La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio
- Автор: О'Коннелл Кэрол
- Язык: итальянский
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La Bambina Dagli Occhi Di Ghiaccio». Краткое содержание книги:
Mallory ascoltava educatamente la signora White che spiegava tutti i particolari dei lavori di ristrutturazione. «Questo edificio sembrava una tana per conigli, gli appartamenti erano minuscoli. Si faticava perfino a respirare. Adesso ne sono rimasti solo alcuni all'ultimo piano. Per il resto gli spazi sono più grandi, adatti a una famiglia moderna.»
«Dove è successo?» la interruppe Mallory.
«Se ricordo bene la vecchia piantina…» Alice White spalancò la porta scorrevole di legno e la condusse in sala da pranzo. «Probabilmente qui.»
Mallory lanciò un'occhiata alla cucina. Andare sempre in cucina. Era una delle lezioni di Louis Markowitz. Le persone, interrogate in cucina, diventano più loquaci. Del resto, è un ambiente che invita alla confidenza, poco formale, che di solito ospita amici e parenti.
La voce della signora White tradiva un certo nervosismo. La presenza della polizia tende a innervosire la gente. Mallory, però, sospettava ci fosse dell'altro. Alice White doveva conoscere Natalie anche se all'epoca dell'omicidio era poco più che bambina. Tutte le volte che si toccava l'argomento "omicidio Homer", Alice chiamava la vittima per nome, Natalie.
Stai pensando di nascondermi qualcosa, Alice White?
La donna si fermò vicino a un grosso tavolo di legno, circondato da otto sedie. «Sì, ne sono sicura. L'appartamento di Natalie era esattamente qui, e non era più grande di questa stanza.»
Mallory era stanca di convenevoli. Sollevò la testa e osservò il lampadario. Il punto nel quale Natalie Homer era rimasta appesa per due giorni nella calura di agosto.
«Sembra quasi di vederla, no?»
La signora White alzò lo sguardo al soffitto, e vide un corpo in stato di decomposizione che dondolava appeso alla corda. Da quel momento, ogni volta che fosse passata nella sala da pranzo, non avrebbe potuto scacciare quell'immagine.
Mallory la fissava. Non senti ronzare le mosche, Alice?
La donna portò le mani alla bocca, come se Mallory avesse pronunciato quel pensiero a voce alta. «Signora White, posso chiederle un caffè?» La caffeina è il miglior siero della verità, pensò Mallory.
«Ma sicuro, cara, lo faccio subito.» Alice White non vedeva l'ora di allontanarsi dalla stanza e da quel fantasma appeso al cappio. Una volta uscita, sarebbe stata al sicuro. Mallory la seguì in cucina, si sedette al tavolo e cominciò a consultare delle carte. «So che ha comprato questo edificio cinque anni fa.»
«Non esattamente, cara… Non l'ho comprato.» La signora White rovistò nelle credenze. Cercava il servizio buono, poi si accontentò di due grosse tazze appese al muro.
«Mi piace bere il caffè nelle tazze grandi» disse Mallory.
«Oh, anche a me.» La donna sorrise.
«Forse l'impiegato ha commesso un errore.» Mallory prese una fotocopia del passaggio di proprietà. «Qui c'è scritto che ha acquistato la casa da Anna Sorenson.»
La signora White, prese il foglio e lo esaminò con cura. «No, è proprio un errore.» Servì il caffè poi si mise a sedere di fronte a Mallory. «Non ho comprato la casa. Anna Sorenson era mia nonna, l'ho ereditata.»
«E lei veniva a fare visita alla nonna… quand'era piccola?» Passarono almeno dieci secondi.
«Sì.» Alice White lo disse con un'espressione colpevole. «Ero qui, quell'estate.»
Le mani di Alice White si strinsero attorno alla zuccheriera. «Il caffè è troppo forte, vero? I norvegesi lo fanno così.» Prese una confezione di panna. «Vuole aggiungere un po' di…»
«No, va bene così.»
E ora cominciamo, Alice.
«Dunque, l'ultima volta che lei ha visto Natalie Homer…»
«Avevo dodici anni.» La signora White versò un po' di panna nel caffè, guadagnava tempo, cercava le parole giuste. «Era così bella, sembrava una stella del cinema. Almeno questo mi diceva la nonna. Natalie mi regalava i suoi vecchi rossetti, una volta mi diede un paio di scarpe coi tacchi.»
