Il sole nudo [The Naked Sun - it]
- Автор: Азимов Айзек
- Серия: Elijah Baley e R. Daneel Olivaw (it) #3
- Год: 1957
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Beata Della Frattina
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il sole nudo [The Naked Sun - it]». Краткое содержание книги:
Ancora una volta un caso da risolvere.
Ancora una volta Uomo e Robot assieme.
Naturalmente, ancora una volta Baley e Olivaw.
E ricomincia il sottile duello tra uomo e robot, tra istinto e ragione. Un argomento che molti tratterebbero con superficiale banalità , ma che nella penna di Asimov raggiunge livelli di incredibile meraviglia.
Sarà l’uomo a piegarsi alla razionalità del robot, oppure R. Daneel Olivaw comprenderà i meccanismi illogici del cervello umano?
Ancora una meravigliosa avventura che lascerà il lettore estasiato.
La coppia più riuscita di tutta la letteratura di fantascienza.
Ancora una perla del geniale good doctor Isaac Asimov.
Un romanzo degno del precedente (Abissi d’Acciaio) e un preludio eccellente al meraviglioso seguito: I Robot dell’Alba.
Accettò anche un contenitore plastico di latte, non molto gelato. Praticò un'apertura con i denti e bevve direttamente da questa. Pensò tetro che ci sono cose come lenti veleni inodori e insapori che si possono introdurre delicatamente con una siringa ipodermica o con getti ad alta pressione, ma mise da parte come infantile questa idea.
Fino a quel momento omicidi e tentati omicidi erano stati commessi nel modo più diretto possibile. Non c'era nulla di delicato o sottile nel dare un colpo su una testa, nel mettere in un bicchiere un veleno capace di uccidere uomini a decine o nell'avvelenare una freccia tirata apertamente sulla vittima.
E poi pensò, un po' meno tetramente, ma solo un po', che finché saltava in questo modo da un fuso orario all'altro, sarebbe stato piuttosto improbabile che facesse pasti regolari. O, se avesse continuato così, dei sonni regolari.
Gli si avvicinò il robot. «Il dottor Leebig le ordina di chiamarlo domani mattina. È occupato in un lavoro importante.»
Baley balzò in piedi e ruggì: «Di' a quel…».
Si bloccò. Era inutile urlare a un robot. Cioè uno poteva anche urlare, se gli girava, ma avrebbe ottenuto gli stessi risultati con un sospiro.
Disse in tono colloquiale: «Di' al dottor Leebig, o al suo robot, se è questo soltanto che hai raggiunto finora, che sto investigando sull'omicidio di un suo conoscente intimo, buon solariano. Digli che non posso aspettare il suo lavoro. Digli che, se non lo visiono entro cinque minuti, salgo in aereo ed entro un'ora piombo nella sua tenuta a vederlo. Usa proprio questa parola, vederlo, in modo che non ci siano errori». Ritornò al suo sandwich.
I cinque minuti non erano ancora passati che Leebig, o almeno un solariano che Baley presumette essere Leebig, lo stava fissando.
Baley ricambiò lo sguardo. Leebig era un uomo magro che si teneva rigidamente eretto. I suoi occhi, scuri e sporgenti, avevano uno sguardo d'intensa astrazione che ora si combinava con l'ira. Una delle palpebre era un po' cadente.
«È lei il terrestre?» disse.
«Elijah Baley,» disse Baley «agente in borghese C-7, incaricato del caso di omicidio del dottor Rikaine Delmarre. Lei come si chiama?»
«Sono il dottor Jothan Leebig. Cosa le fa pensare di potersi intromettere nella mia attività?»
«È semplice» rispose quieto il terrestre. «È il mio lavoro.»
«Allora porti il suo lavoro da un'altra parte.»
«Prima devo farle qualche domanda, dottore. Ho ragione di credere che lei fosse un conoscente intimo del dottor Delmarre. Giusto?»
Una delle mani di Leebig si serrò improvvisamente a pugno ed egli andò a grandi passi verso un camino su cui piccoli aggeggi a orologeria facevano complicati movimenti periodici che catturavano ipnoticamente l'occhio.
Il visore continuava a restare focalizzato su Leebig in modo che la sua figura, mentre lui camminava, rimaneva al centro della proiezione. Era piuttosto la stanza che sembrava muoversi all'indietro andando leggermente su e giù, mentre lui si muoveva.
Leebig disse: «Lei è lo straniero che Gruer minacciava di far venire…».
«Sì.»
«Allora lei è qui contro il mio consiglio. Visione terminata.»
«Non ancora. Non rompa il contatto.» Baley alzò contemporaneamente un dito e la voce. Puntò il dito verso il robotista, che si rannicchiò visibilmente, le labbra tese in un'espressione di disgusto.
