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Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]

Электронная книга - «Il giorno del perdono [Four Ways to Forgiveness - it]». Краткое содержание книги:

Si tratta di quattro romanzi brevi collegati che hanno per sfondo l'universo futuro «hainita». In Tradimenti un'insegnante a riposo nelle remote paludi di Yeowe aiuta il rivoluzionario Abbarkam a venire a patti con la sua coscienza. Ne Il giorno del perdono è la giovane inviata dell'Ekumene nel regno del Gatay su Werel ad aiutare la sua guardia del corpo Teyeo a riprendersi fisicamente dopo una rivolta. La terza e quarta storia sono ancor più collegate e formano una specie di romanzo: Un uomo del popolo narra la vicenda di un nativo del pianeta Stse che diventa l'elemento basilare nella battaglia per l'equità dei diritti tra uomini e donne, mentre La liberazione della donna narra la storia del movimento di liberazione creato su Yeowe.
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Si risvegliò nella sua stanza. Accanto a lui una donna anziana intratteneva una conversazione, con nessuno in particolare. «Tu non sei qui,» stava dicendo. «No, ti sbagli, tu non puoi morire qui. Non sarebbe giusto, sarebbe un grosso errore. Tu lo sai. Questo è il posto sbagliato. Questa è la vita sbagliata. Lo sai bene! Cosa ci fai qui? Ti sei perduto? Vuoi sapere la strada di casa? Ecco! Ascoltami!» Cominciò a cantare, con voce esile e acuta, una nenia quasi priva di cadenza e quasi senza parole che suonava familiare a Havzhiva, come se l'avesse sentita tanto tempo prima. Si addormentò di nuovo mentre l'anziana signora continuava a parlare con nessuno.

Quando si risvegliò era andata via. Non seppe mai chi fosse né di dove venisse, non lo chiese mai. Aveva parlato e cantato nella sua lingua, nel dialetto di Stse.

Non stava più per morire, adesso, ma stava molto male. Il guaritore lo fece ricoverare all'ospedale di Tes, il posto più bello di tutto Ve, un'oasi in cui sorgenti d'acqua calda e una cerchia di colline creano un'isola dal clima mite dove possono crescere fiori e foreste. Ci sono sentieri che si intrecciano senza fine sotto i grandi alberi, caldi laghi dove nuotare all'infinito, piccoli stagni brumosi da cui si levano in volo cantando gli uccelli, calde sorgenti avvolte nei vapori, e mille cascate la cui voce è l'unico suono della notte. Era stato mandato lì per restarvi finché fosse guarito.

Dopo circa venti giorni di soggiorno a Tes, cominciò a incidere sul suo taccuino. Si sedeva al sole, sui gradini della sua casetta di legno in una radura di erbe e di felci e si parlava sottovoce tramite il piccolo registratore. «Gli elementi tra cui devi scegliere per narrare la tua storia non sono niente di meno del tutto,» disse guardando i rami dei vecchi alberi nereggianti contro il cielo. «Gli elementi dai quali costruisci il tuo mondo, il tuo mondo particolare, comprensibile, logico e coerente, non sono niente di meno del tutto. Perciò ogni scelta è arbitraria. Ogni sapere è parziale, infinitamente parziale. La ragione è una rete gettata nell'oceano. La verità che riporta in superficie non è che un frammento, un riflesso, una scintilla della verità totale. L'intera conoscenza umana è particolare. Ogni vita, ogni vita umana, è particolare, arbitraria, uno sprazzo infinitesimale e momentaneo di…» Si interruppe, rimase in silenzio della radura fra i grandi alberi.

Dopo quarantacinque giorni rientrò alla Scuola. Si trasferì in un altro appartamento. Cambiò settore di studi, abbandonando le scienze sociali, il campo di Tiu, per quello dei servizi sociali ecumenici, strettamente collegato dal punto di vista teorico, ma che conduceva a un diverso tipo di lavoro. Il cambiamento avrebbe prolungato la sua permanenza alla Scuola di almeno un anno, dopodiché, se avesse conseguito buoni risultati, avrebbe potuto sperare in un incarico nell'Ekumene. Li conseguì, e dopo due anni gli fu chiesto, con la formula di cortesia in uso nei consigli dell'Ekumene, se era disposto ad andare su Werel. Sì, rispose, era disposto. Gli amici organizzarono per lui una grande festa d'addio.

«Credevo che puntassi a Terra!» disse la più sprovveduta delle sue compagne di studi. «Tutte queste faccende di guerra, schiavitù, divisioni per classi, per casta e per sesso, non sono forse la storia di Terra?»

«Sono fenomeni diffusi anche su Werel,» rispose Havzhiva. Non era più Zhiv. Era tornato dall'Ospedale col nome di Havzhiva.

Qualcuno pestò un piede alla sprovveduta, ma lei non ci fece caso. «Credevo che volessi seguire Tiu,» disse quest'ultima, «e che per questo non fossi mai stato con nessun'altra. Oh, se l'avessi immaginato prima!» Gli altri trasalirono, ma Havzhiva sorrise e abbracciò la ragazza come per chiederle scusa.