«Dunque ha passato del tempo con lei. Parlava mai di sé?»
«No, non è mai accaduto.» Alice White mescolava rumorosamente il caffè. «La sua famiglia veniva dall'Europa, ma Natalie era nata in America. Mia nonna diceva che parlava male il norvegese.» Un sorriso forzato. «Io non parlo norvegese, neppure una parola. I miei genitori lo usavano solo quando non volevano farsi capire. E quelle volte che Natalie parlava norvegese con la nonna sapevo che stavo perdendomi qualcosa di interessante.»
Mallory allungò ad Alice un altro foglio. «È una copia del certificato di matrimonio di Natalie. Il suo nome da ragazza è strano, Qualen. È norvegese?»
«Non l'ho mai sentito.» Alice White fissò il certificato. «Forse è stato modificato. Molti nomi stranieri furono storpiati a Ellis Island. Probabilmente si pronunciava Kv invece di Qu. In ogni caso, il nome non è comune…»
«Bene. Sarà più facile rintracciare la famiglia» disse Mallory. «Saprebbe dirmi da quale stato venissero? L'unica parente che abbiamo rintracciato è la sorella che vive a Brooklyn. Purtroppo, detesta i poliziotti.»
«Anche mia nonna. Diceva che erano tutti ladri. Stavano sempre a ronzare qui intorno inventando storie di false violazioni. Poi la nonna gli dava dei soldi e…» A quel punto realizzò che anche Mallory era un poliziotto. «Ma è stato tanto tempo fa. Non ho mai avuto problemi con…»
«Ricorda qualcosa che potrebbe condurci a dei parenti di Natalie residenti fuori dallo Stato di New York?»
«Credo fosse originaria di Racine, nel Wisconsin. I miei genitori vivono lì, e la nonna chiese a Natalie se li conoscesse.»
Mallory prese il giornale piegato sul bordo del tavolo. Era un vecchio giornale. In prima pagina c'era Sparrow. La stavano caricando sull'ambulanza.
Alice White la implorò con gli occhi. No, la prego, non parliamo di questo.
«Sapeva che la polizia sarebbe venuta.» Mallory spinse il giornale dall'altra parte del tavolo. «Il delitto di Sparrow ricorda quello di Natalie, i capelli strappati e infilati in bocca. Quando ha letto il giornale ha riconosciuto i dettagli, vero, signora White? Per questo mi aspettava. So che ha visto il corpo di Natalie, abbiamo la dichiarazione di un agente che la sorprese nel corridoio insieme a un bambino. Quanti anni aveva il suo amichetto?»
«Sei o sette» Alice White non sapeva che quelle di Mallory erano soltanto congetture. Prendeva le deduzioni di Mallory per certezze assolute. Non era sorpresa, solo rassegnata, credeva nell'onniscienza della polizia.
«Quindi avete visto tutto,» disse Mallory «prima che l'agente Parris vi cacciasse. Vero, signora White?»
La donna annuì. «Agente "Dita Appiccicose", così lo chiamava la nonna. O forse era quell'altro.» Alzò lo sguardo: «Mi scusi, i poliziotti in uniforme…».
«Sembrano tutti uguali, lo so. Lei ha visto tutto, i capelli e il resto…»
«Ce l'ho ancora davanti agli occhi.»
«Chi era il bambino?»
«Non so come si chiamasse. La nonna lo trovò che vagava nell'ingresso del palazzo. Lo fece entrare e frugò nella valigia che aveva con sé. Mi ricordo che trovò un numero di telefono, ma quando chiamò non c'era nessuno.»
«Perché non lo consegnò ai poliziotti?»
«Lei non…» La signora White alzò le spalle. «Alla nonna non piacevano i poliziotti. Non si fidava di loro, non voleva abbandonare quel bambino. Vede, c'era qualcosa di strano in lui. Non poteva o non voleva parlare. La nonna pensava che stesse andando a fare visita a qualcuno, per via della valigia. Quando l'aprì era tutto in ordine, ben piegato. Il bambino se l'era fatta addosso, così la nonna gli fece il bagno e lo cambiò. Poi andò di porta in porta, per tutto il condominio, per tutto il vicinato…»