Baley proseguì: «Non bluffavo mica sul fatto di vederla, sa?».
«Nessuna volgarità terrestre, prego.»
«Una dichiarazione esplicita è quella che intende essere. La vedrò, se non posso farmi ascoltare in altro modo. La prenderò per il bavero e la costringerò ad ascoltare.»
«Lei è uno sporco animale.»
«Si sfoghi pure, ma faccia quello che dico.»
«Se lei cerca d'invadere la mia tenuta, io la… la…»
Baley alzò le sopracciglia. «Mi ucciderà? Fa spesso di queste minacce?»
«Non ho fatto nessuna minaccia.»
«E allora si decida a parlare. In tutto il tempo che ha sciupato avremmo potuto sbrigare un sacco di cose. Lei era un conoscente intimo del dottor Delmarre. Giusto?»
Il robotista abbassò il capo. Le spalle cominciarono a muoversi leggermente in sincronia con un respiro regolare. Quando il solariano rialzò il capo, era padrone di se stesso. Riuscì anche a mettere insieme un insipido sorriso.
«Sì.»
«So che Delmarre s'interessava a nuovi tipi di robot.»
«Infatti.»
«Di che genere?»
«Lei è un robotista?»
«No. Mi dia una spiegazione terra-terra.»
«Dubito di poterlo fare.»
«Provi! Per esempio, credo che volesse dei robot capaci di mantenere la disciplina tra i bambini. Questo che cosa implica?»
Leebig alzò le sopracciglia per qualche istante, poi disse: «Per metterla in parole povere, tralasciando i particolari complessi, significa rafforzare l'integrale C che governa la risposta nel percorso a tandem di Sikorovich al livello W-65».
«Frase senza senso» disse Baley.
«È la verità.»
«Per me è senza senso. In che altro modo la si può mettere?»
«Vuol dire un certo indebolimento della Prima Legge.»
«Perché? Un bambino è sottoposto a disciplina per il suo bene futuro. Non è questa la teo'ria?»
«Ah, il bene futuro!» Gli occhi di Leebig brillavano appassionatamente ed egli sembrò essere sempre meno consapevole del suo interlocutore, e quindi sempre più loquace. «Un concetto semplice, si potrebbe pensare. Quanti esseri umani sono disposti ad accettare qualche piccolo inconveniente in vista di un bene futuro più grande? Quanto tempo ci vuole per addestrare un bambino a capire che quello che ha un buon sapore significa un mal di stomaco più tardi e che quello che ha ora cattivo sapore farà in seguito sparire lo stesso mal di stomaco? Eppure si vuol far capire questo a un robot.
«Il dolore inflitto a un bambino da un robot innesca un potente potenziale dissociante nel cervello positronico. Controbilanciare questo mediante un antipotenziale attivato da una consapevolezza di futuro migliore richiede tanti di quei passaggi e di nuove scorciatoie da far aumentare la massa del cervello positronico del cinquanta per cento, a meno di non sacrificare altri circuiti.»
«Allora,» commentò Baley «non siete riusciti a costruire un robot del genere.»
«No. Né è probabile che si possa aver successo in un'impresa del genere. Non ancora.»
«Il dottor Delmarre stava provando un modello sperimentale di questo tipo, nel momento della sua morte?»
«Non di questo tipo. Eravamo interessati anche a cose più pratiche.»
Baley disse quietamente: «Dottor Leebig, dovrò imparare un po' più sulla robotica e dovrò chiederle di insegnarmela».
Leebig scosse il capo violentemente, con la palpebra sempre più cascante, in una disgustosa imitazione di un ammiccamento. «Dovrebbe essere ovvio che un corso di robotica prende più di un momento. Non ho tempo.»
«Eppure mi deve insegnare. L'odore dei robot è qualcosa che pervade tutta Solaria. Se è tempo che ci vuole, a maggior ragione la devo vedere. Sono un terrestre, e non so lavorare o pensare comodamente quando visiono.»
Baley non avrebbe giudicato possibile che Leebig potesse irrigidire ulteriormente il suo portamento, eppure lo fece. Disse: «Le sue fobie di terrestre non mi riguardano. Vederci è impossibile».
«Credo che cambierà idea quando le dirò su che cosa principalmente la voglio consultare.»
«Non farà differenza. Nulla può farla.»
«No? Allora ascolti. È mia opinione che in tutta la storia del robot positronico, la Prima Legge della Robotica sia stata deliberatamente formulata in modo scorretto.»
Leebig sobbalzò spasmodico. «In modo scorretto? Idiota! Pazzo! Perché?»
«Per nascondere il fatto» disse Baley del tutto composto «che i robot possono commettere omicidio.»