Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Essendosi monsignor Luigi Lippomani, vescovo di Verona, risoluto di condurre a fine il campanile della sua chiesa, stato cominciato cento anni inanzi, ne fece fare un disegno a Michele, il quale lo fece bellissimo, avendo considerazione a conservare il vecchio et alla spesa che il vescovo vi potea fare, ma un certo Messer Domenico Porzio romano, suo vicario, persona poco intendente del fabricare, ancor che per altro uomo da bene, lasciatosi imbarcare da uno che ne sapea poco, gli diede cura di tirare inanzi quella fabrica. Onde colui murandola di pietre di monte non lavorate e facendo nella grossezza delle mura le scale, le fece di maniera, che ogni persona anco mediocremente intendente d'architettura indovinò quello che poi successe, cioè che quella fabrica non istarebbe in piedi. E fra gl'altri il molto reverendo fra' Marco de' Medici veronese, che oltre alli altri suoi studii più gravi, si è dilettato sempre, come ancor fa, della architettura, predisse quello che di cotal fabrica avverrebbe, ma gli fu risposto: "Fra' Marco vale assai nella professione delle sue lettere di filosofia e teologia, essendo lettor publico, ma nell'architettura non pesca in modo a fondo, che se gli possa credere". Finalmente arrivato quel campanile al piano delle campane, s'aperse in quattro parti di maniera, che dopo avere speso molte migliaia di scudi in farlo, bisognò dare trecento scudi a' smuratori che lo gettassono a terra, acciò cadendo da per sé, come in pochi giorni arebbe fatto, non rovinasse all'intorno ogni cosa. E così sta bene che avvenga a chi, lasciando i maestri buoni et eccellenti, s'impaccia con ciabattoni. Essendo poi il detto monsignor Luigi stato eletto vescovo di Bergamo et in suo luogo vescovo di Verona monsignor Agostino Lippomano, questi fece rifare a Michele il modello del detto campanile e cominciarlo; e dopo lui, secondo il medesimo, ha fatto seguitare quell'opera, che oggi camina assai lentamente, monsignor Girolamo Trivisani, frate di San Domenico, il quale nel Vescovado sucedette all'ultimo Lippomano. Il quale modello è bellissimo e le scale vengono in modo accomodate dentro, che la fabrica resta stabile e gagliardissima. Fece Michele ai signori conti della Torre veronesi una bellissima cappella a uso di tempio tondo con l'altare in mezzo, nella lor villa di Fumane. E nella chiesa del Santo in Padoa fu con suo ordine fabricata una sepoltura bellissima per Messer Alessandro Contarini procuratore di San Marco e stato proveditore dell'armata viniziana; nella quale sepoltura pare che Michele volesse mostrare in che maniera si deono fare simil opere, uscendo d'un certo modo ordinario, che a suo giudizio ha più tosto dell'altare e cappella che di sepolcro. Questa dico, che è molto ricca per ornamenti e di composizione soda et ha proprio del militare, ha per ornamento una Tetis e due prigioni di mano di Alessandro Vittoria, che sono tenute buone figure, et una testa o vero ritratto di naturale del detto signore, col petto armato, stata fatta di marmo dal Danese da Carrara. Vi sono oltre ciò altri ornamenti assai di prigioni, di trofei e di spoglie militari et altri de' quali non accade far menzione.
In Vinezia fece il modello del monasterio delle monache di San Biagio Catoldo, che fu molto lodato. Essendosi poi deliberato in Verona di rifare il lazzaretto, stanza o vero spedale che serve agl'amorbati nel tempo di peste, essendo stato rovinato il vecchio con altri edifizii che erono nei sobborghi, ne fu fatto fare un disegno a Michele, che riuscì oltre ogni credenza bellissimo, acciò fusse messo in opera in luogo vicino al fiume, lontano un pezzo e fuori della spianata. Ma questo disegno veramente bellissimo, et ottimamente in tutte le parti considerato, il quale è oggi appresso gl'eredi di Luigi Brugnuoli nipote di Michele, non fu da alcuni, per il loro poco giudizio e meschinità d'animo, posto interamente in essecuzione, ma molto ristretto, ritirato e ridotto al meschino da coloro i quali spesero l'autorità, che intorno a ciò avevano avuta dal publico, in storpiare quell'opera, essendo morti anzitempo alcuni gentiluomini che erano da principio sopra ciò et avevano la grandezza dell'animo pari alla nobiltà. Fu similmente opera di Michele il bellissimo palazzo che hanno in Verona i signori conti di Canossa, il quale fu fatto edificare da monsignor reverendissimo di Baius, che fu il conte Lodovico Canossa, uomo tanto celebrato da tutti gli scrittori de' suoi tempi. Al medesimo monsignore edificò Michele un altro magnifico palazzo nella villa di Grezano sul veronese; di ordine del medesimo fu rifatta la facciata de' conti Bevilacqua, e rassettate tutte le stanze del castello di detti signori, detto