Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]
Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]

Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:

Domani il mondo cambierà è un romanzo affascinante e ricco d’azione, ma che si presta a molte letture. Siamo su un pianeta distante anni-luce dalla Terra, in un’epoca in cui l’umanità si è ormai stabilita fra le stelle: ma la grandiosa tecnologia che permette all’uomo di imbrigliare le forze dell’universo qui non è mai arrivata. Non è un caso: il pianeta è tenuto in isolamento artificiale, una specie di “quarantena” tecnologica che potrà essere spezzata solo con un gesto disperato, un furto di sapore prometeico… L’avvincente storia raccontata da Swanwick è quella di tale furto, della caccia all’uomo che ne segue e di un mondo intero sull’orlo di un cambiamento epocale: quello promesso dalla nuova scienza e quello a cui il pianeta va periodicamente incontro a causa delle sue insolite caratteristiche climatiche. Un libro d’avventura con una storia diversa, per scoprire uno dei migliori romanzieri americani affacciatisi alla scena negli anni Ottanta.

Anche pubblicato come Stazioni delle maree.

Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
1 ... 38 39 40 41 42 43 44 45 46 ... 63
Перейти на страницу:

L’oceano ruggì. Abbandonando le loro postazioni, i componenti dell’equipaggio che non erano ancora attaccati ai parapetti corsero a tribordo e scrutarono il mare. Era una vista incredibile; tutta l’acqua del mondo stava salendo improvvisamente, come se il pianeta avesse improvvisamente deciso che aveva bisogno di un orizzonte più alto. La Atlantis si inclinò leggermente su un fianco. La nonna di tutte le ondate giganti, la tsunami polare, stava passando sotto la sua chiglia. La nave schizzò verso l’alto, trascinata dalla forza di un continente di ghiaccio che si scioglie nel giro di un istante.

L’immagine passò da un volto all’altro, da un punto di vista all’altro, mostrando occhi sconvolti e volti tirati. Erano tutti immobili, paralizzati dalla paura.

— Come faranno a fuggire? — domandò il burocrate. — Non hanno intenzione di salvarsi?

— Certo che no.

— Vogliono morire?

— Certo che no. — L’immagine ebbe un sussulto, e l’equipaggio umano divenne metallico. La Atlantis si trasformò in una nave di morti, una mostruosità gotica comandata da scheletri. — I surrogati sono stati inventati su Miranda — disse Marivaud con tono orgoglioso. — Siamo stati noi i primi a produrli. — L’immagine tornò come prima, e gli scheletri riassunsero le fattezze di corpi umani.

Vi era un’orrenda calma vetrosa, come se la superficie dell’oceano fosse stata allungata e tesa dalla risacca. Sebbene la nave stesse ancora salendo, sembrava che l’acqua diminuisse a vista d’occhio sotto la sua chiglia. Il burocrate ne udiva il sussurro. L’oceano salì finché non diventò l’unica cosa visibile. Il cielo scomparve completamente, e ancora l’oceano continuò a crescere. I venti presero a soffiare sul ponte.

Poi la nave giunse in cima alla grande onda. Più in là vi era un muro di furia bianca che si estendeva da un orizzonte all’altro, la linea della tempesta. Si abbatté immediatamente su di loro. Involontariamente, i membri dell’equipaggio si spostarono, radunandosi in gruppetti lungo la balaustra.

Gogo rivolse lo sguardo verso il pescatore di spettri. I suoi occhi erano sgranati per l’eccitazione. Si morse il labbro inferiore e spazzò via una ciocca di capelli staccatasi da una treccia. Il suo volto era illuminato di aspettativa. Allungò le braccia per stringere a sé Underhill.

Stupito, Underhill si ritrasse dalla sua presa. La fissò negli occhi con aria disgustata. In quell’istante la sua espressione era più leggibile di qualsiasi parola: “Non sei altro che una donna”.

Poi la tempesta ebbe la meglio sulla nave, che si inclinò dapprima su un lato per poi essere inglobata completamente.

— Ahh — Marivaud emise un sospiro. Sua sorella allungò una mano per prendere la sua. Dolcemente, con fare sommesso, iniziarono ad applaudire.

In uno studio molto distante, gli attori si alzarono dai loro sportelli per inchinarsi.

Marivaud alzò lo sguardo, mostrando un volto privo di espressione. La sua casetta, la sorella, il fuoco e tutto il resto si dissolsero in un turbine di pioggia. — Una settimana dopo — disse — i cadaveri iniziarono ad apparire sulla spiaggia.

— Cosa?

— Pieni di bruciature da radiazioni. Pensavamo di aver capito gli indigeni, invece non li avevamo capiti abbastanza bene. Non prevedemmo che la struttura chimica del loro cervello sarebbe cambiata così tanto per il grande inverno. O forse era la loro psicologia che cambiava. Insomma, per qualche motivo, il segnale di avvertimento che avrebbe dovuto tenerli lontani dalle torri non servì allo scopo. Anzi, si radunavano tutti il più vicino possibile ai reattori. Fu una follia pura. Forse vennero stimolati i loro istinti di accoppiamento. Forse erano solo attratti dal calore. Chi può dirlo?

