La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio
- Автор: О'Коннелл Кэрол
- Язык: итальянский
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio». Краткое содержание книги:
«Il libraio la vide?»
«Sì, ma non la tradì. Aveva paura dei poliziotti, ma non lo fece. Per tutto il tempo in cui Lou aveva parlato con il libraio, Kathy era rimasta ad ascoltare in cima allo scaffale.» Il detective alzò le spalle. «Fregati da una ragazzina di dieci anni.»
A quel punto Lou Markowitz si era reso conto con chi avesse a che fare, non una bambina come le altre, ma una persona fatta e finita. La soprannominò L'Artista della Fuga. Kathy aveva conquistato il rispetto di Lou, e anche il suo cuore.
Anche se gli avrebbe fatto bene, Riker non poteva raccontare la storia della più grande fuga di Kathy. Allora la sua mente volò oltre il ponte di Brooklyn, fino a Sparrow, per dirle che non stava morendo da sola.
Sparrow, i segreti mi stanno avvelenando.
Mallory osservò la Mercedes di Charles scomparire all'orizzonte mentre il suo collega scivolava sul sedile anteriore della berlina. «È questo.» Indicò un edificio dal lato opposto della strada. La sorella di Natalie Homer viveva in una zona di Brooklyn affacciata su Prospect Park. Sembrava che Susan Qualen se la passasse piuttosto bene. «Meglio se la blocchiamo per strada» suggerì Mallory. In questo modo non avrebbe potuto sbattere loro la porta in faccia. «I vicini dicono che va a correre nel parco, tutti i giorni alla stessa ora.»
«Dev'essere una fanatica.» Riker si asciugò il sudore dalla fronte. «Si ucciderà con questo caldo.»
La porta d'ingresso dell'edificio si aprì e una donna in pantaloncini e maglietta comparve sulla rampa di scale. La sorella di Natalie era alta, bionda, e aveva un viso familiare. Prima che potesse raggiungere il marciapiede, i due detective erano scesi dall'auto e avanzavano mostrando il distintivo.
«Signorina Qualen? Sono il detective Mallory e questo…»
Il viso della donna s'incupì. «Andatevene.»
Riker disse. «Signorina, ci dispiace crearle…»
«Ho letto della vostra ultima impiccagione dai giornali» tagliò corto Susan Qualen. «Questa volta vi è andata male, non siete riusciti a coprire tutto…»
«Mi ascolti,» disse Riker «a volte non possiamo rivelare i dettagli…»
«Questa l'ho già sentita. Vent'anni fa la polizia ha raccontato ai giornalisti che mia sorella si era suicidata.»
«I poliziotti non le hanno detto molto, vero?» Lentamente Mallory si avvicinò alla donna. «Le hanno detto soltanto che si trattava di omicidio, ma lei sapeva della corda.» Nessun poliziotto poteva aver rivelato a Susan il particolare della ciocca di capelli infilati nella bocca di Natalie.
Mallory si fece ancora più vicina. Nervosa, Susan? «Allora, come ha fatto a collegare la morte di sua sorella con quella di una prostituta impiccata?»
«Leggo i giornali.»
Mallory scosse la testa. «No, sta mentendo. Tutti i particolari riportati dalla stampa, come ha fatto a collegarli…»
«Non ho niente da dire». Susan Qualen fece per scendere le scale.
«Ferma.» Mallory le bloccava la strada con un braccio.
«Il mio avvocato mi ha proibito di parlare con voi.»
«No» disse Mallory. «È quello che dicono le persone che non hanno parlato con un avvocato. L'omicidio di sua sorella è un caso ancora aperto, e lei deve parlarci.»
Riker si avvicinò alla donna. Il suo tono era amichevole. «Abbiamo riscontrato alcune discrepanze nell'omicidio di Natalie. Crediamo che il figlio possa aiutarci a risolverle. Dov'è?»
«E come faccio a saperlo?» disse Susan Qualen.
«Ho letto una dichiarazione della matrigna. Sostiene che lei l'ha preso con sé dopo la morte del padre. Un anno dopo l'omicidio di Natalie.» Il tono di Riker diceva Tranquilla, siamo qui per aiutarti.
