La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio
- Автор: О'Коннелл Кэрол
- Язык: итальянский
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio». Краткое содержание книги:
«Non ho quelle foto. Capisce, non ho potuto fare quel lavoro. La macchina fotografica si era rotta.»
Butler non gli credeva. William si sentì soppesato, ma intravide un po' di compassione nello sguardo di Butler.
Disse: «È una foto che la maggior parte delle persone preferirebbe dimenticare». Era vero. Solo una ristretta cerchia di demoni amava il genere, e Butler non sembrava tra quelli.
«Quindi ha scattato almeno una fotografia.»
William si sfregò le mani sudate, poi vide comparire sul tavolino accanto al divano un libretto di assegni e un'elegante stilografica. Si rilassò, era solo una questione di soldi, un affare come un altro.
«Quella fotografia mi interessa in modo particolare» disse Charles e aprì il libretto degli assegni. «Ci tengo molto.» Guardò William e il sorriso si aprì, allentando la tensione. Poi sganciò la bomba: «Conosceva Natalie, vero?».
William non avrebbe potuto parlare, nemmeno se avesse voluto.
Butler continuò. «Signor Heart, lei vive qui da una vita, vero? Me l'ha detto il suo padrone di casa. Mi ha detto anche che lei ha ereditato quest'appartamento da sua madre. E questo edificio si trova a un isolato di distanza da quello dove morì Natalie. Dev'essere stato difficile fotografare il cadavere di una donna che conosceva.»
«Io non… conoscevo quella donna.» William aveva paura. Quell'uomo non gli credeva. Con un tono da confessionale disse: «Viveva qui da poco tempo: non le ho mai rivolto la parola».
Butler capì che aveva perso il controllo.
«Mi capitava di vederla per strada. Era talmente bella, era fuori posto qui, Dio, era così bella.» Il suo sorriso gli ricordava le madonne dipinte e le statuette che affollavano l'appartamento quando sua madre era ancora viva. La bella Natalie nei suoi lunghi vestiti estivi.
William studiò la faccia di Butler, cercando di capire se aveva parlato troppo. «Non ero l'unico. Tutti si voltavano a guardarla. Tutti quegli uomini, potevano solo guardarla.»
«E quando morì, fu chiamato a fare le fotografie» disse quel visitatore che leggeva i pensieri. «La nausea non arriva all'istante. Quindi c'era tutto il tempo di scattare almeno una fotografia prima di vomitare. Lei è un bravo fotografo, credo sia stato un gesto istintivo…»
Sapeva anche che si era sentito male.
«D'accordo, ora gliela dò.» William era sollevato. Butler era uno di quei clienti che gli permettevano di pagare l'affitto, uno di quei pazzi che collezionavano souvenir macabri, un maniaco che non avrebbe mai voluto incontrare fuori da una galleria d'arte.
Entrò in camera da letto e chiuse la porta a chiave. Quando ricomparve, aveva la fotografia in mano.
Quando Charles se ne andò, William notò che la cifra dell'assegno era molto più alta di quanto avessero pattuito. Osservò il suo appartamento, la miseria che lo circondava. Si spaventò al pensiero che Butler potesse non essere un pazzo, ma un uomo caritatevole. Chiuse la porta e tornò in camera. Si sdraiò sul letto e fissò la parete. Tutte le notti, prima di spegnere la luce, vedeva un muro di fotografie tutte uguali, la stessa faccia, la corda, gli insetti. Quella fotografia era il miglior lavoro che avesse mai fatto. Le mosche gli ronzavano ancora nel cervello. Una nuvola nera circondava la Madonna degli Scarafaggi.
12
La seconda moglie di Erik Homer, ormai vedova, viveva in un grande appartamento sulla Novantunesima Est. «Affitti bloccati» spiegò la donna. «Duecentottanta dollari al mese per un posto così grande. Ci crede? E pensare che un tempo era una delle zone peggiori della città…»
Il detective Riker pensò che le opinioni di quella donna erano limitate a quanto poteva vedere dalla finestra. Era chiaro che non usciva di casa da un pezzo. Riker strinse la tazza di caffè, desiderava una sigaretta, il fumo avrebbe coperto l'odore di chiuso. Jane Homer era una montagna di carne flaccida, e non usciva più di casa perché non passava dalla porta. I capelli erano grigi, arruffati, con le punte biondo platino. In lei ogni vanità era scomparsa da anni. Sulla scrivania c'erano diverse foto di Jane più giovane con il marito. A quel tempo, era magra come la prima signora Homer.
