Maestro del passato [Past Master - it]
- Автор: Лафферти Рафаэль Алоизиус
- Год: 1972
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:
— «Umanità finalizzata»: mi sembra una definizione ambigua, Cosmos. Ha due significati. Può voler dire un’umanità perfetta. Oppure un’umanità che finisce.
— No, ha un solo significato, Thomas. Sono due aspetti della stessa cosa. Noi, il Popolo dell’Ideale, ci siamo innalzati da creature unicellulari, e da cose perfino inferiori a una cellula. Noi siamo l’Ente Cosmico. Noi siamo coloro che i nostri avi definivano i Beati, noi siamo i Santi. L’Avvenire è venuto, e noi ne siamo in mezzo. Non infangare l’Ideale comune, Thomas.
«C’è un’antica leggenda su alcune creature folli. Fuggirono dal nostro stato di perfezione, convinte che ci fosse un Aldilà, e precipitarono per sempre nel vuoto. Non possiamo permettere che questo accada anche a noi.»
— Mi si è affacciato or ora alla mente un pensiero piuttosto oscuro: che ci sia stato uno scambio di etichette, e che il vuoto sia la Dorata Astrobia — disse Thomas.
— Bene, dimentica i pensieri oscuri. Parliamo della questione sotto l’aspetto politico. Anch’io, personalmente, non vedo che importanza possa avere che una cosa moribonda viva ancora un po’ o muoia subito. Ma i Programmati affermano che per loro è molto importante.
— Già, hanno un preciso orario per la scomparsa di tutte le cose, e non ammettono che ci siano ritardi. Oh, scusa, Kingmaker, questo era un altro di quei miei pensieri oscuri. Non so neppure che cosa sto dicendo!
— Se è importante per i Programmati, e per noi è indifferente, allora concediamoglielo pure. Anch’essi ci hanno fatto simili concessioni tante volte.
— Davvero, senza secondi fini? — si chiese Thomas. — Ho la sensazione… ho la sensazione di trovarmi in mezzo a un violento combattimento. E sono pieno di dubbi: perché mai una cosa così insignificante vale un combattimento? Ma si tratta veramente di una cosa tanto insignificante? Si tratta ancora una volta di scambi di etichette. Devo ora decidere se le etichette su «Tutto» e su «Nulla» sono state scambiate tra loro, e se è mio dovere proibire che siano rimesse al loro posto.
— Non è stata scambiata alcuna etichetta, Thomas. Tutto ha l’etichetta giusta, in questo mondo dove tutto si svolge nel modo giusto. Una volta che la cosa sia fatta qui, anche la Vecchia Terra seguirà il nostro esempio. Segue il nostro esempio in tutto. Perciò, se noi, ora, diciamo che è finita, essa sarà finita per sempre.
«E c’è ancora questo, Thomas: o tu firmerai la legge domani, o morirai il giorno seguente. C’è un limite all’ostruzionismo di un Presidente del Mondo. Una legge o una clausola sensate, approvate per tre volte dai Maestri della Legge, e per tre volte bloccate dal veto del Presidente, significano per lui la morte. A volte si è arrivati a due veti per un gesto di sfida, più spettacolare che altro, a parer mio. Ma tre veti non si sono mai avuti. Allora l’approverai?»
— Quello che mi ha irritato è il tentativo di nasconderla come clausola di altre leggi comuni, cercando di fare in modo che io non la vedessi.
— Sarà presentata domani, come legge a parte, chiara e senza compromessi. La firmerai?
— Se fosse stata presentata così la prima volta, l’avrei firmata senza porre nessuna domanda.
— Sì, va bene. Ma domani la firmerai?
— Non lo so, Kingmaker. Non molto tempo fa ero sulla cima del Monte Elettrico, in mezzo a una tempesta di fulmini più violenta di quanto ritenessi possibile. Ho attraversato le terre incolte, e ho scoperto che esiste un popolo di quelle zone. Ho visto creature che mi hanno fatto credere che c’è o che c’è stato il Demonio. Ho incontrato un giovane che era imperatore per un giorno. E ora credo che sia possibile essere re per nove giorni.
— Di cosa stai parlando, Thomas? Cosa c’entra con la nostra discussione?
— Non lo so, ma sembra che in qualche modo c’entri. Il ricordo del Grande Tuono dovrebbe esercitare un certo peso.
