Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги » Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition) - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)

Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:

Nel 1550 presso l'editore Torrentino a Firenze uscì la prima edizione delle Vite de' più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri di Giorgio Vasari. Quest'opera, di vastissime dimensioni, costituisce ancora oggi un documento di fondamentale importanza per la storia dell'arte italiana dal Tre al Cinquecento. Servendosi del modello umanistico delle vite degli uomini illustri, Vasari si propone di mantenere viva la memoria delle opere d'arte, rimediando con la parola scritta alla loro inevitabile deperibilità fisica inventando un nuovo genere letterario, quello delle biografie di artisti. Le Vite costituiscono un ricchissimo catalogo di notizie, descrizioni, documenti degli artisti italiani, all'interno di una storia delle arti figurative ricostruita dall'autore con notevole coscienza critica.
1 ... 356 357 358 359 360 361 362 363 364 ... 531
Перейти на страницу:

D.O.M.

BACCIUS BANDINELLUS DIVI IACOBI EQUES

SUB HAC SERVATORIS IMAGINE,

A SE EXPRESSA, CUM IACOBA DONIA

UXORE QUIESCIT. ANNO SALUTIS MDLIX.

Lasciò figliuoli maschi e femmine, i quali furono eredi di molte facultà, di terreni, di case e di danari, le quali egli lasciò loro, et al mondo lasciò l'opere da noi descritte di scultura e molti disegni in gran numero, i quali sono appresso i figliuoli, e nel nostro libro ne sono di penna e di matita alcuni che non si può certamente far meglio.

Rimase il marmo del gigante in maggior contesa che mai, perché Benvenuto era sempre intorno al Duca e per virtù d'un modello piccolo, che egli aveva fatto, voleva che 'l Duca glielo desse; dall'altra parte l'Ammannato, come quello era scultore di marmi e sperimentato in quelli più che Benvenuto, per molte cagioni giudicava che a lui s'appartenesse questa opera. Avvenne che a Giorgio bisognò andare a Roma col cardinale figliuolo del Duca, quando prese il cappello, al quale avendo l'Ammannato dato un modelletto di cera, secondo che egli desiderava di cavare del marmo quella figura et uno legno, come era appunto grosso e lungo e largo e bieco quel marmo, acciò che Giorgio lo mostrasse a Roma a Michelagnolo Buonarroti perché egli ne dicesse il parere suo, e così movesse il Duca a dargli il marmo, il che tutto fece Giorgio volentieri, questo fu cagione che 'l Duca dette commessione che e' si turasse un arco della loggia di piazza e che l'Ammannato facesse un modello grande quanto aveva a essere il gigante. Inteso ciò Benvenuto, tutto in furia cavalcò a Pisa, dove era il Duca, dove dicendo lui che non poteva comportare che la virtù sua fusse conculcata da chi era da manco di lui e che desiderava di fare a concorrenza dell'Ammannato un modello grande nel medesimo luogo, volle il Duca contentarlo e gli concesse ch'e' si turasse l'altro arco della loggia, e fece dar a Benvenuto le materie, acciò facesse come egli voleva il modello grande a concorrenza dell'Ammannato. Mentre che questi maestri attendevano a fare questi modelli e che avevano serrato le loro stanze, sì che né l'uno né l'altro poteva vedere ciò che il compagno faceva, benché fussino appiccate insieme le stanze, si destò maestro Giovan Bologna fiammingo scultore, giovane di virtù e di fierezza non meno che alcuno degli altri. Costui stando col signor don Francesco principe di Firenze, chiese a sua eccellenza di poter fare un gigante, che servisse per modello, della medesima grandezza del marmo et il principe ciò gli concesse. Non pensava già maestro Giovan Bologna d'avere a fare il gigante di marmo, ma voleva almeno mostrare la sua virtù e farsi tenere quello che egli era; avuta la licenza dal principe, cominciò ancora egli il suo modello nel convento di S. Croce. Non volle mancare di concorrere con questi tre Vincenzio Danti perugino, scultore giovane di minore età di tutti, non per ottenere il marmo, ma per mostrare l'animosità e l'ingegno suo. Così messosi a lavorare di suo nelle case di Messer Alessandro di Messer Ottaviano de' Medici, condusse un modello con molte buone parti grande come gli altri. Finiti i modelli, andò il Duca a vedere quello dell'Ammannato e quello di Benvenuto, e piaciutogli più quello dell'Ammannato che quello di Benvenuto, si risolvé che l'Ammannato avesse il marmo e facesse il gigante, perché era più giovane di Benvenuto e più pratico né marmi di lui. Aggiunse all'inclinazione del Duca Giorgio Vasari, il quale con sua eccellenza fece molti buoni ufizi per l'Ammannato, vedendolo oltre al saper suo pronto a durare ogni fatica e sperando che per le sue mani si vedrebbe un'opera eccellente finita in breve tempo. Non volle il Duca allora vedere il modello di maestro Giovan Bologna, perché non avendo veduto di suo lavoro alcuno di marmo, non gli pareva che si gli potesse per la prima fidare, così grande impresa, ancora che da molti artefici e da altri uomini di giudicio intendesse che 'l modello di costui era in molte parti migliore che gli altri. Ma se Baccio fusse stato vivo, non sarebbono state tra que' maestri tante contese, perché a lui senza dubbio sarebbe tocco a fare il modello di terra et il gigante di marmo. Questa opera addunque tolse a lui la morte, ma la medesima gli dette non piccola gloria, perché fece vedere in que' quattro modelli, de' quali fu cagione il non essere vivo Baccio ch'e' si facessino, quanto era migliore il disegno e 'l giudicio e la virtù di colui che pose Ercole e Cacco quasi vivi nel marmo in piazza; la bontà della quale opera molto più hanno scoperta et illustrata l'opere, le quali dopo la morte di Baccio hanno fatte questi altri, i quali benché si sieno portati laudabilmente, non però hanno potuto aggiugnere al buono et al bello che pose egli nell'opera sua.

