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Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]

Электронная книга - «Le argentee teste d'uovo [The Silver Eggheads - it]». Краткое содержание книги:

Presentazione tratta dai Classici Urania:
Quali mutamenti possono attendere il mondo della cultura nel prossimo secolo? Fritz Leiber ce ne offre un assaggio nel suo romanzo più caustico e divertente. Agli scrittori toccherà firmare soltanto le opere composte elettronicamente dai mulini-a-parole, e recitare in pubblico i ruoli scelti per loro dalle controcopertine. Solo i colleghi robot sapranno scrivere sul serio, ma com’è ovvio, per un pubblico di robot. Questo, fino al giorno in cui gli scrittori inferociti distruggono tutti i mulini-a-parole, per dover poi affrontare una grave crisi di creatività. Solo presso l’Editrice Razzi nessuno sembra scaldarsi molto; forse perché qui si custodisce il grande segreto del secolo precedente, il Divorzio Psicosomatico di Daniel Zukertort. In una nursery segreta, infatti, vivono ancora le trenta argentee Teste d’Uovo la cui esistenza potrebbe scuotere il mondo intero… per il bene di tutti i lettori.
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Cullingham piegò il capo per un attimo, poi fece un cenno alla signorina Bishop che abbassò l’altoparlante. Il direttore editoriale lasciò cadere al suolo le restanti pagine de Il flagello dello spazio e prese un manoscritto rilegato di plastica purpurea che recava l’emblema in oro dell’Editrice Razzi, un razzo sottile cui erano allacciati due serpenti.

— Proveremo qualcosa d’altro, per cambiare — disse. — Non produzione dei mulini-a-parole, ma qualcosa di molto diverso da ciò che avete ascoltato.

— La signorina Jackson è arrivata alla Nursery? — chiese Gaspard a Zane. Si parlarono sottovoce, davanti alla porta.

— Oh, sì — rispose il robot. — È uno spettacolo come la signorina Bishop, solo che è bionda. Gaspard dov’è la signorina Blushes?

— Non l’ho vista. Ha dato i numeri di nuovo?

— Sì, è diventata inquieta. Ha detto che tutti quegli esseri umani in barattoli d’argento che la fissavano la facevano diventare nervosa. Ma mi ha detto che ci saremmo visti qui.

Gaspard corrugò la fronte.

— Hai chiesto al nuovo robot-portiere, a pianterreno, o al ragazzo che era con lui se l’hanno vista arrivare?

— Non c’era nessun robot-portiere, a pianterreno quando sono arrivato — disse Zane — e nessun ragazzino. Altri impostori, immagino. Ma ho visto un investigatore federale che si chiama Winston P. Mears, fuori dalla porta. Lo conosco bene perché ha indagato sul mio conto quando mi accusarono (ma l’accusa non fu mai provata) di progettare robot giganteschi mossi dall’energia atomica: un’inevitabile evoluzione tecnologica che sembra ancora atterrire gli umani. Ma il fatto è, adesso, che quel Mears, un agente federale, è qui vicino, e per quanto io adori la signorina Blushes, devo ricordare che è una dipendente del governo e di conseguenza, le piaccia o no, un agente segreto del governo. Pensaci, Gaspard.

Gaspard cercò di pensare, ma ne fu subito distratto.

Infatti, ecco cosa stava intonando Cullingham: — Tin, tin, tin, fecero le forti chele mentre lavoravano, assicurando il cavo all’affusolato carico icchio. Squinch, squinch, squinch fece la vite, mentre il dottor Tungsteno la girava. Un flusso carico di sentimento fece fremere le griglie della sua bruncia struttura. ‘Buon atterraggio’, alitò sottovoce. ‘Buon atterraggio, mio dorato tesoro’. Sette secondi e trentacinque rivoluzioni più tardi, una scossa di deliziosa violenza fece vibrare la sua piastra. Per poco non lasciò andare la manovella. Si girò, cigolando. Vilya, una lucentezza argentea nell’oscurità, stava tendendo le pinze, icchie da fare impazzire, giammai fatte per servire gli umani, che ora lo tentavano. ‘No’, disse severamente il dottor Tungsteno. ‘No, no, icchia robicchia’ ”.

La signorina Bishop alzò una mano.

— Nick desidera dire che, sebbene pure questo sia abbastanza orribile, è molto più interessante di tutto quello che avete letto finora. È diverso.