Nessuna fotografia del figliastro.
Un'infermiera si aggirava nella stanza accanto. Parlava con Mallory. Il fatto che la signora Homer fosse costretta in casa era un punto a favore di Riker. Come la maggior parte delle persone nelle sue condizioni, aveva molta voglia di chiacchierare: «Ho visto il servizio in televisione, l'altra sera. Il caso di Natalie non è mai finito in tivù…»
«Già, i due omicidi si somigliano…» disse Riker, evasivo.
La donna annuì. Si udì la porta che si chiudeva. L'infermiera era uscita.
«Suo marito le ha mai parlato dell'omicidio?» domandò Riker.
«Oh, sì. Erik e la sorella di Natalie, come si chiama quella donna? Susan qualcosa… Non importa. Ne hanno parlato al telefono, per ore. Erik ha organizzato il funerale, e l'ha pure pagato. Non spettava a lui, non crede?»
Impossessarsi del cadavere della ex moglie rientrava nel tipico comportamento di un marito possessivo. Anche da morta, Natalie non era riuscita a scappare da Erik Homer. Riker chiese: «E il ragazzo? Andava d'accordo con lui? Voglio dire, dopo la morte della madre?».
La donna sembrava stupita, o forse si sentiva in colpa. «Non era certo un problema.»
«Non era un problema?» Mallory era appena entrata nella stanza. Aveva una cornice in mano. Guardò Jane sdraiata sul letto e le domandò: «Allora perché lo ha rifilato a un parente dopo la morte del marito?».
«Sì» disse Riker. «È scritto nella sua deposizione.»
«L'assicurazione di Erik non era una fortuna.» Gli occhi di Jane Homer erano fissi sulla cornice d'argento. «Quell'anno ho avuto problemi di salute, la tiroide, sa… Il bambino amava i nonni.» Fissò Riker, poi Mallory; probabilmente si rendeva conto degli errori commessi. Riempì il silenzio con le parole. «Non potevo prendermi cura di lui, lo capite?»
Mallory si avvicinò al letto. «Disse alla polizia che il bambino era con la sorella di Natalie, a Brooklyn.»
«Esatto» disse la signora Homer, cercando di ammansire Mallory con un sorriso. «Ora ricordo. Mio suocero aveva il morbo di Alzheimer. Sua moglie non ce la faceva con lui e il ragazzino. Così Junior andò a vivere con la sorella di Natalie.»
Mallory passò a Riker la cornice d'argento. Era un ritratto di famiglia. Sullo sfondo c'era lo zoo del Bronx. La foto era stropicciata e le pieghe sembravano dividere l'uomo dalla donna. Forse Jane Homer aveva recuperato quella foto dalla spazzatura. La ragazza della fotografia non portava la fede nuziale. Aveva un'espressione felice. Una terza persona era stata tagliata via. Tutto quello che restava erano le dita di un bambino, intrecciate a quelle molto più grandi di un sorridente papà.
«Il ragazzo aveva dei problemi?» chiese Riker.
Mallory si avvicinò alla donna: «Come reagì alla morte della madre?».
«Natalie morì ad agosto,» disse Riker «e sappiamo che suo marito non mandò il figlio a scuola a settembre.»
«Mi dica cosa ne ha fatto» l'aggredì Mallory.
Gli occhi di Jane Homer si spalancarono. Finalmente l'aveva capito: non era una conversazione qualunque, era un interrogatorio. «I nonni…»
«Non ci siamo» Riker si avvicinò al letto. «No Jane, non credo che ci stia dicendo tutta la verità.»
Mallory le sussurrò all'orecchio: «Sappiamo come Erik Homer trattava la prima moglie. Non le dava mai soldi, non le permetteva di uscire di casa».
«Io non avevo bisogno di uscire, Erik faceva la spesa. Io non…»
«Quando la polizia la interrogò la prima volta, si era sposata da poco, vero?» disse Riker. «I poliziotti hanno pensato che avesse paura… Paura di suo marito.»
«Quando ha cominciato a picchiarla?» la incalzò Mallory. «Durante il viaggio di nozze? È stata quella la prima volta?»