Mutazione pericolosa
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Год: 1998
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Fabio Feminò
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:
Pierre annuì. — In realtà, adesso è il LBNL. Hanno aggiunto la parola «Nazionale» al nome del laboratorio quasi un anno fa.
— Be’, abbiamo avuto un tizio del tuo laboratorio a tenere un discorso un paio d’anni fa. Un grosso vecchio calvo. Non ricordo il suo nome, ma ha vinto un Premio Nobel.
Le sopracciglia di Pierre si alzarono. — Non sarà Burian Klimus?
— Proprio lui. Ragazzo, siamo stati fortunati a ottenerlo. Tutto quel che possiamo offrire agli oratori è una targa ricordo. Ma era stato appena nominato al Lawrence Berkeley, e l’università lo stava mandando in un giro di conferenze dappertutto. — Le mani di Carl avevano preso a muoversi, come se stesse facendo esercizi di flessione delle dita. Pierre cercò di non guardarlo. — Comunque — disse Carl — sono lieto che tu sia venuto. Spero che diventerai un partecipante regolare. Un po’ d’aiuto può servire a tutti.
Pierre annuì. Non era sicuro di essere più contento, ora che aveva finalmente ceduto ed era giunto fin lì. Sembrava una semplice anticipazione non necessaria dì cos’avesse in serbo per lui il futuro. Si guardò in giro. Molly, enormemente incinta, stava in un angolo a sorseggiare acqua minerale con una donna bianca di mezza età, in apparenza un’infermiera. Stava senza dubbio ascoltando quel che la aspettava.
I casi realmente gravi non erano nemmeno lì, ma costretti a letto a casa o in ospedale. Si guardò intorno e contò diciotto persone presenti: sette ovvi pazienti, altri sette che si prendevano chiaramente cura di loro, e quattro la cui identità non era facile da determinare. Poteva essergli stato diagnosticato solo di recente il gene della malattia, o potevano essere infermieri venuti al posto di pazienti troppo gravi per assistere di persona. — È questa la frequenza normale? — chiese Pierre.
La testa di Berringer si stava ancora agitando, e il suo braccio destro aveva preso a muoversi lievemente avanti e indietro, come fa il braccio di qualcuno mentre cammina. — Di questi tempi, sì. Abbiamo perso cinque membri l’anno scorso.
Pierre guardò il pavimento a piastrelle. La corea di Huntington era un male «terminale»; quella era l’unica, inesorabile realtà. — Mi dispiace — disse.
— Alcuni ce li eravamo aspettati. Sally Banas, per esempio. In effetti, aveva tenuto duro più di quanto potesse pensare chiunque. — I movimenti della testa di Berringer erano sconvolgenti; Pierre sentì l’irritazione crescere in sé. — Un altro è stato un suicida. Un giovane, apparso solo a un paio di raduni. Diagnosi recente. — Berringer scosse il capo. — Lo sai com’è.
Pierre annuì. Fin troppo bene.
— Ma gli altri tre… — Berringer aveva teso il braccio sinistro per aiutare a tener fermo il destro. — Il mondo è un posto da pazzi, Pierre. Forse non sarà tanto male su in Canada, ma quaggiù…
— Che è successo?
— Be’, erano tutti membri nuovi di zecca… solo di recente si era manifestata la malattia. Avrebbero dovuto avere ancora degli anni davanti a sé. A uno di loro, Peter Mansbridge, hanno sparato. Altri due sono stati uccisi a coltellate, a sei mesi di distanza. Tentata rapina, sembra.
— Dio — disse Pierre. Cos’aveva fatto, a venire negli States? Lui era stato aggredito, Joan Dawson era stata assassinata, e ogni volta che girava la testa sentiva parlare di nuovi crimini violenti.
Berringer tentò di scuotere il capo, ma quel gesto si perse fra i sussulti. — Io non chiedo pietà — disse lentamente — ma vien da credere che chiunque abbia visto uno di noi ridotto così ci lascerebbe in pace, invece di ammazzarci per le poche monete che potremmo avere nel portafoglio.
