Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
In questo tempo, morto il duca Guido e successo Francesco Maria duca Terzo d'Urbino, fu da lui richiamato da Roma e constretto a ritornare a Urbino in quel tempo che 'l predetto Duca tolse per moglie e menò nel stato Leonora Gonzaga, figliuola del marchese di Mantova, e da sua eccellenza fu adoperato in far archi trionfali, apparati e scene di commedie, che tutto fu da lui tanto ben ordinato e mezzo in opera, che Urbino si poteva assimigliare a una Roma trionfante; onde ne riportò fama et onore grandissimo. Essendo poi col tempo il Duca cacciato di stato, da l'ultima volta che se ne andò a Mantova, Girolamo lo seguitò sì come prima avea fatto nelli altri esilii, correndo una medesima fortuna e riducendosi con la sua famiglia in Cesena, dove fece in Sant'Agostino all'altare maggiore una tavola a olio, in cima della quale è una Annunziata e poi di sotto un Dio Padre e più a basso una Madonna con un Putto in braccio in mezzo ai quattro Dottori della Chiesa, opera veramente bellissima e da essere stimata. Fece poi in Forlì a fresco, in San Francesco, una cappella a man dritta, dentrovi l'Assunzione della Madonna con molti Angeli e figure a torno, cioè Profeti et Apostoli, che in questa anco si cognosce in quanto mirabile ingegno fusse, perché l'opera fu giudicata bellissima. Fecevi anco la storia dello Spirito Santo per Messer Francesco Lombardi, medico, che fu l'anno 1512 ed egli la finì, et altre opere per la Romagna, delle quali ne riportò onore e premio. Essendo poi ritornato il Duca nello stato, se ne tornò anco Girolamo e da esso fu trattenuto ed adoperato per architetto e nel restaurare un palazzo vecchio e farli giunta d'altra torre nel monte dell'Imperiale sopra Pesaro. Il qual palazzo per ordine e disegno del Genga fu ornato di pittura d'istorie e fatti del Duca, da Francesco da Forlì, da Raffael dal Borgo, pittori di buona fama, e da Cammillo Mantovano, in far paesi e verdure rarissimo, e fra li altri vi lavorò anco Bronzino fiorentino giovinetto, come si è detto nella vita del Puntormo. Essendovi anco condotti i Dossi ferraresi, fu allogata loro una stanza a dipignere; ma perché finita che l'ebbero non piacque al Duca, fu gittata a terra e fatta rifare dalli sopra nominati. Fecevi poi la torre alta 120 piedi con 13 scale di legno da salirvi sopra, accomodate tanto bene e nascoste nelle mura che si ritirano di solaro in solaro agevolmente, il che rende quella torre fortissima e maravigliosa. Venendo poi voglia al Duca di voler fortificare Pesaro et avendo fatto chiamare Pierfrancesco da Viterbo, architetto molto eccellente, nelle dispute che si facevano sopra la fortificazione, sempre Girolamo v'intervenne et il suo discorso e parere fu tenuto buono e pieno di giudizio. Onde, se m'è lecito così dire, il disegno di quella fortezza fu più di Girolamo che d'alcun altro, se bene questa sorte di architettura da lui fu sempre stimata poco, parendoli di poco pregio e dignità. Vedendo dunque il Duca di aver un così raro ingegno, deliberò di fare al detto luogo dell'Imperiale vicino al palazzo vecchio un altro palazzo nuovo, e così fece quello che oggi vi si vede, che per esser fabrica bellissima e bene intesa, piena di camere, di colonnati e di cortili, di logge, di fontane e di amenissimi giardini, da quella banda non passano prencipi che non la vadino a vedere; onde meritò che papa Paulo Terzo, andando a Bologna con tutta la sua corte, l'andasse a vedere e ne restasse pienamente sodisfatto.
