così male.

Kingmaker parlò a Thomas privatamente, a tale proposito, la sera stessa. Thomas avrebbe preferito parlarne con Fabian Foreman, ma Foreman non aveva dato alcun segno di volergli parlare, ora, e anzi aveva evitato Thomas, quando questi era riuscito ad avvicinarlo.

— Avremo tempo di parlarne sul patibolo… — aveva detto Foreman ammiccando a Thomas, ma senza sorridere. E c’era qualcosa nel profondo degli occhi di Foreman, e un’altra cosa ancora più profonda, e una terza più profonda ancora.

Così gli toccò sorbirsi il fervorino di Kingmaker.

— È tutta una questione di pulizia — disse Cosmos Kingmaker. — Una vita bella non può avere delle componenti che non siano armoniose. C’è un unico elemento disarmonico che sopravvive (anche se a stento) ed è appunto questo elemento che vogliamo estirpare. L’Ideale di Astrobia è l’Umanità finalizzata. Se rimanesse anche la più piccola fede in un Aldilà fantasma, l’Ideale fallirebbe.

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