Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]
- Автор: Суэнвик Майкл
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:
Anche pubblicato come Stazioni delle maree.
Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
— Ehi — il burocrate si guardò attorno. — Dov’è Mintouchian?
— Se n’è andato — disse Chu. Sollevò un piede e prese a pulirsi la suola con un fazzoletto, che poi gettò fra i cespugli. — Si è anche portato dietro la tua valigetta.
— Cosa?
— È stato assurdo. Come sono passati i granchi, ha acceso il motore, ha preso la valigia e se n’è andato di tutta fretta, come se avesse il culo in fiamme. — Chu scosse il capo. — È stato allora che ho iniziato a suonare il clacson per chiamarti.
— Ma non sapeva che la valigetta sarebbe tornata da me?
— Evidentemente no.
La valigetta impiegò circa mezz’ora per tornare dal suo padrone. Chu nel frattempo si era messa d’accordo con l’autista del Cuor di Leone ed era andata a vedere il cadavere del suo impersonatore. — Almeno mi faccio quattro risate — disse con spirito tetro. — Magari gli taglierò via un orecchio per tenermelo come souvenir.
La valigetta camminava per la strada con passo baldanzoso. Quando giunse ai piedi del burocrate, ritrasse le gambe e si posò a terra. Il burocrate la raccolse. — Hai fatto fatica a scappare?
— No. Mintouchian non si è nemmeno preoccupato di legarmi da qualche parte. Ho aspettato un paio di chilometri, e quando si sentiva ormai tranquillo ho abbassato il finestrino e sono saltata.
— Hum. — Il burocrate rimase in silenzio per un po’. — Rimarremo qui per qualche ora in più rispetto al previsto — disse infine. — C’è stata un po’ di violenza, e dobbiamo ancora vedercela con la polizia nazionale. Probabilmente dovrò fare una dichiarazione, magari riempire un verbale.
La valigetta, conoscendo i suoi stati d’animo, non disse nulla.
Il burocrate pensò a Gregorian, al modo in cui il mago era passato da un atteggiamento di sdegno e di scherno a distanza a uno di vera e propria ostilità. Era quasi riuscito a ucciderlo. Pensò a Mintouchian, e all’avvertimento del dottor Orphelin, che gli aveva detto che aveva con sé un traditore. Tutto era cambiato, cambiato in maniera orribile. — Mintouchian sembrava sorpreso quando sei saltata? — domandò alla valigetta.
— Sembrava che avesse appena ingoiato un rospo. Avresti dovuto esserci. Ti saresti fatto una bella risata.
— Immagino.
Ma lo dubitava fortemente. Il burocrate non era nello spirito adatto per ridere. Non aveva proprio nessuna voglia di ridere.
10. Un servizio per i morti
Quel mattino, il vento dottore aveva spinto verso l’interno uno sciame di mosche cirripedi. Quando il burocrate si svegliò, la casa galleggiante era totalmente incrostata dai loro gusci. Dovette appoggiarsi alla porta e spingere con forza per aprirla. L’odore salato dell’oceano era ovunque, come il profumo di un’amante che è venuta per la notte e se n’è andata, lasciando solo quell’ambigua promessa.
Il burocrate fece una smorfia e sputò al di là della fiancata della casa.
L’ultimo gradino della sua verandina non c’era più. Il burocrate saltò giù sul rettangolo nero rimasto sul terreno nudo sottostante e si incamminò fra i relitti del vecchio cantiere navale.
— Ehi!,
Alzò lo sguardo. Un ragazzo dai capelli dorati era in piedi, nudo, in cima a uno yacht distrutto. Stava pisciando nei cespugli di rosa. Faceva parte della banda di sciacalli che viveva in quel luogo. Lo salutò con la mano libera. Il bracciale del censimento luccicava sul suo polso. — Abbiamo trovato un mucchio intero di quelle cose che cercavate — disse. — Venite pure a scegliere.
Cinque minuti dopo, il burocrate ripose in camera sua un fagotto ben legato, quindi si rimise in marcia verso Clay Bank. Una malinconica campana rintoccava in lontananza, chiamando i fedeli alla meditazione. Il cielo era grigio e coperto. Cadeva una pioggerellina leggera, quasi impercettibile.