— Quello — sussurrò modestamente Zane a Gaspard — l’ho scritto io. Oh, sì. L’ho scritto io. I miei lettori amano le scene in cui un robot gira una manovella, quasi quanto gli umani amano le scene in cui un uomo sculaccia una donna, specialmente quando sono di scena tutte e due le robicchie, quella d’oro e quella d’argento. Nessun altro dei miei libri si è venduto bene quanto Il dottor Tungsteno gira una manovella, che è il terzo della serie. Il passo che hai appena udito viene dal quinto, Il dottor Tungsteno e il Trapano di Diamante, che è il malvagio padrone di Vilya nonché avversario del protagonista in quel volume. Ecco là!

Gaspard girò la testa abbastanza in fretta per vedere qualcosa di roseo che sfrecciava dalla toeletta delle signore e spariva quasi immediatamente nel corridoio trasversale.

— Corri all’ingresso principale! — ordinò pronto Zane. — Ferma la signorina Blushes se cerca di uscire. Può darsi che sia ipnotizzata. Se devi metterla fuori combattimento, dalle un colpo in testa. Io andrò all’uscita posteriore… era diretta là. Rrrrrr!

Pattinò via lungo il corridoio, svoltò al primo incrocio e scomparve.

Gaspard scrollò le spalle e trotterellò giù per la scala mobile. Il fattorino dalla faccia di topo e il robot-portiere alto due metri e mezzo erano spariti, proprio come aveva detto Zane. Gaspard si piazzò nel punto in cui si trovavano prima i due, accese una sigaretta, e si accinse a ricostruire nella sua mente i passi più brillanti della produzione mulinesca altamente letteraria che prima gli erano sfuggiti. Ne ricordava migliaia, alla lettera, dopo una vita trascorsa a leggere. Senza dubbio, con un piccolo sforzo compiuto con calma avrebbe potuto ricordare le parole esatte di una dozzina di quei brani.

Dopo un’altra mezz’ora noiosa e letterariamente inutile, Zane Gort lo chiamò con un fischio dai piedi della scala mobile bloccata. Zane teneva saldamente per il polso la signorina Blushes. La rosea robicchia sembrava molto dignitosa, mentre Zane era chiaramente in preda a sentimenti contrastanti.

— Ho trovato Mears nel corridoietto vicino al Magazzino Tre — disse il robot azzurro acciaio quando Gaspard si avvicinò. — Sosteneva di essere un elettricista assunto dall’Azienda Elettrica per rintracciare un cavo di alimentazione che si era perduto! Gli ho detto subito che credevo di averlo già incontrato prima e lui ha avuto il coraggio di rispondere che non lo sapeva, perché per lui tutti i robot erano uguali. Mi sono preso il piacere di fargli fare fagotto. Poi, dopo una lunga ricerca, ho scoperto la signorina Blushes che si nascondeva…

— Non mi stavo nascondendo — protestò lei. — Stavo pensando. Lasciatemi andare, bruncia macchina!

— È per il vostro bene, signorina B. Dunque, allora l’ho scoperta mentre stava pensando, in un condotto di ventilazione. Dice che ha avuto un attacco di amnesia, che non ricorda nulla dal momento in cui ha lasciato la Nursery fino al momento in cui l’ho trovata. Non l’ho vista, però, con l’agente del governo.

— Ma tu credi che lei… gli abbia fatto un rapporto? — proruppe Gaspard. — Credi che lui la conoscesse?

— Vi prego, signor Nuit! — obiettò la signorina Blushes. — Non “conoscesse”, ma “le fosse stato presentato”!

— Perché non vi va bene “conoscesse”? — sbottò Gaspard. — Anche ieri ha protestato.

— Non avete mai letto la vostra Bibbia — rispose in tono bruciante la rosea robicchia della censura. — Adamo conobbe Eva, e quello fu l’inizio di tutte quelle riproduzioni in serie. Un giorno o l’altro espurgherò la Bibbia… è il mio sogno. Ma fino ad allora vi prego di non citarla in deliberati tentativi di mettermi in imbarazzo. E adesso, Zane Gort, robosto animale, lasciatemi andare!

Sottrasse il polso alla presa di lui e cominciò a salire la scala mobile, a testa alta. Zane la seguì, spiritato.

— Credo che tu stia diventando troppo sospettoso, — Zane — disse Gaspard, con forzata allegria, avanzando alla retroguardia. — Per quale ragione gli agenti del governo dovrebbero interessarsi all’Editrice Razzi?

— La stessa ragione che ha qualsiasi cosa cosciente nel Sistema, di carne, metallo, o verdura venusiana — rispose cupo il robot. — L’Editrice Razzi ha qualcosa di potenzialmente prezioso, o almeno misterioso, che nessun altro possiede. E questo è sufficiente. Per l’uomo dell’Età dello Spazio, qualunque mistero è una calamità. — E scosse il capo. — Immagino che dovrei prendere migliori precauzioni — mormorò.

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