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Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]

Электронная книга - «Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]». Краткое содержание книги:

Si tratta di quattro romanzi brevi collegati che hanno per sfondo l'universo futuro «hainita». In Tradimenti un'insegnante a riposo nelle remote paludi di Yeowe aiuta il rivoluzionario Abbarkam a venire a patti con la sua coscienza. Ne Il giorno del perdono è la giovane inviata dell'Ekumene nel regno del Gatay su Werel ad aiutare la sua guardia del corpo Teyeo a riprendersi fisicamente dopo una rivolta. La terza e quarta storia sono ancor più collegate e formano una specie di romanzo: Un uomo del popolo narra la vicenda di un nativo del pianeta Stse che diventa l'elemento basilare nella battaglia per l'equità dei diritti tra uomini e donne, mentre La liberazione della donna narra la storia del movimento di liberazione creato su Yeowe.
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La storia è una vergogna! pensò Havzhiva mentre attraversava in treno quel mondo dal paesaggio devastato.

I capitalisti wereliani che avevano colonizzato il pianeta avevano sfruttato sia le sue risorse sia i loro schiavi, senza sosta e senza alcun criterio, in una lunga orgia di ricerca del profitto. Ci vuol del tempo a saccheggiare un mondo, ma si può fare. Lo smantellamento del suolo con le miniere e le coltivazioni intensive d'un solo prodotto avevano sfigurato e reso sterile la terraferma. I fiumi erano inquinati, privi di vita. Vaste tormente di polvere oscuravano l'orizzonte orientale.

I Boss avevano gestito le loro piantagioni tramite l'uso della forza e del terrore. Per più di un secolo vi avevano spedito soltanto schiavi maschi, li avevano fatti lavorare fino alla morte, importandone dei nuovi a seconda del bisogno. Le squadre di lavoro, in questi insediamenti di soli maschi, si erano strutturate secondo gerarchie di tipo tribale. In seguito, a causa dell'aumento del prezzo degli schiavi su Werel e del costo delle spedizioni, le Corporazioni cominciarono a comprare schiave per la colonia di Yeowe. Così, durante i due secoli seguenti, la popolazione degli schiavi aumentò, e furono fondate città di schiavi chiamate Proprietopoli e Polveronia, che si sviluppavano intorno ai vecchi insediamenti delle piantagioni. Havzhiva sapeva che il movimento di liberazione era partito dalle donne all'interno dei gruppi tribali, una ribellione contro il potere maschile, prima di trasformarsi in una guerra di tutti gli schiavi contro i padroni.

Il treno pigro si fermava in tutte le città: chilometri e chilometri di catapecchie e capanne, senza alberi, intere zone bombardate o incendiate durante la guerra e non ancora ricostruite, fabbriche, alcune delle quali solo rovine sventrate, altre funzionanti ma dall'aspetto antiquato, malandate, vomitanti fumo. A ogni stazione centinaia di persone scendevano dal treno o vi salivano, spingendosi, affollandosi, gridando offerte ai facchini, arrampicandosi sui tetti dei vagoni, brutalmente respinte a terra da guardie e poliziotti. Nella parte settentrionale del lungo continente, come su Werel, aveva visto molta gente dalla pelle nera, nerissima, ma via via che il treno procedeva verso sud ce n'erano sempre meno finché, a Yotebber, la gente dei villaggi e delle desolate lande lungo la ferrovia gli parve di pelle molto più chiara della sua, d'un colore azzurrognolo e opaco. Si trattava del "popolo della polvere", dei discendenti di centinaia di generazioni di schiavi wereliani.

Yotebber era stato uno dei centri che avevano dato inizio alla lotta di liberazione. I Boss vi avevano effettuato rappresaglie con bombe e gas venefici. Migliaia di persone erano morte. Intere città erano state bruciate per eliminare i cadaveri non sepolti di uomini e di animali. Alla foce del grande fiume si era formata una diga di corpi putrescenti. Ma tutto questo apparteneva al passato. Adesso Yeowe era libero, e nuovo membro dell'Ekumene dei Mondi. Havzhiva, nel suo ruolo di Vice-Nunzio, era in arrivo per aiutare la popolazione della regione di Yotebber a dare inizio alla sua nuova storia. Ovvero, dal punto di vista di un Hainese, a ricollegarsi alla storia del passato.

