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Crociata spaziale [The High Crusade - it]

Электронная книга - «Crociata spaziale [The High Crusade - it]». Краткое содержание книги:

La favolosa età del Medio Evo si interseca ai viaggi intergalattici in un complesso misterioso e avvincente. Dalle profondità del cosmo, durante l’era delle Crociate, discende, presso una cittadino della Gran Bretagna, una potente astronave, i cui occupanti, esseri mostruosi, sono vinti da un gruppo di Crociati in attesa di partire per liberare il Santo Sepolcro. Essi si impadroniscono del vascello spaziale, e congetturano di usarlo per recarsi in Terra Santa. Per il tradimento di uno dei mostri superstiti che avrebbe dovuto pilotare l’astronave, i Terrestri si trovano proiettati nello spazio e devono conquistare il pianeta di origine dei Galattici. Avventura del tutto nuova che interesserà per lo spirito di abnegazione e per il coraggio di coloro che intensamente la vivono.

Nominato per premio Hugo in 1961.
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Fu Branithar stesso a entrare, gli occhi folgoranti per il senso di vittoria. Quando vide la spada ed il pugnale di Sir Roger, rinculò.

«Avevamo detto niente armi!», gracchiò.

«Oh? Oh, sì, sì».

Il Barone abbassò lo sguardo assente sulle lame.

«Non ci avevo proprio pensato… sono come gli speroni per me, un’insegna del mio rango… nulla di più».

«Consegnatele!», ordinò il Wersgor.

Sir Roger si slacciò entrambe le armi e le passò al Wersgor nelle loro guaine. Branithar le passò quindi ad un altro muso azzurro e ci perquisì lui stesso.

«Niente pistole nascoste!», ammise alla fine.

Io avevo le guance in fiamme per l’insulto, ma Sir Roger non parve quasi accorgersene.

«Molto bene!», disse Branithar, «seguitemi!»

Percorremmo un corridoio ed entrammo nel salone centrale. Sir Owain sedeva dietro un tavolo di legno intagliato. Anche lui era vestito di sobrio velluto nero, ma delle gemme gli balenavano sulla mano che copriva una pistola posata davanti a sé. Lady Catherine indossava una gonna grigia e un velo. Un ricciolo ribelle però le sfuggiva sulla fronte e brillava come fuoco ardente.

Sir Roger si fermò appena dentro la porta.

«Dove sono i bambini?», chiese.

«Sono in camera mia con le cameriere.»

Sua moglie parlò meccanicamente.

«Stanno bene.»

«Sedetevi, Milord,» lo invitò Sir Owain in tono leggero. Il suo sguardo frugò rapidamente la stanza. Branithar aveva deposto spada e pugnale accanto a lui e stava in piedi sulla destra. L’altro Wersgor ed un terzo che ci aveva aspettato lì dentro, rimasero con le braccia conserte sulla porta d’entrata, appena dietro di noi. Immagino che fossero il medico ed il Navigatore di cui si era parlato; i due cannonieri dovevano trovarsi nelle loro torrette ed il pilota ai comandi, nel caso che qualcosa andasse storto. Lady Catherine, pallida come una statua di cera, era appoggiata alla parete posteriore alla sinistra di Owain.

«Confido che non portiate risentimento,» disse il traditore, «perché tutto è lecito in guerra ed in amore.»

Catherine sollevò una mano in segno di protesta.

«Solo in guerra.»

La si sentì appena e la mano le ricadde subito.

Io e Sir Roger rimanemmo impassibili.

Il Barone sputò sul ponte. Owain arrossì.

«Sentite,» esclamò, «non cominciamo a farla lunga con i giuramenti infranti. Voi vi siete arrogato il diritto di creare Nobili dei contadini e servi, di disporre feudi, di trattare con sovrani stranieri. Anzi, sareste perfino disposto a dichiararvi voi stesso Re se fosse possibile! Che ne è allora dei giuramenti fatti da voi a Re Edoardo?»

«Io non ho fatto niente contro di lui», rispose Sir Roger con voce scossa. «Se un giorno riuscirò a ritrovare la Terra, aggiungerò le mie conquiste ai suoi domini ma, fino a quel momento, dobbiamo cercare di sbrogliarcela come meglio possiamo, e non abbiamo altra scelta se non quella di imporre un nostro sistema feudale.»

«Può darsi che sia stato giusto farlo fino a questo momento», ammise Sir Owain. Il viso gli era ritornato sorridente. «Ma dovreste ringraziarmi per avervi alleggerito dal vostro problema, Roger. Ora possiamo tornare a casa!»

Quando lesse le nostre espressioni divenne grave.

«Milord,» disse, «quando vi siete offerto di venire a parlamentare, non potevate aspettarvi che avrei rifiutato una simile occasione. Ora rimarrete con noi.»

