I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]
- Автор: Гуин Урсула К. Ле
- Серия: Ecumene #1
- Год: 1976
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0776-6
- Переводчик: Riccardo Valla
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I reietti dell’altro pianeta [The Dispossessed - it]». Краткое содержание книги:
— Io lo so — disse Bedap. — Il muro. Sei arrivato al muro.
Shevek si voltò, con uno sguardo spaventato negli occhi. — Il muro?
— Nel tuo caso, il muro pare essere Sabul, e i suoi sostenitori nelle unioni scientifiche e nel CDP. Per quanto riguarda me, sono ad Abbenay da quattro decadi. Quaranta giorni. E mi sono stati sufficienti per capire che anche in quarant’anni, qui, non riuscirei a combinare nulla, nulla di nulla, di ciò che desidero fare: migliorare l’istruzione scientifica nei centri d’apprendimento. A meno che le cose non cambino. O che io mi unisca ai nemici.
— Nemici?
— Gli uomini piccini. Gli amici di Sabul! La gente che detiene il potere.
— Ma cosa dici, Bedap! Non abbiamo strutture di potere, qui.
— No? Che cos’è che rende Sabul così forte?
— Non certo una struttura di potere, un governo. Qui non siamo su Urras, dopotutto!
— No. Noi non abbiamo governo e non abbiamo leggi, giusto. Ma per quel che posso vedere, le idee non sono mai state controllate dalle leggi e dal governo, neppure su Urras. Se lo fossero state, come avrebbe potuto, Odo, sviluppare le sue? Come avrebbe potuto, l’Odonianesimo, divenire un movimento mondiale? Gli archisti cercarono di cancellarlo con la forza, ma non ci riuscirono. Non puoi schiacciare le idee cercando di reprimerle. Puoi schiacciarle soltanto ignorandole. Rifiutandoti di pensare, rifiutandoti di cambiare. E questo è precisamente ciò che fa adesso la nostra società! Sabul si serve di te quando può, e quando non può ti impedisce di pubblicare, di insegnare, perfino di lavorare. Giusto? In altre parole, egli ha del potere su di te. E da dove ottiene quel potere? Non da un’autorità investita, non ne esistono. Non dalla superiorità intellettuale, non l’ha. Lo ottiene dalla codardia innata della normale mente umana. La pubblica opinione! Questa è la struttura di potere di cui fa parte, ed egli sa come usarla. L’inconfessato, inconfessabile governo che comanda la società Odoniana soffocando le menti individuali!
Shevek appoggiò le mani al davanzale della finestra, e al di là delle deboli riflessioni del vetro fissò l’oscurità esterna. Infine disse: — Parole folli, Bedap.
— No, fratello, sono perfettamente sano di mente. La cosa che fa impazzire la gente è cercare di vivere al di fuori della realtà. La realtà è terribile. Ti può uccidere. E, a darle abbastanza tempo, finisce certamente per ucciderti. La realtà è dolore… sei stato tu stesso a dirlo! Ma sono le menzogne, l’evasione dalla realtà, a farti impazzire. Sono le bugie: quelle che ti spingono a desiderare di ucciderti.
Shevek si voltò verso di lui e lo fissò. — Ma non puoi parlare seriamente di un governo, qui su Anarres!
— Dalle Definizioni di Tomar: «Governo: l’uso legale del potere per conservare ed estendere il potere.» Basta che tu sostituisca «legale» con «basato sulla consuetudine» e hai subito Sabul, e l’Unione dell’Istruzione e il CDP.
— Il CDP!
— Il CDP è, oggi come oggi, fondamentalmente una burocrazia archistica.
Dopo un istante Shevek rise, ma con poca naturalezza, e disse: — Su, dai, Bedap, è divertente, ma è un discorso un po’ malato, no?
— Shevek, non hai mai pensato che la cosa che viene chiamata «malattia» nel modello analogico, la disaffezione sociale, lo scontento, l’alienazione, potrebbe venire chiamato, analogicamente, dolore… la cosa a cui ti riferivi quando hai parlato del dolore, della sofferenza? E che, come il dolore, riveste una sua funzione nell’organismo?
— No! — disse Shevek, con violenza. — Parlavo in termini personali, spirituali.
