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READ-E-BOOK » Научная фантастика » Gli eredi della Terra [Where Late the Sweet Birds Sang - it]
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Gli eredi della Terra [Where Late the Sweet Birds Sang - it]

Электронная книга - «Gli eredi della Terra [Where Late the Sweet Birds Sang - it]». Краткое содержание книги:

Gli eredi della Terra di Kate Wilhelm appartiene a quel numero di opere che travalicano i confini della fantascienza, per diventare letteratura di valore assoluto. Ancora una volta uno scrittore di sf ha dato una esemplare lezione di stile e di classe, con un romanzo che testimonia delle inesauribili risorse espressive da cui il genere può proficuamente attingere e, nello stesso tempo, della varietà dei suoi temi. Gli eredi della Terra è un grande libro sull’uomo, nel quale il tema della clonazione (di recente divenuto attualissimo) resta lo sfondo su cui l’autrice tesse la sua parabola morale, innestando un’appassionante avventura. Le vicende della piccola comunità agricola, che raccoglie la sfida di un mondo che rischia di trasformarsi in un deserto, e che riuscirà a sopravvivere solo a costo dei sacrifici e rischi più arditi, ci viene presentata con acuto senso della vita, mentre la natura violentata reclama il suo diritto all’esistenza, e torna padrona e libera dove prima era stata minacciata. E gli uomini la temono, ne hanno paura. perché non la capiscono, e la fuggono, finché, un giorno, qualcuno ne riscopre la voce e il futuro si spalanca per l’umanità…

Vinto il premio Hugo per miglior romanzo in 1977.
Nominato per il premio Nebula per miglior romanzo in 1977.
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Essi l'avevano legata a un tavolo, più e più volte, lei pensò, e le avevano fatto cose che non riusciva a ricordare. E c'era stata un'altra volta, quando alcune donne l'avevano tenuta giù, e le avevano fatto… Un violento brivido l'attraversò, ma il ricordo si dileguò prima di acquistare contorni precisi. Poi, all'improvviso… Mark! Un ricordo non più confuso, ma chiaro, vivido. Mark! Molly balzò in piedi e si guardò intorno, spiritata. La donna che le si era mostrata amica fu subito al suo fianco e l'afferrò per un braccio.

— Senti Molly, ti daranno un'altra dose massiccia di sedativo, se farai storie. Capisci? Resta seduta, immobile, fino all'intervallo. Poi ti dirò.

— Dov'è Mark? — bisbigliò Molly.

La donna si guardò intorno e disse sottovoce: — Mark sta bene. Ora, siediti! Sta venendo un'infermiera.

Molly tornò a sedersi e a fissare il pavimento, fin quando l'infermiera, dopo aver dato un'occhiata in giro, tornò ad uscire. Mark stava bene. C'era ghiaccio sul terreno, là fuori. Era inverno. Dunque Mark aveva sei anni. Lei non ricordava nulla dell'ultima parte dell'estate, dell'autunno. Che cosa le avevano fatto?

Le ore fino all'intervallo passarono dolorosamente lente. Ogni tanto l'una o l'altra donna alzavano gli occhi e le lanciavano uno sguardo fugace, ma non c'era più indifferenza, bensì una viva attenzione. Si stava spargendo la voce che aveva ripreso coscienza, ed esse la osservavano, forse per vedere che cosa avrebbe fatto adesso, forse per darle il benvenuto, forse per delle ragioni che lei non riusciva a indovinare. Continuò a fissare il pavimento, le mani strette spasmodicamente a pugno, le unghie piantate nei palmi. Aprì le mani, distese le dita. Essi l'avevano portata in una stanza d'ospedale, ma non il solito ospedale, un reparto che si trovava negli alloggi delle riproduttrici. Qui l'avevano sottoposta a un completo esame. Lei ricordò le iniezioni, le pressanti domande che le avevano fatto e alle quali, in qualche modo, aveva risposto, ricordò le pillole… Ma il tutto era ancora confuso. Tornò a stringere le mani a pugno.

— Molly, vieni. Berremo del tè e ti dirò tutto quello che potrò.

— Chi sei?

— Sondra. Vieni.

Avrebbe dovuto saperlo, pensò Molly, seguendola. Ricordò all'improvviso la cerimonia che era stata tenuta per Sondra, la quale aveva soltanto tre o quattro anni più di lei. Lei, Molly, a quell'epoca aveva avuto nove o dieci anni.

Il tè era una bevanda giallo-pallida che non riuscì a identificare. Dopo un sorso, mise giù la tazza e guardò dall'altra parte del soggiorno, verso la finestra: — Che mese è?

— Gennaio. — Sondra terminò il suo tè, e sporgendosi in avanti le disse a bassa voce: — Ascolta, Molly, hanno smesso di somministrarti le droghe e ora ti controlleranno per alcune settimane per vedere come ti comporterai. Se farai storie, ricominceranno. Ti hanno sottoposta a una terapia di condizionamento. Tu non opporre resistenza, e tutto andrà bene.