Col disegno del medesimo il Duca fece restaurare la corte di Pesaro et il Barchetto facendovi dentro una casa che, rappresentando una ruina, è cosa molto bella a vedere; e fra le altre cose vi è una scala, simile a quella di Belvedere di Roma, che è bellissima. Mediante [lui] fece restaurare la rocca di Gradara e la corte di Castel Durante in modo che tutto quello che vi è di buono venne da questo mirabile ingegno. Fece similmente il corridore della corte d'Urbino, sopra il giardino, et un altro cortile ricinse da una banda con pietre traforate con molta diligenza. Fu anco cominciato col disegno di costui il convento de' Zoccolanti a Monte Baroccio e Santa Maria delle Grazie a Senigaglia, che poi restarono imperfette per la morte del Duca. Fu ne' medesimi tempi con suo onore ordine e disegno cominciato il Vescovado di Sinigaglia, che se ne vede anco il modello fatto da lui. Fece anco alcune opere di scultura e figure tonde di terra e di cera, che sono in casa de' nipoti in Urbino, assai bene. All'Imperiale fece alcuni Angeli di terra, i quali fece poi gettar di gesso e mettergli sopra le porte delle stanze lavorate di stucco nel palazzo nuovo, che sono molto belli. Fece al vescovo di Sinigaglia alcune bizzarrie di vasi di cera da bere per farli poi d'argento, e con più diligenzia ne fece al Duca per la sua credenza alcuni altri bellissimi. Fu bellissimo inventore di mascherate e d'abiti, come si vidde al tempo del detto Duca, dal quale meritò per le sue rare virtù e buone qualità essere assai remunerato. Essendo poi successo il duca Guidobaldo suo figliuolo, che regge oggi, fece principiare dal detto Genga la chiesa di San Giovambattista in Pesaro, che essendo stata condotta secondo quel modello da Bartolomeo suo figliuolo, è di bellissima architettura in tutte le parti, per avere assai immitato l'antico e fattala in modo ch'ell'è il più bel tempio che sia in quelle parti, sì come l'opera stessa apertamente dimostra, potendo stare al pari di quelle di Roma più lodate. Fu similmente per suo disegno et opera fatto da Bartolomeo Ammannati fiorentino scultore, allora molto giovane, la sepoltura del duca Francesco Maria in Santa Chiara d'Urbino, che per cosa semplice e di poca spesa riuscì molto bella. Medesimamente fu condotto da lui Battista Franco, pittore veniziano, a dipignere la cappella grande del Duomo d'Urbino, quando per suo disegno si fece l'ornamento dell'organo del detto Duomo che ancor non è finito. E poco dappoi, avendo scritto il cardinale di Mantova al Duca che gli dovesse mandare Girolamo perché voleva rassettare il suo Vescovado di quella città, egli vi andò e rassettollo molto bene di lumi e di quanto disiderava quel signore; il quale oltre ciò, volendo fare una facciata bella al detto Duomo, gliene fece fare un modello che da lui fu condotto di tal maniera, che si può dire che avanzasse tutte l'architetture del suo tempo; perciò che si vede in quello grandezza, proporzione, grazia e composizione bellissima. Essendo poi ritornato da Mantova già vecchio, se n'andò a stare a una sua villa nel territorio d'Urbino, detta la Valle, per riposarsi e godersi le sue fatiche; nel qual luogo, per non stare in ozio fece di matita una conversione di San Paolo con figure e cavalli assai ben grandi e con bellissime attitudini, la quale da lui con tanta pazienza e diligenza fu condotta, che non si può dire né vedere la maggiore, sì come appresso delli suoi eredi si vede, da' quali è tenuta per cosa preziosa e carissima. Nel qual luogo stando con l'animo riposato, oppresso da una terribile febbre, ricevuti ch'egli ebbe tutti i sacramenti della chiesa, con infinito dolore di sua moglie e de' suoi figliuoli finì il corso di sua vita nel 1551, agli 11 di luglio, di età d'anni 75 incirca, dal qual luogo essendo portato a Urbino fu sepolto onoratamente nel Vescovado innanzi alla cappella di San Martino già stata dipinta da lui, con incredibile dispiacere de' suoi parenti e di tutti i cittadini. Fu Girolamo uomo sempre da bene, in tanto che mai di lui non si sentì cosa mal fatta; fu non solo pittore, scultore et architettore, ma ancora buon musico. Fu bellissimo ragionatore et ebbe ottimo trattenimento; fu pieno di cortesia e di amorevolezza verso i parenti et amici, e quello di che merita non piccola lode, egli diede principio alla casa dei Genghi in Urbino con onore, nome e facultà. Lasciò due figliuoli, uno de' quali seguitò le sue vestigia et attese alla architettura nella quale, se da la morte non fusse stato impedito, veniva eccellentissimo, sì come dimostravano li suoi principii, e l'altro, che attese alla cura famigliare, ancor oggi vive.