Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Fece il medesimo molti disegni e piante per luoghi dello stato di sua eccellenza per diverse fortificazioni, e così diverse bozze di terra e modelli che sono appresso il signor Duca. E perciò che era il San Marino di bello ingegno e molto studioso, scrisse un'operetta del modo di fortificare, la quale opera, che è bella et utile, è oggi appresso Messer Bernardo Puccini gentiluomo fiorentino, il quale imparò molte cose d'intorno alle cose d'architettura e fortificazione da esso San Marino suo amicissimo.
Avendo poi Giovambatista l'anno 1554 disegnato molti baluardi da farsi intorno alle mura della città di Fiorenza, alcuni de' quali furono cominciati di terra, andò con l'illustrissimo signor don Grazia di Tolledo a Mont'Alcino dove, fatte alcune trincee, entrò sotto un baluardo e lo ruppe di sorte che gli levò il parapetto, ma nell'andare quello a terra toccò il San Marino un'archibusata in una coscia. Non molto dopo, essendo guarito, andato segretamente a Siena, levò la pianta di quella città e della fortificazione di terra che i sanesi avevano fatto a porta Camolia, la qual pianta di fortificazione mostrando egli poi al signor Duca et al marchese di Marignano, fece loro toccar con mano che ella non era difficile a pigliarsi né a serrarla poi dalla banda di verso Siena; il che esser vero dimostrò il fatto la notte ch'ella fu presa dal detto Marchese, col quale era andato Giovambatista, d'ordine e commessione del Duca. Perciò dunque, avendogli posto amore il Marchese e conoscendo aver bisogno del suo giudizio e virtù in campo, cioè nella guerra di Siena, operò di maniera col Duca, che sua eccellenza lo spedì capitano d'una grossa compagnia di fanti, onde servì da indi in poi in campo come soldato di valore et ingegnoso architetto. Finalmente essendo mandato dal Marchese all'Aiuola, fortezza nel Chianti, nel piantare l'artiglieria fu ferito d'una archibusata nella testa. Per che, essendo portato dai soldati alla pieve di San Polo del vescovo da Ricasoli, in pochi giorni si morì e fu portato a San Marino, dove ebbe dai figliuoli onorata sepoltura. Merita Giovambatista di essere molto lodato, perciò che oltre all'essere stato eccellente nella sua professione, è cosa maravigliosa che, essendosi messo a dare opera a quella tardi, cioè d'anni trentacinque, egli vi facessi il profitto che fece, e si può credere, se avesse cominciato più giovane, che sarebbe stato rarissimo. Fu Giovambatista alquanto di sua testa, onde era dura impresa voler levarlo di sua openione; si dilettò fuor di modo di leggere storie e ne faceva grandissimo capitale, scrivendo con sua molta fatica le cose di quelle più notabili. Dolse molto la sua morte al Duca et ad infiniti amici suoi, onde venendo a baciar le mani a sua eccellenza Giannandrea suo figliuolo, fu da lei benignamente raccolto e veduto molto volentieri, e con grandissime offerte per la virtù e fedeltà del padre, il quale morì d'anni quarantotto.
VITA DI MICHELE SAN MICHELE ARCHITETTORE VERONESE
Essendo Michele San Michele nato l'anno 1484 in Verona et avendo imparato i primi principii dell'architettura da Giovanni suo padre e da Bartolomeo suo zio, ambi architettori eccellenti, se n'andò di sedici anni a Roma, lasciando il padre e due suoi fratelli di bell'ingegno, l'uno de' quali, che fu chiamato Iacomo, attese alle lettere e l'altro, detto don Camillo, fu canonico regolare e generale di quell'Ordine; e giunto quivi studiò di maniera le cose d'architettura antiche e con tanta diligenza, misurando e considerando minutamente ogni cosa, che in poco tempo divenne, non pure in Roma, ma per tutti i luoghi che sono all'intorno, nominato e famoso. Dalla quale fama mossi, lo condussero gl'orvietani con onorati stipendi per architettore di quel loro tanto nominato tempio. In servigio de' quali mentre si adoperava, fu per la medesima cagione condotto a Monte Fiascone, cioè per la fabrica del loro tempio principale, e così servendo all'uno e l'altro di questi luoghi, fece quanto si vede in quelle due città di buona architettura. Et noltre all'altre cose in San Domenico di Orvieto fu fatta con suo disegno una bellissima sepoltura, credo per uno de' Petrucci nobile sanese, la quale costò grossa somma di danari e riuscì maravigliosa. Fece oltre ciò ne' detti luoghi infinito numero di disegni per case private e si fece conoscere per di molto giudizio et eccellente, onde papa Clemente pontefice Settimo, disegnando servirsi di lui nelle cose importantissime di guerra che allora bollivano per tutta Italia, lo diede con bonissima provisione per compagno ad Antonio San Gallo, acciò insieme andassero a vedere tutti i luoghi di più