26
Finalmente, giunse il giorno tanto atteso. Pierre portò in macchina Molly all’Alta Bates Hospital su Colby Street. Nel cofano della Toyota, come sempre nelle ultime due settimane, c’erano la valigia di Molly e una videocamera, un inatteso dono di Brian Klimus, che aveva insistito con Pierre e Molly, dicendo che videoriprendere la nascita era l’ultima moda.
L’Alta Bates aveva delle belle sale parto, più simili a suite d’albergo che a locali d’ospedale. Pierre dovette ammettere che una cosa che mancava dagli ospedali governativi del Canada era qualunque traccia di lusso, ma lì… be’, era proprio grato che a coprire le spese fosse il piano sanitario della facoltà di Molly…
Pierre sedeva su una morbida sedia imbottita, e guardava raggiante sua moglie e la figlia appena nata. Un’infermiera nera di mezza età entrò a controllare. — Vi siete già decisi sul nome? — chiese.
Molly guardò Pierre, per assicurarsi che fosse ancora contento di quella scelta. — Amanda — disse. — Amanda Helene.
— Un nome inglese e uno francese — disse Pierre, sorridendo all’infermiera.
— Sono entrambi dei bei nomi — disse l’infermiera.
— «Amanda» significa «degna di essere amata» — disse Molly. Bussarono alla porta, e poi, un momento dopo, la porta si spalancò. — Posso entrare?
— Burian! — disse Molly.
— Dottor Klimus — disse Pierre, un po’ sorpreso. — È bello che venga a trovarci.
— Nient’affatto, nient’affatto — disse il vecchio, attraversando la stanza.
— Vi lascerò soli — disse l’infermiera, sorridendo e uscendo.
— Il parto è andato bene? — chiese Klimus. — Nessuna complicazione?
— È andato a meraviglia — disse Molly. — Spossante, ma a meraviglia.
— L’avete registrato tutto su videocassetta? Pierre annuì.
— E il neonato è normale?
— Tutto a posto.
— Bambino o bambina? — chiese Klimus. Pierre sentì sollevarsi le sopracciglia; di solito era la prima domanda, non la quarta.
— Una bambina — disse Molly.
Klimus si fece più vicino per vedere da sé. — Una bella testolina ricciuta — disse, toccandosi con una mano nodosa la propria, pelata come una palla da biliardo, ma non fece nessun altro commento sulla paternità della bimba. — Quanto pesa?
— Quasi quattro chili — disse Molly.
— E la sua lunghezza?
— Quarantadue centimetri. Lui annuì. — Molto bene.
Con discrezione Molly si portò Amanda al seno, quasi tutto nascosto dalla sua vestaglia d’ospedale, poi alzò lo sguardo. — Voglio ringraziarti, Burian. A nome di entrambi. Per tutto quello che hai fatto per noi. Non sappiamo neanche come dirti quanto ti siamo grati.
— Oui — disse Pierre. Tutte le sue paure si erano dissipate. Sua figlia era un angelo; come avrebbe mai potuto avere i geni di un demonio? — Mille fois merci.
Il vecchio annuì e distolse lo sguardo. — Non è stato niente.
«Je ne suis pas fou» pensò Pierre, un mese dopo. «Non sono pazzo.» Eppure la mutazione era scomparsa. Aveva voluto fare altri studi sulla sequenza di Dna che produceva lo strano neurotrasmettitore associato alla telepatia di Molly. Aveva usato un enzima di restrizione per tagliar via il pezzetto di cromosoma tredici che codificava la sua sintesi. Fin qui, tutto bene. Poi, per rifornirsi di una scorta illimitata di quel materiale genetico, iniziò ad amplificarlo con la PCR, la reazione a catena della polimerase, che avrebbe continuato a duplicare quel segmento di DNA più e più volte. Senza bisogno di nient’altro che una provetta contenente il campione e pochi reagenti, la PCR riusciva a produrre cento miliardi di copie di una molecola di DNA nell’arco di un pomeriggio.
E ora aveva quei miliardi di copie, solo che, sebbene le copie fossero tutte identiche l’una all’altra, non erano uguali all’originale. La timina che si era intrufolata nel codice genetico di Molly, causando la trasposizione, non era stata incorporata nelle copie. Nel punto chiave, i segmenti di DNA prodotti si leggevano tutti CAT CAG GGT GTC CAT. Proprio come quelli di Pierre; proprio come quelli di chiunque altro.