Tutto era chiaro, nella sua mente. Come lui aveva tradito e abbandonato Iyan Iyan, così Tiu aveva tradito e abbandonato lui. Non c'era modo di tornare indietro né di andare avanti. Quindi doveva procedere di traverso. Per quanto fosse uno di loro, non poteva più tornare a vivere tra il Popolo, per quanto fosse diventato uno di loro, non voleva vivere insieme agli storici. Quindi doveva andare a vivere con gli Alieni.

Non aveva alcuna speranza di gioia. L'aveva guastata, pensò. Ma sapeva che i due lunghi, intensi tirocini cui aveva dedicato la sua vita, quello sugli dèi e quello di storia, gli avevano procurato una conoscenza fuori del comune, che poteva essere utilmente impiegata da qualche parte, e sapeva che il corretto uso della conoscenza è la soddisfazione interiore.

Il guaritore andò a visitarlo il giorno prima della partenza, lo esaminò, poi rimase seduto per un po' senza dir niente. Havzhiva sedette con lui. Era stato tanto a lungo abituato al silenzio da dimenticarsi ancora, qualche volta, che non era pratica comune tra gli storici.

«Cosa c'è che non va?» chiese il guaritore. Sembrava una domanda retorica, dal tono pensoso della voce. In ogni modo, Havzhiva non rispose.

«Alzati in piedi, per favore,» disse il guaritore e quando Havzhiva si fu alzato, «Adesso cammina un po'». Fece qualche passo, mentre il guaritore lo osservava. «Sei sbilanciato. Te n'eri accorto?»

«Sì.»

«Potrei mettere insieme un Canto della Permanenza per stasera.»

«Non importa,» disse Havzhiva. «Sono sempre stato fuori equilibrio.»

«Non dovresti,» aggiunse il guaritore. «D'altra parte, forse è meglio così, dato che devi andare su Werel. Allora, addio per questa vita!»

Si abbracciarono formalmente, come si usa fra gli storici, specialmente quando, come in questo caso, si ha l'assoluta certezza di non rivedersi mai più. Quel giorno Havzhiva ebbe da dare e da ricevere un gran numero di abbracci rituali. Il giorno seguente s'imbarcò sul Terrazze di Darranda e attraversò il buio.

Yeowe

Durante il suo viaggio di ottanta anni-luce a velocità NAFAL, sua madre morì e anche suo padre, e Iyan Iyan e tutti quelli che aveva conosciuto a Stse, e quelli che conosceva a Kathhad e su Ve. Quando l'astronave atterrò, erano già morti da anni. Il figlio che Iyan Iyan aveva dato alla luce era vissuto, era invecchiato ed era morto.

Zhiv era convissuto con questa consapevolezza fin da quando aveva visto Tiu salire a bordo della sua astronave, lasciando lui a morire. Grazie al guaritore, ai quattro compagni che avevano cantato con lui, all'anziana signora e alle cascate di Tes, lui era sopravvissuto, ma era anche convissuto con quella consapevolezza.

Altri cambiamenti avevano avuto luogo. All'epoca in cui aveva lasciato Ve, il pianeta Yeowe, colonia di Werel, era un mondo tenuto in schiavitù, un immenso campo di lavoro. Quando arrivò su Werel, la Guerra di Liberazione era finita, Yeowe aveva dichiarato la sua indipendenza e l'istituto della schiavitù cominciava a sgretolarsi su Werel stesso.

Havzhiva avrebbe voluto essere testimone di questo processo tremendo e grandioso, ma l'ambasciata lo spedì prontamente su Yeowe. Un Hainese di nome Sohikelwenyanmurkeres Esdardon Aya lo aveva messo in guardia prima della sua partenza. «Se vuoi il pericolo, è pieno di pericoli,» disse, «e se cerchi la speranza è pieno di speranza. Werel si sta distruggendo, mentre Yeowe sta cercando di costruirsi. Non so se ci riuscirà, ma sai cosa ti dico, Yehedarhed Havzhiva? Grandi dèi si stanno scatenando su quei mondi!»

Yeowe si era liberato dei suoi Boss e Possidenti, delle Quattro Corporazioni che avevano diretto le grandi piantagioni di schiavi per trecento anni, ma anche dopo la fine dei trent'anni della Guerra di Liberazione la lotta non era cessata. Comandanti e signori della guerra che, dalla condizione di schiavi, erano saliti al potere durante la Liberazione, adesso combattevano per mantenere ed estendere quel potere. Opposte fazioni si erano scontrate sulla questione se cacciare per sempre gli stranieri dal pianeta o se ammettere gente degli altri mondi ed entrare a far parte dell'Ekumene. Gli isolazionisti erano stati infine sconfitti e una nuova ambasciata ecumenica era stata aperta nell'antica capitale coloniale. Havzhiva vi trascorse un certo tempo per imparare "la lingua e il galateo a tavola", come dicevano. Poi l'ambasciatore, una giovane terrestre scaltra di nome Solly, lo inviò in una regione meridionale chiamata Yotebber, che era in fermento per ottenere l'autonomia.

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