importanza dello stato ecclesiastico e dove fusse bisogno dessero ordine di fortificare, ma sopra tutte Parma e Piacenza, per essere quelle due città più lontane da Roma e più vicine et esposte ai pericoli delle guerre. La qual cosa avendo essequito Michele et Antonio con molta sodisfazione del Pontefice, venne disiderio a Michele dopo tanti anni di rivedere la patria et i parenti e gl'amici, ma molto più le fortezze de' viniziani. Poi dunque che fu stato alcuni giorni in Verona, andando a Trevisi per vedere quella fortezza e di lì a Padova pel medesimo conto, furono di ciò avvertiti i signori viniziani e messi in sospetto non forse il San Michele andasse a loro danno rivedendo quelle fortezze. Per che, essendo di loro commessione stato preso in Padova e messo in carcere, fu lungamente essaminato, ma trovandosi lui essere uomo da bene, fu da loro non pure liberato, ma pregato che volesse con onorata provisione e grado andare al servigio di detti signori viniziani. Ma scusandosi egli di non potere per allora ciò fare, per essere ubligato a Sua Santità, diede buone promesse e si partì da loro; ma non istette molto (in guisa, per averlo, adoperarono detti signori) che fu forzato a partirsi da Roma e con buona grazia del Pontefice, al qual prima in tutto sodisfece, andare a servire i detti illustrissimi signori suoi naturali. Appresso de' quali dimorando, diede assai tosto saggio del giudizio e saper suo nel fare in Verona, dopo molte difficultà che parea che avesse l'opera, un bellissimo e fortissimo bastione, che infinitamente piacque a quei signori et al signor duca d'Urbino loro capitano generale. Dopo le quali cose avendo i medesimi deliberato di fortificare Lignago e Porto, luoghi importantissimi al loro dominio e posti sopra il fiume dell'Adice, cioè uno da uno e l'altro dall'altro lato, ma congiunti da un ponte, comisero al San Michele che dovesse mostrare loro, mediante un modello, come a lui pareva che si potessero e dovessero detti luoghi fortificare. Il che essendo da lui stato fatto, piacque infinitamente il suo disegno a que' signori et al duca d'Urbino. Per che, dato ordine di quanto s'avesse a fare, condusse il San Michele le fortificazioni di que' due luoghi di maniera, che per simil opera non si può veder meglio, né più bella, né più considerata, né più forte, come ben sa chi l'ha veduta. Ciò fatto, fortificò nel bresciano, quasi da' fondamenti, Orzinuovo, castello e porto simile a Legnago. Essendo poi con molta instanza chiesto il San Michele dal signor Francesco Sforza ultimo duca di Milano, furono contenti que' signori dargli licenza, ma per tre mesi soli; laonde, andato a Milano, vide tutte le fortezze di quello stato et ordinò in ciascun luogo quanto gli parve che si dovesse fare, e ciò con tanta sua lode e sodisfazione del Duca, che quel signore oltre al ringraziarne i signori viniziani, donò cinquecento scudi al San Michele, il quale con quella occasione, prima che tornasse a Vinezia, andò a Casale di Monferrato per vedere quella bella e fortissima città e castello, stati fatti per opera e con l'architettura di Matteo San Michele, eccellente architetto e suo cugino, et una onorata e bellissima sepoltura di marmo fatta in San Francesco della medesima città pur con ordine di Matteo. Dopo tornatosene a casa non fu sì tosto giunto che fu mandato col detto signor duca d'Urbino a vedere la Chiusa, fortezza e passo molto importante sopra Verona, e dopo tutti i luoghi del Friuli, Bergamo, Vicenza, Peschera et altri luoghi, de' quali tutti e di quanto gli parve bisognasse, diede ai suoi signori in iscritto minutamente notizia. Mandato poi dai medesimi in Dalmazia per fortificare le città e luoghi di quella provincia, vide ogni cosa e restaurò con molta diligenza dove vide il bisogno esser maggiore, e perché non potette egli spedirsi del tutto vi lasciò Gian Girolamo suo nipote, il quale avendo ottimamente fortificata Zara, fece dai fondamenti la maravigliosa fortezza di San Niccolò, sopra la bocca del porto di Sebenico. Michele in tanto, essendo stato con molta fretta mandato a Corfù, ristaurò in molti luoghi quella fortezza et il simigliante fece in tutti i luoghi di Cipri e di Candia, se bene indi a non molto gli fu forza, temendosi di non perdere quell'isola per le guerre turchesche che soprastavano, tornarvi, dopo avere rivedute in Italia le fortezze del dominio vinisiano, a fortificare con incredibile prestezza la Cania, Candia, Retimo e Settia, ma particolarmente la Cania e Candia, la quale riedificò dai fondamenti e fece inespugnabile. Essendo poi assediata dal turco Napoli di Romania, fra per diligenza del San Michele in fortificarla e bastionarla et il valore d'Agostino Clusoni