Molly riusciva a capire soltanto la metà di ciò che Sondra le stava dicendo. Si guardò intorno ancora una volta; la sala era arredata confortevolmente, con tavolini e gruppi di poltroncine qua e là. Le donne si erano raccolte a piccoli gruppi, chiacchieravano fra loro e di tanto in tanto si voltavano a guardare nella sua direzione. Alcune di esse sorridevano, una le strizzò l'occhio. C'erano trenta donne nella sala, si disse Molly, incredula. Trenta riproduttrici!

— Sono incinta? — chiese all'improvviso, e si premette le mani sul ventre.

— Non credo. Se lo sei, è ancora tremendamente presto, ma non credo. Ci hanno provato ogni mese, da quando sei qui, ma non ha mai attecchito. Non credo che ci siano riusciti neppure l'ultima volta.

Molly si accasciò sulla poltroncina e chiuse con forza gli occhi. Ecco che cosa le avevano fatto ogni volta, sul tavolo. Sentì le lagrime salirle agli occhi e rotolar giù lungo le guance, senza riuscire a fermarle. Ma subito il braccio di Sondra le circondò le spalle e la strinse forte.

— Ci ferisce tutte allo stesso modo, Molly. È la separazione; l'essere sole per la prima volta. Non ci si abitua, ma si impara a viverci, e dopo un po' non fa più così tanto male.

Molly scosse la testa, ancora incapace di parlare. No, pensò lucidamente, non era la separazione, era l'umiliazione di essere trattate come oggetti, di essere drogate e poi usate, costrette a cooperare ciecamente a quel procedimento.

— Ora dobbiamo tornare — disse Sondra. — Tu non dovrai far nulla ancora per un giorno o due, e intanto potrai raccogliere le idee, abituarti nuovamente a ogni cosa.

— Sondra, aspetta. Hai detto che Mark sta bene. Dov'è?

— È a scuola con gli altri. Non gli faranno del male, niente del genere. Hanno molta cura dei bambini. Te ne ricordi, non è vero?

Molly annuì. — Lo hanno clonato?

Sondra scrollò le spalle: — Questo non lo so, ma non credo. — Improvvisamente fece una smorfia e portò una mano allo stomaco. Sembrò molto vecchia e stanca, e a parte il ventre gonfio, eccessivamente magra.

— Quante volte sei rimasta incinta? — le chiese Molly. — Da quanto tempo sei qui?

— Questa è la settima volta che rimango incinta — rispose Sondra, senza esitare. — Sono stata portata qui venti anni fa.

Molly la fissò e scosse la testa. Lei… aveva avuto nove o dieci anni quando avevano pianto Sondra: — Da quanto tempo io sono qui? — chiese, in un sussurro.

— Molly, non voler far troppo presto. In questo primo giorno cerca di rilassarti.

— Quanto tempo?

— Un anno e mezzo. E adesso vieni.

Per tutto il pomeriggio Molly sedette in silenzio, i suoi ricordi divennero leggermente meno confusi, ma ugualmente lei non riusciva a spiegarsi quell'anno e mezzo scomparso dalla sua vita come se fosse stata fatta una piega nel tempo, incollandone i bordi ed escludendo così tutto ciò che era accaduto nel cappio.

Lui allora aveva sette anni. Sette: non era più un bambino. Molly scosse la testa.

Nel pomeriggio uno dei dottori attraversò la stanza, fermandosi a parlare con molte di quelle donne. Si avvicinò a Molly, e lei disse: — Buon pomeriggio, dottore — proprio come avevano fatto le altre.

— Come ti senti, Molly?

— Bene, grazie.

Il dottore proseguì.

Molly riprese a fissare il pavimento. Le parve di aver assistito a quel brevissimo interludio da grande distanza, incapace di modificarlo, di aggiungervi qualcosa di suo, di diverso. Condizionamento, pensò. Ecco che cosa aveva voluto dire Sondra. E quali altri condizionamenti le avevano instillato? Le avevano insegnato ad allargare servizievolmente le gambe quando si avvicinavano con i loro strumenti, per iniettarle la giusta dose di sperma.

Molly alzò gli occhi di scatto, ma il dottore se n'era andato. Chi era? Per un attimo, si sentì colta da una vertigine, poi la stanza smise di rotearle intorno. Lei l'aveva chiamato «dottore», e basta. Non aveva fatto il minimo sforzo per aggiungervi un nome. Era Barry? O Bruce? Un'altra parte del suo condizionamento, pensò amaramente. Le riproduttrici appartenevano ai «perduti», esse non avevano più il diritto di distinguere i cloni l'uno dall'altro. Il «dottore». L'«infermiera». Tornò ad abbassare il capo.

Le bastarono pochi giorni ad impratichirsi della routine. Le venivano dati dei sonniferi all'ora di coricarsi, e stimolanti alla prima colazione, tutti dissimulati in quel tè giallo per cui Molly provava tanta repulsione. Di notte alcune donne piangevano, altre invece cedevano quasi subito all'effetto della droga e sprofondavano nel sonno. C'era molta attività sessuale. Esse avevano i propri tappeti, proprio come chiunque altro. Durante la giornata lavoravano nei diversi reparti della sezione abbigliamento. Nel tardo pomeriggio avevano un intervallo di tempo libero, avevano a disposizione dei libri da leggere, alcuni giochi nel soggiorno, chitarre e violini.

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