Marivaud chiuse gli occhi, e le lacrime presero a sgorgare dalle sue palpebre chiuse. — Non potevamo farci nulla. L’oceano era una furia in tempesta costante e navigarlo era assolutamente impossibile. L’unico nostro contatto erano le trasmissioni degli spettri, che non riuscivamo a fare a meno di sentire. Le torri disseminate per la costa trasmisero la loro agonia ora dopo ora fino alla fine, finché non morirono tutti. Era come avere un dente spezzato in bocca, quando la lingua non può fare a meno di tornarci sopra in continuazione, attirata dal dolore. Non riuscivo a fare a meno di pensarci.

“Il dolore spazzò il Continente intero come una grande onda elettronica. Era come se la terra intera fosse stata stregata. Prima tutto era splendido e luminoso, poi, di colpo, tutto divenne grigio e sterile. Il nostro popolo era ottimista e sicuro di sé, e improvvisamente eravamo diventati… spossessati, senza futuro. Quelli che avevano la forza di non ascoltare le trasmissioni vennero comunque influenzati dagli altri.

“Io stessa sarei morta di fame, se mia sorella non mi avesse imboccata a forza per una settimana intera. Ruppe anche i miei orecchini. Mi costrinse a tornare alla vita. Ma da quel giorno in avanti, non risi mai più come ridevo prima. Alcuni morirono. Altri impazzirono. La vergogna era enorme. Quando infine i poteri extraplanetari decisero di toglierci quanto rimaneva della nostra scienza, nessuno ebbe il coraggio di protestare. Sapevamo di meritarcelo. Così ebbe fine l’autunno della nostra tecnologia, e da allora siamo piombati in un inverno eterno.”

Marivaud tacque, l’espressione triste e il volto esangue. Il burocrate spense l’interattivo.

Dopo un po’, un cameriere dalla testa di cane venne a portare via l’apparecchio.

Il burocrate si scolò quanto rimaneva della sua birra e si appoggiò alio schienale per osservare i surrogati che mangiavano. Provava un certo malinconico divertimento nel vederli sollevare bicchieri e consumare cibi che solo loro potevano vedere, come in un perfetto quanto inutile spettacolo di mimo. Accanto alla ringhiera, albi surrogati passeggiavano su e giù e chiacchieravano fra loro. Uno in particolare lo stava fissando.

I loro sguardi si incrociarono, e il surrogato si produsse in un inchino. Si avvicinò al tavolo del burocrate e prese una sedia. Per un istante, il burocrate non riuscì a ricordare dove aveva visto quel volto anziano e affilato che bruciava sullo schermo. Poi intervennero le sue lezioni di fisionomia applicata. — Voi siete il negoziante — disse. — Quello di Lightfoot. Vi chiamate… Pouffe, giusto?

Nel sorriso del vecchio vi era un piccolo accenno di follia. — Giusto, giusto. Volete chiedermi come ho fatto a trovarvi qui?

— Come avete fatto?

— Vi ho seguito. Vi ho seguito fino a Cobbs Creek. Mi sono surrogato ancora fino a Clay Bank, e lì mi hanno detto che ve ne eravate andato da poco. Sapevo che prima o poi vi sareste fermato qui. Finora non ho mai conosciuto un fuorimondo che riuscisse a resistere a questo panorama. Vi stavo aspettando.

— In effetti, sono qui per puro caso.

— Ma certo. — Le labbra di Pouffe si contorsero in un sorrisetto sardonico. — Ma vi avrei trovato comunque. Questo non è l’unico posto in cui vi stavo aspettando. È da stamattina che passo e ripasso per ben quattro sportelli di surrogazione.

— Vi deve essere costato un sacco di soldi.

— È proprio questa la chiave di tutto. — Il vecchio si protese in avanti, inarcando le sopracciglia in maniera esplicita. — Un sacco di soldi. Mi è costato un sacco di soldi. Ma io ne ho parecchi. Sono un uomo ricco, non so se mi spiego.

— Non esattamente.

— Ho visto la vostra pubblicità. Quella del mago. Quello che può…

— Aspettate un attimo, quella non è affatto la mia…

— …adattare un uomo a vivere e respirare sott’acqua. Bene, io…

— Smettetela. Sono tutte sciocchezze.

— Io voglio trovarlo. Capisco benissimo che non possiate dirlo così, a chiunque. Ma io sono disposto a pagare per l’informazione, e vi assicuro che pagherò molto bene. — Allungò una mano sul tavolo per afferrare quella del burocrate.

1 ... 38 39 40 41 42 43 44 45 46 ... 63
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)