veronese, capitano valorosissimo, in difenderla con l'arme, non fu altrimenti presa dai nemici, né superata; le quali guerre finite, andato che fu il San Michele col Magnifico Messer Tomaso Monzenigo, capitan generale di mare, a fortificare di nuovo Corfù, tornarono a Sebenico, dove molto fu comendata la diligenza di Giangirolamo, usata nel fare la detta fortezza di San Niccolò. Ritornato poi il San Michele a Vinezia, dove fu molto lodato per l'opere fatte in levante in servigio di quella republica, deliberarono di fare una fortezza sopra il Lito, cioè alla bocca del porto di Vinezia. Per che, dandone cura al San Michele, gli dissero che se tanto aveva operato lontano di Vinezia, che egli pensasse quanto era suo debito di fare in cosa di tanta importanza e che in eterno aveva da essere in su gl'occhi del senato e di tanti signori; e che oltre ciò si aspettava da lui, oltre alla bellezza e fortezza dell'opera, singolare industria nel fondare sì veramente in luogo paludoso, fasciato d'ogni intorno dal mare e bersaglio de' flussi e riflussi, una machina di tanta importanza. Avendo dunque il San Michele non pure fatto un bellissimo e sicurissimo modello, ma anco pensato il modo da porlo in effetto e fondarlo, gli fu commesso che senz'indugio si mettesse mano a lavorare, onde egli, avendo avuto da que' signori tutto quello che bisognava e preparata la materia e ripieno de' fondamenti e fatto oltre ciò molti pali ficcati con doppio ordine, si mise con grandissimo numero di persone perite in quell'acque a fare le cavazioni et a fare che con trombe et altri instrumenti si tenessero cavate l'acque che si vedevano sempre di sotto risorgere per essere il luogo in mare. Una mattina poi, per fare ogni sforzo di dar principio al fondare, avendo quanti uomini a ciò atti si potettono avere e tutti i facchini di Vinezia e presenti molti de' signori, in un sùbito con prestezza e sollecitudine incredibile si vinsero per un poco l'acque di maniera, che in un tratto si gettarono le prime pietre de' fondamenti sopra le palificcate fatte, le quali pietre essendo grandissime pigliarono gran spazio e fecero ottimo fondamento; e così continuandosi senza perder tempo a tenere l'acque cavate, si fecero quasi in un punto que' fondamenti contra l'openione di molti che avevano quella per opera del tutto impossibile. I quali fondamenti fatti, poi che furono lasciati riposare abastanza, edificò Michele sopra quelli una terribile fortezza e maravigliosa, murandola tutta di fuori alla rustica con grandissime pietre d'Istria, che sono d'estrema durezza e reggono ai venti, al gielo et a tutti i cattivi tempi, onde la detta fortezza, oltre all'essere maravigliosa rispetto al sito nel quale è edificata, è anco, per bellezza di muraglia e per la incredibile spesa, delle più stupende che oggi siano in Europa e rappresenta la maestà e grandezza delle più famose fabriche fatte dalla grandezza de' romani. Imperò che oltre all'altre cose, ella pare tutta fatta d'un sasso e che intagliatosi un monte di pietra viva, se gli sia data quella forma, cotanto sono grandi i massi di che è murata e tanto bene uniti e commessi insieme, per non dire nulla degl'altri ornamenti, né dell'altre cose che vi sono, essendo che non mai se ne potrebbe dir tanto che bastasse. Dentro poi vi fece Michele una piazza con partimenti di pilastri et archi d'ordine rustico, che sarebbe riuscita cosa rarissima se non fusse rimasa imperfetta. Essendo questa grandissima machina condotta al termine che si è detto, alcuni maligni et invidiosi dissero alla Signoria che ancor che ella fusse bellissima e fatta con tutte le considerazioni, ella sarebbe nondimeno in ogni bisogno inutile e forse anco dannosa; perciò che nello scaricare dell'artiglieria, per la gran quantità e di quella grossezza che il luogo richiedeva, non poteva quasi essere che non s'aprisse tutta e rovinasse. Onde, parendo alla prudenza di que' signori che fusse ben fatto di ciò chiarirsi, come di cosa che molto importava, fecero condurvi grandissima quantità d'artiglieria e delle più smisurate che fussero nell'arsenale, et empiute tutte le canoniere di sotto e di sopra e caricatole anco più che l'ordinario, furono scaricate tutte in un tempo; onde fu tanto il rumore, il tuono et il terremoto che si sentì, che parve che fusse rovinato il mondo, e la fortezza con tanti fuochi pareva un Mongibello et un inferno, ma non per tanto, rimase la fabrica nella sua medesima sodezza e stabilità, il senato chiarissimo del molto valore del San Michele, et i maligni scornati e senza giudizio, i quali avevano tanta paura messa in ognuno, che le gentildonne gravide, temendo di qualche gran cosa, s'erano allontanate da Vinezia.