A quella longitudine così orientale, il terreno era troppo ricco e fertile per poterlo sprecare; salvo gli edifici delle piantagioni, tutte le abitazioni erano state costruite sull’argine del fiume. Casette di legno nemmeno dipinte oscillavano in pericoloso e precario equilibrio sul margine di un piccolo promontorio a picco sul fiume. Più in giù, a metà dell’argine, era stato scavato un sentiero nella terra umida. Ricoperto di assi di legno, serviva per accedere a depositi e bettole scavati nel terreno stesso.
Il tenente Chu lo stava aspettando sulla passerella di legno fuori dalla mensa. Le barche ballonzolavano sul fiume, legate a pontili che ormai avevano più spazi vuoti che assi di legno, un beau idéal onorato più nell’intento che nell’esecuzione. La pioggia scelse quell’istante per intensificarsi, facendo piombare grosse gocce sulla superficie dell’acqua. I due si infilarono dentro.
— Ho ricevuto un altro avvertimento — disse il burocrate quando ebbero trovato un tavolo. Aprì la valigetta e ne estrasse una manciata di piume nere. Un’ala di corvo. — L’ho trovata inchiodata alla mia porta ieri sera quando sono tornato a casa.
— Strana faccenda — disse Chu. Spiegò l’ala, esaminò l’attaccatura ancora insanguinata, aprì un attimo le membrane sottili del giunto metacarpico, quindi gliela restituì. — Devono essere quegli sciacalli. Non capisco per quale motivo tu insista nel voler rimanere qui.
Il burocrate scrollò le spalle, irritato. — Chiunque stia piazzando queste cose è al soldo di Gregorian. Riconosco il suo stile. — Dentro di sé, però, era preoccupato dal fatto che Gregorian avesse nuovamente cambiato tattica, passando dal tentato omicidio per tornare a intimidazioni e gesti di scherno. Non aveva senso.
La mensa era lunga e stretta, un tunnel scavato direttamente nell’argine. Gli ultimi tavoli erano pressoché immersi nell’oscurità, scostati com’erano dall’unica, lattiginosa luce a soffitto. Gocce d’acqua colavano dal soffitto, raccolte da secchi e catini. Nel retro, gli sguatteri ridevano e scherzavano fra loro mentre le fiamme baluginanti di una cucina a gas rincorrevano ombre sui loro volti. Una cameriera si avvicinò al loro tavolo e sbatté sul piano due taglieri di carne salata e purea di patate dolci. Chu arricciò il naso. — Non che per caso avete del…
— No. — I ragazzi addetti allo sgombero del tavolo accanto scoppiarono a ridere. — Se volete pranzare, vi beccate quel che c’è.
— Puttanella arrogante — borbottò Chu. — Se non fosse l’ultimo posto di Clay Bank dove si trova da mangiare, io…
Un giovane soldato del tavolo accanto si protese verso di lei. — Tranquillizzati — le disse con quell’accento aperto del nord caratteristico di tutti i ragazzotti delle Autorità locali. Erano tutti ragazzi del Tidewater portati dentro dalle province del Blackwater e del Vineland perché non avevano legami sul posto. — L’ultima aereonave passa domani, e devono liberare la dispensa. — Il suo berretto, ripiegato sotto la spallina, era stato personalizzato con una coda di gallo.
Chu lo fissò dritto negli occhi finché il soldato divenne paonazzo e tornò a voltarsi.
In una nicchia accanto al loro tavolo, un televisore mostrava immagini di un documentario sulla costruzione dei depositi-tunnel negli argini del fiume. Al momento stavano mostrando un antico filmato in cui diversi operai artigiani sigillavano la creta appena scavata. Lasciavano delle strette aperture nei punti in cui avrebbero poi scavato le porte, e un altro buco veniva scavato dall’alto nel punto in cui terminava il tunnel. Dopodiché, la legna ammassata all’interno dello scavo veniva accesa, e allora le colonne di fumo si innalzavano come spettri di alberi, formando una foresta grigio-nera che oscurava la luce del sole. Il documentario veniva ritrasmesso in continuazione da quando uno dei canali governativi lo aveva messo in onda per la prima volta. Ormai non ci faceva più caso nessuno.
“Il calore necessario per la smaltatura delle pareti…” Il burocrate allungò un braccio per cambiare canale. “Mio fratello è morto in mare! Che cosa avrei dovuto fare? Non sono mica il suo tutore, dopotutto”.