Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Научная фантастика » I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]
I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]

Электронная книга - «I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]». Краткое содержание книги:

Due pianeti gemelli, Urras e Anarres. Il primo, quasi desertico, non ha mai favorito gli insediamenti umani finché non vi sono giunti i seguaci di Odo, in contrasto insanabile con la società del benessere che prospera su Anarres. Da allora, gli Odoniani hanno creato una società di sopravvivenza, consona ai loro ideali: una «fratellanza» da cui sono esclusi i concetti di proprietà, di governo e di autorità. I contatti fra i due pianeti sono limitati e un muro chiude il porto franco in cui scendono le navi spaziali anarresiane, salvaguardando gli «anarchici», i nullatenenti di Urras, dalle idee (non meno che dai microbi) di Anarres.
1 ... 34 35 36 37 38 39 40 41 42 ... 96
Перейти на страницу:

— No? — disse il bambino maggiore, fissandolo ad occhi spalancati. — Babbo! Il signor Shevek dice che non hanno animali!

Anche Ini lo fissò ad occhi spalancati. — Ma che cosa avete?

— Gente. Pesci. Vermi. E alberi di holum.

— Che cosa sono gli alberi di holum?

La conversazione andò avanti per mezz’ora. Era la prima volta che a Shevek era stato chiesto, su Urras, di descrivere Anarres. I bambini rivolgevano le domande, ma i genitori ascoltavano con interesse. Shevek si tenne scrupolosamente lontano dal modello etico; non era venuto per fare opera di proselitismo sui figli del proprio ospite. Semplicemente, spiegò loro com’era la Polvere, che aspetto aveva Abbenay, che tipo di abiti si portava, che cosa faceva la gente quando voleva un nuovo abito, che cosa facevano i bambini a scuola. Quest’ultima parte divenne propaganda, nonostante le sue intenzioni. Ini e Aevi erano affascinati dalla sua descrizione di una scuola che comprendeva giardinaggio, falegnameria, recupero, tipografia, riparazione di impianti idraulici, riparazione della strada, drammaturgia, e tutte le altre occupazioni della comunità degli adulti, e dalla sua ammissione che nessuno veniva mai punito per alcunché.

— Anche se a volte — egli disse, — ti fanno andare avanti per conto tuo per un certo periodo di tempo.

— Ma che cos’è — disse d’improvviso Oiie, come se la domanda, trattenuta per molto tempo, gli venisse fuori sotto pressione, — che cos’è che tiene in ordine la gente? Perché non si derubano e non si ammazzano tutti?

— Nessuno possiede alcunché che si possa rubare. Se uno vuole una cosa, la prende dal deposito. E per quanto riguarda la violenza, be’, non saprei, Oiie; lei pensa che proverebbe desiderio di uccidermi, ordinariamente? E se lo provasse, pensa che basterebbe una legge a fermarla? La coercizione non è il mezzo più efficace per ottenere l’ordine.

— D’accordo, ma come convincete la gente a fare i lavori sporchi?

— Che lavori sporchi? — chiese la moglie di Oiie, che aveva perso il filo.

— Raccogliere la spazzatura, seppellire i morti — disse Oiie; Shevek aggiunse: — Scavare il mercurio — e per poco non disse: «Lavorare la merda» ma ricordò il tabù iotico sulle parole scatologiche. Aveva meditato, fin dai primi tempi della sua permanenza su Urras, sul fatto che gli urrasiani vivevano tra montagne di escremento, ma non nominavano mai la merda.

— Be’, li facciamo tutti. Ma nessuno è costretto a farli per molto tempo, a meno che non ami quei lavori. Un giorno ogni decade, il comitato manutenzione della comunità o il comitato di isolato o chi altri ha bisogno può chiedere a una persona di unirsi a quei lavori; fanno delle liste a rotazione. Gli incarichi di lavoro spiacevoli, o quelli pericolosi come le miniere di mercurio e le macine, di solito durano soltanto mezzo anno.

— Ma allora l’intero personale sarà costituito di persone che stanno ancora imparando il lavoro.

— Sì. Non è molto efficiente, ma che altro si può fare? Non si può dire a un uomo di lavorare in un incarico che finirà per storpiarlo o per ucciderlo in pochi anni. Perché dovrebbe accettare?

— E può rifiutare l’ordine?

— Non è un ordine, Oiie. Egli va al Div-Lab… l’ufficio per la divisione del lavoro… e dice: «Voglio fare questo e quest’altro, che cosa potete darmi?» E laggiù gli dicono dove ci sono posti vuoti.

— Ma allora, come mai la gente accetta di fare i lavori sporchi? Perché accetta il ciclo del giorno su dieci?

