La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio
- Автор: О'Коннелл Кэрол
- Язык: итальянский
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio». Краткое содержание книги:
«Lei ha davvero molte fotografie.» Riker indicò le cornici sul tavolo. «Qui è con suo marito, ma il bambino non c'è, non ha mai vissuto con lei, vero?» Colse la paura negli occhi della donna. «Che cosa ha fatto al figlio di Natalie? È ancora vivo?»
«No.» Jane Homer scuoteva il capo.
«Che cosa significa?» chiese Mallory. «Vuol dire che è morto?»
La donna cominciò a tremare. Singhiozzava. Non riusciva a parlare. L'unica frase comprensibile era: «Non so».
Mallory si avvicinò. «Come può non sapere?»
Anche Riker si fece più vicino. «Ha creduto che suo marito potesse fare del male al bambino, che potesse uccidere suo figlio?»
Jane muoveva la testa da Mallory a Riker, fra una parola e l'altra. Cercava il loro consenso.
«La notte in cui trovarono Natalie… Erik tornò molto tardi. Gli domandai del bambino. Erik mi picchiò… forte.» Si portò una mano alla bocca. «Mi ruppe un dente… Poi buttò via tutte le cose del bambino, vestiti, giocattoli. E strappò tutte le fotografie.» Fissò la fotografia. Jane sorrideva accanto al marito: giorni felici. Afferrò la cornice d'argento e se la strinse al petto. Proteggeva i suoi ricordi. Grosse lacrime solcavano il suo volto.
Non potevano fare più niente con lei, né per lei.
Fuori dalla stazione di polizia di SoHo le giovani attrici accalcate sul marciapiede posavano per la stampa e i turisti. Gli agenti stavano al gioco, compiaciuti di quel colpo di fortuna: il paradiso del poliziotto. Lavoravano in mezzo a una folla di belle ragazze, mandavano a casa le brune e compilavano schede per le bionde, nome e numero di telefono.
L'auto di Mallory accostò. Lasciò il motore acceso. Riker aprì la portiera: «Tu non vieni?».
«Ho da fare» disse Mallory. «Vado a casa di Natalie. Vuoi venire?» La proposta era senza entusiasmo.
«No, conosco il posto. Ci sono passato in macchina. L'hanno ristrutturato e a giudicare dall'esterno il nuovo proprietario ha rifatto tutto il condominio» spiegò Riker, con una gamba in macchina e una fuori, osservando senza interesse il marciapiede pieno di belle ragazze. «Ho mandato due agenti da Susan Qualen. Ti perderai tutto il divertimento quando andranno a prenderla.» Riker capì che Mallory non era interessata all'argomento. Così scese dall'auto, salutò e sparì in un mare di capelli biondi.
Mallory attraversò l'East Village diretta verso la casa dove Natalie era stata uccisa, vent'anni prima. Jack Coffey aveva commesso un altro errore fatale: invece di lavorare alle indagini, i suoi uomini stavano interrogando delle aspiranti attrici. Come se a quel modo potesse sperare di trovare la vittima designata.
Mallory svoltò nella Prima Avenue e scivolò lungo una via laterale. Tempo prima, il quartiere era abitato dai più poveri fra i poveri, che ora non avrebbero potuto permettersi nemmeno di guardarlo. Parcheggiò di fronte all'edificio dove viveva Natalie Homer, lo stesso dov'era morta. Solo la struttura era rimasta invariata. La facciata rimessa nuovo, e così le finestre e le ringhiere in ferro battuto. Secondo gli appunti di Geldorf, il proprietario precedente era morto e i vecchi inquilini se n'erano andati prima che l'edificio fosse ristrutturato.
Riker aveva ragione. Era una perdita di tempo. E un'altra donna sarebbe morta.
Mallory sbatté la portiera e raggiunse l'edificio. Salì le scale di corsa e suonò all'appartamento del padrone di casa. Una donna paffuta aprì la porta, sorridendo alla sconosciuta. Non era di New York, pensò Mallory, doveva venire da qualche tranquilla cittadina di provincia. «Signora White?» Le mostrò il tesserino.
La donna smise di sorridere. «È per Natalie Homer? Mi chiedevo quanto ci avreste messo a venire.»
Eve Forelli, l'ausiliaria civile che lavorava al distretto di Midtown era una donna magra con i capelli scuri, e odiava le bionde con tutto il cuore. Prese il suo tabloid preferito e lesse i titoli: «Attrice accoltellata in pieno giorno». Guardò la bella ragazza che le sedeva di fronte. «Sei meglio di persona.»