— Ma hai parlato della sofferenza fisica, di un uomo che moriva per le bruciature. E io parlo della sofferenza spirituale! Di gente che vede il proprio talento, il proprio lavoro, la propria vita sprecati! Di cervelli di primo piano che si devono sottomettere a cervelli stupidi. Di forza e coraggio strangolati dall’invidia, dalla sete di potere, dalla paura del cambiamento. Il cambiamento è libertà, il cambiamento è vita… c’è forse qualcosa di altrettanto fondamentale per il pensiero Odoniano? Ma ormai non c’è più nulla che cambi! La nostra società è malata. Tu lo sai. Tu stai soffrendo a causa della sua malattia. La sua malattia suicida!
— Basta, Bedap. Piantala!
Bedap non disse altro. Cominciò a rodersi l’unghia del pollice, metodicamente, pensosamente.
Shevek si sedette di nuovo sulla predella del letto e si prese la testa fra le mani. Seguì un lungo silenzio. La neve non cadeva più. Un vento secco, buio, premeva contro la finestra. La stanza era fredda; nessuno dei due giovani si era tolto il soprabito.
— Senti, fratello — disse infine Shevek. — Non è la nostra società a frustrare la creatività individuale. È la povertà di Anarres. Questo pianeta non è fatto per reggere una civiltà. Se ci rilassassimo reciprocamente, se non rinunciassimo ai nostri desideri in vista del bene comune, nulla, nulla di questo mondo spoglio potrebbe salvarci. La solidarietà umana è la nostra unica risorsa.
— La solidarietà, certo! Perfino su Urras, dove il cibo piove a terra dagli alberi, perfino laggiù Odo diceva che la solidarietà umana è la nostra sola speranza. Ma noi abbiamo tradito tale speranza. Abbiamo permesso che la cooperazione divenisse obbedienza. Su Urras hanno il governo da parte di una minoranza. Qui abbiamo il governo della maggioranza. Ma è governo! La coscienza sociale non è più una cosa vivente, ma una macchina, una macchina di potere, controllata da burocrati!
— Io e te potremmo offrirci volontari e venire assegnati dalla lotteria al CDP, nel giro di poche decadi. Questo ci trasformerebbe forse in burocrati, in capi?
— Non si tratta dei singoli individui che vengono assegnati al CDP, Shevek. Molti di loro sono simili a noi. Anzi, fin troppo simili a noi. Bene intenzionati, ingenui. E non è solo il CDP. È ogni cosa di Anarres. Centri di apprendimento, istituti, miniere, macine, pescherie, fabbriche di alimentari, progetti agricoli e stazioni di ricerca, comunità monoprodotto: dovunque la funzione richieda degli esperti e una stabile istituzione. Ma questa stabilità dà spazio all’impulso autoritaristico. Nei giorni iniziali dell’Insediamento ne eravamo coscienti, stavamo sul chi vive. La gente compiva delle discriminazioni molto accurate tra quel che è l’amministrazione di oggetti e il governo di persone. L’hanno fatto talmente bene da farci dimenticare che la volontà di dominio è altrettanto centrale negli esseri umani quanto l’impulso verso l’assistenza reciproca, e deve venire educata in ciascun individuo, in ogni nuova generazione. Nessuno nasce odoniano, come nessuno nasce civilizzato! Ma noi l’abbiamo scordato. Noi non educhiamo alla libertà. L’istruzione, l’attività più importante dell’organismo sociale, è divenuta rigida, moralistica, autoritaria. I bambini imparano a ripetere a memoria le parole di Odo come se fossero legge… la massima bestemmia che si possa immaginare!
Shevek esitò a rispondere. Egli stesso aveva sperimentato ripetutamente il tipo d’insegnamento ricordato da Bedap, quando era bambino, e anche all’Istituto, e non poteva certo negare quelle accuse.
Bedap approfittò senza rimorso di quel varco. — È sempre più agevole non pensare con la propria testa. Trovare una piccola, sicura gerarchia, e accomodarsi entro di essa. Non cambiare nulla, non rischiare la disapprovazione, non mettere in agitazione i colleghi. È sempre più facile lasciarsi governare.
— Ma non è governo, Bedap! Gli esperti e i più anziani finiranno sempre per dirigere ogni gruppo, ogni federativa; conoscono meglio il lavoro. Il lavoro deve essere fatto, in fin dei conti! E il CDP, sì, potrebbe diventare una gerarchia, una struttura di potere, se non fosse organizzato in modo da evitare proprio questo. Guarda come è organizzato! Volontari, scelti a sorte; un anno di addestramento; poi quattro anni di Servizio; poi fuori. Nessuno potrebbe accumulare potere, nel senso archista, con solo quattro anni a disposizione.