Il duca Cosimo poi nelle nozze della reina Giovanna d'Austria sua nuora, dopo la morte di Baccio sette anni, ha fatto nella sala grande finire l'udienza della quale abbiamo ragionato di sopra, cominciata da Baccio, e di tal finimento ha voluto che sia capo Giorgio Vasari, il quale ha cerco con ogni diligenza di rimediare a molti difetti che sarebbero stati in lei, se ella si seguitava e si finiva secondo il principio e primo ordine suo. Così quell'opera imperfetta con l'aiuto d'Iddio s'è condotta ora al fine et èssi arricchita nelle sue rivolte con l'aggiunta di nicchie e di pilastri e di statue poste ne' luoghi loro, dove ancora, perché era messa bieca e fuor di squadra, siamo andati pareggiandola quanto è stato possibile e l'abbiamo alzata assai con un corridore sopra di colonne toscane; e la statua di Leone, cominciata da Baccio, Vincenzio de' Rossi suo creato l'ha finita. Oltre a ciò è stata quell'opera ornata di fregiature piene di stucchi, con molte figure grandi e piccole e con imprese et altri ornamenti di varie sorti, e sotto le nicchie ne' partimenti delle volte si sono fatti molti spartimenti varii di stucchi e molte belle invenzioni d'intagli, le quali cose tutte hanno di maniera arricchita quell'opera, che ha mutato forma et acquistato più grazia e bellezza assai. Imperò che dove secondo il disegno di prima, essendo il tetto della sala alto braccia ventuno, l'udienza non s'alzava più che diciotto braccia, sì che tra lei e 'l tetto vecchio era un vano in mezzo di braccia tre, ora secondo l'ordine nostro il tetto della sala s'è alzato tanto, che sopra il tetto vecchio è ito dodici braccia e sopra l'udienza di Baccio e di Giuliano braccia quindici: così trentatré braccia è alto il tetto ora della sala. E fu certamente grande animo quello del duca Cosimo a risolversi di fare finire per le nozze sopra dette tutta questa opera in tempo di cinque mesi, alla quale mancava più del terzo, volendola condurre a perfezzione, et insino a quel termine, dove ella era allora, era arrivata in più di quindici anni. Ma non solo sua eccellenza fece finire del tutto l'opera di Baccio, ma il resto ancora di quel che aveva ordinato Giorgio Vasari, ripigliando dal basamento, che ricorre sopra tutta quell'opera, con un ricinto di balaustri ne' vani che fa un corridore che passa sopra questo lavoro della sala e vede di fuori la piazza e di dentro tutta la sala; così potranno i principi e' signori stare a vedere senza essere veduti tutte le feste che vi si faranno con molto commodo loro e piacere, e ritirarsi poi nelle camere e camminare per le scale segrete e pubbliche per tutte le stanze del palazzo. Nondimeno a molti è dispiaciuto il non avere in un'opera sì bella e sì grande messo in isquadra quel lavoro, e molti arebbono voluto smurarlo e rimurarlo poi in isquadra, ma è stato giudicato ch'e' sia meglio il seguitare così quel lavoro, per non parere maligno contro a Baccio e prosuntuoso, et aremo dimostro che e' non ci bastasse l'animo di correggere gli errori e mancamenti trovati e fatti da altri.

1 ... 356 357 358 359 360 361 362 363 364 ... 531
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)