Era una battuta, naturalmente, perché la fotografia mostrava soltanto la nuca dell'attrice, il viso premuto contro il petto di un uomo. L'attore teneva in braccio la vittima svenuta e sanguinante e intanto sorrideva, in posa per lo scatto.
La ragazza spalancò i grandi occhi blu. «Come fa a essere già sul giornale? È successo soltanto stamattina.»
Eve Forelli indicò la scritta sotto la testata: «È l'edizione della sera».
La ragazza non capiva.
«La seconda edizione, la distribuiscono gratis, una trovata promozionale per un giornale sull'orlo del fallimento. Ho bisogno di sapere la grafia esatta del tuo nome una o due "l"? All'ospedale l'hanno scritto con una sola.» Allungò il giornale alla ragazza. «E sul giornale il tuo nome non c'è.»
La ragazza smise di guardare l'orologio sulla parete e lesse l'articolo. «Merda, ha ragione.»
«Allora, come fai esattamente di cognome?»
«Small, due "l". Però mi chiami pure Stella.» Sorrise. «Ci vorrà tanto? È un'ora che aspetto, e sono già in ritardo, ho un appuntamento a SoHo.»
Eve Forelli squadrò quella bionda senza cervello. Aveva lasciato l'ospedale prima di rilasciare una dichiarazione alla polizia. E un principe della Crimini Speciali aveva chiamato per chiedere la documentazione. Il supervisore di turno l'aveva incaricata di risolvere la faccenda, sicché lei, semplice ausiliaria, si era trovata a litigare con il personale dell'ospedale. Alla fine l'attrice era stata identificata. Eve Forelli doveva confermare la veridicità del rapporto medico. «Sei stata accoltellata da…»
«Oh Dio!» esclamò l'attrice. «Non voglio guai con la polizia. Ascolti, agente, mi rincresce ma io…»
«Non sono un'agente.» Eve Forelli indicò il nome appuntato sulla camicia, la targhetta diceva chiaramente il suo ruolo: ausiliaria. «Mi occupo soltanto delle scartoffie.»
«Mi scusi.» Stella Small si toccò il braccio fasciato. «È stata una macchina fotografica. Niente di grave.»
«Un uomo ti ha accoltellata… con la macchina fotografica? Davvero curioso…» Questa ragazza comprovava la sua teoria: le radici dei capelli biondi danneggiano le cellule cerebrali.
«No.» L'attrice indicò il giornale. «I giornalisti sbagliano. Non sono stata accoltellata, ma ferita.»
«Con una macchina fotografica» sottolineò Eve Forelli.
«Ci siamo soltanto scontrati, voglio dire, uno scontro accidentale…» La bionda sprofondò nella sedia, roteò gli occhi, poi, con un sospiro di sconfitta, disse: «Va bene, ora le spiego com'è successo. La mia agente dice che una ferita da rasoio è più interessante per la stampa, ma io… cioè quel tipo, mi è venuto addosso sul marciapiede…».
«Roba da matti…»
«Non immaginavo che il dottore avrebbe steso un rapporto per la polizia.»
«Mai fidarsi dei dottori» sospirò Eve Forelli. «Denunciano tutto. Vai a capire perché.»
«Non finirò nei guai, vero?»
«No, tranquilla.» Eve Forelli aveva troppo da fare, era stanca e aveva la testa che scoppiava. Sulla denuncia scrisse: Miss Barbie finisce contro macchina fotografica. Al diavolo le bionde. Il suo supervisore non avrebbe mai accettato un rapporto del genere, se l'avesse letto. Ma le probabilità erano scarse. Aveva sprecato migliaia di frasi interessanti per quel pigro bastardo illetterato. E adesso avrebbe dovuto telefonare a un detective della Crimini Speciali altrettanto ignorante e riferirgli di quell'incontro.
«Dai retta a me: basta con le false denunce, rischi di finire in prigione.» Eve Forelli non era tanto sicura che fosse vero, ma quell'avvertimento servì a spaventare la bionda.
Non appena Stella abbandonò la stanza, l'ausiliaria aprì la finestra per fumarsi una sigaretta in santa pace. Vide Stella Small comparire sul marciapiede. Aveva un'aria indecisa, guardava a destra e a sinistra, non sapeva che direzione prendere. Eve Forelli non aveva niente di meglio da fare e continuò a osservarla. La bionda estrasse una camicia dalla borsa e la gettò nella pattumiera. Poi si presentò una vecchia, che ripescò la camicia dalla spazzatura e la studiò attentamente. Eve Forelli non aveva ancora finito la sua sigaretta. Vide la vecchia spogliarsi. Rimase così, nuda, davanti alla stazione di polizia, poi si buttò la camicia sulle spalle e se ne andò. Sul retro della camicia era disegnata una grossa "X".