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Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]

Электронная книга - «Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]». Краткое содержание книги:

Presentazione tratta dai Classici Urania:
Quali mutamenti possono attendere il mondo della cultura nel prossimo secolo? Fritz Leiber ce ne offre un assaggio nel suo romanzo più caustico e divertente. Agli scrittori toccherà firmare soltanto le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole, e recitare in pubblico i ruoli scelti per loro dalle controcopertine. Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo, fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggono tutti i mulini-a-parole, per dover poi affrontare una grave crisi di creatività. Solo presso l’Editrice Razzi nessuno sembra scaldarsi molto; forse perché qui si custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. In una nursery segreta, infatti, vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe scuotere il mondo intero… per il bene di tutti i lettori.
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E c’erano innumerevoli segni di altre minacce.

Eppure, i due soci non volevano saperne di chiamare la polizia municipale o altre organizzazioni protettive, perché, affermavano, questo avrebbe lacerato l’inesistente velo di segretezza che avvolgeva il Progetto! E anche per la donchisciottesca ragione che, come diceva Flaxman: “Sono soltanto gli affaristi da quattro soldi, Gaspard, che strillano per invocare l’aiuto del governo. I Flaxman sono sempre stati milionari da combattimento!”.

Zane Gort, che Gaspard aveva sempre considerato come la sua corazzata tascabile personale, era ovviamente la persona ideale per capeggiare la difesa dell’Editrice Razzi, ma eludeva completamente tale compito. Il robot d’acciaio azzurro, che di rado era disponibile per più di dieci minuti al giorno, era occupatissimo in una misteriosa attività che sembrava non avere assolutamente nulla a che vedere con la gara scrittoria: conferenze con i suoi colleghi fisici e con i suoi amici ingegneri, viaggi fuori New Angeles, lunghe sedute nella sua officina privata. Tre volte Zane prese in prestito Mezza Pinta dalla signorina Bishop e portò via con sé la piccola testa d’uovo per tre o quattro ore, nonostante le regole di Zukie, ma dove fossero andati e cosa avessero fatto, né il robot né il cervello in scatola erano stati disposti a rivelarlo.

Zane trascurava perfino la signorina Blushes, anche se l’isterica robicchia censoressa stava dimostrando un crescente interesse materno verso le teste d’uovo, non diverso da quello di Zane ma più aberrante: sferruzzava per preparare loro mantelline dai colori pastello, con tre fori per le tre prese, “per tenerli caldi nelle giornate fredde, per ravvivarli un po’ e per farli sembrare meno nudi”, come diceva lei. Per il resto, la signorina Blushes sembrava abbastanza ragionevole, e Gaspard cominciò ad assumersi i normali compiti della robicchia come montare di guardia alla porta per non farle interrompere il suo lavoro a maglia.

Una sera Gaspard decise di parlare francamente a Zane. Lo scrittore stava facendo un sonnellino sulla branda di babbo Zangwell nella toeletta maschile e Zane era entrato, inatteso, per cambiare le batterie e per lubrificarsi. Zane ascoltò distrattamente mentre applicava un oliatore dal becco aghiforme ai suoi sessantasette punti da oliare.

— Esattamente un’ora fa — disse Gaspard — ho trovato un robot basso, dalla testa quadrata, brunito e butterato, che stava curiosando a pianterreno. Gli ho indicato la porta principale, ma probabilmente a quest’ora è già rientrato da quella posteriore.

Zane si girò verso di lui.

— Dovrebbe essere il mio vecchio rivale Cain Brinks — disse. — Il fatto che sia butterato e brunito è soltanto un goffo tentativo di camuffarsi. Senza dubbio sta meditando qualche mascalzonata. E proprio qui fuori ho passato ai raggi X un camion fermo e ci ho visto dentro Clancy Goldfarb. Anche lui deve avere in mente qualcosa… probabilmente rubare i libri. Quei magazzini sono una preda molto appetibile.

— Ma, dannazione, Zane — intervenne Gaspard — se sai queste cose perché non intervieni?

— Gaspard è sempre un errore capitale mettersi sulla difensiva — disse giudiziosamente il robot. — Ti fa perdere l’iniziativa e il tuo pensiero si riduce al livello dei tuoi avversari. Io ho ben altri pesci da friggere. Se sprecassi le mie facoltà nella difesa dell’Editrice Razzi, rovinerei tutti.