— Perché quei lavori sono fatti insieme… e per altre ragioni. Deve sapere, la vita su Anarres non è ricca come qui. Nelle piccole comunità non ci sono molti intrattenimenti, e c’è un mucchio di lavoro da fare. Così, se uno lavora, per esempio, a un telaio meccanico, ogni dieci giorni è piacevole uscire all’aperto e posare un tubo o arare un campo, con un gruppo differente di persone… E poi c’è la sfida. Qui voi pensate che l’incentivo per il lavoro sia finanziario, il bisogno di denaro o il desiderio di profitto, ma dove non c’è denaro i veri motivi sono più chiari, forse. La gente ama fare le cose. Ama farle bene. La gente si assume i lavori duri, pericolosi, perché trae motivo d’orgoglio dal farli, perché può… «egoizzare», noi lo chiamiamo… mettersi in mostra?… con i più deboli. «Ehi, guardate qua, pivelli, come sono forte!» Capite? Una persona ama fare le cose che sa fare bene… In realtà, si tratta della questione dei mezzi e dei fini. Dopotutto, il lavoro viene fatto per amore del lavoro. È il piacere durevole della vita. La coscienza individuale lo sa. E anche la coscienza sociale, l’opinione dei vicini. Non c’è altra ricompensa, su Anarres, altra legge. Il proprio piacere, e il rispetto dei propri vicini. Nient’altro. Ed essendo così, vedete come l’opinione dei vicini divenga una forza davvero potente.

— Nessuno vi si oppone mai?

— Forse non abbastanza spesso — disse Shevek.

— Ciascuno lavora così duramente, dunque? — chiese la moglie di Oiie. — Che cosa succede a un uomo che, semplicemente, non vuole cooperare?

— Be’, si trasferisce. Gli altri si stancano di lui, sapete. Si fanno beffe di lui, o lo trattano male, lo battono; in una piccola comunità, possono mettersi d’accordo nel togliere il suo nome dalla lista dei pasti, in modo che debba cucinare e mangiare da solo; questo è umiliante. Così si trasferisce, e resta per un po’ di tempo in un altro luogo, e poi magari si trasferisce di nuovo. Alcuni continuano a farlo per tutta la vita. Nuchnibi, vengono chiamati. Io sono una specie di nuchnib. Sono qui perché sono fuggito dal mio incarico di lavoro. Mi sono spostato più degli altri. — Shevek parlava con tranquillità; se ci fu amarezza nella voce, i bambini non riuscirono a discernerla, né gli adulti a spiegarsela. Ma un breve silenzio fece seguito alle sue parole.

— Non so chi faccia i lavori sporchi qui — disse. — Non vedo mai nessuno che li faccia. È strano. Chi li fa? Perché li fa? Sono pagati di più?

— I lavori pericolosi, a volte. Per i lavori semplicemente manuali, no. Sono pagati meno.

— E perché li fanno, allora?

— Perché una paga bassa è migliore di niente paga — disse Oiie, e l’amarezza della sua voce fu pienamente avvertibile. La moglie cominciò a dire qualcosa, nervosamente, per cambiare argomento, ma Oiie continuò: — Mio nonno faceva il cameriere. Ha lavato pavimenti e cambiato lenzuola sporche in un albergo per cinquant’anni. Dieci ore al giorno, sei giorni la settimana. Lo faceva perché lui e la famiglia potessero mangiare. — Oiie s’interruppe bruscamente, e rivolse a Shevek il suo vecchio sguardo di riserbo, di diffidenza, e poi, quasi con aria di sfida, fissò la moglie. Ella non sostenne il suo sguardo. Sorrise e disse con voce nervosa, infantile: — Il padre di Demaere ebbe molto successo nella vita. Quando morì, possedeva quattro compagnie. — Aveva il sorriso di una persona in pena, e le sue mani sottili e abbronzate si stringevano fortemente una sull’altra.

— Non credo che abbiate uomini di successo, su Anarres — disse Oiie, con pesante sarcasmo. Poi giunse il cuoco per cambiare i piatti, e Oiie cessò immediatamente di parlare. Il bambino Ini, come se sapesse che i discorsi seri non sarebbero ripresi nel corso della permanenza del servitore nella stanza, disse: — Mamma, il signor Shevek può vedere la mia lontra alla fine del pranzo?

Quando tornarono in salotto, Ini ebbe il permesso di portare il suo animaletto: una lontra di terra non ancora completamente cresciuta, un animale molto comune su Urras. Erano state addomesticate, spiegò Oiie, fin dall’epoca preistorica, prima per servirsene per il riporto dei pesci, poi come animale da salotto. La creatura aveva gambe corte, schiena flessuosa e arcuata, pelame marrone scuro e lucente. Era il primo animale non in gabbia visto da Shevek a breve distanza, e aveva meno paura di quanta ne avesse Shevek. I denti bianchi e aguzzi erano impressionanti. Allungò la mano con cautela per strofinare la schiena dell’animale, come gli suggeriva Ini. La lontra si rizzò sulle zampe posteriori e lo fissò. I suoi occhi erano neri, spruzzati d’oro, intelligenti, curiosi, innocenti. — Ammar — bisbigliò Shevek, colpito da quello sguardo al di là del golfo dell’essere… — Fratello.

1 ... 34 35 36 37 38 39 40 41 42 ... 96
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)