I Grandi chiamarono Thomas il mattino successivo, per fargli una bella lavata di capo: Kingmaker, Proctor, Foreman, Chezem, Pottscamp, Wottle, Northprophet.
Ma Pottscamp e Northprophet non facevano parte di quel suo incubo dimenticato? Be’, rischiereste d’insultare un uomo soltanto perché avete fatto un sogno spiacevole su di lui? E che sogno, poi?
— Hai solo due possibilità, Thomas — gli disse Proctor, con calma. — O firmare la legge, o morire. Non sembri disposto a fare la prima cosa e non credo che neppure la seconda sia di tuo gradimento.
— Thomas, tu hai posto il veto due volte su qualcosa di assolutamente innocuo — aggiunse Pottscamp. — perché?
C’era qualcosa di strano in Pottscamp, e Thomas non riusciva ad analizzarlo. Conosceva bene quell’uomo; ma ora aveva la sensazione di non conoscerlo affatto.
— Diavoli di Spagna, non so! — sbottò Thomas. — Anch’io lo credevo innocuo; e mi hanno dato fastidio quei tentativi di farmelo firmare a mia insaputa. Ma ora vedo che non può essere innocuo, se per ben due volte si è tentato di imbrogliarmi e se adesso siete tutti così eccitati per il veto. C’era un vecchio che stava morendo, l’altra notte, e forse sta ancora morendo stamattina, o è già morto. Perciò, lasciatelo morire, e forse la cosa morirà con lui per sempre. Non avete il diritto di assassinare una cosa che è già sul letto di morte. Non so se ci sia qualcosa al di là di questo mondo. Voi volete proibire alla mente di pensarci. Io proibisco questa proibizione.
— Thomas, il Metropolita di Astrobia è morto durante la notte — annunciò Kingmaker. — È morto con i suoi seguaci intorno a lui: quattro in tutto. Non assassiniamo nulla di vivo.
— Thomas, devi avere fiducia in noi — disse Proctor. — Per lo meno abbi fiducia in Pottscamp. Tutti su Astrobia si fidano di Pottscamp.
— L’uomo sulla cui personale disonestà nessuno ha dubbi — canzonò; Thomas. Ma perché mai stava dicendo queste cattiverie su una così brava persona come Pottscamp?
— Thomas, non c’è un uomo su dieci milioni, su Astrobia o sulla Terra, che creda ancora — replicò Kingmaker. — E l’altra sera dicevi tu stesso che non sei più un credente.
— Era l’altra sera, Cosmos. Alla mattina, a volte, ritorno un po’ a credere.
— I nostri rapporti con i Programmati ne soffrirebbero, se permettessimo la fede nell’Aldilà, anche da parte di una sola persona — disse Proctor. — Vogliono che scompaia come simbolo. Insistono. E questo è un argomento che non danneggia nessuno: possiamo cedere. Ecco, è tutto qui, sottoforma di legge singola. Firma!
— Per i nove serpenti della mia mente! Non firmo! — urlò Thomas. Non mettete fuori legge solo quei quattro pazzi di Cathead. Ho scoperto per caso che ci sono ancora una sinagoga, su Astrobia, con cinquanta o sessanta membri, e una moschea con tredici membri. Ci sono varie decine di vecchie sette che sopravvivono ancora, e molte hanno quasi una decina di membri. Ci sono i monaci dalla tonaca verde di sant’Arpionaio ancora all’opera nelle terre incolte. È tutta brava gente, anche se credono in cose che ora sono fuori moda, e non c’è motivo di condannarli a morte.
— Sono qualche centinaio, forse meno, su parecchi miliardi. Li stroncheremo — dichiarò Northprophet.
— La pensi anche tu allo stesso modo, Kingmaker? — domandò Thomas.
— Assolutamente — disse il regale Kingmaker. — Ritengo che nessuna differenza debba essere consentita, neppure per un’aberrazione di minore importanza come questa.
— Chezem, Pottscamp, Proctor, Wottle, Northprophet, la pensate anche voi allo stesso modo?
Tutti la pensavano allo stesso modo, e assentirono gravemente col capo, quasi all’unisono.
— Foreman, anche tu la pensi allo stesso modo? — domandò Thomas.