— Dannazione Zane, questo è un paradosso. Tu dovresti…

Il robot puntò una chela contro il petto di Gaspard.

— Ho un consiglio da darti, Vecchia Ghiandola. Non innamorarti della signorina Willow.

— Non c’è pericolo, è un vero pesce freddo. Ma perché?

— Non innamorarti e basta. Rrrrrr!

Il robot aveva buttato le batterie vecchie nel cestino ed era già uscito dalla toeletta prima che Gaspard potesse lanciare un terzo “Dannazione!”. Si alzò, irritatissimo e cominciò la sua ronda di guardia.

La porta del nuovo ufficio di Flaxman era aperta. Dentro era buio, ma un po’ di luce filtrava dalla porta che metteva in comunicazione questa stanza con l’ufficio principale, ora usato esclusivamente da Cullingham. Gaspard avanzò senza far rumore fino al punto in cui poté sbirciare nel vecchio ufficio senza rischio di essere veduto.

Nella morbida luce argentea di una bassa lampada a stelo, la signorina Willow era seduta su un divano. Solleticato dall’enigmatico avvertimento di Zane, Gaspard provò l’impulso di farsi avanti arditamente e di farle una proposta ex abrupto, per vedere se in quel modo sarebbe almeno riuscito a costringerla ad accorgersi di lui.

Ma proprio in quel momento vide che Cullingham era steso supino sul divano: si era tolto le scarpe e teneva la testa posata sul grembo della signorina Willow. Sembrava un atteggiamento singolarmente comodo, per una seduta psicanalitica.

La signorina Willow gli faceva scorrere dolcemente le dita fra i capelli, gli sorrideva con tenerezza e diceva con voce dolcissima qualcosa che non ci si poteva aspettare da una indossatrice d’alta moda o da una psichiatra, e che scosse profondamente Gaspard:

— Come sta questa sera il cocchino di mamma?

— Sono stanco, oh, tanto stanco — gemette infantilmente Cullingham. — Sono stanco e ho tanta sete. Ma è bello essere qui, è bello guardare la mia cara mammina.

— Mammina è anche più cara — rispose la signorina Willow, rispondendo secondo l’antifona. — Hai fatto il bravo cocchino, oggi? Non sei stato nervoso?

— Sì, mammina. Non sono stato nervoso neanche per un attimo.

— Benissimo. — La signorina Willow si sbottonò la giacca nera slacciò lentamente i nastri della camicetta di seta grigia fino a che ne spuntarono tra la biancheria i due seni più perfetti che Gaspard avesse mai visto.

— Bello, oh, bello — gemette Cullingham.

— Cattivo cocchino — disse la signorina Willow in tono di malizioso rimprovero. — Il grande omaccio cattivo di mammina… che gusti preferisce questa sera?

— Cioccolata — disse Cullingham, accennando con le labbra prima verso un seno, e poi verso l’altro. — E menta piperita.

Quella fu la notte in cui, in preda alla più assoluta disperazione, Gaspard lesse per la prima volta uno dei vecchi libri dell’epoca pre-mulini raccomandatogli dalle teste d’uovo, Huckleberry Finn.

33

Quando la vettura grande e nera, aerodinamica come una goccia alla rovescia passò davanti a lui lasciandosi dietro un potentissimo profumo di rose e mostrando Heloise Ibsen con la sua argentea collana da caccia che sbirciava trionfante dal finestrino posteriore, Gaspard sospettò che qualcosa non andasse.

Era uscito per procurare trenta nuovi rotoli di carta per le silenziose fonoscriventi delle teste d’uovo. Tenendoli stretti contro il fianco, partì fulmineamente verso l’Editrice Razzi, due isolati più in là.

Joe la Guardia era davanti all’edificio e brandiva la sua pistola-puzzola in un modo piuttosto eccentrico, che induceva parecchi passanti ad attraversare la strada.

— Via con il signor Cullingham, se ne sono andati! — disse eccitato a Gaspard. — Sono entrati, l’hanno preso, l’hanno trascinato via. Io ho sparato tre colpi, di punto in bianco, con la mia fida pistola-puzzola proprio mentre se ne andavano, ma era caricata con pastiglie di profumo… la mia nipotina deve averci giocato ancora, accidenti.

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