«Ma c'è un problema…» cominciò Mallory minacciosa.
«Vede,» interruppe Riker «il bambino non tornò mai a scuola dopo la morte della madre. Alla fine delle vacanze…»
«La famiglia si sarà trasferita.»
«No, signorina Qualen» disse Mallory. «La matrigna vive sempre allo stesso indirizzo. Ha detto a un poliziotto, Lars Geldorf, che lei aveva preso il bambino. Perché avrebbe dovuto mentire?»
Susan Qualen era confusa. Era una bugiarda dilettante, e non ricordava i particolari di una bugia tanto lontana nel tempo.
Riker sorrise alla donna, come se fossero due vecchi amici. «Ci sarebbe di grande aiuto se ci dicesse cosa è successo al figlio di Natalie.»
«Che fine ha fatto?» Mallory aveva compiuto il breve passo dall'accusa all'attacco. «Avanti! Cosa ha fatto al bambino?»
Susan Qualen abbandonò la sua gelida compostezza e cercò di scappare giù dalle scale. Riker l'afferrò per un braccio, ma Susan si divincolò e cominciò a correre. Riker non si mosse: «Adesso interroghiamo la madre adottiva, così potremo inchiodarla e sbatterla in cella per un po'. Non sarà divertente, ma è legale».
Mallory osservò la donna che scappava sul marciapiede, facendosi largo fra i passanti. Avrebbe potuto raggiungerla senza problemi, ma Riker le suggerì di non muoversi. «Fidati» disse. «Sarà più divertente a modo mio.»
Quando sentì quel rumore, William Heart si accucciò. Non gli piaceva avere a che fare con gli esseri umani e faceva di tutto per evitarlo. Il peggio era quando qualcuno bussava alla porta, il suono di una trappola che si chiude. Stava lì, in silenzio, quasi non respirava, ma il visitatore non se ne sarebbe andato. Poi sentì la voce del padrone di casa che diceva: «È lì dentro. Se si aspetta che venga ad aprire, può star lì una giornata intera. Bussi più forte.»
Lo sconosciuto era più educato, non bussava forte, ringraziava il padrone di casa. Adesso il visitatore parlava alla porta chiusa: «Buongiorno signor Heart. Alla galleria mi hanno dato il suo indirizzo».
La voce composta lo rassicurò, per un attimo pensò a un potenziale cliente. William aprì la porta e si trovò di fronte una specie di personaggio delle fiabe. Quell'uomo aveva la corporatura, i vestiti e il portamento di un principe, ma gli occhi di una rana e il naso di Capitan Uncino. Le spalle erano minacciose, e parevano espandersi ogni secondo di più. Quando William indietreggiò, Charles interpretò questo movimento come un invito a entrare. Si fermò accanto al divano, e fece per sedersi. Dopo una rapida occhiata, aveva deciso che le sedie erano troppo fragili. «Posso?»
William annuì, e il principe ranocchio si accomodò.
«Mi chiamo Charles Butler.» William sorrise controvoglia mentre Butler gli porgeva il biglietto da visita.
«Il suo agente mi ha detto che lei si occupa di fotografie di delitti.»
«No, lo facevo tempo fa, ora non più.»
Butler fissava la radio sul tavolino. William si chiese se fosse in grado di riconoscere una radio della polizia. Si schiarì la gola. «Cioè, non lavoro più per la polizia. Mi occupo d'incidenti d'auto, roba simile…»
«Sì, conosco i suoi lavori, forti contrasti, luce accecante, ombre scure. E crudeltà di ogni genere.»
Il fotografo era indeciso se fuggire o svenire. L'aveva sottovalutato: Charles Butler era un collezionista d'arte e non uno sprovveduto, ma le qualifiche sul biglietto da visita avevano a che fare con la psicologia. E a William non piacevano gli strizzacervelli.
«Mi piacerebbe vedere i suoi primi lavori» disse Butler. «Le foto dei delitti: in particolare mi interessa quello di Natalie Homer. Forse il nome non le dice niente. È successo vent'anni fa. I giornali lo definirono un suicidio mediante impiccagione.»