la Bevilacqua. Similmente fece in Verona la casa e facciata de' Lavezoli, che fu molto lodata. Et in Vinezia murò dai fondamenti il magnifico e ricchissimo palazzo de' Cornari, vicino a San Polo, e rassettò un altro palazzo, pur di casa Cornara, che è a San Benedetto al Albore per Messer Giovanni Cornari, del quale era Michele amicissimo e fu cagione che in questo dipignesse Giorgio Vasari nove quadri a olio per lo palco d'una magnifica camera tutta di legnami intagliati e messi d'oro riccamente. Rassettò medesimamente la casa de' Bragadini riscontro a Santa Marina e la fece comodissima et ornatissima, e nella medesima città fondò e tirò sopra terra, secondo un suo modello e con spesa incredibile, il maraviglioso palazzo del nobilissimo Messer Girolamo Grimani, vicino a San Luca sopra il canal grande, ma non poté Michele, sopragiunto dalla morte, condurlo egli stesso a fine, e gl'altri architetti presi in suo luogo da quel gentiluomo in molte parti alterarono il disegno e modello del San Michele. Vicino a Castel Franco, ne' confini fra il trivisano [e il] padovano, fu murato d'ordine dell'istesso Michele il famosissimo palazzo de' Soranzi, dalla detta famiglia detto la Soranza, il quale palazzo è tenuto, per abitura di villa, il più bello e più comodo che insino allora fusse stato fatto in quelle parti. Et a Piombino, in contado, fece la casa Cornara e tante altre fabriche private, che troppo lunga storia sarebbe volere di tutte ragionare; basta aver fatto menzione delle principali. Non tacerò già che fece le bellissime porte di due palazzi: l'una fu quella de' rettori e del capitano e l'altra quella del palazzo del podestà, amendue in Verona e lodatissime, se bene quest'ultima, che è d'ordine ionico con doppie colonne et intercolonnii ornatissimi et alcune Vittorie negl'angoli, pare per la bassezza del luogo dove è posta alquanto nana, essendo massimamente senza piedistallo e molto larga per la doppiezza delle colonne, ma così volle Messer Giovanni Delfini che la fé fare.
Mentre che Michele si godeva nella patria un tranquill'ozio e l'onore e riputazione che le sue onorate fatiche gl'avevano acquistate, gli sopravenne una nuova che l'accorò di maniera, che finì il corso della sua vita. Ma perché meglio s'intenda il tutto e si sappiano in questa vita tutte le bell'opere de' San Micheli, dirò alcune cose di Giangirolamo nipote di Michele.
Costui adunque, il quale nacque di Paulo, fratello cugino di Michele, essendo giovane di bellissimo spirito, fu nelle cose d'architettura con tanta diligenza instrutto da Michele e tanto amato, che in tutte l'imprese d'importanza e massimamente di fortificazione lo volea sempre seco. Per che, divenuto in brieve tempo con l'aiuto di tanto maestro in modo eccellente che si potea commettergli ogni difficile impresa di fortificazione, della quale maniera d'architettura si dilettò in particolare, fu dai signori viniziani conosciuta la sua virtù et egli messo nel numero dei loro architetti, ancor che fusse molto giovane, con buona provisione; e dopo mandato ora in un luogo et ora in altro a rivedere e rassettare le fortezze del loro dominio, e tallora a mettere in essecuzione i disegni di Michele suo zio. Ma oltre agl'altri luoghi si adoperò con molto giudizio e fatica nella fortificazione di Zara e nella maravigliosa fortezza di S. Niccolò, in Sebenico, come s'è detto, posta in sulla bocca del porto; la qual fortezza, che da lui fu tirata su dai fondamenti, è tenuta, per fortezza privata, una delle più forti e meglio intesa che si possa vedere. Riformò ancora con suo disegno e giudizio del zio la gran fortezza di Corfù, riputata la chiave d'Italia da quella parte. In questa, dico, rifece Giangirolamo i due torrioni che guardano verso terra, facendogli molto maggiori e più forti che non erano prima e con le canoniere e piazze scoperte che fiancheggiano la fossa alla moderna, secondo l'invenzione del zio. Fatte poi allargare le fosse molto più che non erano, fece abbassare un colle che essendo vicino alla fortezza parea che la soprafacesse. Ma oltre a molte altre cose che vi fece con molta considerazione, questa piacque estremamente, che in un cantone della fortezza fece un luogo assai grande e forte, nel quale in tempo d'assedio possono stare in sicuro i popoli di quell'isola, senza pericolo di essere presi da' nemici. Per le quali opere venne Giangirolamo in tanto credito appresso detti signori, che gli ordinarono una provisione equale a quella del zio, non lo giudicando inferiore a lui anzi, in questa pratica delle fortezze, superiore; il che era di somma contentezza a Michele, il quale vedeva la propria virtù avere tanto accrescimento nel nipote, quanto a lui toglieva la vecchiezza di poter più oltre caminare.