Fu ricevuto alla stazione di Città di Yotebber da una gran folla in agitazione, urlante e festante, dietro transenne controllate da poliziotti e soldati. Dinanzi alle transenne c'era una delegazione di autorità che indossavano splendidi mantelli, emblemi del loro grado e uniformi variamente decorate. Erano quasi tutti grandi, maestosi, molto appariscenti. Ci furono discorsi di benvenuto, cronisti e fotografi per i notiziari della olorete e delle emittenti neosensoriali. Non ci fu confusione, comunque. Quei personaggi maestosi tenevano la situazione sotto controllo. Volevano che il loro ospite sentisse di essere benvenuto, di essere ben accetto, di essere, come aveva detto il Capo nel suo discorso conciso ed eloquente, il "nunzio del futuro".

Quella notte, nel suo lussuoso appartamento nel palazzo di uno dei possidenti della città trasformato in albergo, Havzhiva pensò, Se sapessero che il loro uomo del futuro è cresciuto in un villaggio e non ha mai visto una trasmissione neosensoriale prima di venire qui…

Sperava di non deludere quella gente. Fin da quando aveva fatto per la prima volta la loro conoscenza su Werel gli erano piaciuti, nonostante il loro sistema sociale abnorme. Erano ricchi di energia vitale e orgoglio e, qui su Yeowe, anche di aneliti di giustizia. Havzhiva considerava la giustizia alla stessa stregua di quell'antico Terrestre che aveva detto, a proposito di un dio a lui estraneo: Ci credo perché è impossibile. Dormì bene e si svegliò di buon'ora, nel mattino luminoso e tiepido, pieno di aspettative. Uscì per cominciare a esplorare la città, la sua città.

Il portiere (era sconcertante pensare che gente che aveva combattuto così strenuamente per la propria libertà mantenesse impieghi di tipo servile) tentò in tutti i modi di convincerlo a prendere una vettura, una guida, evidentemente sconvolto dall'idea che un personaggio così importante potesse uscire tanto di buon'ora, a piedi, senza una scorta. Mentre usciva, il disgraziato portiere gli gridò dietro, «Oh, signore, non entri nel parco, mi raccomando, signore!»

Havzhiva seguì il consiglio, pensando che il parco doveva esser chiuso per qualche cerimonia o sistemazione di piante. Sbucato in una piazza dove era in pieno svolgimento un mercato, si rese conto che rischiava di ritrovarsi preso in mezzo a una folla di curiosi. La gente non poteva fare a meno di notarlo. Indossava i bei capi di vestiario di Yeowe: corpetto, pantaloni, un mantello corto e leggero, ma era l'unica persona dalla pelle color bruno-rossiccio in una città di quattrocentomila abitanti. Appena vedevano la sua pelle, i suoi occhi, capivano subito chi era: lo Straniero! Così sgusciò via dal mercato e passeggiò per tranquille strade residenziali, gustando l'aria lieve e tiepida e il magnifico stile coloniale e decadente delle abitazioni. Si soffermò ad ammirare un ornato tempio tualita. Aveva una certa atmosfera di incuria e di abbandono, ma sulla soglia c'era, come notò, un mazzo votivo di fiori ai piedi dell'immagine della Madre. Nonostante il naso fosse stato mozzato durante la guerra, la Madre sorrideva serena, gli occhi un po' strabici. Sentì uno schiamazzo alle sue spalle. Qualcuno gli intimò, da vicino, «Fuori dal nostro mondo, straniero di merda!» Fu afferrato per un braccio, mentre le gambe gli venivano sollevate da sotto il corpo a forza di calci. Facce stravolte, urlanti, incombevano su di lui. Un forte crampo doloroso lo percorse tutto, facendolo sprofondare ancora di più in una rossa oscurità di lotta, di grida e di dolore, poi fu un confuso dissolversi di luci e di suoni.

Una vecchia sedeva accanto a lui mormorando una nenia stonata che gli suonava vagamente familiare.

Stava lavorando a maglia. Per molto tempo non lo guardò, e quando lo fece si lasciò sfuggire un, «Ah!» Lui ebbe difficoltà a mettere a fuoco l'immagine, ma riuscì a distinguere il viso azzurrognolo della vecchia, d'una carnagione molto pallida, e gli occhi scuri, privi di bianco.

La donna sistemò una specie di apparecchio a cui lui era collegato da qualche parte, poi disse, «Sono la guaritrice, l'infermiera. Lei ha subito uno choc, ha un lieve trauma cranico, un rene lesionato, una ferita da coltello all'addome, ma andrà tutto a posto, non si preoccupi». Tutto questo era stato detto in una lingua straniera, che gli sembrava di capire. Di sicuro capì il "non si preoccupi" e seguì il consiglio.

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