Catherine sussultò.

«Owain, no!», gridò. «Non mi avete mai detto questo… avevate detto che sarebbe stato libero di lasciare l’astronave se…»

Il giovane Cavaliere rivolse il bel profilo verso di lei e rispose con gentilezza:

«Pensateci, Milady. Non era vostro sommo desiderio la sua salvezza? Ma avete pianto, temendo che il suo orgoglio non lo avrebbe mai indotto a cedere. Adesso è prigioniero. Il vostro desiderio si è avverato. Il disonore ricade tutto su di me, ma io porto senza difficoltà questo fardello lo faccio per amore di Milady».

Lady Catherine tremò in modo visibile.

«Io non ho avuto parte in tutto questo, Roger», si appellò. «Non avevo immaginato…»

Suo marito non la guardò neppure. La sua voce tagliente interruppe le parole di lei.

«Adesso che cosa avete in mente di fare, Montbelle?»

«Questa nuova situazione mi ha dato nuove speranze», rispose l’altro Cavaliere. «Confesso che non mi ha mai riempito di somma gioia il pensiero di trattare coi Wersgorix. Ora non sarà più necessario. Potremo tornare direttamente a casa. Le armi e le casse d’oro a bordo di questo vascello mi daranno la possibilità di conquistare tutto ciò che desidero.»

Branithar, l’unico non umano che comprendeva l’inglese, abbaiò:

«Ehi, e che ne sarà di me e dei miei amici?»

Owain rispose freddamente:

«Perché non dovreste accompagnarci? Senza Sir Roger de Tourneville, gli Inglesi crolleranno subito e così tu avrai fatto il tuo dovere nei confronti dei tuoi compatrioti. Ho studiato il vostro modo di pensare… Per voi un luogo particolare non significa nulla. E intanto che saremo per strada raccoglieremo qualche femmina della vostra razza. Se diverrete miei fedeli vassalli, potrete conquistare possedimenti e potenza sulla Terra come da qualsiasi altra parte, ed i vostri discendenti divideranno il pianeta coi miei. È vero che dovrete sacrificare certi rapporti sociali, ma d’altra parte, acquisterete un tal grado di libertà quale il vostro governo non vi ha mai concesso».

«E noi?», esclamò Lady Catherine.

«Voi e Sir Roger avrete la vostra Baronia in Inghilterra,» promise Sir Owain. «Ed io aggiungerò anche altri possedimenti a Winchester.»

Forse parlava onestamente. O forse pensava che, una volta diventato il sovrano di tutta Europa, potesse fare quel che voleva di Lady Gatherine e del marito di lei. Lady Catherine però era troppo scossa per intravedere quella seconda possibilità, e la vidi improvvisamente piombare in un mondo di sogno, quando si rivolse sorridendo e piangendo contemporaneamente a Sir Roger, dicendogli:

«Amor mio, ora potremo tornare a casa!»

Lui le lanciò una sola occhiata.

«E la gente che abbiamo portato quassù?», chiese.

«No, quella non posso rischiare di portarla con noi.»

Sir Owain si strinse nelle spalle.

«Ma tanto quella è plebe che non conta.»

Sir Roger annuì.

«Ah,» disse. «È così.»

Ancora una volta il Barone guardò la moglie. Poi vibrò un calcio all’indietro e il suo sperone da cavaliere centrò in pieno il ventre del Wersgor dietro di lui che si accasciò a terra.

Anche il Barone lo seguì e rotolò sul ponte. Sir Owain cacciò un urlo e balzò in piedi, stringendo in mano la pistola. Fece fuoco, ma il colpo andò a vuoto. Il Barone reagì con la velocità del lampo, sollevò le braccia, afferrò al volo lo stupefatto Wersgor ancora in piedi e se lo tirò addosso cosicché, quando arrivò la seconda scarica, il raggio colpì solo quello schermo vivente.

Sir Roger sollevò di peso il cadere davanti a sé, si rialzò in piedi ed avanzò a grandi passi come una enorme macchina da guerra. Owain ebbe solo il tempo di sparare un’altra scarica che carbonizzò un cadavere. Poi Sir Roger gettò il corpo del Wersgor oltre il tavolo, in faccia al Cavaliere.

Owain cadde sotto il peso. Sir Roger cercò di guadagnare la spasa, ma Branithar ci aveva già messo sopra una mano, così il Barone afferrò il pugnale che uscì scintillante dalla sua guaina. Sentii un tonfo sordo mentre la lama attraversava la mano di Branithar, piantandosi nel tavolo fino all’elsa.

«Aspettatemi lì!», ringhiò Sir Roger, sguainando la spada «Per San Giorgio! Dio protegge i giusti!»

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